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L’INTERROGATORIO

VENEZIA – La deposizione dell’ex assessore e segretario comunale del Pd davanti ai Pm che indagano sul Mose

«Mazzacurati diede soldi a Orsoni»

Maggioni: «Sapevo che i finanziamenti venivano da lui, ma pensavo fossero in forma lecita»

EX SINDACO – Il professore Giorgio Orsoni sotto inchiesta per i finanziamenti ricevuti per la campagna elettorale.

«Sapevo che alcuni finanziamenti erano stati trovati da Giorgio Orsoni e che alcuni provenivano o erano comunque stati chiesti a Giovanni Mazzacurati, ritenevo però che tali richieste fossero avvenute in forma lecita. Ricordo che Mazzacurati, in un’occasione pubblica dopo le elezioni, ha espresso soddisfazione per l’elezione di Giorgio Orsoni».

A raccontare la circostanza ai magistrati veneziani che indagano sul cosiddetto “sistema Mose” è stato l’ex segretario comunale del Partito Democratico di Venezia, Alessandro Maggioni. Nella deposizione dello scorso 12 dicembre, avvenuta di fronte ai pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, l’esponente politico, già assessore comunale a Venezia, ha escluso di aver mai ricevuto dall’allora candidato sindaco «confidenze o sfoghi o notizie circa i nominativi dei finanziatori». Per poi dichiarare di aver saputo che Mazzacurati «aveva finanziato le precedenti campagne elettorali per l’elezione a sindaco di Venezia… non ne avevo una prova diretta era, in realtà, una situazione comunque più volte emersa nel corso di incontri politici di partito. Io stesso – ha concluso Maggioni – avevo saputo da molteplici fonti che il Cvn fosse solito finanziare campagne elettorali».

Il verbale con le dichiarazioni dell’ex segretario del Pd di Venezia sono contenute negli atti dell’inchiesta che la Procura ha provveduto a depositare a carico di dieci indagati, tra cui figura anche Orsoni, accusato di finanziamento illecito ai partiti. Lo stesso reato è contestato all’ex eurodeputata di Forza Italia, Lia Sartori, mentre in sede di indagini, per finanziamento illecito ha già patteggiato 11 mesi di reclusione l’ex consigliere regionale del Pd, Giampietro Marchese.

La Procura ha invece chiesto l’archiviazione della posizione di altri due esponenti del Pd, i deputati veneziani Davide Zoggia e Michele Mognato, ritenendo che a loro carico non siano emersi elementi in relazione ad una loro responsabilità personale per il finanziamento illecito del partito. Nel provvedimento con il quale viene chiesto al gip di archiviare il fascicolo a loro carico, i pm disegnano una situazione complessiva a tinte fosche, sostenendo che dalle indagini sul Mose emerge «un quadro di diffusa illegalità nel quale gli esponenti di vertice dei locali partiti politici erano soliti farsi finanziare le campagne elettorali con contributi illecitamente corrisposti dal Consorzio Venezia Nuova e dalle società aderenti al Consorzio. Quadro aggravato dalla circostanza che la scelta del presidente del Consorzio di finanziare sistematicamente tutti i partiti indifferentemente dalla loro collocazione politica – sia che occupassero posizioni di maggioranza che di opposizione, sia a livello locale che nazionale – fosse strategica e finalizzata all’acquisizionee al consolidamento di un consenso politico trasversale».

Il procuratore capo Luigi Delpino, l’aggiunto Carlo Nordio e i sostituti Ancilotto e Buccini parlano di un «sistema di perniciosa dissipazione di risorse pubbliche a beneficio delle predette forze politiche» che ha trovato numerosi riscontri nel corso delle indagini che hanno tracciato un «affresco allarmante, siccome sintomatico di una sprezzante indifferenza non solo per la legalità ma anche per la corretta destinazione di beni comuni, dirottati arbitrariamente e interessatamente verso utilizzazioni clientelari e di favore…»

Gianluca Amadori

 

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