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L’M5s lancia l’allarme sulle acque contaminate. Benedetti: «La Regione faccia la parte che le spetta»

VENEZIA – Secondo l’Ispra, alla pianura padano-veneta spetta il poco invidiabile record nazionale di pesticidi nell’acqua. Lo denuncia il Movimento 5 stelle che afferma come il recente rapporto Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale) sulla presenza dei pesticidi nelle acque, rileva la presenza di 175 sostanze nelle acque italiane, un cocktail dagli effetti in gran parte sconosciuti. La presenza di pesticidi risulta più diffusa nella pianura padano-veneta, ma questo dipende non solo dall’intenso uso agricolo e dalle caratteristiche idrogeologiche del territorio ma anche dal fatto che le indagini condotte nelle regioni del nord sono più mirate ed efficaci, ma non ancora sufficienti per avere un quadro completo sull’entità e la diffusione dell’inquinamento.

La regione Veneto cerca e monitora 115 sostanze ma non comprende le sostanze immesse sul mercato negli ultimi anni. Nelle acque superficiali del Veneto ci sono residui nel 69,3% dei punti e nel 39,5% dei campioni investigati. Sono state rinvenute 34 sostanze: le più frequenti sono terbutilazina, matolaclor e terbutilazina-desetil. Nelle acque sotterranee è stata riscontrata la presenza di residui nel 30,8% dei punti e nel 25,5% dei campioni. Sono state rinvenute 16 sostanze: le più frequenti sono terbutilazina-desetil e atrazinadesetil. Il livello di contaminazione è superiore ai limiti di qualità ambientale per 34 punti delle acque superficiali (18%) e in 5 punti delle acque sotterranee (2,1%).

«È necessario che i laboratori regionali aggiornino le metodiche di monitoraggio adeguandole alle nuove sostanze immesse nel mercato in modo che si possa intervenire in casi di gravi contaminazioni. Ma se non si cerca, non si trova! – dichiara la deputata veneta Silvia Benedetti (M5S) – Con la mia mozione recentemente depositata ho impegnato il Governo ad intensificare e sostenere le attività di ricerca nel settore ed in particolare sugli effetti cumulativi dei pesticidi, aggiornando contestualmente le metodologie di autorizzazione e i programmi di monitoraggio, includendovi tutte le sostanze immesse sul mercato, e non solo una piccola parte. Ma anche la Regione deve fare la sua parte – conclude Benedetti – È necessaria una stretta sull’utilizzo dei pesticidi e sul ricorso alle deroghe nazionali ma anche a quelle territoriali, che autorizzano sostanze altamente tossiche per l’uomo e per l’ambiente».

 

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