Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

La Giunta presieduta da Zaia ha approvato la delibera che apre la strada alla firma finale al Ministero

Affidato all’assessore Giorgetti un mandato ricognitivo per riaprire il tavolo sul Vallone Moranzani

MARGHERA – Via libera anche dalla giunta regionale del Veneto alla forma del nuovo Accordo di Programma per Porto Marghera e al mandato ricognitivo dell’assessore alla Legge Speciale con delega per PortoMarghera, Massimo Giorgetti, sugli interventi previsti dall’Accordo per il Vallone Moranzani a Malcontenta, firmato sei anni fa: due progetti che sono ancora al palo.

La Giunta, presieduta da Luca Zaia, ha approvato ieri, innanzitutto, l’attesa delibera che disegna un nuovo futuro per le aree industriali e portuali di Venezia, aprendo così la strada – dopo l’analogo via libera dato pochi giorni dal commissario straordinario del Comune di Venezia, Vittorio Zappalorto e al sì già assicurato dall’Autorità Portuale – all’ultimo passaggio della firma congiunta al ministero dello Sviluppo Economico.

L’ultima firma dei quattro soggetti coinvolti (Ministero, Comune, Regione, Autorità Portuale) potrebbe avvenire prima di Natale, o subito dopo. Il nuovo accordo garantisce 152 milioni di investimenti per 23 progetti di riqualificazione stradale e ambientale a Porto Marghera.

«Questa delibera, come quella del Comune sulla stessa materia, dimostra che la riqualificazione e il rilancio di un’area importante e strategica per tutto il Veneto, come Porto Marghera, è possibile quando gli enti pubblici lavorano insieme, al di là delle diverse collocazioni politiche», ha commentato l’assessore regionale, Massimo Giorgetti.

«È anche un buon segno, in tempi non certo edificanti, segnati dallo scandalo delle tangenti del Mose, che diamo a tutti di un’amministrazione trasparente e concreta. Si tratta di un progetto che può contare su risorse importanti messe a disposizione delle amministrazioni pubbliche che possono finalmente cambiar volto a Porto Marghera, valorizzando tutte le sue aree attirando – ci auguriamo – anche i necessari investimenti dei privati per il riutilizzo delle aree abbandonate».

A Giorgetti, la giunta regionale, con una seconda delibera, ha affidato un mandato ricognitivo per riaprire il tavolo di confronto sull’altro importante accordo di programma, firmato sei anni fa da Comune, Provincia, Regione, Governo, Magistrato Acque, Autorità Portuale, Terna, Consorzio Acque Risorgive. L’accordo riguarda un pezzo di Porto Marghera, i canali industriali della laguna da scavare e mettere in sicurezza nel Vallone Moranzani e il mega depuratore del Pif di Fusina. Forte di questo mandato ricognitivo, l’assessore Giorgetti comincia oggi a consultare i rappresentanti di ogni singolo ente firmatario dell’Accordo per il Vallone Moranzani. Dopo di che convocherà un tavolo di confronto unico con tutti i soggetti «per eventuali modifiche da apportare all’Accordo del 2008, coinvolgendo, come è già stato fatto, la popolazione con l’Agenzia 21».

Gianni Favarato

 

Il parere di Bettin

«Più green e banda larga meno affari criminali»

MARGHERA «Più banda larga e meno bande affaristico-criminali, più green e meno noir: questo serve a Porto Marghera», commenta l’ex assessore comunale dell’Ambiente, Gianfranco Bettin, in una nota. «È una buona notizia quella dell’investimento su Porto Marghera dei fondi derivanti dalla vicenda Alcoa, fondi che potranno così concorrere alla riqualificazione del territorio, all’adeguamento infrastrutturale e ad altri interventi che potrebbero contribuire, insieme ad altri, alla sua rigenerazione ambientale e industriale».

Secondo Bettin il via libera dato nei giorni scorsi dal commissario Zappalorto alla firme del nuovo Accordo di Programma al ministero, «prosegue positivamente il lavoro innovativo e concreto della scorsa amministrazione» in presenza di «uno dei rari momenti in cui lo Stato italiano si comporta in modo almeno simile a quanto fatto altrove. Parlo della bonifica e della rigenerazione di grandi aree industriali; ad esempio in Germania hanno avuto dallo Stato o delle Regioni fondi straordinari».

«A Porto Marghera», aggiune Bettin, «è accaduto il contrario: fondi recuperati qui, grazie alle transazioni delle aziende che avevano prodotto impatto ambientale o nei processi per inquinamento, sono confluiti in un fondo nazionale e solo in parte sono tornati nel territorio. Procedure centralistiche e farraginose, solo in parte riformate, hanno ingabbiato i progetti di riqualificazione e sotto l’arbitrio ministeriale si è perfino sviluppata la più odiosa delle vicende legate allo scandalo del Consorzio Venezia Nuova, l’infame truffa sul risanamento di Marghera».

«Anche questo deve cambiare», conclude Bettin, «e deve inglobare lo sblocco del Progetto Moranzani, che auspichiamo il neo assessore regionale in materia, Massimo Giorgetti, affronti con decisione e pragmatismo. Una vicenda in cui, oggi, l’interesse dei singoli, come Terna, è tornato a umiliare l’interesse generale, come si rischia che la fine dello scavo e del trattamento dei fanghi inquinati dai canali portuali rischi di bloccare la macchina che alimenta e finanzia il grande piano di rigenerazione ambientale».

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui