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SCANDALO APPALTI

LA NUOVA PROVA – Lettera riservata di Lupi con le grandi priorità nelle mani dell’ingegnere

INQUIRENTI «Il ministro alle Infrastrutture prendeva ordini dal suo manager»

INTERROGATORIO – L’imprenditore nega le accuse: «Ma io i lavori li ho realizzati»

INCALZA AL TELEFONO  «Con il Mose a Venezia commissariato anche il nostro ministero»

Una lettera su carta intestata del ministro Maurizio Lupi con indicate grandi opere per oltre nove miliardi di euro. A trovarla sono stati i carabinieri del Ros durante le perquisizioni effettuate nell’ambito dell’inchiesta fiorentina su corruzione e appalti. Era nel trolley di Stefano Perotti, l’ingegnere dai 19 incarichi, considerato “il braccio esecutivo” di Ercole Incalza, mega manager del ministero delle Infrastrutture.

Un documento considerato importante, perché contenuto in una cartellina della Struttura tecnica di missione, ma soprattutto perché indica nel dettaglio i lavori che dovevano passare al vaglio del Cipe. Tanto che la lettera è indirizzata al sottosegretario Luca Lotti che ha la delega sul Comitato interministeriale per la programmazione economica. Come mai Perotti l’aveva con sé? Il sospetto è che, in realtà, fosse proprio lui a preparare i documenti per le opere che andavano finanziate dal Governo.

Ieri, l’imprenditore è stato sottoposto a interrogatorio di garanzia. Il suo avvocato Roberto Borgogno chiarisce che «ha risposto a tutte le domande, dando i chiarimenti necessari, che è stato lucido e razionale, e ha spiegato molte delle cose di cui tratta l’inchiesta».

Più di tre ore davanti al gip Angelo Pezzuti e al pm Giuseppina Mione, durante le quali avrebbe evidenziato anche le attività operative delle sue società. Sembra, però, che su una cosa l’indagato abbia tenuto a insistere: «Non è vero che ci sono lavori che non ho realizzato, ma come si può pensare a una cosa del genere – ha insistito con i magistrati – La mia società ha 190 dipendenti, le prestazioni sono pagate in base alla presenza in cantiere. La gente da far lavorare ce l’ho»

. A conclusione il legale ha chiesto la revoca degli arresti in carcere, o in alternativa la modifica della misura. Il giudice si è riservato di decidere.

Il ruolo di Perrotti, però, il suo rapporto privilegiato con Incalza emerge da ogni atto dell’inchiesta. I due si conoscono da vecchia data, così come con Maurizio Lupi, con il quale hanno cominciato a frequentarsi sin dal 2000. Questa amicizia avrebbe così tanto condizionato l’attività del ministro da sembrare Perotti e Incalza i veri capi del dicastero. Lupi non muove un passo senza che Incalza gli spieghi, lo autorizzi.

È del 22 dicembre la conversazione intercettata tra Lupi e il manager. Il primo chiede cosa deve fare una volta che è stato approvato nella Legge di stabilità l’emendamento che conferma sino al 31.12.2015 i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa in essere.

«Senti una cosa, ti devo chiedere questo, dovremmo ragionare sulla Struttura tecnica di missione… nel senso che con questa proroga mi devi spiegare che cazzo facciamo. Cioè, operativamente che cosa devo fare? Devo spostarla? Devo metterla?»

E Incalza: «Niente, perché la norma consente il mantenimento delle persone che ci sono… rimane così. Bisogna fare un provvedimento tuo, un D.M. (decreto ministeriale, ndr)».

«Dopo pochi minuti – scrivono i carabinieri del Ros – l’ingegner Incalza, a nome del ministro, segnala a Paolo Emilio Signorini la necessità di dover predisporre il decreto.

«Ciao sono Ercole, mi ha chiamato Lupi, dice che ci vediamo un attimo per sapere come bisogna fare il provvedimento interno nostro», Signorini: «Ma come va?».

Incalza ride, finge di non sentire: «Pronto?». E l’altro: «Ma… e la teoria “quieta non morire?”».

Probabilmente Signorini si riferisce al detto latino “non agitare ciò che è calmo, ma calma ciò che è agitato. «No, no – il manager ride – non è…».

La fine del rapporto decennale con il ministero di Porta Pia si avvicina e a Incalza non sembra andare molto giù, tanto che il 30 gennaio scrive un sms a un’amica: «Oggi sono triste perché è l’ultimo giorno che vengo. Da lunedì in poi verrò solo se chiamato. Domani sentiamoci».

In realtà, nonostante il manager traslochi di fatto con tutti i suoi scatoloni alla società che divide con Stefano Perotti, la Green field spa, mantiene una stanza alle Infrastrutture, oltre alla delega sui lavori in Libia.

La sensazione, comunque, è che l’aria stia cambiando. La presenza di Raffaele Cantone all’Autorità anticorruzione non sembra andare proprio a genio al manager. Tanto che parlando con una collega commenta negativamente le iniziative dell’ex pm, sottolineando che, di fatto, il commissariamento del Mose è una sorta di commissariamento delle Infrastrutture.

«Quando è stato commissariato il Mose – afferma – mi sono permesso di dire che avevano commissariato il ministero… e tutti gli imbecilli che mi circondavano dicevano: “ma non c’è scritto nella lettera” (ride). È spaventoso però, perché questo è il modo… guarda che lo mettono, è un aut-aut eh!».

Cristiana Mangani

 

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