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Il Tar: grandi navi, grande caos

Il presidente: «Il decreto Clini-Passera? Singolare inadegutezza»

Un decreto ministeriale, il famoso Clini-Passera, di «singolare indeterminatezza» che il Tar non poteva che cassare. Così il presidente del Tribunale amministrativa regionale, Bruno Amoroso, ha voluto difendere le decisioni del “suo” Tar che – come noto – prima aveva sospeso, poi ha addirittura annullato i divieti di transito per le grandi navi in Bacino di San Marco e nel canale della Giudecca. Annullamento, quest’ultimo, di poco più di un mese fa, contro cui il ministero dei trasporti ha già annunciato ricorso al Consiglio di stato. Insomma tema caldissimo, al centro di accese polemiche, a cui ieri, all’inaugurazione dell’anno giudiziario a San Rocco, il presidente ha dedicato un ampio passaggio della sua tradizionale relazione, per il resto tutta incentrata sulle questioni generali della giustizia amministrativa.

Sulle grandi navi – ha sostenuto Amoroso – i fatti sono stati «travisati», ed ecco la necessità di un «chiarimento». Tutto parte all’«indeterminatezza» di quel decreto Clini-Passera, «emanato all’indomani della tragedia del Giglio, senza alcuna preliminare e responsabile istruttoria, disponendo una serie di divieti alla navigazione nel canale della Giudecca che sarebbero dovuti diventare operativi soltanto a partire dal momento in cui fossero state rese concretamente disponibili altre vie di transito». «Vie queste, assolutamente indefinite – ha sottolineato il presidente -, materialmente inesistenti e solo successivamente individuate, o forse meglio, “ipotizzate”, nel secondo provvedimento ministeriale…».

Lo stesso decreto affidava, poi, alla Capitaneria di Porto («nelle more della individuazione e realizzazione di percorsi alternativi») l’«arduo compito, parimenti indefinito» – ha denunciato Amoroso – di «adottare misure temporanee che valessero a mitigare i possibili danni derivanti dalla navigazione sul canale della Giudecca».

Si arrivò così alle ordinanze per ridurre i transiti «impugnate al Tar sia dal Comune, per la ritenuta loro insufficienza, che da organismi facenti capo alla vita del Porto, in quanto considerati eccessivamente penalizzanti, dunque invisi a tutti. Su questi presupposti il Tribunale sospese gli atti in questione, in funzione propositiva, dando spazio alle autorità competenti, la possibilità di intervenire tempestivamente con altre determinazioni sul problema». Questa l’intenzione del Tar, secondo il suo presidente. Ma…

«Dopo oltre dieci mesi di sostanziale inattività, nonostante ripetute riunioni di organi tecnici e politici, il Tar annullò i provvedimenti impugnati al fine di restituire alle amministrazione di settore, il compito di procedere a nuovi interventi di seria salvaguardia dell’ambiente lagunare, della città, e della sfera economica del porto con i connessi profili occupazionali, fattori questi rimasti sostanzialmente privi di considerazione».

Così ha ricostruito Amoroso e, come ultima annotazione, ha ribadito quando già scritto in sentenza, e cioè che l’«effetto della sospensione degli atti disposta dal Tar fu di fatto irrilevante in quanto si ebbero 714 transiti sulla Giudecca, invece dei 708 preventivati dalla Capitaneria».

 

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