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Nuova Venezia – “Porto Marghera ha un nuovo futuro»

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

8

gen

2015

Oggi la firma al ministero dello Sviluppo, 152 milioni a disposizione. Per Paolo Costa nuovi orizzonti per industrie e Porto

Stamattina a Roma, nella sede del ministero dello Sviluppo Economico, a firmare il nuovo Accordo di Programma per Porto Marghera da 152 milioni di euro, ci sarà – insieme al governatore Luca Zaia, al commissario del Comune, Vittorio Zappalorto e al ministro Federica Guidi – anche Paolo Costa, presidente dell’Autorità Portuale di Venezia che contribuisce con un investimento complessivo di 15 milioni di euro a realizzare 12 dei 23 progetti previsti.

«Questo Accordo di Programma per l’area di crisi industriale complessa di Porto Marghera», ha sottolinea Paolo Costa in partenza per Roma, «rappresenta un forte impegno congiunto del Porto e delle altre istituzioni coinvolte, per accelerare il processo di riconversione industriale di porto Marghera, attraverso la realizzazione di opere ed interventi mirati per lo sviluppo. Con questo accordo di programma, infatti, siamo per la prima volta di fronte ad un impegno che non si limita a parlare di bonifiche e di crisi aziendali, ma punta su un insieme coordinato di interventi infrastrutturali capace di creare condizioni operative per l’insediamento di nuove attività, o lo sviluppo di quelle già insediate, coerenti con le indicazioni del piano e per questo di sicura competitività globale».

Del resto, fa notare Costa «gli scenari evolutivi del sistema economico nazionale e in particolare i cambiamenti occorsi nel modello produttivo di Porto Marghera impongono alle istituzioni e agli operatori del porto di Venezia di cambiare il loro sguardo e il loro approccio su porto Marghera, al fine di definire strategie e azioni per lo sviluppo che si adattino al nuovo ruolo del porto all’interno delle complesse catene logistiche e al mutato contesto in cui il porto di Venezia si trova ora».

Tant’è che gli interventi ricompresi nel nuovo Accordo secondo Costa «sono chiaramente iniziative che mirano a risolvere le criticità presenti nell’area, fornendo le condizioni per l’efficacia delle strategie di sviluppo, cosicché il complesso di tali interventi migliorerà sensibilmente la qualità del sito, potenziando le caratteristiche del porto e gettando le basi per la creazione del nuovo sistema manifatturiero e logistico porto Marghera con interventi che aumenteranno l’attrattività dell’area e creeranno le pre-condizioni per un futuro e stabile insediamento di imprese».

Paolo Costa, infine, fa presente che, come previsto nell’Accordo che sarà firmato oggi a Roma, «l’Autorità Portuale si occuperà di una serie di interventi che riguardano principalmente la realizzazione e modifica delle banchine di canali portuali. In questo modo si otterrà un miglioramento dell’accessibilità nautica del porto e una maggior efficienza dell’operatività dei terminal.

I lavori sulle banchine della sponda del canale Ovest, in corrispondenza dei terminal Grandi Molini e Cereal Docks, sono finalizzati all’ampliamento delle banchine di terminal che operano nel settore agroindustriale e avranno migliori condizioni operative allo sviluppo di un settore di eccellenza per il porto di Venezia e che potrebbe ulteriormente svilupparsi.

E ci saranno lavori sulla sponda sud del canale Ovest, in corrispondenza del terminal Montesyndial, che costituiscono un primo tassello di intervento onshore del progetto di sviluppo del porto di Venezia offshore-onshore. Completato in ogni sua parte e già sottoposto ad ogni altra valutazione tecnica, ambientale e da parte di tutti gli interessati, è pronto per essere sottoposto alla valutazione del Cipe per l’approvazione finale e la definizione della strategia del suo finanziamento».

Gianni Favarato

 

I dati dell’Ente Zona fotografano i profondi e drastici cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni

In campo 800 aziende e 10 mila dipendenti

Le ultime rilevazioni condotte dall’Autorità Portuale e dall’Ente Zona Industriale – realizzate nell’estate scorsa – hanno fornito un nuovo profilo delle attività esistenti nei duemila ettari di Porto Marghera, dopo le chiusure di interi cicli produttivi industriali (chimica di base e siderurgia) che avevano dato origine, nei primi decenni del secolo scorso, al grande polo industriale e portuale di Venezia.

Oggi, secondo i dati raccolti, l’area di Porto Marghera conta complessivamente circa 800 imprese e 10.200 addetti.

«L’area industriale di Porto Marghera», ricorda l’Autorità Portuale veneziana, «deve la propria nascita e la continua espansione nel corso di buona parte del secolo scorso a tre elementi di sviluppo, la cui presenza simultanea ha determinato le migliori condizioni per il suo successo economico e produttivo: abbondanza di manodopera; energia elettrica a basso costo e vicinanza al mare, che hanno garantito facili approvvigionamenti di materie prime per le lavorazioni industriali attraverso le banchine del porto».

Per anni questi tre elementi sono stati «un’ineguagliabile fonte di competitività e efficienza economica produttiva, tanto che tra gli anni ‘60 e ’70 a Marghera erano presenti quasi 40 mila addetti, impegnati nelle più moderne ed efficienti produzioni industriali ad alto consumo energetico quali la metallurgia/siderurgia e la chimica».

Ma è evidente a tutti che, come sottolineato in varie occasioni dal presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, «oggi Porto Marghera è più attenta alle questioni di sostenibilità ambientale ed è profondamente cambiata: energia e manodopera non sono più disponibili. Anzi, in un paese sviluppato come il nostro, rappresentano un elemento di svantaggio competitivo rispetto ad altri paesi in fase di sviluppo economico. Rimane solo il valore aggiunto della prossimità al mare e dell’esistenza di un ben strutturato sistema portuale per ricevere e movimentare le merci».

« Se si considera», conclude il ragionamento dell’Autorità Portuale presieduta da Paolo Costa, «che il Nord Italia, l’Austria, la Germania meridionale e i paesi dell’Est Europa sono le regioni con la maggior concentrazione di attività manifatturiere e che in Europa in media il commercio estero avviene per oltre 80% con modalità marittima (SRM – Italian Maritime Economy, primo rapporto annuale 2014), si può facilmente immaginare che ruolo possa potenzialmente avere il porto di Venezia, essendo localizzato all’estremo Nord del mar Adriatico massimamente vicino alle regioni ricche e produttive».

 

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