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Appello del presidente degli albergatori jesolani, Schiavon, contro l’iniziativa della Croazia

Il governatore: «Come Regione abbiamo fatto ricorso, ma è Roma a dover persuadere Zagabria»

E Zaia condanna le trivellazioni

JESOLO «No allo “stupro” delle nostre coste con le trivellazioni in Adriatico». L’Aja (Associazione albergatori di Jesolo) sceglie un linguaggio forte per denunciare cosa accade poche decine di chilometri dal nostro mare territoriale. E guarda con terrore allo tsunami che si scatenerà su Jesolo e la costa veneziana se ci sarà il via libera della Croazia.

L’occasione delle elezioni regionali ha spinto il presidente dell’Aja, Massimiliano Schiavon, a stimolare il dibattito e spingere i futuri candidati a impegnarsi per bloccarle.

La costa croata non è poi così lontana, anche se le spiagge rocciose appaiono come un altro mondo ai naviganti e alle orde di vacanzieri attirate dalle località un tempo a buon mercato e oggi meta sempre più internazionale del turismo concorrente.

«È inconcepibile», dice il presidente, «che si faccia una battaglia per evitare le trivellazioni in Adriatico lato Italia se poi i nostri dirimpettai croati che stanno a poco più di 60 km da noi inizino un progetto di trivellazione che, al di là di qualsiasi rapporto sull’impatto ambientale, sarà certamente pericoloso per l’ecosistema complessivo del mare Adriatico. Il Veneto ha l’obbligo morale di difendere le sue coste e il suo mare, facendo sentire la sua voce in ogni sede, dalla Regione al Parlamento all’Europa, per evitare vengano distrutti decenni di sforzi per sviluppare il mercato del turismo. Spero che oltre ai tanti proclami fatti in questi mesi, i nostri rappresentanti politici ci spieghino che cosa stanno facendo perché non venga stuprato il mare Adriatico. Noi operatori, che da anni ci battiamo perché ci vengano riconosciute quelle certificazioni ala base delle azioni di marketing turistico a favore del territorio, siamo molto preoccupati».

Gli esperti e ambientalisti parlano di autentica sciagura per le coste, con fenomeni di subsidenza, che uccideranno la fauna acquatica, inquinamento e allarme ecologico. Ma ci sono anche economisti che invece ritengono che la Croazia abbia annusato il grande affare prima dell’Italia.

«Sono perfettamente d’accordo con gli albergatori di Jesolo e non solo a parole», commenta il governatore del Veneto, Luca Zaia che con Jesolo ha sempre avuto un certo feeling. «La Regione del Veneto anche nei fatti sta cercando di opporsi alla nefanda decisione che mette a rischio quella straordinaria risorsa ambientale ed economica che si chiama mare Adriatico. Come Regione abbiamo impugnato davanti alla Corte Costituzionale alcune disposizioni del Decreto ‘Sblocca Italia’ che, tra l’altro, legittimano le trivellazioni in Alto Adriatico, notificando il ricorso, predisposto dal professor Luca Antonini, ordinario di diritto costituzionale dell’Università di Padova, anche a Renzi. Siamo convinti che non solo si calpestino alcune importanti competenze regionali, ma soprattutto che si possano produrre enormi danni ambientali, per la salute e per l’economia delle popolazioni che vivono sulle sponde del nostro mare. La nostra è una posizione netta di contrarietà a questo atteggiamento folle dei governi italiano e croato. Ci opponiamo alle trivellazioni in prima battuta e con atti formali a “casa nostra”, ma è innegabile che questo sottintenda un’azione forte anche nei confronti di Zagabria da parte di Roma, perché un auspicabile ripensamento dell’Italia a nulla varrebbe se i nostri dirimpettai decidessero di proseguire in questo progetto».

Giovanni Cagnassi

 

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