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Contatti e riunioni in corso nella sede dell’ex Magistrato alle Acque: agitazione tra i dipendenti, la Cgil chiede chiarimenti

Un’Agenzia pubblica per la gestione della salvaguardia e della manutenzione del Mose. Il progetto comincia a farsi strada al ministero delle Infrastrutture e causa agitazione fra i dipendenti del Provveditorato alle Opere pubbliche, l’ormai «ex» Magistrato alle Acque a cui il governo ha cambiato nome dopo lo scandalo del Mose. Qualcosa più di un’idea se da qualche giorno a palazzo Dieci Savi, sede del Provveditorato, sono in corso contatti e riunioni. Addirittura un bando per l’assunzione di nuovo personale.

«Si sta ragionando, ma è prematuro», frena il presidente Roberto Daniele, «c’è il problema della manutenzione del Mose, ma si porrà nel 2018. Intanto dobbiamo completare l’opera».

Rassicurazioni che non sono bastate al personale. La Cgil Funzione pubblica ha diffuso una dura nota contro l’amministrazione, accusata di prendere decisioni senza confrontarsi con i rappresentanti dei lavoratori. Un clima di incertezza amplificato dalla gestione «commissariale» del Mose e anche del Comune. Da mesi infatti non ci si confronta sulla politica da scegliere per il prossimo futuro. Travolto dagli scandali, il Mose dovrà comunque essere completato, questa è la direttiva del ministro Lupi e del governo Renzi. Che nel frattempo ha «declassato» lo storico Magistrato alle Acque, cambiandogli il nome.Ma se già negli ultimi anni l’organo lagunare dello Stato non ha sempre esercitato le sue funzioni di controllo, la sua «abolizione» non va nella direzione di una maggiore trasparenza e, appunto, controllo.

Come previsto dalla legge. «Il controllo sulla gestione e la manutenzione del Mose dovrà essere rigorosamente pubblico», ha detto al suo arrivo ai dipendenti del Consorzio Venezia Nuova il commissario Luigi Magistro. Ecco allora l’idea dell’Agenzia, che già comincia a circolare al ministero e avrebbe il via libera anche del Consorzio attraverso i suoi amministratori straordinari. Un ente di cui si parlava già venticinque anni fa, ai tempi della presidenza di Luigi Zanda. Ma l’Agenzia allora non vide mai la luce, anche perché allora il monopolio del Consorzio era molto forte.

Oggi se ne riparla. E stavolta sono i lavoratori del Magistrato alle Acque che vogliono vederci chiaro. Nello stesso progetto ci sarebbe anche la «sdemanializzazione» del centro sperimentale di Voltabarozzo, fiore all’occhiello del Magistrato alle Acque dove per oltre trent’anni sono state fatte le sperimentazioni in scala ridotta delle dighe mobili e degli effetti sulla laguna delle nuove opere di salvaguardia. Il centro di Voltabarozzo potrebbe essere ceduto dallo Stato, forse proprio alla costituenda agenzia.

Un groviglio che dovrà essere dipanato con l’arrivo della prossima amministrazione. Il Comune ha infatti da sempre rivendicato un ruolo di primo piano sulla gestione della salvaguardia. E nel caso dell’Agenzia rivendica le nuove competenze. La Cgil intanto, con una nota a firma del segretario Daniele Gamberini, ha chiesto ai vertici del Magistrato alle Acque un incontro urgente per esaminare la questione.

Alberto Vitucci

 

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