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Corriere del Veneto – Le grandi opere: Orte-Mestre.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

31

mar

2015

È la nuova «Autosole»: faraonica e tentatrice, costa il doppio del Mose.

Affari e arresti bipartisan: tutto fermo

I recenti arresti della procura di Firenze sono solo l’ultima ombra sulla Orte–Mestre, la «nuova autostrada del Sole» (o «A2», come altri la chiamano): faraonica e tentatrice ancora prima di venire alla luce. Basta confrontarsi con i numeri del progetto, d’altronde, per farsi un’idea: 396 chilometri di asfalto attraverso i territori di cinque regioni (Lazio, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Veneto), 11 province, 48 comuni; con la previsione di 140 km di ponti e viadotti, 64 km di gallerie, 250 tra cavalcavia e sottopassaggi, 83 nuovi svincoli, con un consumo di suolo stimato tra i 600 e i 700 ettari (199 solo in Veneto), al 90% agricoli. Costo previsto: 10,4 miliardi di euro (9,8 miliardi di lavori, il resto in oneri finanziari, tutto affidato a privati). Il doppio del Mose. Secondo gli inquirenti, non a caso, la Orte-Mestre rappresentava da sola il 40% del «budget» complessivo degli interventi sui cui operava la «cricca» delle grandi opere, quella del super dirigente del Ministero dei Lavori Pubblici Ettore Incalza e dell’imprenditore Stefano Perotti (l’uomo che avrebbe procurato gli incarichi di lavoro a Luca Lupi, il figlio dell’ex ministro delle Infrastrutture, Maurizio, poi dimessosi).

Una gallina dalle uova d’oro. Oggi però, con i due in cella e – soprattutto – con il ministro Lupi esautorato dai posti di comando, l’iter di realizzazione dell’autostrada appare come non mai avvolto dall’incertezza. Era stato proprio Lupi, nel 2013, a portare l’opera al Cipe, dove fu approvata con la previsione di un sostanzioso contributo pubblico: 1,8 miliardi di euro sotto forma di sconti fiscali Ires, Irap e Iva nell’arco dei primi 15 anni di gestione (contributo poi però bocciato dalla Corte dei Conti). Ed era stato sempre lui, nonostante le perplessità di Palazzo Chigi, a prevedere l’ammissione dell’opera al regime di defiscalizzazione previsto dal decreto Sblocca Italia, per aggirare proprio il niet dei magistrati contabili.

Saltato l’ex ministro ciellino, primo sostenitore del progetto, ora è tutto nelle mani di chi gli succederà (nel caso, bisognerà comunque fare la gara per individuare il concessionario o confermare il promotore attuale; quindi portare il progetto a livello definitivo, superare l’ostacolo degli espropri, trovare le banche: tempi eterni).

I detrattori dell’opera, tuttavia, non si fanno troppe illusioni: il «disegno» dell’autostrada che collega il Veneto al Lazio, accarezzando la dorsale adriatica, resiste infatti da ben 14 anni (e vari governi), da quando cioè l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo inserì per la prima volta nella legge Obiettivo (anno di grazia 2001).

Altri tempi e altri soldi; ma da allora nessuno ha più pensato di fare marcia indietro. Nonostante la durissima opposizione di decine di comitati (dal 2010 radunati nel coordinamento «Stop Orme»).

D’altronde, mai come altre opere, questa ha dimostrato sin dall’inizio di saper attrarre interessi trasversali. Già nel 2002, per dire, al fine di supportarne la realizzazione del primo tratto (cioè da Venezia a Ravenna), si costituì all’Abbazia di Pomposa l’«Associazione Nuova Romea»: ad animarla un gruppo eterogeneo di parlamentari veneti e emiliani. Presidente: Pier Luigi Bersani. L’anno successivo (2003) c’erano già due cordate di privati pronte a contendersi il project financing: da una parte la «Newco Nuova Romea», che proponeva il solo tratto da Mestre a Cesena (composta, tra gli altri, da Benetton, Antonveneta, San Paolo, Mantovani Spa e Adria Infrastrutture e dalle cooperative rosse «CCC» e «CMC»; vicepresidente l’ex ad della Venezia-Padova Lino Brentan, poi arrestato per tangenti nel 2012); dall’altra parte la «Gefip Holding» (gruppo di famiglia dell’eurodeputato dell’Udc Vito Bonsignore), che invece proponeva la realizzazione di tutto l’asse, da Mestre a Orte. La partita, dopo un contenzioso al Consiglio di Stato, se la aggiudicò proprio Bonsignore, che acquisì la «Newco» per 4,5 milioni di euro, ma si impegnò ad affidare alle coop rosse le opere previste nel territorio romagnolo. Un giro di valzer per tutti. È nato così il consorzio «Ilia Orme Scpa» (presidente Antonio Bargone, anche lui indagato a Firenze), che a tutt’oggi risulta il promotore dell’opera. La maggioranza delle aziosando l’oasi protetta della laguna.

Ad Adria la «Or-Me» dovrebbe incrociare la Nogara Mare e quindi scivolare in Emilia. Da qui l’innesto con la E45, che andrebbe completamente riammodernata. Fino a Orte.

L’utilità? Alla voce «sostenibilità economico-finanziaria», nel piano ufficiale del ministero delle Infrastrutture, si dice che i «benefici che tale progetto può portare sono vari». «In primo luogo – si spiega – si ridurrebbe drasticamente la sinistrosità con alta percentuale di mortalità che oggi pongono tale strada tra quelle di maggiore pericolosità (la media incidenti è di 1,5 al km, ossia 3,5 volte la media nazionale, ndr). In secondo luogo vi sarebbe una ricaduta molto forte dal punto di vista turistico (specie per i litorali veneto- romagnoli, ndr)». Motivazioni valide, ovviamente. Su cui molto si è discusso; ma che tuttavia in questi anni, sono quasi scivolate in secondo piano rispetto alla bagarre politico-affaristico-corruttiva, che ha ammantato l’opera.

Pure sui numeri, per dire, si è barato, con previsioni di traffico infondate (secondo Kpmg sono in media sovrastimate del 30%) o non avvalorate da esperti indipendenti (come scrive Roberto Cuda nel suo «Strade senza uscita»).

E così, oggi, l’impressione è che chiunque prenda posizione finisca in qualche modo per sentirsi «condizionato » da questo quadro. Dice Luigi Curto, presidente di Confartigianato Veneto, contrario all’opera: «Il progetto è fortemente impattante, sconquasserebbe centri abitati e verde. Inoltre, l’importo appare stratosferico e lascia pensare male: il rischio è realizzare una cattedrale nel deserto, oggi mi sembra più utile l’autostrada del Mare». E gli fa eco Fernando Zilio, presidente di Unioncamere Veneto, favorevole: «Credo che ci sia bisogno infinito di infrastrutture. E la Orte-Mestre, creando un corridoio di sviluppo da Venezia al centro Italia, risolverebbe tanti problemi. Ma non è possibile che ogni infrastruttura debba essere costruita con l’inganno ».

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