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Sono cominciate le procedure di riavvio degli impianti per rifornire temporaneamente Shell di etilene

MARGHERA – Con il barile di petrolio a prezzi più che dimezzati, tutto può succedere. Gli impianti del cracking di Versalis (Eni), destinati alla chiusura definitiva, sono tornati sorprendentemente a funzionare ieri, con tanto di utilizzo delle famose torce che per ore e ore hanno sprigionato alte fiamme ben visibili sull’orizzonte lagunare.

È la prima volta che succede e nessun osa dire se si tratta di un fatto temporaneo o, al contrario, una prospettiva per il futuro che potrebbe smentire l’accordo siglato nel novembre scorso da sindacati ed Eni, nel quale era prevista la «chiusura definitiva» per far posto ad un nuovo stabilimento di “chimica verde”.

Infatti, nessuno prevedeva il forte calo dei prezzi del barile di petrolio greggio che si sta verificando ormai da settimane nel mercato internazionale e sembra destinato a proseguire per almeno i prossimi due anni. Non lo prevedevano nemmeno l’Eni e la controllata Versalis e nemmeno la multinazionale Shell, che in seguito all’incendio di un suoi impianto di cracking in Olanda e alla decisione – visto il calo dei consumi – di non costruire più il nuovo impianto previsto in Qatar.

Secondo ultime notizie di stampa, Shell avrebbe però deciso di costruire un grande Petrolchimico (del valore di 11 miliardi di dollari) in Iraq , nella regione di Basra.

Fatto sta che Versalis spa ha sottoscritto il mese scorso un accordo che prevede il riavvio «temporaneo» dell’impianto di Porto Marghera che raffina la virgin-nafta per rifornire la Royal Dutch Shell di etilene e propilene . Così, già da lunedì scorso, la direzione di Versalis ha inviato alla Protezione Civile e ai Vigili del Fuoco il previsto avviso in cui annunciava l’inizio delle procedure di riavvio del cracking – fermo da quasi un anno – con la conseguente attivazione delle due torce collegate all’impianto.

E così è stato, le operazioni di riavvio «a freddo» prevedono l’allineamento di forni e compressori, fino a raggiungere il giusto assetto bruciano piccole quantità di etilene, propilene e metano «in regime smokeless immettendo dell’aria solo anidride carbonica e vapore acqueo, mentre le altre sostanze sono completamente bruciate nelle torce».

Non si sa fino a quando continueranno a restare attivi gli impianti del cracking. Certo è che Versalis e la capogruppo Eni appena due mesi hanno sottoscritto al ministero dello Sviluppo un accordo che prevede la chiusura del cracking per dare avvio al progetto di trasformazione del sito, che prevede lo sviluppo e la realizzazione di un nuovo Polo Tecnologico integrato di chimica da fonti rinnovabili, con la partnership con la società americana Elevance Renewable Sciences, Inc».

(g.fav.)

 

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