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BONIFICHE – Dopo la sentenza della Corte europea, Bettin e Camporese di Sel chiedono aiuti per Marghera

«SAREBBE UN INVESTIMENTO»

Per Gianfranco Bettin e Federico Camporese l’intervento dello Stato per le bonifiche darebbe più valore alle aree di Porto Marghera

Sulle bonifiche giustizia è fatta, ma solo parziale. La Corte di giustizia europea ha giustamente stabilito una volta per tutte che chi inquina paga e che, quindi, chi non ha inquinato non deve pagare, anche se ha comprato un terreno che, in passato, era stato avvelenato da qualcun altro.

Il problema, però, è adesso chi paga? Perché in ballo c’è la possibilità di riutilizzare la maggior parte dei duemila ettari di Porto Marghera. In ballo, insomma, c’è una componente fondamentale dell’economia veneziana e dell’ambiente.

Per questo l’ex assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin e Federico Camporese, coordinatore metropolitano di Sel, parlano di «giustizia solo parziale».

Se prima, con il sistema messo in piedi dal ministero dell’Ambiente e portato avanti dal suo ex direttore Gianfranco Mascazzini, un modo per reperire oltre 500 milioni di euro lo si era trovato, oggi non si sa più dove sbattere la testa. Quel sistema era sbagliato, lo ha stabilito la Corte di giustizia europea, ma non spetta all’Europa dire chi adesso deve tirare fuori tutti gli altri soldi che servono a bonificare i terreni inquinati, per poterli poi vendere o affidare a imprenditori che vogliano aprire nuove attività industriali.

«Si lascia aperto un nodo politico importante. Una vera e propria ipoteca sul futuro di questa parte di territorio già fortemente compromesso da un passato di speculazioni» dicono Bettin e Camporese: «Siamo consapevoli del lavoro e della ricchezza generate da queste aree, che hanno contribuito alla crescita di tutta la comunità nazionale, e crediamo non si possa infilare la testa sotto la sabbia per lasciare senza regia un percorso così delicato e strategico al contempo».

E allora, chi paga? I due veneziani ritengono che, in assenza di responsabilità accertate, debba essere lo Stato a farsi carico delle bonifiche: «Non si tratterebbe di un intervento a fondo perduto, bensì di un vero e proprio investimento che rimetterebbe sul mercato uno spazio prezioso, infrastrutturato, in un contesto che vanta una storica vocazione alle produzioni innovative e competitive».

Bettin e Camporese pensano alla creazione di un Fondo nazionale per le bonifiche e la riconversione industriale: «Aprirebbe finalmente la strada a uno scenario (si spera non troppo lontano) in cui affermare in questi luoghi lo sviluppo delle produzioni più innovative e sostenibili».

 

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