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L’OPINIONE

Leggo sul Gazzettino di martedì 9 dicembre, un po’ allibito, ma con il sospetto che la campagna elettorale del Comune sia iniziata, l’intervento di Maurizio Crovato, nel quale – sintetizzo ed esemplifico – afferma che i vari interventi fatti nel tempo in laguna non ne hanno compromesso l’esistenza. Al di la del fatto che trovo poco plausibile questa teoria e la ritengo un alibi per proporre qualsiasi scempio, ho avuto il sospetto che non si trattasse nemmeno dello stesso Crovato che, contraddittoriamente, ha scritto su Venezia Eventi: “L’idea di scavare l’antico canale di Contorta per rendere raggiungibile la Marittima direttamente dal porto di Malamocco mi sembra pura follia. Mi sembra l’operazione canale dei Petroli bis. Quella che portò nel 1966 (la data non è solo simbolica…) il mare in laguna e l’appiattimento delle barene. La distruzione del patrimonio floro-faunistico. Con i fondali a 15 metri all’interno di un sistema delicato tutto si livella”.

Effettivamente il Canale dei Petroli si è portato in mare tutta la barena circostante, tanto che si è parlato di ricrearla e si pensa addirittura di arginarlo (le frequenti alte maree dipendono anche dal fatto che non vi è più nessun ostacolo all’avanzata dell’acqua). Ma secondo questa logica, anche il Petrolchimico non ha ucciso la laguna, ci è andato solo vicino e Mario Rigo, in un intervento al Gazzettino per il medesimo argomento, se ne è pure vantato, definendolo orgoglio mondiale. Ma se e vero che questo orgoglio mondiale ha dato lavoro, è anche vero che a distanza di 40 anni ciò che ha lasciato è un’eredità pazzesca, di inquinamento e purtroppo anche di vite perse.

Se pensiamo che il Canale dei Petroli si è portato in mare la barena, allo stesso modo possiamo pensare che il Contorta – più fondo, largo e senza il “cul de sac” del Vittorio Emanuele, in un circuito libero, largo 200 metri e fondo 15, collegato al Petroli da una parte e al Giudecca dall’altra, strozzatura che aumenterebbe la pressione dell’acqua – possa portare fuori ciò che gli sta intorno e cioè il sedime su cui poggia la città di Venezia. Pompando acqua come un sifone fra le antiche pietre e pochi secondi dopo, per l’azione contraria, espellendone il materiale, riproponendo in parte il problema causato dalla restia della navi.

Credo, anche, che l’ulteriore e forse più vero controsenso del Contorta, sia lasciare in marittima delle navi enormi che inquinano (il combustibile ecologico non esiste, inquina sempre), che rilasciano le antivegetative velenosissime, che hanno gli scarichi direttamente in acqua. E che potrebbero benissimo stare al porto di San Leonardo visto che il canale dei Petroli purtroppo esiste e arriva proprio là (magari invece della torre si poteva fare il porto Pier Cardin) o in un porto off shore, sfruttando i lavori del Mose, lasciando la Marittima, opportunamente attrezzata, agli yacht di qualche miliardario, che magari qualche soldino a Venezia lo lascia ben volentieri.

Concludo sottolineando che ciò che affermava Rigo, è assolutamente antitetico a quanto afferma Crovato: “decido di occuparmi della mia città, contro gli idioti per cui la laguna è eterna, sempre uguale a se stessa”, infatti, evidenzia che gli interventi vanno fatti per la laguna non contro di essa e il Contorta non verrebbe certamente fatto per migliorarne la condizione.

Alessandro Dissera Bragadin

 

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