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La confidenza intercettata dal Ros dei carabinieri sul crollo del viadotto lungo la Palermo-Agrigento («C’era un giro di bustarelle che fa paura») spalanca l’altro Eldorado del Sistema Incalza- Perotti

ROMA . La confidenza intercettata dal Ros dei carabinieri sul crollo del viadotto lungo la Palermo-Agrigento («C’era un giro di bustarelle che fa paura») spalanca l’altro Eldorado del Sistema Incalza- Perotti. Gli appalti Anas.

Come documentano gli atti dell’inchiesta, Stefano Perotti, l’ingegnere che peraltro preparava bozze per Palazzo Chigi su carta intestata del ministro per far sbloccare al Cipe almeno una trentina di Grandi Opere (alcune ancora non note), all’Anas è di casa. Organizza cene con alti dirigenti, fissa appuntamenti, mette mano alla stesura di bandi di gara ancora da redigere perché evidentemente gli vengano cuciti addosso. E a dimostrarlo non ci sono solo le due opere di cui Perotti ha ottenuto l’ennesima direzione dei lavori e oggetto di due diversi capi di imputazione dell’inchiesta (venti chilometri della Salerno-Reggio Calabria e la realizzazione dell’autostrada Eas Ejdyer-Emssad in Libia).

“IL BANDO È COME LO VOLEVAMO”

Ancora il 12 gennaio scorso, scrive il gip fiorentino nell’ordinanza di custodia cautelare, Perotti convoca in ufficio i suoi collaboratori. In mano ha una «bozza semidefinitiva di un capitolato speciale d’appalto» che deve essere ancora approvato. E quello che captano le cimici del Ros non sono le parole di un tecnico all’oscuro, come dovrebbe essere, delle intenzioni dell’Anas, la stazione appaltante. Il bando «risponde all’azione che abbiamo fatto noi», «dentro avevo chiesto che venisse specificato che…».

C’è di più. Perotti spiega ai suoi, nel dettaglio, quello che sarebbe successo nei giorni successivi: «Esce un bando… nel bando sarà scritto che sei costretto dall’appaltatore a presentare in sede di offerta un progetto di servizio.. il servizio risponde a quei due allegati che sono richiamati». Poi, per chi non avesse ancora chiara la sostanza, spiega che non ci sarà da preoccuparsi «se passa come ho chiesto io, cioè senza punteggio». Al contrario, «con la competizione ci potrebbe essere qualche problemino».

Perotti — annotano i carabinieri in ascolto — sembra anche essere in possesso dell’elenco dettagliato delle opere non ancora bandite dall’Anas. Lista su cui l’ingegnere ha idee piuttosto chiare: «Verranno bandite da qui a 6 mesi. Dentro ci dovrebbe essere questa richiesta di servizio… il nostro obiettivo commerciale è articolato in due parti: il primo: che ogni bando contenga la richiesta esplicita di fare un progetto di un servizio di monitoraggio dell’appalto e della fornitura della piattaforma… l’altro obiettivo è di entrare in ognuna di queste gare vendendo ai partecipanti, che dovrebbero essere tra i 10 e i 20, il nostro progettino di servizio di monitoraggio. Così lo vediamo 20 volte…». Uno dei presenti, Giovanni Fiorini (anche lui indagato), fa un’osservazione, subito raccolta da Perotti: «Allora fai un appuntino, perché domani devo dargli addosso». Il giorno dopo ha un appuntamento con un alto dirigente dell’Anas.

“SIAMO BLINDATISSIMI”

Del resto, la Società delle strade, partecipata al 100 per cento dal ministero dell’Economia, per Perotti, “zio Frank” Cavallo, Giulio Burchi e gli altri, pare essere un porto sicuro. Già due anni fa, il 9 settembre 2013, Burchi, ex presidente di Italferr, in vista del lavoro sulla Salerno-Reggio Calabria rassicurava l’uomo di Incalza così: «In Anas siamo già blindatissimi, anzi… non ti preoccupare, sono stato a cena con Stefano (Liani, dirigente Anas, ndr), anche con Ugo (Dibennardo, Direttore centrale di progettazione, ndr)… No, no, lì siamo a posto… siamo proprio a posto».

Agli atti dell’inchiesta c’è anche una cena, il 19 febbraio 2014, organizzata dall’allora ministro Lupi per raccogliere fondi. Perotti suggerisce a Cavallo di invitare anche Alfredo Bajo, ad di Anas International Enterprise. «Con l’accortezza — si legge nell’informativa del Ros — di far caricare la spesa per la partecipazione al ministero ».

LE SERATE CON POLLARI

Già, le cene. Le tavole dei ristoranti di Roma sono una geografia fedele del network su cui può contare il Sistema. E per mesi i commensali ignorano che le microcamere del Ros immortalano facce rubizze e soddisfatte intorno a tavoli dove si stringono mani e si rinsaldano antichi rapporti di potere. Come quello tra il Grande Mandarino delle Infrastrutture, Ercole Incalza, e la fu Grande Spia del post 11 Settembre, Nicolò Pollari, già direttore del Sismi con Berlusconi e Letta, oggi consigliere di Stato.

Il 20 marzo del 2014, nell’osteria “Il Moro”, Pollari siede alla sinistra di Incalza, a un desco affollato di “uomini con signora”. Che si vorrebbe conviviale e dove, tuttavia, Incalza si presenta curiosamente con la sua inseparabile borsa portadocumenti di pelle morbida. Un tavolo cui è stato invitato anche Pasquale De Lise, ex presidente del Tar e del Consiglio di Stato, altro eterno boiardo da poco in pensione e già incrociato dalle cronache sulla prima inchiesta fiorentina sulle Grandi Opere. Che tuttavia preferisce declinare, quando sa che tra gli invitati è anche l’avvocato Titta Madia (legale sia di Pollari che Incalza).

Quali interessi leghino Pollari a quella comitiva, il Ros non riesce a carpirlo, anche se l’ex Grande Spia dimostra una certa “ruggine” non accorgendosi di essere fotografato e pedinato. È un fatto che il nostro “consigliere di Stato” arrivi alla cena su un’Audi blu con autista la cui targa risulta inesistente al Pra, come lo sono solo le auto del parco a disposizione dei nostri Servizi segreti e di cui non si comprende perché avrebbe ancora la disponibilità. Ed è un fatto che la cena del 20 marzo non sia l’unica. Il Ros annota altri due appuntamenti tra Pollari e Incalza intorno a un tavolo riservato. Questa volta senza signore: la sera del 15 maggio (in via Parma, non lontano dal Quirinale) e quella del 23 luglio (al ristorante da “Rinaldo”).

 

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