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ROMA – Un’autostrada che dovrebbe collegare Orte, snodo chiave del centro Italia, con Mestre. Un’autostrada annunciata nel 2001 e i cui lavori, tra indagini, preventivi sballati, pareri contrari della Corte dei Conti, nel 2015 non sono pure iniziati. E un’autostrada su cui gravano tre pesanti sospetti. Uno che sia un’autostrada inutile. Due che sia un’autostrada persino dannosa. Tre, che sia un’autostrada il cui progetto viene ostinatamente portato avanti a forza di tangenti.

La Orte Mestre è una “grande opera”. Addirittura c’è chi l’ha definita la “nuova Autosole”. Ma la sua storia, scrive sulla Stampa Giuseppe Salvaggiulo, è perfetta per raccontare  “un sistema che il presidente dell’Autorità anti corruzione Cantone definisce «criminogeno»”.

Di Orte Mestre si inizia a parlare nel 2001. E’ l’epoca delle lavagne di Silvio Berlusconi. L’allora premier va da Bruno Vespa e traccia una mappa di 196 grandi opere da fare per rilanciare il paese. Uno dei fiori all’occhiello è la Orte-Mestre. C’è un dettaglio. Berlusconi aveva promesso il 40% delle opere realizzate entro 5 anni. Ne sono passati 14 e le opere completate sono l’8%.

Perché la Orte Mestre è inutile. Il motivo è semplice. Il traffico dichiarato da chi vuole costruirle in quella zona non esiste. E’ gonfiato. Scrive La Stampa:

Come racconta Roberto Cuda in «Strade senza uscita» (Castelvecchi), a economisti e ambientalisti parve subito una follia: previsioni di aumento di traffico infondate (secondo la Kpmg, sono in media sovrastimate del 30%) e non avvalorate da esperti indipendenti; esistenza di soluzioni alternative low cost, adeguando le strade esistenti

Perché la Orte Mestre è dannosa. Per l’ambiente. E stavolta non è questione di “no a priori” o di movimenti “not in my backyard”. Il progetto Orte-Mestre ha un  alto impatto ambientale:  attraversa 6 aree protette, consuma 380 milioni di metri quadrati di suolo, di cui l’86% agricolo.

Perché c’è il sospetto di autostrada “tangentosa”. Il motivo è uno e semplice. La battaglia per realizzarla nonostante assenza di copertura finanziaria e stroncatura della Corte dei Conti.

Uno dei principali sostenitori della Orte Mestre è Piero Ciucci, il presidente dell’Anas, l’uomo che ha licenziato se stesso senza preavviso 

Per lui è “il progetto infrastrutturale più importante d’Italia”. Ma non è solo, come spiega Salvaggiulo:

“A sognare sono in tanti: banche, cooperative, finanzieri, costruttori. Dieci anni fa la cordata delle coop rosse guidata da Lino Brentan del Pd (poi arrestato per corruzione) e sostenuta da un’associazione presieduta da Bersani, fu battuta da quella di Vito Bonsignore: ex Dc, Udc, Pdl. Tra il 2009 e il 2010, tutte le carte della Orte-Mestre sembrano a posto, compresa la controversa valutazione ambientale, approvata sulla base di uno studio commissionato da Bonsignore a una società amministrata da suo fratello. Il «project financing» prevede che il privato finanzi l’opera e riscuota i pedaggi della concessione. Ma quello all’italiana (vedi BreBeMi) è diverso: se si va in perdita, ci pensa lo Stato.

Nonostante tutto i lavori non partono neppure nel 2010. Non ci sono i soldi. Si arriva al 2013. Governa Monti e l’autostrada è sempre un progetto. Fino all’arrivo di Maurizio Lupi. L’ex ministro dell’Istruzione alla Orte Mestre ci crede. Per lui è una “opera strategica perché si aggancerà al corridoio europeo baltico-adriatico”. La Commissione Ue non la pensa allo stesso modo. Ma governi italiani non ci sentono. Perché l’8 novembre 2014 (allora premier è Enrico Letta) il Cipe dà il via libera (un altro) all’opera con un contributo pubblico che nel frattempo è salito a 1,8 miliardi (20% del costo totale). Una settimana dopo l’ok, osserva non senza sarcasmo La Stampa, Lupi e Bonsignore fondano Nuovo Centrodestra. Ma non è finita. Ancora Salvaggiulo:

Nel frattempo la Orte-Mestre è diventata bipartisan, anzi tripartisan: centrodestra, Lega, Pd. Tanto che Bonsignore consegna la guida del suo consorzio al dalemiano Antonio Bargone. Tutti d’accordo, meno la Corte dei Conti che nel luglio 2014 boccia la delibera del Cipe: lo sgravio fiscale è abnorme e illegittimo. Poche settimane dopo sarà il governo Renzi, con un comma ad hoc nel decreto Sblocca-Italia, a sanare l’illegittimità (ora si attende il sì della Corte dei conti).
Tutto risolto? Non secondo pm fiorentini e carabinieri del Ros, che proprio sul più bello arrestano Incalza e indagano Bonsignore e Bargone per aver promesso al superburocrate l’assegnazione della lucrosa direzione lavori al suo sodale Perotti in cambio di «un favorevole iter delle procedure amministrative relative al finanziamento dell’opera». Al di là dei reati, le intercettazioni documentano la solerzia con cui il trio si adoperava per l’approvazione di norme su misura, tali da rendere l’opera fattibile e profittevole per i privati. E forse lo sarebbe, ma a spese dei contribuenti.

 

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