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I soldi ci sono, le banche pure. Eppure il project bond da 830 milioni per ripagare il passante di Mestre si è bloccato sulle orme di un bando fantasma che Giunta e Consiglio regionale del Veneto si rimpallano da mesi per la nomina di due degli amministratori della Cav, la società paritetica tra Regione e Anas per la gestione del passante.

Un balletto che va avanti da quando l’attuale Cda è scaduto lo scorso anno: ma mentre Anas , socio al 50% di Cav ha già stabilito i nomi dei nuovi consiglieri e dell’amministratore delegato, restano ancora vuote le caselle in capo alla Regione. La quale al momento avrebbe confermato il presidente della Concessionaria, Tiziano Bembo, espressione dell’attuale giunta leghista guidata da Luca Zaia, mentre sugli altri due consiglieri c’è tutt’ora il vuoto assoluto.

A complicare la già travagliata vicenda ha contribuito la nuova legge sulle nomine che stabilisce la designazione attraverso il bando di tutti i consiglieri non soltanto del presidente delle società pubbliche. Dunque, quel bando che in un primo tempo designava solo il presidente, ora deve essere rifatto.

A chi spetta questo compito? Su questo cavillo, Giunta e Consiglio litigano da mesi. Il presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato in una lettera inviata a Zaia lo scorso dicembre sosteneva che se il primo bando era stato fatto dalla giunta anche le modifiche successive erano in capo allo stesso organo. Non di questo parere il presidente della Giunta che dopo la fumata nera dei soci della Cav sul rinnovo degli organi sociali, lo scorso 16 gennaio ha scritto a Ruffato invitandolo a «provvedere alle designazioni degli altri due componenti di spettanza regionale individuandoli tra le candidature già presenti e ritenute ammissibili».

A cercare di fare chiarezza è stato il presidente della prima commissione, Costantino Toniolo che ha rimandato a Zaia il carteggio.

Contattato ha confermato la sua posizione: «E’ la giunta che deve indire il nuovo bando. Bisogna partire al più presto – aggiunge – perché abbiamo già perso troppo tempo».

Un pasticcio, insomma, a cui contribuiscono anche Pd e Pdl a cui spetterebbe un consigliere ciascuno.

E così mentre sulle sponde della laguna il carteggio tra la giunta e consiglio si fa più voluminoso, i tempi per l’emissione del project bond si allungano con il rischio di perdere l’opportunità dei mercati e dei tassi ai minimi storici, un cavillo che può costare milioni. Un’operazione che doveva fare da apripista a uno strumento su cui fin dal governo Monti poi rilanciata dal provvedimento del governo Renzi lo “Sblocca Italia” con si puntava per il rilancio delle opere pubbliche.

Nello specifico l’obiettivo è rifinanziare il debito (circa un miliardo) che Cav deve all’Anas, che ha anticipato la somma per realizzare il Passante. Nel 2013 la Cav ha già ottenuto un finanziamento di 450 milioni (restituiti all’Anas) dalla Banca Europea Investimenti e dalla Cassa Depositi e Prestiti, portando la sua esposizione debitoria a circa un miliardo. Anas ha poi incassato dallo Stato, sempre nel 2013 altri contributi per il Passante, per cui oggi il debito di Cav è sceso a circa 414 milioni di euro.

L’emissione del project bond che dovrebbe essere di circa 830 milioni di euro è nettamente superiore al debito e servirà ad utilizzare parte del finanziamento per rimborsare subito anche i 423 milioni anticipati da Bei e Cdp, mentre le condizioni di un prestito obbligazionario sono generalmente più favorevoli.

Cav aveva anche provato, sempre nel 2013 a reperire altre risorse sul mercato finanziario con un bando al quale si era però presentato un solo pool di banche la cui offerta non era stata giudicata adeguata. Così come lo Sblocca Italia finora è servito allo scopo.

Mara Monti

 

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