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Gazzettino – Pedemontana, sospeso Perotti uno dei 4 arrestati

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

18

mar

2015

Lo scandalo delle grandi opere arriva nel cuore di una delle infrastrutture più attese del Nordest, la Pedemontana Veneta. Il cui direttore dei lavori era l’ingegnere Stefano Perotti, al centro dell’inchiesta per tangenti avviata dalla Procura di Firenze. Il commissario per la Pedemontana, Silvano Vernizzi, ha disposto la sospensione dall’incarico.

 

Vernizzi rimuove il direttore dei lavori al centro dell’inchiesta con la Spm Ingegneria

L’obolo di 2mila euro a monsignore

Matterino Dogliani, amministratore delegato della concessionaria della Pedemontana Veneta, ha fatto una donazione di 2mila euro a monsignor Francesco Gioia, ex delegato pontificio della Basilica del Santo a Padova, già intercettato per aver raccomandato un amico imprenditore a Stefano Perotti e per aver fatto assumere un nipote. Il 19 ottobre 2013 Gioia dice di Dogliani: «…poi mi aveva dato, quando fece le monete qui in Vaticano… mi aveva dato 2.000 euro… sì, non per me! Insomma, lui voleva anche per me… ma non l’avrei accettata… insomma no?».

 

I RETROSCENA . L’ex ragioniere dello Stato citato nelle intercettazioni come persona molto vicina a Incalza

Amici e consulenze, spunta il nome di Monorchio

Terremoto Pedemontana. Sospeso l’arrestato Perotti

Lo scandalo delle grandi opere arriva nel cuore di una delle infrastrutture più attese del Nordest, la Pedemontana Veneta. Nessuna contestazione diretta per quanto riguarda l’esecuzione dei lavori della superstrada che transiterà per le province di Vicenza e Treviso e che è stata aggiudicata (valore 2 miliardi 251 milioni di euro) all’associazione temporanea di imprese del Consorzio Stabile Sis e della spagnola Itinere Infraestructuras. Nel mirino è la direzione dei lavori, perchè si scopre che fino a lunedì, giorno dell’arresto, il titolare era l’ingegnere Stefano Perotti, ora accusato di una lunga sfilza di reati, supposti condizionamenti di appalti e gare pubbliche, sotto il cappello di quella che i Pm di Firenze definiscono una vera associazione per delinquere.

L’altro giorno il commissario per la Pedemontana, l’ingegnere Silvano Vernizzi, ha scritto alla società concessionaria dell’opera che aveva nominato Perotti direttore dei lavori. «Noi non avevamo poteri di veto sulla nomina del direttore dei lavori, possiamo solo esprimere il non gradimento quando non vi siano più le condizioni per il proseguimento dell’incarico» ha spiegato ieri Vernizzi. La censura è stata formulata dopo l’arresto di Perotti. La Sis ha provveduto a sostituire immediatamente il direttore dei lavori, nominando l’ingegnere Adriano Turso.

Tutto finisce qui? Non proprio. Per due ragioni. La prima. Perotti è diventato direttore dei lavori con la società Spm ingegneria srl, con sede a Milano in viale Stelvio 66 a Milano. Proprio lì il commissario ha inviato ieri la lettera di revoca di Perotti. La Spm è la società che ritroviamo in buona parte dei capi d’imputazione dell’inchiesta fiorentina e che viene indicata come lo strumento operativo di Perotti per entrare nelle direzioni dei lavori delle grandi opere, assicurando le coperture nel ministero delle Infrastrutture dove l’arrestato Ercole Incalza era l’eminenza grigia, il grande controllore di soldi e appalti, con rapporti strettissimi con il ministro Maurizio Lupi.

La Pedemontana Veneta non è citata nei capi d’accusa, ma in essi la Spm ha un ruolo di rilievo. Anzi, nell’ipotesi di associazione per delinquere (di cui Perotti sarebbe l’organizzatore) è scritto che Incalza ha operato «in modo da indurre le imprese aggiudicatarie ad affidare a Perotti gli incarichi di progettazione e/o direzione lavori in relazione alle suddette opere, come condizione per ottenere l’intervento dell’Incalza medesimo diretto a rimuovere gli ostacoli procedimentali e a garantire i necessari finanziamenti». Un meccanismo oliato che riguarda, tra le altre, la Tav Milano-Verona e Firenze-Bologna, Palazzo Italia dell’Expo, la Civitavecchia-Orte-Mestre, il nodo Tav di Firenze, l’Hub portuale di Trieste.

Nulla di specifico sulla Pedemontana. Eppure le intercettazioni telefoniche sono eloquenti sul sodalizio esistente tra Perotti e Incalza. Nell’ottobre scorso Giulio Burchi, ex presidente di Italferr, scrive il gip di Firenze, «rappresenta che Perotti, grazie all’intervento in suo favore operato dall’ing. Incalza, sta conducendo ben sedici attività di direzione lavori. “…tanto le direzioni le prende tutte Perotti…”». E il 10 febbraio scorso, parlando con il fratello, Borchi dice: «Lo sai che quella m… di Perotti ha preso anche la Pedemontana Veneta… eh ragazzi!… ma Incalza è una roba fantastica! C’ha la Pedemontana Veneta… la Pedemontana Lombarda, quattro lotti della Salerno-Reggio Calabria… la metro 5, la metro 4…».

Il meccanismo è perverso. Burchi parla di una «spartizione fantastica» delle direzioni lavori, con lo schermo del “general contractor”. «Sono una delle vergogne grandi di questo Paese perché hai depotenziato la funzione di controllo dello Stato affidando alle stesse imprese la propria direzione dei lavori». È Spm a fornire un pacchetto completo di servizi, grazie alle ottime entrature nel Ministero, la cosiddetta “piattaforma projectmate”. Scrive il gip: «Perotti è il professionista che, grazie principalmente a Incalza, ha gestito appalti, attraverso gli incarichi di direzione dei lavori (personalmente o tramite società riconducibili al “gruppo Spm”) per almeno 25 miliardi di euro (come riferisce Massimo Fiorini, collaboratore del Perotti)».

La notizia che Perotti era direttore dei lavori in Pedemontana Veneta ha provocato reazioni. L’ex eurodeputato Andrea Zanoni si augura che «Raffaele Cantone, alla guida dell’autorità per l’anticorruzione, acceleri le indagini annunciate lo scorso gennaio facendo luce sui troppi lati oscuri di questa grande opera. Adesso indaga anche la Corte dei conti perché la Pedemontana sta costando un occhio della testa ai contribuenti». E Il consigliere regionale Stefano Fracasso (Pd): «Il presidente Zaia faccia immediatamente chiarezza sulla Pedemontana visto che la delibera che ha rivisto il progetto e il piano finanziario del 2013 porta le firme di Zaia e Chisso». Ques’ultimo è l’assessore arrestato per l’inchiesta Mose.

 

IL CONTABILE «70 milioni per non fare nulla»

Infrastrutture e Interni citati nelle telefonate di imprenditori e funzionari dello Stato

FURTO MISTERIOSO – Nella casa dell’ingegnere non rubarono nulla, forse cercavano dei documenti

I VERBALI – Ben sedici incarichi allo stesso professionista “Spartizione fantastica”

POLITICI La coppia formata da Incalza e Perotti temeva le dimissioni di Lupi «Arriva Zanonato? Un macello»

IL GIP «Erano preoccupati, volevano chiudere in fretta le ultime pratiche»

FIRENZE – È lungo l’elenco dei politici che si incontrano nelle carte dell’inchiesta fiorentina sui grandi appalti. Ci sono gli indagati, che mettono lo zampino nell’aggiudicazione delle opere, ci sono quelli che ricevono favori, e ci sono i ministri. Maurizio Lupi viene tirato in ballo per i suoi «strettissimi rapporti» con il principale accusato, l’ex capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture, Ercole Incalza, ora in carcere. Angelino Alfano è citato nelle vicende dell’impresa De Eccher di Udine che cercava aiuti per sbloccare uno stop imposto dal prefetto.

I due esponenti dell’Ncd non fanno però parte dei 51 indagati. Gli arrestati sono Incalza, il suo collaboratore Sandro Pacella e due imprenditori Franco Cavallo e Stefano Perotti, coinvolti, secondo l’accusa, nel “Sistema” che pilotava le opere pubbliche. Dalla ricostruzione del Ros e dei pm fiorentini, la qualità dei rapporti fra Incalza, Perotti e Lupi, oltre che sui regali e sul lavoro trovato al figlio del ministro, sarebbe emersa anche in occasione di alcuni passaggi politici. Nel 2013, ricorda il gip, «dopo le annunciate dimissioni dei ministri Pdl/Fi (fra i quali Lupi) Incalza anticipa» a Perotti «che l’incarico di ministro ad interim verrà ricoperto dal ministro per lo sviluppo economico Flavio Zanonato». Perotti commenta: «Un macello». E Incalza di risposta: «Un macello sì, va buò».

Nel febbraio 2014 Perotti «mostra alla moglie tutta la sua preoccupazione per la possibilità che Lupi non sia confermato come ministro» e, riferendosi alla possibilità che arrivi Michele Emiliano, commenta: «No, il rischio è questo Emiliano, che sarebbe un magistrato, che è terribile». Sono tutti preoccupati di «chiudere le ultime pratiche». Il gip: «Non è chiaro a quali “ultime cose” alluda Perotti, è certo che esse debbano essere “chiuse” prima che sia nominato un diverso ministro». Il gip parla anche di interventi del ministro. L’ex direttore generale della metropolitana di Milano, Giuseppe Cozza, «ricorda di aver subito le pressioni di Lupi in favore di Franco Cavallo». Mentre nel commentare l’arresto di Antonio Rognoni, «quello dell’Expo», Burchi spiega: «Freddo ai piedi l’avrà il ministro perché era un uomo di stretta osservanza di Lupi questo, eh ma è Comunione e Liberazione».

Oltre al caso De Eccher, il nome di Alfano viene fatto da Giovanni Gaspari, consigliere del ministero, che nel 2014, quando Incalza è rinominato alla struttura di missione, sbotta: «È una schifezza tale che non ne posso più, mi viene da vomitare, si sono scatenati tutti alla difesa di Incalza oggi, sono passati da Alfano a Schifani ai general contractor». Inoltre, il gip scrive che Incalza utilizza la sua influenza per favorire l’assunzione del figlio di un «più volte deputato» e annota come mediti di avvisare Massimo D’Alema quando non gradisce un’intervista in cui Francesco Boccia critica una «certa alta burocrazia ministeriale».

Ma spunta un furto misterioso in casa di Incalza, che lo denunciò solo un mese e mezzo dopo. Ma lui e la figlia, al telefono, sembrano avere chiaro chi siano gli autori o i mandanti? I ladri sono entrati solo in una stanza. «Cercavano qualcosa – dice la donna – perché sono stati solo in camera di mamma e solo lì, io non vorrei che fosse…».

 

FIRENZE – Regali, favori, assunzioni, consulenze. È davvero ricco il campionario dei vantaggi di cui godevano amici degli amici e figli di persone potenti entrati nel giro di Stefano Perotti ed Ercole Incalza.

Ad esempio, Giulio Burchi, ex presidente Italferr, il 24 gennaio 2014 parla con Enrico Boselli di Incalza: «Sono 30 anni che racconta che la luna è di formaggio, sai Ercole Incalza è un incantatore di serpenti, fra l’altro se vanno a vedere i suoi trascorsi con Anemone… è scandaloso che lo lascino ancora… se tu vai a parlare con lui ti dice “ho parlato con Andrea” che si intende Monorchio». Proprio l’ex ragioniere dello Stato che ora è vicepresidente della Banca Popolare di Vicenza. Scrive il gip: «Il 20 ottobre 2014 parlando al telefono Burchi aggiunge che Incalza sta cercando di far avere a Perotti altre direzioni lavori, citando in particolare quella per i lavori Cociv nell’ambito di una “spartizione fantastica” delle direzioni lavori che vede interessato anche “il figlio di…” facendo riferimento al figlio di Monorchio». Cociv è il consorzio con Impregilo e Civ del gruppo Gavio che si occupa dell’alta velocità Genova-Milano. Nessuno di questi è indagato.

Dall’inchiesta emergono invece tracce di milioni pagati dallo Stato «per nulla», «marchette» da 3.300 euro al mese alle società degli indagati amici dei politici, l’acquisto di una casa a Milano per 2,7 milioni segnalato da Bankitalia come operazione sospetta per «alto» rischio riciclaggio. C’è un enorme buco nero che ha risucchiato i soldi che sarebbero serviti per migliorare le infrastrutture italiane.

L’imprenditore Perotti ospita a casa sua il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. È lui, con 25 miliardi di appalti gestiti in tutta Italia attraverso una decina di società, l’uomo chiave dell’inchiesta. Come sia arrivato fin lassù, lo dice la moglie Christine in una intercettazione con il figlio: «…papà se guadagna bene e tanto è anche perché ci sono state delle coincidenze. Papà è bravo… ma ha avuto delle coincidenze fortunate di entrare nel mondo della politica grazie ad un certo giro di politica… lavori pubblici… e non è detto che in futuro sarà sempre uguale».

Il gip scrive: «Perotti non svolge neppure gli incarichi che gli sono stati affidati o li esegue con modalità tali da non da non giustificare gli enormi proventi che percepisce». Il contabile di Perotti, Massimo Fiorini, intercettato, «afferma con chiarezza che la “Ingegneria Spm”, in relazione alla direzione dei lavori per la Tav Firenze-Bologna, ha ricevuto 70 milioni senza aver svolto alcuna prestazione». «Siamo arrivati al massimo a 70, pensa, prendevi il 4% di… patronage si chiama… per non fare un cazzo…». Più chiaro con le varianti in corso d’opera: «Hanno aumentato il 40% del valore dell’opera… sono tutte opere accessorie… impressionante». Il capo del Ros, Mario Parente, ha spiegato: «Questo tipo di direzione dei lavori consentiva modifiche, con opere che lievitavano anche del 40%».

 

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