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Gazzettino – Controlli “fai da te” nelle valli da caccia

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

19

feb

2015

I controllori sono pagati da chi devono controllare. Accade nelle valli da caccia della laguna di Venezia dove d’inverno si fermano molte delle 450 mila anatre censite nell’intera laguna, parte dei quasi due milioni di uccelli migratori che passano dalle nostre parti. Quante ne vengono uccise? Mario Dalla Tor, a marzo dell’anno scorso quando era ancora vice presidente della Provincia, disse in una conferenza stampa che, secondo l’autocertificazione fatta dalle valli, gli uccelli legalmente abbattuti sono 50 mila. Gli esperti e i tecnici del settore sono convinti che siano almeno il quadruplo se non di più. Ma come verificare la cifra reale se le guardie giurate venatorie volontarie sono anche alle dipendenze delle aziende faunistico venatorie, ossia dei proprietari delle valli?

Le poche guardie esterne difficilmente riescono a mettere il naso dentro alle aree private anche perché il regolamento di coordinamento e programmazione dei servizi di controllo e vigilanza nel territorio, redatto dalla Polizia Provinciale, impone il preavviso, e non la sorpresa.

Poi ci sono, è vero, le guardie provinciali, quelle forestali, i finanzieri… ma pure questi trovano qualche difficoltà nell’effettuare verifiche a sorpresa, anche per la conformazione geografica che vede le “botti” (le postazioni dei cacciatori) raggiungibili solo via acqua, senza contare che i cancelli delle valli naturalmente sono chiusi e che c’è un dipendente di guardia su una torretta.

E i volontari che sono all’interno? Vero che sono pubblici ufficiali a tutti gli effetti che hanno giurato fedeltà alla Repubblica Italiana e sono persone perbene, ma prendono anche uno stipendio dalle valli. E come si fa a distinguere tra le 60 ore minime annue di servizio imposto come guardia giurata volontaria, e quindi come controllore, e le altre a servizio della valle, quindi del controllato? Per rendersi conto del problema basterebbe forse andare a verificare quante multe hanno elevato dentro alle valli.

Il fatto è che le aziende faunistiche venatorie vallive sono poco più di una ventina con una media ciascuna di 5 o 6 postazioni di caccia (botti) che sono quotate dai 40 mila agli 80 mila euro l’anno, anche se l’affitto è vietato per legge. E a fronte di una spesa del genere si fa fatica a immaginare un cacciatore felice di accontentarsi dei 25 capi abbattibili al giorno, o di limitarsi ad uccidere le sole specie consentite senza cedere alla tentazione di inserire nel carniere anche oche, volpoche, cigni e altri animali protetti.

Le valli sono oggetti preziosi e costosi da mantenere, richiedono sacrifici e parecchi investimenti da parte dei proprietari. Anche per questo fino a qualche anno fa ogni valle aveva alle proprie dipendenze delle guardie particolari giurate con il compito di custodire i beni della società. Chiaramente non toccava a loro vigilare e controllare sul rispetto delle regole e dei periodi di caccia imposti dalla Regione. Il compito di vigilanza era affidato soprattutto alla Polizia provinciale e alle guardie giurate venatorie volontarie.

Poi, a partire dal 2005, molte delle guardie private – che per contratto costano ognuna tra i 40 e i 50 mila euro l’anno – sono state mandate a fare il corso per diventare pure Guardie giurate venatorie volontarie (Ggggvv) e contemporaneamente l’Eps, l’Ente produttore selvaggina che a livello nazionale rappresenta i proprietari delle valli, ha chiesto alla Regione di istituire altri corsi per trasformare in Ggggvv anche braccianti vallivi, ossia gli operai delle valli che comunque devono avere il patentino di cacciatori.

Alla fine, con esborsi molto minori, le valli hanno avuto a disposizione personale che è allo stesso tempo cacciatore con tanto di patentino, guardia privata e pubblico ufficiale vigilante. Una razionalizzazione che, però, entra un po’ in rotta di collisione col fatto che le Guardie giurate venatorie volontarie sono come i volontari della Protezione civile, ossia considerati sempre in servizio e pronti a intervenire in caso di bisogno.

Probabilmente all’interno delle valli tutto fila alla perfezione e di bisogno non ce n’è mai (a parte le volte che le Guardie provinciali hanno appioppato qualche multa), ma proprio per questo sarebbe il caso che la Regione intervenisse (la Provincia non c’è più) per tornare a separare i compiti nell’interesse di tutti, uccelli compresi.

 

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