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Stra. Trenta casi denunciati in tre mesi alla Cgil specie in tema di contraffazioni

Lavoro nero assegnato ai laboratori cinesi. Il sindacato lancia il grido d’allarme

STRA – Sono oltre 30 le segnalazioni arrivate alla Filctem Cgil negli ultimi tre mesi da parte degli operai del settore calzaturiero. Segnalazioni che denunciano una situazione di illegalità legata soprattutto all’utilizzo di laboratori clandestini in cui il lavoro nero è la regola.

«In questi mesi», spiega il segretario provinciale Filctem-Cgil Riccado Colletti, «grazie ad un gruppo di lavoro creato fra i lavoratori, i risultati sono finalmente arrivati. Il gruppo di coordinamento è formato da una quarantina di persone, anche non iscritte al sindacato, che ha lavorato a stretto contatto con la Filctem. Alla ventina di casi di situazioni anomale individuate dal gruppo, se ne aggiungono un’altra decina che sono arrivate da gennaio al numero verde ad hoc. Un numero che è in funzione dallo scorso anno, a cui i lavoratori o anche privati cittadini possono denunciare situazioni anomale relative a produzioni fatte da laboratori clandestini».

Il sindacato chiede ad Acrib di fare presto. Le segnalazioni ricevute saranno girate alle autorità e alla Procura. Intanto va detto che si dovrà aspettare almeno fino al prossimo autunno per vedere la nascita del marchio della calzatura della Riviera del Brenta. Questa settimana, nel corso di una riunione a Stra, da Acrib e dalle altre associazioni di categoria sono stati presentati due enti certificatori: la Sgs Italia Spa e Unionfibre, società rinomate a livello nazionale ed estero. Per realizzare il marchio ci vorranno altri mesi.

«Le 30 segnalazioni di irregolarità che ci sono arrivate e che stiamo valutando con attenzione», dice Colletti, «indicano che il tempo è scaduto e che i prodotti della calzatura che si fanno in Riviera rischiano di venire travolti se i mercati percepiscono o hanno la sensazione che sono fatti quasi totalmente da laboratori cinesi».

L’identificazione dell’ente certificatore è un passo fondamentale per la realizzazione del marchio “Made in Riviera del Brenta” e il marchio è uno strumento per imprimere una svolta importante in tema di lotta alla contraffazione dopo la scoperta negli anni scorsi di oltre 50 laboratori clandestini cinesi e addirittura di aziende che fabbricavano prodotti taroccati. Quello del distretto calzaturiero della Riviera è un patrimonio fatto di 800 imprese regolari, 11.000 posti di lavoro e una produzione industriale annua pari a circa 1,9 miliardi. Sulla questione della contraffazione del prodotto “Made in Riviera”, nei mesi scorsi è intervenuto anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio che si è impegnato per una legislazione che tuteli il “made in Italy” con più forza.

Alessandro Abbadir

 

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