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La Corte dei conti boccia le varianti Breganze e Riese Pio X

Caselli spostati per due stazioni di servizio e costi alle stelle

VENEZIA – Si mette male per il commissario alla Pedemontana Silvano Vernizzi. Con data di partenza 18 marzo, il che vuol dire quattro giorni dopo l’arresto del supermanager Ercole Incalza e dell’ingegner Stefano Perotti con relativo terremoto al ministero delle Infrastrutture, gli è stata spedita una nuova serie di contestazioni dalla Corte dei Conti.

La firma sempre Antonio Mezzera, un magistrato da starci attenti: è quello che avrebbe smascherato lo scandalo Mose già nel 2008 se la sua relazione non fosse stata prima annacquata e poi insabbiata.

I rilievi di Mezzera muovono dal fatto che Perotti aveva anche la direzione lavori della Pedemontana veneta, ma alcune contestazioni sono nuove di zecca e coinvolgono direttamente la giunta Zaia. Dalla quale per esempio dipende Giuseppe Fasiol, che ha firmato le carte della Pedemontana nella doppia veste di titolare del settore trasporti della Regione e responsabile unico del procedimento (Rup).

Non era un semplice passaggio di carte: nel 2012 e nel 2013 Fasiol assicurava il ministero dell’Ambiente e la presidenza del Consiglio che le modifiche introdotte al tracciato non costituivano violazione d’impatto ambientale, ipotesi nella quale sarebbe stato necessario riaprire la procedura.

Mezzera non indica l’ingegner Fasiol per nome ma per funzione, come non spiega i dettagli delle modifiche che riguardavano i lotti 2b e 3f. Si tratta delle varianti di Breganze-Bassano e di Riese Pio X, adottate per inserire nel progetto esecutivo due stazioni di servizio. La «polpa», dal punto di vista commerciale. L’inserimento non è stato semplice, se è vero che ha comportato uno spostamento di caselli.

L’ingegner Fasiol le ha validate nella posizione insostenibile di controllore di se stesso. E’ lo stesso conflitto d’interessi in cui era venuto a trovarsi Silvano Vernizzi, costretto da una procedura d’infrazione addirittura europea a scegliere tra la poltrona di commissario della Pedemontana e quella di segretario regionale al territorio, oltre che presidente delle commissioni regionali Via, Vinca e Vas. Tutti incarichi che facevano a pugni.

La soluzione escogitata per mantenere il controllo sull’opera fu di far dimettere Vernizzi dalla segreteria del territorio, conservandogli la poltrona di commissario alla Pedemontana, ma il risultato a quanto pare è stato solo quello di spostare il problema su Fasiol. Mezzera non è tenero con questi comportamenti.

Le nuove contestazioni fanno a pezzi la teoria della privacy con la quale Silvano Vernizzi si è rifiutato finora di rendere pubblici il testo della convenzione, il piano economico finanziario e soprattutto l’atto aggiuntivo, firmati tra il commissario stesso e il raggruppamento Sis, concessionario dell’opera.

Rifiuto aggirato dal Covepa (fautori della Pedemontana alternativa) rivolgendosi al notaio. Per la Corte dei Conti non esisteva «nessuna ragione di riservatezza». Al contrario, si è trattato di una conclamata «violazione dei canoni di trasparenza dell’attività amministrativa», di una «insistenza incomprensibile» che ha prodotto «un defatigante contenzioso che si sarebbe potuto evitare», motivo per il quale «si chiede di riferire in dettaglio su tale opacità».

In una spirale analoga sembra essersi infilato anche Matterino Dogliani, capo del raggruppamento Sis, che ha sostituito il direttore dei lavori Perotti provvisoriamente incarcerato con l’ingegner Adriano Turso.

«Il nuovo direttore dei lavori», scrive Mezzera, «non compare nella lista dei collaboratori inoltrata dal concessionario. Si chiede di riferire».

Il fatto è di una stranezza unica, perché Turso ha sempre partecipato agli incontri pubblici sulla Pedemontana in rappresentanza della direzione lavori. Se Dogliani non lo conosce, cosa assurda perché Turso è uno dei progettisti, ma burocraticamente sempre possibile, significa che rappresentava Perotti? Domanda che ne rilancia un’altra, ancora insoluta: Perotti da dove veniva, l’ha scritturato Dogliani o l’ha spedito Incalza?

La Corte dei conti mette le mani anche sui costi. Per prima cosa vuol sapere «su quali basi normative» poggi la decisione di defiscalizzare il contributo pubblico, 370 milioni di euro più altri 244. Un regalo sul regalo, visto che i 614 milioni totali sono già concessi a fondo perduto? Poi chiede di riferire sulla copertura dei rischi in capo al concessionario, cosa che rinvia al closing finanziario (garanzia bancaria) che Sis ammette di non avere ancora.

I punti di contestazione sono in tutto 12, riguardano anche gli espropri, le previsioni di traffico, i pedaggi.

La Corte chiede di rispondere, per la quota parte di competenza, alla presidenza del Consiglio, ai ministeri delle Infrastrutture e dell’Ambiente e alle relative strutture, all’Anas, alla Regione Veneto, alle Province di Treviso e di Vicenza, al commissario Vernizzi, al concessionario Sis e ai 38 Comuni attraversati dall’arteria. Termine per la risposta il 9 aprile.

Renzo Mazzaro

 

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