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Buche di 50 metri a Malamocco. D’Alpaos: disastro per l’ecosistema

Ecosistema a rischio: la conferma dalle ultime immagini

Buche nel fondale fino a 50 metri

La laguna è un colabrodo. E nella bocca di porto di Malamocco la corrente e le modifiche dovute ai lavori del Mose hanno scavato buche profonde fino a 50 metri. Una “Fossa delle Marianne” in piena laguna. Che sconvolge equilibri antichi, provoca modifiche dell’ecosistema, della fauna e della flora. E uno squilibrio idraulico pericoloso per la stessa sopravvivenza della laguna.

Un timore da tempo avanzato dai pescatori e dagli esperti di morfologìa lagunare. Adesso documentabile, con le fotografie scattate da un appassionato chioggiotto dall’ecoscandaglio a bordo della sua barca. Nei pressi del Faro Rocchetta, agli Alberoni, il fondale un tempo abbastanza piatto e omogeneo presenta adesso voragini impressionanti. Entrando dal mare in bocca di porto lo strumento segnala dapprima una profondità media di 12-14 metri, con punte di 15. Poi, improvvisamente, all’altezza della conca di navigazione, ecco le prime buche di oltre 30 metri. Si risale a 27,9, poi di nuovo una “fossa” e si precipita a 43,8.

Entrando verso il canale dei Petroli, proprio davanti al Faro Rocchetta, nuove buche oltre i 40 metri. È l’area dove per costruire il Mose e la vicina conca di navigazione il Consorzio Venezia Nuova aveva costruito un terrapieno in sassi. La modifica delle profondità per la posa dei cassoni sul fondale e geotessuti per mantenere nel punto dove saranno posate le paratoie una profondità omogenea, hanno prodotto più avanti le nuove profondità. La forte corrente in entrata, che “sbatte” contro la nuova penisola, e più in generale lo scavo e la modifica dei fondali produce ogni giorno trasformazioni.

Da tempo ambientalisti e studiosi lanciano l’allarme. La laguna perde ogni anno circa un milione di metri cubi di sedimenti. Significa che con la marea se ne vanno in mare pezzi importanti della morfologia lagunare e delle barene. Trasformazioni che hanno prodotto un’accelerazione della corrente in entrata al Lido e una velocità maggiore di propagazione. Mentre la corrente calante (dozana) ha una velocità minore. Secondo alcuni tecnici è anche colpa delle nuove lunate costruite al largo del Lido e di Malamocco. Che hanno anch’esse modificato la circolazione delle acque e delle correnti. Ecosistema in pericolo, dunque. Già nel 2002 l’Atlante della laguna, edito dall’assessorato Ambiente del Comune, segnalava le zone “rosse”, giudicate in pericolo di erosione. Barene che scompaiono, canali sempre più profondi. Da allora nulla si è fatto. E i lavori del Mose hanno nel frattempo aggravato la situazione.

Alberto Vitucci

 

Polemico l’ingegner D’Alpaos, esperto di Idraulica: «La responsabilità non è solo della politica, i progetti sbagliati ridurranno la laguna a un braccio di mare»

«I tecnici minimizzano così distruggono tutto»

«Stanno distruggendo la laguna. E la responsabilità non è solo della politica che ha preso decisioni sbagliate. Ma dei tecnici che hanno spesso minimizzato o nascosto il danno. È una situazione davvero drammatica, e non vedo rimedi in questo momento».

Luigi D’Alpaos è uno dei maggiori esperti di morfologia lagunare. Ingegnere, docente di Idraulica all’Università di Padova, autore di studi e volumi sull’evoluzione dela laguna.

Professor D’Alpaos, in laguna ci sono buche da 50 metri. Cosa è successo? «Da anni predico invano sul fatto che la perdita dei sedimenti non viene contrastata. Sul pennello di Malamocco c’era una buca profonda. Ma adesso il fenomeno sta dilagando. La laguna continuando così si ridurrà a un braccio di mare, sparirà».

Cosa si fa per invertire la tendenza? «Niente, e si continua con idee pericolose e progetti sbagliati, come quello di scavare nuovi canali per le navi da crociera».

Intanto la morfologia cambia. «Certo, e non solo in laguna. Gli ultimi scavi di canali e restringimenti delle bocche per i lavori del Mose hanno provocato una modifica delle correnti. Anche nei canali interni della città, come mi hanno segnalato alcuni miei assistenti. Un fenomeno preoccupante. Sento parlare di gestione del Mose, una volta che sarà finito, aprendo una bocca e chiudendo l’altra. Ma bisogna studiare bene. Si possono produrre trasformazioni irreversibili».

Non si studia più? «Molti miei colleghi e studiosi minimizzano. Sostengono che la laguna si evolve, che non c’è rischio. Un errore».

Lei vuol dire che molte decisioni della politica sono state supportate da analisi tecniche sbagliate? «I miei maestri mi dicevano: noi siamo al servizio del Principe. Nel senso che dobbiamo dire come stanno le cose. Non possiamo minimizzare o non vedere. Posso capire che lo facciano i politici, i tecnici no».

Chi controlla l’evoluzione della laguna? «Appunto, nessuno. Lo scandalo Mose si è portato via anche il Magistrato alle Acque. Istituzione storica della Repubblica Serenissima che il governo ha pensato di cancellare. Ma è stato un grande errore. Bisognava invece rilanciarlo, metterci persone competenti e indipendenti. Il controllo è necessario, ma quell’istituzione è stata abbandonata».

La laguna è in pericolo e nessuno fa niente? «Mi pare che a chi interviene in laguna interessi ben poco di quello che succede una volta fatti gli interventi. Invece bisogna studiare, sapere, modificare come dicevano gli antichi. Anche quella lunata del Lido, avevo detto subito che non serviva a ridurre le maree. Al contrario, produce variazioni del campo di moto delle correnti. Fenomeni che andrebbero studiati, ma nessuno lo fa. E sarà sempre peggio».

Alberto Vitucci

 

Profondità media di 154 centimetri, terre emerse per l’8%

La laguna di Venezia ha una superficie di 540 chilometri quadrati, di cui solo l’8 per cento è costituito da terre emerse. Il resto (92 per cento) è formato dal cosiddetto “sistema idraulico”, cioè i canali (11 per cento), i bassifondi, le velme e le barene (80 per cento). Undici chilometri quadrati sono costituiti da barene, aree con vegetazione tipica a un’altezza media di 30 centimetri sul livello del mare. 98 i chilometri quadrati costituiti da velme, sempre sommerse, 92 chilometri quadrati le valli da pesca. La profondità media della laguna è di 154 centimetri. Dati pubblicati dal Corila, il Consorzio che si occupa di ricerca lagunare. «Il buon senso comune», si legge nella pagina iniazle, «non basta a risolvere i problemi complessi. Ma la ricerca di nuova conoscenza non può costituire un alibi per evitare decisioni inderogabili».

(a.v.)

 

L’inchiesta sulla lunata del Lido, crollata due anni fa

Tre lunate inutili. O quasi. Il Comitatone aveva deciso di affidare al Consorzio Venezia Nuova la costruzione di tre dighe foranee al largo delle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia. Decisione scaturita dal fatto che le osservazioni del Comune di Venezia contro il progetto Mose avevano chiesto di provare a ridurre le maree con opere “complementari”. Dighe esterne avrebbero potuto ridurre le maree medio alte fino a 4 centimetri. In realtà le dighe riducono la marea di 1 solo centimetro. Sono costate 40 milioni di euro l’una. E adesso hanno la funzione di difendere le dighe dalle correnti. Fatto sta che la lunata del Lido è crollata due anni fa, il giorno dopo essere stata ultimata. Il costo è lievitato di sei milioni con una perizia di variante. E adesso la Procura della Corte dei Conti ha aperto un fascicolo sulla vicenda.

(a.v.)

 

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