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Nuova Venezia – Cantone apre il dossier Pedemontana

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

15

apr

2015

Il commissario anticorruzione apre un’inchiesta sull’autostrada: il commissario Vernizzi dovrà rispondere entro sei mesi

VENEZIA – Dopo la Corte dei Conti anche l’Autorità nazionale anticorruzione. Piove su bagnato per la Pedemontana Veneta che adesso viene messa sotto inchiesta anche dall’ufficio di vigilanza di Raffaele Cantone, il magistrato forse più temuto oggi in Italia.

La lettera che comunica l’apertura di un’istruttoria porta il protocollo di ieri ed è indirizzata al capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture Paolo Emilio Signorini (succeduto a Ercole Incalza, arrestato il 15 marzo scorso) e al commissario per l’emergenza mobilità nelle province di Vicenza e Treviso, Silvano Vernizzi.

Entrambi devono rispondere ad una serie complessa di quesiti. Hanno 180 giorni per farlo e 30 per chiedere un eventuale colloquio diretto, con il responsabile del procedimento, l’ingegner Carlo Cresta.

C’è anche un terzo destinatario della lettera, il senatore vicentino del M5S Enrico Cappelletti, ma solo perché era il primo firmatario di un esposto presentato all’Anac il 19 febbraio scorso, che a quanto pare ha messo in moto la procedura. O forse è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, perché il modo con il quale vengono presentate le contestazioni non lascia dubbi sulla risposta che il mittente ha già dato per conto suo ai quesiti che pone.

I quali ridotti all’osso sono due: 1) per quale motivo sono stati aumentati i costi dell’opera, cambiando il piano finanziario della concessione firmata nel 2009; 2) come sia possibile parlare ancora di project financing e non di semplice appalto, in presenza di rischi che pesano più sul pubblico che sul privato, visto che il concessionario non ha ancora la garanzia bancaria di copertura dei costi che gli spettano. La lettera non lo dice in modo così brutale ma l’impostazione è di affermazioni più che di domande e lascia poche speranze.

Ricordiamo che la Pedemontana costerà 2 miliardi 258 milioni di euro, dei quali 644 a carico del pubblico e il resto dei privati. Peccato che finora i lavori procedano con soldi pubblici e il concessionario è sempre sprovvisto del closing finanziario.

L’ufficio di vigilanza dell’Anac vuole «puntuale riscontro» sulle cause che hanno comportato l’aumento del costo totale dell’infrastruttura, inizialmente previsto in 1,8 miliardi, «con specifico riferimento alle voci «indagini geognostiche, «interferenze, due diligence, rimborso promotore».

Vuole conoscere «la corretta allocazione dei rischi tra pubblico e privato a seguito delle modifiche alla convenzione e al piano economico finanziario al fine di poter continuare a configurare l’operazione come project financing in luogo di appalto; l’attivazione delle risorse private attraverso il capitale di rischio ovvero mediante accensione di mutuo bancario; il rispetto del cronoprogramma; lo stato di avanzamento della progettazione, dei lavori e la modalità di esecuzione degli stessi; i costi e le modalità di espletamento dell’alta sorveglianza e della direzione lavori».

Sono le contestazioni già avanzate dalla Corte dei conti, ma ora non c’è di mezzo il possibile danno erariale. La istruttoria Anac ha di mira le irregolarità collegate a reati e il finale è il commissariamento dell’opera. Come è accaduto per il Mose. Succede invece che la Pedemontana ha già un commissario: assisteremo ad un commissario che verrà commissariato? Magari Silvano Vernizzi lo considererebbe una liberazione. Va da sé che il suo successore verrebbe nominato dall’Anac e non più dalla Protezione Civile. Più facile, si dice nell’ambiente dei costruttori, che con l’uscita di scena di Lupi e l’insediamento del ministro Del Rio si vada alla “normalizzazione”: le grandi opere gestite con l’ordinaria amministrazione.

Renzo Mazzaro

 

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