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Porto Marghera: dopo l’alt del governatore alla società pubblica che gestirà i terreni ceduti da Eni c’è il rischio che il rogito non si firmi mai e venga avviata una causa per il risarcimento dei danni

MARGHERA – Il commissario Vittorio Zappalorto non rilascia dichiarazioni ufficiali ma sta facendo di tutto per riuscire a ricucire lo strappo con la Giunta regionale di Luca Zaia sul progetto di acquisizione e rilancio economico dei terreni industriali a Porto Marghera, non più utilizzati da anni e da risanare.

Il 30 giugno è la nuova data, prorogata, per la firma del rogito per il trasferimento alla società pubblica (Marghera Eco Industries srl) dei 108 ettari di aree industriali dismesse e di proprietà di Syndial (gruppo Eni). C’è il rischio di vedere svanire tutto se entro giugno il governatore uscente del Veneto non darà il suo via libera (come ha già fatto il Comune) alla nuova società per Porto Marghera – prevista dall’Accordo preliminare sottoscritto l’anno scorso e sancita da due delibere della Giunta regionale da lui stesso firmate – alla quale devono essere conferite le aree e il fondo di 38 milioni per risanarle.

Eni, infatti, potrebbe recedere e promuovere una causa di risarcimento danni a suo favore per la “decadenza non motivata del preliminare” da parte delle istituzioni firmatarie. Il che metterebbe una pietra sopra il primo e promettente tentativo di rimettere in moto lo sviluppo a Porto Marghera, con nuove attività produttive e logistiche capaci di creare nuovi posti di lavoro sulle ceneri di quelli persi negli ultimi anni con la chiusura dei vecchi impianti chimici e siderurgici – in gran parte ancora in piedi, anche se fatiscenti e da demolire – nelle aree dismesse che aspettando ancora la bonifica o messa in sicurezza.

Zappalorto con i suoi poteri speciali ha già deliberato l’adesione del Comune alla neo costituita Marghera Eco Industries srl, con una quota paritaria di 50 mila euro attraverso la controllata Immobiliare veneziana. Stessa cosa avrebbe dovuto fare la Regione, entrando a sua volta nella nuova società attraverso la controllata Veneto Acque spa, creando le condizioni per la rapida nomina di un manager qualificato per poi passare al rogito delle aree. L’impresa non sembra affatto facile, visto che nella stessa Giunta regionale si sono create forti divisione su come gestire l’accordo sottoscritto con Eni e il Comune l’anno scorso, quando a gestire tutta la faccenda erano l’ex assessore regionale Renato Chisso e l’ex sindaco Giorgio Orsoni.

A rimettere in discussione tutto, con la motivazione ufficiale di «verificare la sua effettiva sostenibilità economica e finanziaria» è stato proprio Zaia che non si è fatto problemi a sconfessare il suo assessore Massimo Giorgetti (nominato dallo stesso governatore al posto del dimissionario Renato Chisso, indagato e arrestato per la tangentopoli del Mose) che alla vigilia del Natale scorso aveva dato per certa l’adesione alla nuova società e per imminente la nomina di un manager al comando.

Contro la retromarcia di Zaia che «pregiudica» un’opportunità unica, come quella delle areee cedute gratuitamente da Eni «per risanare e rimettere in moto Porto Marghera e l’occupazione», sono stati i segretari locali e regionali di Cgil, Cisl, Uil. Al governatore Luca Zaia, impegnato nella sua difficile campagna elettorale per la riconferma ad un secondo mandato, per niente scontata, hanno chiesto di chiarire in un apposito tavolo di confronto i dubbi su tutta questa vicenda, altrimenti si dovrà prendere la pesante responsabilità di mandare a monte un’occasione storica per rigenerare Porto Marghera.

Gianni Favarato

 

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