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Orsoni e i finanziamenti al Pd, sentito anche Maggioni.

Indagati Zoggia e Mognato

L’accusa è concorso in finanziamento illecito dei partiti. Sentiti in procura , hanno puntato l’indice sull’ex assessore Maggioni

Mose, indagati Zoggia e Mognato del Pd

VENEZIA – Giorgio Orsoni, il 9 giugno scorso, quando da cinque giorni era agli arresti domiciliari per finanziamento illecito al partito, il Pd, che lo aveva scelto come candidato sindaco, aveva raccontato ai pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, che dietro sua richiesta lo stavano interrogando, alcune interessanti circostanze.

Ecco le frasi: «Andando avanti nella campagna elettorale le pressioni per avere più soldi si sono fatte più forti da parte di vari esponenti della politica, ma soprattutto o quasi eslusivamente, da parte di esponenti del Pd, quelli con cui mi relazionavo».

A questo punto il pm Ancilotto gli aveva chiesto chi erano gli esponenti. «Quelli che ho già nominato prima» aveva risposto. Pochi minuti prima aveva fatto i nomi dell’ex uomo forte del partito provinciale di allora Michele Mognato, ora deputato, di Davide Zoggia, allora responsabile nazionale degli enti locali ed ex presidente della Provincia di Venezia, ora anche lui deputato, e di Giampietro Marchese, allora tesoriere e consigliere regionale. Marchese è già stato arrestato il 4 giugno e, ora, da alcuni giorni sono finiti sul registro degli indagati per concorso in finanziamento illecito del partito anche Mognato e Zoggia. E nei giorni scorsi i due sono stati già interrogati dai pubblici ministeri veneziani alla presenza del loro difensore, l’ex parlamentare, ex consigliere del Csm e noto avvocato romani Guido Calvi, lo stesso legale che nell’inchiesta sulle coop rosse di Carlo Nordio difendeva Massimo D’Alema.

Stando all’accusa, sulla base del racconto di Orsoni, che in quell’interrogatorio aveva ammesso di aver chiesto un consistente contributo elettorale al presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati, Mognato e Zoggia avrebbero istigato l’allora candidato sindacato a cercare fondi elettorali. I due esponenti del Partito democratico avrebbero sostanzialmente negato di aver fatto pressioni su Orsoni, pur ammettendo di essersi interessati alla campagna elettorale e al suo finanziamento.

Mognato, al tempo vicesindaco uscente, avrebbe aggiunto, che non era lui punto di riferimento del futuro sindaco nel partito e tra gli altri avrebbe indicato come tale l’allora segretario comunale Alessandro Maggioni, poi diventato assessore ai Lavori pubblici nella giunta Orsoni.

Ieri, i pubblici ministeri Ancilotto e Buccini hanno sentito l’ex assessore comunale in qualità di semplice persona informata sui fatti. Niente avvocati, dunque, e all’uscita dagli uffici della Procura Maggioni ha spiegato ai cronisti che le domande che gli sono state fatte riguardavano la campagna elettorale del 2010 per le comunali di cui lui si era occupato essendo allora segretario del Partito veneziano, ma avrebbe aggiunto che non era responsabile dell’organizzazione e della raccolta fondi, era il segretario politico.

Probabile che gli inquirenti gli abbiano anche chiesto se sapeva della raccolta fondi elettorali (il sindaco aveva un referente proprio per questo, il commercialista Valentino Bonechi, che nei mesi scorsi è stato sentito) e se era a conoscenza del modo in cui venivano richiesti e registrati.

E’ probabile che nei prossimi giorni gli investigatori della Guardia di finanza, incaricati dalla Procura, svolgano alcune attività finali, prima che i pubblici ministeri chiudano definitivamente le indagini preliminari, anche perché i 12 mesi per le quali sono state autorizzate scadono a gennaio.

E sarebbero proprio questi ultimi accertamenti sul conto di Orsoni che avrebbero ritardato di alcune settimane il deposito della documentazione, l’atto che attesta la chiusura delle indagini e prelude alla richiesta di rinvio a giudizio e all’udienza preliminare. Non è escluso che avvenga poco prima del periodo natalizio e riguarderà una decina di imputati, tutti coloro che non hanno ottenuto di patteggiare la pena.

Nel frattempo i difensori di Orsoni, gli avvocati Francesco Arata di Milano e Daniele Grasso di Venezia, hanno avuto nei giorni scorsi un lungo colloquio con il procuratore aggiunto Carlo Nordio, al quale hanno presentato una memoria in cui chiedono che la posizione dell’ex sindaco sia archiviata.

Per i due legali, Orsoni non avrebbe commesso reati, perché per le elezioni comunali non sono previsti rendiconti, inoltre i soldi che lui avrebbe chiesto di versare a Mazzacurati, sarebbero finiti nelle casse del Pd, non nelle sue tasche. La palla ora passa al Pd, ieri Alessandra Moretti, candidata governatore, ha affermato che «chiunque venga sfiorato da indagini per reati così pesanti deve fare un passo indietro».

Giorgio Cecchetti

 

L’inchiesta su roma arrivata a padova e cortina

Mafie, Veneto terra di conquista

Naccarato interroga Alfano

PADOVA – Era colui che passava “i lavori buoni”. Era colui che, sottomesso alle intimidazioni della banda, faceva raggiungere gli obiettivi economici già prefissati e concordati con gli altri sodali interessati alla buona gestione degli affari. Così scrivono gli investigatori a proposito di Riccardo Mancini, 56 protagonista del capitolo Mafia Capitale, ex Nar, ex amministratore pubblico, ex braccio destro del sindaco Alemanno, e ora in carcere. Più ci si addentra nelle carte che hanno fatto saltare in aria il “mondo di mezzo” e più si ha la sensazione che chi tirava le fila dell’organizzazione sapeva bene come funzionava il sistema, i punti deboli e come approfittarne. Era per questo motivo che Riccardo Mancini, attraverso il figlio Giovanni Maria, 29 anni, aveva costituito due società consortili a Limena insieme anche alla padovana Intercantieri Vittadello spa (e altre)? Scarl che con denaro pubblico si apprestano a costruire opere che servirebbero per lo smaltimento di rifiuti a Terni e a Palermo, le cui quote (in portafoglio della Società Generale Rifiuti srl di cui Giovanni Maria Mancini è amministratore unico) sono state poste sotto sequestro. Società costituite a Limena, paese della provincia di Padova, distante da riflettori e occhi indiscreti. Così come geograficamente (solo) lo è anche Cortina d’Ampezzo, località che – stando alle intercettazioni – era un luogo sicuro dove emettere fatture false per “ripulire” le armi, perché proprio lì «è possibile fare tutte le fatture del mondo. Il Veneto, dunque, ancora terra di conquista da parte della criminalità organizzata. Ed è per questo motivo che il deputato padovano del Pd Alessandro Naccarato, insieme ai colleghi Camani, Miotto e Narduolo, ha depositato un’interrogazione al Ministro dell’interno per chiedere «come intenda intervenire per contrastare la presenza delle organizzazioni criminali in Veneto, esprimendo in particolare forte preoccupazione circa le reali ragioni che avrebbero spinto i soci delle due Scarl (Terni e Bellolampo) a creare due società a Limena, per realizzare opere e impianti in località situate a grande distanza dalla loro sede legale come il comune di Terni e la contrada Bellolampo nel Comune di Palermo. «L’allarme dei Deputati del partito Democratico» scrive Naccarato «nasce dal fatto che la presenza criminale in Veneto appare in modo sempre più evidente: infatti, è bene ricordare che questo caso ripete, naturalmente con dettagli diversi, l’analoga vicenda, del 2012, che portò all’arresto del camorrista Cipriano Chianese, 61 anni, di Parete (Caserta) e di Franco Caccaro, 50 anni, di Campo San Martino (Padova) per aver causato il dissesto finanziario di Tpa trituratori Spa – società attiva nel settore del riciclo di rifiuti con sede a Santa Giustina in Colle in provincia di Padova». Una vicenda che aveva tirato in ballo anche l’ex presidente del consiglio regionale Clodovaldo Ruffato in quanto socio (con una partecipazione di circa 21 mila euro) in una società di Santa Giustina in Colle di cui Caccaro era amministratore unico. «Dopo i numerosi casi di infiltrazione mafiosa in Veneto, anche questo episodio conferma la volontà delle organizzazioni criminali di mettere radici nella nostra regione», scrivono i deputati nell’interrogazione a risposta scritta «per costruire nuove opportunità di traffici entrando in relazione con società del territorio e dirigendo i loro interessi in particolare verso gli appalti pubblici».

Paolo Baron

 

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