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L’europarlamentare Sernagiotto chiede di fermare le perforazioni della Croazia

«Rischio di abbassamento della costa, non possiamo mettere a rischio Venezia»

STRASBURGO – La Commissione Europea dimostri scientificamente che le trivellazioni della Croazia in Alto Adriatico non comportano alcun rischio ambientale. L’europarlamentare Remo Sernagiotto ha presentato un’interrogazione per fermare il progetto di perforazioni sottomarine che la Croazia sta avviando nel mare davanti alla laguna veneta. «Non possiamo permetterci di mettere a repentaglio la sicurezza di Venezia – spiega l’ex assessore veneto Sernagiotto –: il pericolo di abbassamento della costa adriatica di due metri e mezzo è concreto, come già accaduto in passato. Ho chiesto alla Commissione europea che dimostri, con adeguati studi scientifici, che questo pericolo non esiste oggi alla luce delle nuove tecnologie adottate».

Il rischio paventato è che la costa davanti a Venezia, tra le prime città turistiche al mondo, possa subire dei danni irreparabili: «Temo che il rischio delle perforazioni in Adriatico sia semplicemente dieci volte superiore ai vantaggi che l´estrazione di idrocarburi possa portare. Per questo chiedo alla Croazia di fermarsi in attesa di dimostrare che non esistono rischi per la sicurezza geologica del mare».

La ragione di tutto questo interesse per l´Adriatico si spiega con la nuova passione di Remo Sernagiotto, che da sei mesi è approdato a Strasburgo e Bruxelles e ha deciso di entrare nella Commissione pesca del Parlamento europeo: «Dobbiamo ristabilire un equilibrio tra l`uomo e il mare – spiega l’europarlamentare di Forza Italia – e le trivellazioni sono in contrasto con la produzione ittica dell`Adriatico. Da qui mi sto rendendo conto delle potenzialità del nostro mare, come del Tirreno e del Mediterraneo in generale. La flotta di Chioggia è tra le prime d’Italia, con San Benedetto del Tronto e Mazara del Vallo: non possiamo continuare in Europa a consumare l’80 per cento di pesce prodotto fuori dai mari europei. L’Adriatico è un grande distretto produttivo: con la nuova Politica comunitaria della pesca sarà possibile “regionalizzare” lo sfruttamento del nostro mare, con progetti di ripascimento e sviluppo che potrebbe essere gestiti direttamente dalle rappresentanze del mondo della pesca».

Per il settore pesca, l’Unione europea ha messo sul piatto sei miliardi di euro nei prossimi sette anni. L’Adriatico, se saprà presentare dei progetti concreti, ne potrà beneficiare di una parte non secondaria.

Daniele Ferrazza

 

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