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Gazzettino – Primo Maggio spingendo carrelli

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

31

mar

2015

IL CASO – Iper e supermercati di vicinato hanno già deciso di aprire nella festa dei lavoratori

Da Marghera a Portogruaro, ogni centro commerciale va a caccia di clienti

Ei fu. Almeno nel commercio, il Primo Maggio morirà tra un mese. Per la prossima festa dei lavoratori terranno aperto tutti – ma proprio tutti, sempre che non ci siano defezioni dell’ultima ora – gli ipermercati e i supermercati di Mestre e di buona parte della provincia. E c’è chi aprirà anche domenica prossima, a Pasqua.

L’anno scorso l’unico a spezzare la tradizione della chiusura dell’1 maggio fu il Panorama, all’epoca “stretto dalla morsa” dell’inaugurazione della vicina Nave de Vero. Ma quest’anno sembra quasi che si siano messi tutti d’accordo da Portogruaro a Noventa, per arrivare fino a Mestre e a Marghera. Apriranno quindi sicuramente (con lavoratori già avvisati): Nave de Vero, Valecenter di Marcon, il Designer Outlet di Noventa, il Centro Adriatico 2 di Portogruaro (con il Carrefour), mentre solo Auchan è ancora in forse. Ma le aperture annunciate hanno già creato un “effetto domino” sui supermercati di vicinato, quelli più piccoli e inseriti nel contesto urbano come il Pam di corso del Popolo o le altre catene minori anche in periferia, discount compresi, dove i dipendenti sanno già che quest’anno – per la prima volta – non potranno rifiatare nemmeno venerdì 1° maggio. Se gli andrà bene, lavoreranno solo mezza giornata, mentre la catena Conad – che ha appena rilevato i supermercati ex Billa – terrà aperto addirittura domenica prossima, giorno di Pasqua, nei punti vendita di Venezia e del Lido (resterà chiuso solo quello di corso del Popolo a Mestre), e il 1° maggio dovrebbero lavorare praticamente tutti.

«Ormai è davvero saltato ogni parametro – commentano Alessandro Visentin e Fabio Marchiori della Uiltucs -. Si parla tanto di “tempi di vita”, ma in questo modo le aziende della grande e media distribuzione stanno distruggendo le famiglie. Una forzatura continua con la scusa del “fatturato”, del “reagire alla crisi” o dello spettro di “perdere clienti” se si tiene chiuso quando qualche altro decide di restare aperto. Ma così arriveremo anche alle aperture nel giorno di Natale». E uno sciopero non è nemmeno ipotizzabile. «Sarebbe un boomerang – riprende Visentin -. È chiaro che siamo contrari a queste aperture, ma i lavoratori hanno paura di perdere il posto e l’adesione non sarebbe massiccia. Sono parole da anni ’70, ma ormai siamo schiavi ricattati da questa situazione perversa. Finché la gente, i clienti, di domenica e nei giorni di festa affolleranno i centri commerciali anziché andare a respirare un po’ d’aria buona al mare o in montagna, questi vorranno tenere tutto aperto».

 

 

Ultimo giorno del Billa di via Camporese, senza sapere cosa succederà da domani nel supermercato del rione Pertini. E gli abitanti raccolgono 200 firme in meno di una mattinata.

«Stiamo ancora aspettando la delibera del Comune che doveva essere discussa venerdì scorso – spiega Fabio Marchiori della Uiltucs che sta seguendo il caso del market e dei suoi 12 dipendenti che rischiano di restare senza lavoro -. Domani ci sarà un primo incontro con Billa e gruppo “Dado”, le due aziende coinvolte, per cercare soluzioni a garanzia dei posti e capire cosa ostacola ancora il passaggio alla nuova catena “Eurospesa” che dovrebbe rilevare il punto vendita». Ieri mattina, intanto, i lavoratori hanno organizzato un presidio davanti al negozio per sensibilizzare la cittadinanza e spiegare la situazione ai molti clienti preoccupati per il cartello affisso in entrata che annuncia la chiusura del negozio il 31 marzo. Spontaneamente gli abitanti del quartiere hanno chiesto di raccogliere delle firme, arrivate a quota 200 in poche ore, per chiedere al Comune di accelerare le questioni burocratiche. Il negozio è infatti molto frequentato essendo il supermercato di riferimento del rione Pertini dove fanno gli acquisti gli abitanti della zona, soprattutto quelle persone che non possono permettersi di prendere al macchina per recarsi in un centro commerciale.

(f.fen.)

 

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