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Manifestazioni contro le grandi navi e il Contorta, ieri la presentazione dell’ultimo dossier

Manifestazione contro le grandi navi e lo scavo del Contorta il 9 maggio. E mobilitazione dei comitati «per una soluzione alternativa meno impattante».

Posti esauriti ieri pomeriggio in sala San Leonardo per la presentazione dell’ultimo dossier dei comitati «No Grandi Navi-Laguna bene comune» e Ambiente Venezia sui danni prodotti dalle navi da crociera all’interno della laguna. Saggi e studi di due docenti universitari, Giuseppe Tattara (Ca’ Foscari) e Giovan Battista Fabbri (Iuav).

Interventi in sala dell’economista Jan Van der Borg, autore all’inizio degli anni Novanta di studi sull’impatto del turismo insieme all’attuale presidente del Porto, Paolo Costa.

«Bisogna creare un nuovo modello di turismo», ha detto, «compatibile con la città».

Domenico Luciani, ex direttore della Fondazione Benetton-Studi e Ricerche ha messo in guardia dalla tendenza sempre più visibile che il flusso di turisti trasformi Venezia in una «non città».

«Occorre che la nuova amministrazione ricominci da qui», dice, «soprattutto dalla questione della residenza: esistono in città ottomila appartamenti sfitti o non utilizzati».

Francesco Vallerani, docente di Geografia a Ca’ Foscari, ha ricordato la storia e la conformazione dell’ambiente lagunare, di particolare complessità e delicatezza. Infine Armando Danella, già dirigente dell’Ufficio Legge Speciale del Comune, che ha ricordato la validità dell’alternativa proposta da Duferco e De Piccoli per il nuovo terminal passeggeri alla bocca di Lido.

«Bisogna decidere», dice, «tenendo presente la necessità di salvaguardare il lavoro».

Marta Canino, del comitato “No Grandi Navi” ha poi illustrato le modalità della manifestazione convocata per il 9 maggio.

Comitati e cittadini sono chiamati a esprimersi per fermare l’invasione delle grandi navi, tre anni dopo il disastro e il naufragio della Costa Concordia al Giglio.

E i comitati rilanciano. «Anche noi abbiamo riacceso i motori», dice soddisfatto il portavoce Luciano Mazzolin, «adesso bisogna riprendere la mobilitazione. Siamo contro lo scavo di un canale profondo in laguna: sarebbe un rimedio peggiore del male».

(a.v.)

 

Lunga riunione a roma

Lido, avamporto galleggiante all’esame della commissione

Un via libera di massima. E adesso il progetto deve andare all’esame degli enti e delle autorità. Ma dal punto di vista tecnico, «ha i requisiti per essere esaminato».

Un’altra ipotesi alternativa per il terminal delle crociere ha cominciato il suo iter. È il nuovo “avamporto galleggiante” del Lido, presentato dagli architetti Stefano Boato, Carlo Giacomini e Maria Rosa Vittadini, con la consulenza degli ingegneri Vincenzo Di Tella e Paolo Vielmo e dell’economista Giuseppe Tattara.

L’audizione alla commissione Via (Valutazione di Impatto ambientale) del ministero per l’Ambiente è durata quasi tre ore.

Al termine i presentatori sono usciti molto soddisfatti. «Sono stati chiariti alcuni dubbi preliminari», dice Boato, «e dimostrato che la nostra soluzione non è molto impattante e dal punto di vista della protezione dalle onde e dalle correnti è assolutamente efficace».

Cinque pontoni galleggianti e rimovibili (a differenza di quelli in calcestruzzo progettati dalla società genovese Duferco) più o meno nella stessa area. E una nuova stazione Marittima, inserita nel paesaggio, proprio davanti all’isola artificiale del Mose.

Spostando le navi troppo grandi al Lido, con una Marittima dedicata, spiegano i progettisti, si potrebbe salvare l’attività per le navi medio piccole nell’attuale Marittima. E in ogni caso aumentare il lavoro senza perdere la ricchezza delle crociere.

Progetto del tutto reversibile, hanno spiegato, dal costo finale di 140 milioni di euro, meno di tutti gli altri.

L’avamporto galleggiante va ad aggiungersi ai progetti per il terminal passeggeri a Marghera (studio D’Agostino) e a quello del Lido di De Piccoli-Duferco, anch’esso presentato alla commissione Via e in attesa di parere. Tutti sono stati già scartati dall’Autorità portuale.

(a.v.)

 

Casson: «Niente forzature, i progetti vanno valutati sullo stesso piano».

Brugnaro rilancia le Tresse e il canale Vittorio Emanuele, Davide Scano il Lido.

Zaccariotto: «Ci pensi la nuova amministrazione»

Sullo scavo del canale in laguna i candidati sindaco frenano

Contorta avanti tutta. Paolo Costa rilancia, i candidati sindaci frenano. L’idea di spendere 140 milioni di euro per scavare un nuovo canale in laguna non piace quasi a nessuno.

«Non si devono fare forzature», scandisce Felice Casson, che già da senatore si era espresso chiaramente per un confronto aperto fra tutte le alternative.

«Bisogna valutare sullo stesso piano», ripete, «costi e benefici di tutte le soluzioni presentate: il Contorta ma anche Marghera e il Lido. Poi il piano economico, gli impatti sull’ambiente e la tutela del lavoro, che deve essere la nostra prima proccupazione».

Via allo scavo già la settimana prossima? «Non credo che il governo voglia fare questa forzatura in assenza di un’amministrazione democraticamente eletta».

Più prudente, ma sulla stessa linea riguardo alla decisione da rinviare al dopo voto è Francesca Zaccariotto, candidata per il centrodestra con la sua civica «Veneziadomani», Fratelli d’Italia, Scelta civica.

«Sono questioni strategiche che forse sarebbe meglio lasciare alla prossima amministrazione eletta», dice. Sul fatto che le grandi navi se ne debbano andare da San Marco sono tutti d’accordo. Compresi gli operatori e i difensori a spada tratta dela croceristica. Troppo forte la pressione internazionale sui “giganti del mare” a due passi da palazzo Ducale. Anche se come ricorda il comandante Lucio Sambo «le navi più piccole non sono certo più sicure delle grandi, sono vecchie e non hanno le eliche a prua».

Ma il trasferimento delle grandi navi è all’ordine del giorno. Luigi Brugnaro, candidato civico sostenuto da Forza Italia, rilancia la sua vecchia proposta, messa sul tavolo quando era ancora presidente degli industriali veneziani. «Occorre mantenere la Stazione Marittima», dice, «terminal di eccellenza frutto di tanti investimenti». Dunque, le grandi navi dovranno arrivare in Marittima non più da San Marco ma per un percorso alternativo. Cioè il canale delle Tresse e poi il canale Vittorio Emanuele. Il vecchio tragitto che facevano le petroliere e le navi da trasporto prima dello scavo del canale dei Petroli, nel 1969. Soluzione secondo Brugnaro meno impattante e meno costosa del Contorta. Il Vittorio Emanuele ha già una discreta profondità: dovrebbe essere scavato ma non come il Contorta. Le obiezioni del Porto riguardano la pericolosità dell’incrocio fra navi passeggeri e mercantili. E poi i tralicci dell’alta tensione che dovrebbero essere rimossi.

Critico senza mezzi termini contro le grandi navi anche il candidato del Movimento Cinquestelle Davide Scano. «Noi abbiamo presentato un progetto alternativo per spostare le navi troppoo grandi alla bocca di porto del Lido», dice Scano, «su questo siamo tutti d’accordo, a tutti i livelli, a differenza del Pd che mi pare abbia ricette molto diverse al suo interno».

Di grandi navi si occupa anche la Lega e il movimento delle autonomie, che hanno indicato come loro candidato sindaco Gian Angelo Bellati. Anche qui prudenza da parte del candidato. E linea chiara: «Le navi incompatibili non devono passare da San Marco. La ricchezza che portano deve restare in città, dove il governo deve istituire il Porto franco».

Alberto Vitucci

 

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