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Nuova osservazione inviata a Roma dai comitati. Zanetti: che ne sarà della laguna dopo lo scavo?

Il Contorta non è una soluzione definitiva ma «provvisoria», in attesa della soluzione a lungo periodo che potrebbe prevedere lo spostamento della Marittima a San Nicolò. Un elemento di «grande novità» contenuto nelle integrazioni alle osservazioni presentate dall’Autorità portuale al ministero per l’Ambiente. Che ha convinto i comitati a presentare una nuova Osservazione ai ministeri.

«Nelle integrazioni prodotte dal Porto e dalla società One works», scrivono nel documento inviate a Roma Marco Zanetti e Andreina Zitelli, «lo scavo del canale Contorta viene adesso definito provvisorio. Questo cambia il quadro generale e fa ritenere il progetto «Adeguamento della via acquea di accesso alla stazione marittima e riqualificazione delle aree limitrofe» non ambientalmente compatibile. Va ritirato, dunque, insistono i rappresentanti delle associazioni. E qualora si voglia proseguire l’esame dello stesso progetto «va ripubblicato per consentirne un esame pubblico».

Cosa succederà alla laguna», si chiedono Zanetti e Zitelli, «se un canale di quelle dimensioni dovesse essere dismesso dopo pochi anni?».

Polemiche di cui il Porto sembra non interessarsi. «Noi siamo pronti a far partire la gara internazionale per avviare i lavori», ha annunciato il presidente Paolo Costa, «da tre anni aspettiamo indicazioni su cosa dobbiamo fare, e questa incertezza nuoce al mercato».

Secondo Costa non si tratta soltanto di un grande scavo ma di un «recupero ambientale» di un’area già disastrata. Con i milioni di metri cubi di fanghi scavati dai fondali del Contorta sarebbero infatti realizzate barene di protezione ai lati del nuovo canale.

Ipotesi che gli ambientalisti contestano. Insieme alla previsione che il passaggio di grandi navi in mezzo alla laguna potrà aumentare l’effetto dell’erosione e la perdita dei sedimenti in mare.

«La laguna è destinata così alla distruzione», dicono, «le grandi navi devono restare fuori». Non va bene ai comitati nemmeno l’annuncio dato a Ca’ Farsetti della firma del Porto e del Comune con 35 compagnie croceristiche dell’accordo volontario Blue flag per l’uso di carburanti a basso contenuto di zolfo al momento dell’entrata in laguna.

«Non basta volontariato», dice Luciano Mazzolin, «basta vedere i fumi neri che continuano a uscire dai camini delle navi. Occorre imporre limiti severi, controllare i fumi all’uscita su tutte le navi e aggiornare la rete di rilevamento».

(a.v.)

 

L’INTERVENTO – Andreina Zitelli – Docente di analisi e valutazione ambientale dei Progetti già membro commissione Via 

Terminal alla Bocca di Lido e Contorta provvisorio. Perché?

Alla pagina 21 del sito Mattm/Canale Contorta integrazioni – dall’int. 207 all’int. 210 – l’Autorità portuale di Venezia presenta una serie di tavole e la relazione proposta per un nuovo assetto del sistema della Portualità crocieristica a Venezia che consiste nella costruzione di un Terminal per le navi da crociera alla Bocca di Lido. Questo andrebbe realizzato dopo lo scavo del Canale Contorta e alcuni anni di attività del canale. Ne aveva parlato il 15 marzo scorso la stampa locale. Ma ancora nessuno, si è fino ad ora avveduto di quanto l’ipotesi del Terminal alla Bocca di Lido, avanzata dall’Autorità portuale, incida sulla valutazione del progetto dello scavo del grande canale di navigazione Contorta Sant’Angelo presentato dalla stessa Autorità portuale.

Voglio qui esplicitare le conseguenze valutative cui il Ministero e il Pubblico devo ora fare riferimento. La proposta dell’Autorità portuale di realizzare tra qualche anno il Terminal al Lido e la previsione di abbandono del Canale Contorta dopo qualche anno dallo scavo, riapre i termini della “Via” per vari motivi.

Si deduce che lo stesso proponente, il presidente Costa, concepisce lo scavo del Canale Contorta come soluzione provvisoria e affatto strategica, mentre riconosce che l’assetto definitivo della portualità crocieristica non può prescindere dalla costruzione di un Terminal alla Bocca di Lido.

È chiaro che l’Autorità portuale che propone prima di scavare il Contorta, poi di abbandonarlo per un nuovo Terminal alla bocca di Lido, cade in una forte contraddizione. Ciò pone un  problema di chiarezza delle prospettive progettuali, e anche di una  ripubblicazione del progetto e del “Sia” nel quale le valutazioni degli impatti siano prospettate nei nuovi termini temporali di vita del progetto dello scavo del Contorta e la riapertura della consultazione con il pubblico.

Nel “Sia” presentato finora, l’Autorità portuale non illustra come intende gestire il Canale Contorta una volta previsto il suo abbandonato a favore del Terminal in Bocca di Lido. Si rende quindi necessaria una nuova ripubblicazione del “Sia” (Studio di impatto ambientale) perché gli impatti sul sistema lagunare devono essere presentati e valutati in relazione alla vita utile dell’opera proposta: pochi anni.

Né se ne sono avveduti la Capitaneria di porto, il Provveditorato alle opere marittime cui è stato trasferito il Magistrato alle acque, né il Corila che, pure in forma non richiesta dalla procedura, si sono messi a disposizione dello scavo del Contorta, fornendo contributi e valutazioni.

Il Canale verrà lasciato senza governo, lo si deve riempire di nuovo? E a quali costi ambientali ed economici? Così il nuovo “Sia” deve prevedere anche la descrizione e la stima delle attività di decommissioning (abbandono pilotato) del canale, la stima degli effetti ambientali, la valutazione della “resilienza” del sistema comprese le aree di refluimento dei sei milioni di metri cubi di sedimenti estirpati dal sedime della laguna e riabbandonati con l’abbandono del canale.

E che fine faranno  tutte le strutture di contenimento (palizzate, burghe ecc.) delle così dette barene e velme artificiali, cioè dei depositi di sedimenti al lato del canale per evitarne l’erosione e il crollo delle sponde? Lo scavo del Contorta prevede di spostare l’elettrodotto di  Terna che alimenta l’isola della Giudecca, l’oleodotto di Eni, la megatubazione del depuratore consortile di Porto Marghera e  altri sottoservizi.

I costi sono onerosi e i modi di questi spostamenti risultano complessi e al limite della fattibilità. Tutto questo sconvolgimento per tutto per uno scavo transitorio. Lo scavo prevede la distruzione di 194 ettari di habitat prioritario e la distruzione di aree di pesca professionale irripetibili. Oltre all’infrazione europea cui l’ Italia andrà incontro che prevede il Proponente per compensare questa distruzione con l’abbandono del canale?

Domando poi come l’Autorità portuale di Venezia possa insistere nel richiedere una valutazione di compatibilità ambientale positiva per lo scavo del Contorta in area protetta Zps, non compreso nel Piano morfologico, quando la stessa Autorità ne prevede l’abbandono a breve termine, ma solo dopo aver sconvolto la morfologia della laguna centrale.

Per inciso, al Ministero è giunto in valutazione il progetto Venis Cruise 2.0 che prevede di realizzare, da subito con lo stesso costo e gli stessi tempi dello scavo del Canale Contorta, un nuovo Terminal alla Bocca di Lido.

 

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