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VENEZIA «Gli sconvolgimenti climatici non sono più un problema di un fantascientifico futuro, ma una impellente preoccupazione del presente»: con queste parole l’ammiraglio di squadra Giuseppe De Giorgi, capo di stato maggiore della Marina Militare italiana, ha aperto ieri mattina il convegno internazionale sui cambiamenti climatici e sulle implicazioni sula sicurezza e sul dominio marittimo, ospitato dalla scuola navale “Morosini”. Il summit, durato oltre sei ore, ha visto alternarsi al pulpito operatori della protezione civile e delle istituzioni, rappresentanti degli organismi internazionali (Onu, Nato, Unesco e Ue), scienziati e militari di differenti Paesi.

«Non possiamo più nascondere la testa nella sabbia» ha proseguito De Giorgi «se non anticipiamo l’orizzonte delle cose da fare non saremo in grado di reagire per tempo».

A preoccupare sono i fenomeni meteorologici estremi, più intensi e più frequenti, e soprattutto il previsto innalzamento del livello del mare, che si stima in crescita di almeno cinquanta centimetri entro il prossimo secolo.

«Una simile eventualità» ha insistito il capo di stato maggiore «vedrebbe porti come Genova, La Spezia, Ravenna e la stessa Venezia finire sommersi. Le conseguenze di simili disastri sono inimmaginabili, anche a livello socio-politico».

Fondamentale, quindi, muoversi presto e con cognizione di causa, prestando orecchio agli avvisi della comunità scientifica; una condizione ribadita con forza dalla dottoressa Francesca Santoro, della commissione intergovernativa oceanografica dell’Unesco, che ha voluto insistere sull’importanza della comunicazione tra mondo accademico, politico e pubblico: «Spesso scienza e amministrazione vivono su mondi separati, ma per le emergenze bisogna creare un flusso unico di informazioni fino alla popolazione, solo così si possono comprendere appieno i rischi ed essere pronti ad ogni eventualità».

Inevitabile trattare il caso veneziano: il professor Georg Umgiesser del dipartimento di oceanografia del Cnr ha infatti lanciato l’allarme per la sopravvivenza della laguna, senza risparmiare le critiche al Mose.

«Con un innalzamento del livello del mare di 50 centimetri la paratie mobili finirebbero per sollevarsi almeno una volta al giorno» ha spiegato l’esperto «con costi di gestione e manutenzione insostenibili. A questo punto sarebbe più sensato chiudere tutto definitivamente e trasformare Venezia in una laguna d’acqua dolce».

(gi.co.)

 

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