Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Il consiglio regionale processa a porte chiuse il lodo Astaldi e l’arbitrato con la Net Engineering

Ruzzante: «Gettate i soldi dalla finestra». Ciambetti: «Ricorso in Cassazione, chiarezza sui conti»

VENEZIA – L’ultimo paradosso del Veneto? Pagare 40 milioni di «tassa» per il metrò-fantasma e lasciare a piedi di notte i pendolari. Uno scandalo che grida vendetta, che ieri ha animato il consiglio regionale, che ha processato a porte chiuse il lodo Astaldi e l’arbitrato Net Engineering: a spiegare perché Zaia debba pagare 40 milioni di euro tra parcelle e multe per il Sfmr è arrivato l’avvocato Ezio Zanon, capo dell’ufficio legale di palazzo Balbi. Alle 13 colpo di scena: si spegne l’audio della diretta, tv e siti web oscurati e in aula inizia il botta e risposta tra i consiglieri e l’avvocato Zanon. Perché tanta urgenza? Il motivo è semplice: il bilancio rischia di deragliare sui binari del Sfmr per l’eredità Chisso. L’ex assessore, coinvolto nell’inchiesta Mose come l’ex governatore Galan e l’ex consigliere Marchese, ha lasciato due mine vaganti che disintegrano l’efficienza della gestione Ciambetti: il lodo Astaldi di 9,5 milioni e l’arbitrato Net Engineering di 30 milioni.

E siamo al primo tempo, perché è emerso che la Net di Giovan Battista Furlan ha presentato fatture per altri 5 milioni e la Astaldi intende formulare richieste per altri 40. «Tirate le somme», spiega Franco Bonfante (Pd) «arriveremo a 100 milioni di euro tra parcelle e revisioni prezzi, sottratti agli investimenti per far ripartire il Veneto».

«Siamo al capolinea del centrodestra e dell’éra Galan-Zaia», aggiunge Roberto Fasoli, «la legislatura è finita quando il Pdl si è spaccato in tre gruppi. Sarebbe stato più utile andare subito alle urne, azzerare la situazione e ripartire con una squadra e un programma nuovi, invece siamo qui a rifare i conti per un metrò che non esiste».

E’ giorno di scambio d’auguri a palazzo Ferro Fini e il presidente Clodovaldo Ruffato saluta dipendenti e collaboratori e ricorda che la legislatura è volata via più veloce della luce. In aula è appena finita l’audizione a porte chiuse dell’avvocato Ezio Zanon, che è partito da molto lontano, esattamente dal 1992 quando l’ingegner Furlan consegnò a Franco Cremonese, Dc, allora presidente della giunta veneta, il progetto della metropolitana veneta: un treno ogni 10’ tra Venezia, Castelfranco, Treviso, Bassano, Padova, Vicenza e Schio con il collegamento all’aeroporto di Tessera.

Poi nel ’95 arriva il Doge Galan e punta sul «Passante», il metrò aspetta fino al 1998 quando Chisso appalta la prima linea. Furlan da Cremonese ottiene sia il monopolio della progettazione che quello della realizzazione e alcune delle opere vengono collaudate da Cuccioletta e Balducci, nel mirino della procura di Venezia per il Mose.

Chisso e Galan hanno un obiettivo: rompere il monopolio Net e mettere a gara Ue gli appalti. Scoppia la guerra, il contenzioso finisce in tribunale, nel dicembre 2012 si attiva l’arbitrato e il 27 maggio 2014 la Net Engineering la spunta: la giunta Zaia deve pagare 30 milioni.

La palla passa alla politica. E’ il vicegovernatore Marino Zorzato a invocare oggi la commissione d’inchiesta, mentre l’assessore Roberto Ciambetti non molla la presa: spiega che i 40 milioni sono già stati accantonati in bilancio, «ma la giunta ricorrerà in Cassazione per fare chiarezza sui conti e sull’incongruità di alcuni appalti. Si tratta di un’eredità degli anni Novanta».

Sarcastico Piero Ruzzante, relatore di minoranza sull’assestamento di bilancio. «Questa è una manovra di pignoramento, i due terzi delle somme se ne vanno per pagare le multe del Sfmr: è come gettare 40 milioni fuori dalla finestra».

Aggiunge Bruno Pigozzo: «Il dossier di Pendolaria, reso pubblico proprio oggi, spiega che gran parte dei 700 milioni del Sfmr se n’è andata per i parcheggi e i sottopassi mentre la rete ferroviaria è rimasta la stessa e l’avvio dell’orario cadenzato ha dimostrato tutti i limiti. Sono ben 9000 gli utenti in Veneto che da dicembre 2013 si sono visti senza più treni tra le 22 e le 6 del mattino (5000 tra le provincie di Venezia, Treviso e Padova). Di domenica arrivare in stazione Santa Lucia a Venezia non è possibile prima delle 7.18». Altro che metrò.

Albino Salmaso

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui