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L’INTERVENTO

di Stefano Boato –  Già docente di Pianificazione allo Iuav

Vedo con piacere che il nuovo direttore generale del Consorzio Venezia Nuova ingegner Hermes Redi riprende in parte alcuni concetti che con ricerche approfondite, proposte e verifiche specifiche abbiamo avanzato dagli anni ’90 per anni e anni per conto del ministero dell’Ambiente (vedi rapporti 2003-2005 e rapporto finale 2006), ma sempre inascoltati.

Si possono eliminare le acque medio alte per le parti basse di Venezia con il riequilibrio idraulico e fisico della laguna, in particolare riducendo l’officiosità alle bocche di porto, soprattutto a partire da quella del Lido, ottenendo così «una riduzione delle punte di marea mediamente di 20,2 centimetri» che, combinata con le difese verticali a insula (a Piazza San Marco e a Rialto), può ridurre il numero degli allagamenti (con esclusione dell’evento alluvionale) mediamente a un evento ogni cinque-sei anni per una durata media di due ore e 40 minuti e un’altezza massima di 9,1 centimetri (vedi le relazioni del ministero dell’Ambiente del 1999-2000).

A tale proposito il recente progetto di Avamporto galleggiante per le grandi navi crocieristiche alla bocca di lido, è stato localizzato fuori della laguna di fronte alla nuova isola del Mose anche perché elimina la necessità di grandi profondità del canale portuale di San Nicolò e consente il graduale rialzo del fondale (dopo le paratoie del Mose) fino a quote di meno otto-nove metri anche con il naturale apporto di sedimenti dal litorale nord (vedi le antiche proposte prima di Pino Rosa Salva, presidente di Italia Nostra, e successivamente del Ministero dell’Ambiente).

In questo modo si può eliminare la gran parte delle acque medio alte a Venezia senza dover ricorrere ogni volta alla chiusura delle paratoie del Mose, sempre molto dispendiosa, necessaria solo per gli eventi di marea di maggior dimensione e portata.

 

paratoie e mareggiate

De Simone: «Mose a rischio detriti»

Mose a rischio detriti. Fernando De Simone, architetto e progettista di un sistema alternativo al Mose, torna all’attacco. «Abbiamo visto le ultime mareggiate», dice, «cosa succederebbe se i detriti si infiltrassero sulle cerniere o tra una paratoia e l’altra?».

 

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