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«Fanno melina… sono preoccupato, sono preoccupato» . A sentire l’architetto Giovanni Li Calzi, tirava una brutta aria intorno alla tratta Brescia-Verona dell’alta velocità. Il motivo? I manager della Cepav Due, il consorzio incaricato della progettazione e della costruzione del tratto della linea ferroviaria che da Milano porterà in Veneto, non sembravano volersi prestare al «solito» scambio di favori: un aiutino a sbloccare le pratiche al ministero in cambio dell’assegnazione dell’incarico di direttore dei lavori all’ingegnere fiorentino Stefano Perotti, uno che negli ultimi anni, grazie soprattutto ai suoi amici a Roma, «ha gestito appalti, attraverso incarichi di direzione dei lavori, per 25 miliardi di euro».

Ieri, su richiesta della procura di Firenze, i carabinieri del Ros hanno eseguito quattro arresti e oltre cento perquisizioni, due delle quali a Selvazzano Dentro, nello studio e nell’abitazione di un famoso architetto di origini olandesi, Willem Brouwer, che è anche una delle 51 persone finite nel registro degli indagati. Nel mirino degli inquirenti, c’è il sistema corruttivo che ruotava intorno a diverse grandi opere.

Tra queste, oltre al lotto Brescia-Verona dell’alta velocità, anche il progetto dell’autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre. Quest’ultima opera, conosciuta come la «Romea commerciale», è prevista dalla Legge Obiettivo. Una lingua di cemento larga quattro corsie e lunga 400 chilometri, che promette di collegare il Sud Italia al Veneto attraverso un project financing da 8,7 miliardi.

Per questo appalto sono indagati, oltre allo stesso Perotti, anche Ercole Incalza, potentissimo dirigente del ministero dei Lavori pubblici (finito agli arresti), il faccendiere Francesco Cavallo, l’ex eurodeputato Vito Bonsignore e l’ex sottosegretario Antonio Bargone. Sono accusati di indebita induzione a dare o promettere utilità, il reato che punisce l’incaricato di pubblico servizio che «abusando dei suoi poteri induce a dare o promettere indebitamente denaro o altri beni…».

Stando all’ordinanza firmata dal gip, non solo Incalza avrebbe «garantito un favorevole iter delle procedure amministrative relative al finanziamento dell’opera e all’avvio e allo svolgimento dei lavori» ma avrebbe anche«assicurato un trattamento di favore» al consorzio Ilia Or-Me, che propone il project financing della Romea commerciale. Il tutto, in cambio della promessa, da parte della società consortile, di affidare l’incarico di direzione dei lavori a Stefano Perotti, col quale Incalza «aveva instaurato un rapporto corruttivo».

Buona parte dell’ordinanza firmata dal gip di Firenze si concentra però sull’alta velocità Brescia-Verona e sulle trame intessute da Perotti e compari per convincere i referenti del consorzio Cepav Due ad assegnare loro l’incarico di progettazione e direzione dei lavori. Anche in questo caso, il funzionario del ministero avrebbe «garantito il favorevole evolversi del procedimento per la realizzazione dell’opera, anche riguardo al suo finanziamento», arrivando a minacciare «l’insorgenza di ostacoli burocratico-amministrativi» se il consorzio non avesse accettato le richieste di Perotti. In realtà, complice il complicato iter di approvazione dell’alta velocità, il contratto di collaborazione tra il Cevap e l’ingegnere fiorentino pare non sia mai stato siglato.

Dalle intercettazioni emerge che erano disposti a dare a Perotti qualche incarico marginale, ma non certo la direzione dei lavori: «Il progetto lo vogliamo fare noi… lo facciamo noi… abbiamo le risorse per farlo, i nostri soci le hanno… siamo tutti senza lavoro e quindi abbiamo esuberi da impiegare e quindi non ci aspettiamo di affidare l’attività di ingegneria fuori… vo gliamo tenerla noi».

Per il gip, il gruppo metteva in atto sugli imprenditori «una pressione psichica» che li portava a cedere alle richieste per evitare «conseguenze gravemente negative».

Nell’ordinanza si fa riferimento anche all’architetto Willem Brouwer, che abita e lavora nel Padovano. «L’olandese volante» – come lo chiamano gli indagati – doveva collaborare con Perotti alla progettazione del nuovo terminal del porto di Olbia, in Sardegna. Un bando di gara che avrebbero tentato (inutilmente) di pilotare.

Andrea Priante

 

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