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LE CARTE – Dalle intercettazioni dialoghi imbarazzanti che svelano gli intrecci

PEROTTI «Sto infrangendo ogni regola umana e divina ma ce l’abbiamo fatta»

IL MANAGER  «I fondi del terzo valico agli alluvionati? Noi siamo contro»

ROMA – Il «Sistema» faceva regali a Maurizio Lupi e famiglia, e il ministro ora dimissionario ricambiava riservando un occhio di riguardo al «Sistema».

Secondo gli investigatori fiorentini, Stefano Perotti, l’ingegnere pigliatutto in fatto di appalti pubblici, quello che al telefono dice «sto infrangendo ogni regola umana e divina», venne sponsorizzato in prima persona da Lupi per i lavori alla metropolitana milanese. O almeno, questo è quello che sostiene in un’intercettazione l’ex dg di MM, Giuseppe Cozza. È il 3 marzo 2015 e Cozza spera che un servizio di Report ‘sveli’ il lavoro trovato al figlio del ministro. Durante la conversazione, Cozza sbotta: «Con noi ci ha provato, io gli ho tenuto botta pesantemente ma in quel caso lì era il Lupi che insisteva, capisci? E c’era il suo segretario che adesso è anche al ministero, Cavallo, che veniva a perorare da me e poi un giorno mi ha portato dall’assessore al bilancio che è un altro di Cl, che c’era questo Perotti, per vedere se potevamo dargli l’incarico per la M5 e per la M4». E sempre Cozza racconta di aver saputo che Incalza ha fatto «pressioni sul sindaco di Milano», sempre a favore di Perotti, «per fargli assegnare degli incarichi di direzione lavori, in cambio di un supporto ministeriale ai progetti». Il sindaco Giuliano Pisapia ha smentito: «Se Incalza o altri avessero fatto pressioni nei miei confronti non solo li avrei sbattuti fuori dalla stanza, ma avrei immediatamente informato le autorità competenti».

Il lavoro trovato al figlio del ministro è uno degli aspetti più rilevanti della vicenda. Nonostante abbia detto di non aver mai chiesto nulla per suo figlio, in realtà è lo stesso Maurizio Lupi nel gennaio 2014 a telefonare a Incalza per chiedergli se fosse «disponibile a ricevere in ufficio al ministero a Roma, nello stesso pomeriggio, il figlio Luca», per avere «consulenze e suggerimentì», annotano i carabinieri del Ros. «Quando vuoi» fu la risposta di Incalza, che poi attivò Perotti, che a sua volta attivò Cavallo. Alla fine, il lavoro venne trovato.

Ercole Incalza era il ”dominus” del ministero per le Infrastrutture, non soltanto influenzava il ministro Maurizio Lupi ma decideva. Le carte dei pm fiorentini, che lo hanno arrestato lunedì con l’ipotesi di corruzione, descrivono la posizione subalterna di Lupi rispetto al funzionario che il 26 febbraio, dopo essere andato in pensione, rispondeva per conto del ministero alle obiezioni dell’Ue su alcuni appalti. E, tra Rolex, abiti confezionati su misura, viaggi e regali, ci sono anche le calamità naturali, con la netta presa di posizione di Incalza contro la decisione del governo di destinare una parte dei soldi del ”Terzo valico” agli alluvionati della Liguria. O contro la scelta di stornare alla Cultura il 3 per cento del finanziamento alla legge Obiettivo per le grandi opere.

E’ il 17 novembre 2014, i carabinieri del Ros intercettano una telefonata tra Lupi e Incalza. Si legge in un’informativa: «Incalza manifesta la sua preoccupazione per la proposta di alcuni parlamentari “di togliere i soldi per il terzo valico” per destinarli al ripristino urgente delle opere danneggiate dalle alluvioni in Liguria. Il ministro lo rassicura dicendogli che anche lui è contrario a tale proposta». La proposta era arrivata dal sindaco di Genova Marco Doria, poi erano arrivati i comitati a denunciare che sei miliardi di euro per quell’opera erano troppi. Alla fine gli aiuti per le vittime dell’alluvione non arrivano. Va più o meno alla stessa maniera con il decreto Franceschini, che prevede uno spostamento di risorse finanziarie dal capitolo riferito Legge obiettivo (grandi opere) a quello per la Cultura. Scrivono i carabinieri: «Incalza è in grado di fermare lo spostamento di risorse dalle Infrastrutture alla Cultura». E’ il 21 maggio 2014 quando il superfunzionario parla al telefono con il viceministro Riccardo Nencini che gli chiede: «Ho davanti a me il decreto Franceschini sulla Cultura.. a cominciare dall’articolo 8 ci sono dei riferimenti a noi, ne siamo a conoscenza? È quello dove ci piglia un po’ di quattrini pari al 2% delle risorse per le infrastutture..». Incalza manifesta la sua contrarietà: «Noi siamo contrari per quanto riguarda il 3%..». Alla fine è andata esattamente come voleva Incalza.

E’ il 17 febbraio 2014 quando Lupi chiama Incalza: «Ma mi hai abbandonato?» Incalza ride: «Io sto qua..abbandonato?». Il ministro ribatte: «Dovendo prendere delle decisioni importanti nella mia vita…se tu mi abbandoni io le prendo senza sentire». E Incalza: «Ma ti hanno dato il programma? Chi l’ha fatto il programma?» e Lupi: «Ma mi han dato il programma, ti ho detto cazzo! Prendi sto Cipe, rivoluzioniamolo. E Incalza: «C’abbiamo tutti i provvedimenti pronti anche…io penso che fin quando non c’è certezza converrebbe non salire su questo Governo». «Cosa vuoi dire fin quando non c’è certezza?», chiede Lupi e Incalza: «Perchè bisogna vedere che programma è, che ruolo..». Il ministro ribatte: «Non hai visto la posizione che stiamo tenendo?». Incalza spiega di essere d’accordo ma «finché non c’è un programma chiaro non ha senso» dice. Lupi: «Ma tu suggerisci di rimanere? Io sono dubbioso veramente … o mi rifaccio il partito …oppure di rimanere dentro con questo pazzo… oppure no?… e rimanere a fare che cosa?». E Incalza: «Certo deve essere un periodo completamente diverso da questi 10 mesi, anche se 10 mesi sono stati enormi».

E poi ci sono i vestiti. Regali, anche questi. Le misure per il vestito di Luca Lupi, figlio del ministro e definito «ministro junior», sono state prese dal sarto che ha confezionato anche l’abito per il titolare delle Infrastrutture, peraltro nella sede nazionale di Ncd. Ad occuparsi della questione è sempre Franco Cavallo. Prima parla al telefono con Marco Lezzi, chiedendogli di portare a casa sua il sarto Vincenzo Barbato con il vestito del ministro.

«Portatemi il vestito…di Maurizio e ditegli qual è il problema che ha…se è troppo stretto il pantalone…la giacca…che cosa deve fare».
Il 18 aprile arriva invece a Cavallo una telefonata da Marcello Di Caterina, della segreteria di Lupi – scrive il Ros – che chiede di avvisare il sarto di andare alla sede di Ncd in via Arcione dove deve prendere le misure di un vestito per il figlio di Lupi. «Noi abbiamo qua il ministro – dice Di Caterina – scusa…ho sbagliato…il ministro junior…qua che deve misurare un vestito…e lo fai venire…deve venire al partito…lo vede qua…il partito nostro Ncd…può venire qua il sarto piuttosto che far venire lui là…questo mi ha chiesto Maurizio». La prova viene effettuata e con un sms Luca Lupi informa Cavallo che è tutto ok. «Fatto tutto col sarto, grazie».

V.E. e C.M.

 

 

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