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Chioggia. Lettera del sindaco Casson al premier dopo il via libera alle estrazioni

Già assegnate le prime dieci concessioni a cinque compagnie, tra cui anche l’Eni

CHIOGGIA – L’ombra delle trivellazioni croate sulla costa veneziana. Dopo l’appello di Greenpeace, che ha invitato il Governo italiano a pretendere di essere consultato prima che inizino le estrazioni di gas idrocarburi nell’Alto Adriatico, il sindaco Giuseppe Casson invierà, forse già oggi, una nota al premier Matteo Renzi perché si attivi immediatamente per evitare un disastro ambientale, turistico e economico.

Greenpeace ha scritto al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni perché chieda che il Governo siano incluso nella Valutazione ambientale strategica (Vas) in corso sui piani di sfruttamenti dei giacimenti di petrolio, facendo leva sulla Convenzione di Espoo che prevede la consultazione per gli impatti ambientali in contesto transfrontaliero. Il piano di sfruttamento croato prevede la suddivisione del 90% della superficie marina di competenza in 29 blocchi, ognuno tra i 1.000 e i 1.600 chilometri quadrati.

«Un piano potenzialmente disastroso per l’Adriatico», spiega Andrea Boraschi, responsabile della campagna “Energia e clima” di Greenpeace, «un mare fragile e già sotto stress. Alcune trivellazioni potrebbero inoltre essere realizzate su fondali profondissimi, oltre i mille metri. Queste estrazioni (ultra deep drilling) sono particolarmente rischiose: la tragedia della Deep Water Horizon nel Golfo del Messico dovrebbe indurre a non correre mai più rischi di quel genere».

Le prime procedure di assegnazione dei diritti di ricerca sono già state espletate con l’affidamento di dieci concessioni a cinque compagnie tra cui l’Eni.

«Certo non possiamo restare a guardare in silenzio», spiega Casson, «conosciamo tutti i rischi di subsidenza per le coste, gli effetti ambientali sulle risorse ittiche e i riflessi sul mondo del turismo. Il Governo deve percorrere tutte le strade per far ascoltare anche la voce dell’Italia in quella che si annuncia come un’operazione massiccia di sfruttamento dei giacimenti marini».

Nella lettera al presidente del Consiglio Casson ricorda come estrazioni così massicce a poca distanza dalla costa veneta sarebbero un controsenso evidente rispetto ai principi della Legge Speciale e alla loro applicazione più evidente con il Mose.

«Sarebbe pura schizofrenia», rimarca il sindaco, «spendere sei miliardi di euro per le paratie mobili per salvare Venezia e la sua laguna e poi rischiare fenomeni di subsidenza così importanti.

Elisabetta B. Anzoletti

 

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