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SCANDALO APPALTI

Le intercettazioni: «Ho quel contatto… appena mi dicono con chi parlare»

L’AMICO DI INCALZA – Scriveva personalmente i capitolati per aggiudicare le opere a cui partecipava

ALTRI INCARICHI – Direttore dei lavori per un sistema di controllo sui flussi di immigrati

Undici gare di appalto per lavori Anas. Stefano Perotti, l’imprenditore “raccogli tutto” non se le sarebbe perse per nessuna ragione. Non soltanto era in pole position per aggiudicarsele ma, secondo la ricostruzione degli investigatori ha scritto personalmente il capitolato speciale che introduceva i due servizi del controllo dei costi e della cosiddetta piattaforma. E lo ha inviato ai dirigenti Anas affinché predisponessero i bandi di gara in base alle indicazioni che aveva fornito. Praticamente una partita vinta senza neanche giocare.

Come sono andate le cose è tutto scritto negli atti dell’inchiesta condotta dalla procura fiorentina e dai carabinieri del Ros. La “trattativa” avviene quando Ercole Incalza è già quasi fuori dal ministero delle Infrastrutture, perché «pensionato forzatamente dalla legge Madia», e fa nominare al suo posto Paolo Emilio Signorini. Il suo potere non diminuisce, tanto che l’amico Perotti continua a farla da padrone.

È il 12 gennaio del 2015 quando gli investigatori intercettano una telefonata tra l’ingegnere Fabrizio Averardi, dirigente Anas, e Perotti. I due si accordano per vedersi l’indomani per fare il punto sulla situazione. Qualche ora dopo l’imprenditore incontra “i suoi”. I carabinieri riescono ad ascoltare la riunione attraverso un sistema super sofisticato: effettuano un’intercettazione ambientale usando il sistema di captazione “remote control system”, configurato sulla email di uno dei presenti, Massimo Fiorini.

I dialoghi vengono rilevati in un ufficio di Milano dove il gruppo si incontra. «Perotti – scrivono i pm – illustra il capitolato speciale, precostituito in base alle indicazioni fornite da lui stesso, e discute delle eventuali modifiche, utili ai loro fini, da far introdurre nel capitolato, atteso che l’indomani ha fissato un incontro con l’Anas».

È sempre il direttore dei lavori dai 19 incarichi, poi, a ragionare su un appalto da svariati milioni di euro in Libia. Il business questa volta comprende gli immigrati e i flussi. A parlarne è Davide Vaggi, «indicato come consulente Impregilo e delle cosiddette “coop rosse”».

«C’è un grosso appalto adesso in Libia – dice al progettista – 350 milioni di euro, che dovrebbe essere un sistema di controlli, soprattutto adesso che sta venendo fuori tutto questo casino… gli immigrati che arrivano».

Gli propone, quindi, di interessarsi per una commessa «per la predisposizione da parte della Selex (gruppo Finmeccanica) di una rete di controllo per l’immigrazione».

L’intercettazione del 13 maggio 2014 è contenuta in un’informativa agli atti dell’inchiesta e, in particolare, nel “capitolo dedicato agli interessi in Libia” e riguarda anche l’appalto di «realizzazione dell’autostrada Eas Ejdyer-Emssad».

«Dovrebbe essere un sistema di controlli – spiega al telefono Vaggi a Perotti – nel sud della Libia, tra il Niger la Libia e il Ciad, dove metà di questi 350 milioni … grossomodo … dovrebbero essere opere civili.

Tu li conosci questi qua della Selenia? Ci sarà anche da fare una direzione lavori». Il giorno dopo Perotti chiama Vaggi e gli dice: «Ho quel contatto per quel discorso in Libia che mi hai segnalato. Quindi non appena mi dicono con chi parlare ci facciamo un salto».

Cristina Magnani

 

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