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Gazzettino – Porto Marghera tiene nonostante la lunga crisi

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

6

mag

2015

Non si può dire che gode di ottima salute, questo no. Ma nemmeno che sia morta. Porto Marghera ha avuto un crollo durato almeno quindici anni, passando da oltre 30 mila dipendenti a più o meno 11 mila, ma negli ultimi dieci anni è rimasta così. Lo stato di salute di Porto Marghera, volendo riassumerlo in una definizione, è “più o meno”.

L’indagine 2014 dell’”Osservatorio Porto Marghera”, condotta congiuntamente da Comune di Venezia, Ente Zona Industriale, Autorità Portuale e, da questa edizione, anche dalla Regione del Veneto, ha rilevato che l’area industriale ha perduto 173 aziende, passando dalle 953 del 2013 alle 780 del 2014, e 1057 dipendenti (da 11.117 a 10.080). Se si considera che cento aziende già nel 2013 erano state inserite nel conto solo perché erano ancora registrate alla Camera di commercio ma, a seguito dei sopralluoghi, risultavano non attive o non presenti, il numero delle imprese che hanno effettivamente chiuso nel 2014 è 73.

Dall’analisi emerge, inoltre, un fattore importante, come sottolinea Gianluca Palma direttore dell’Ente Zona Industriale, e cioè che «Porto Marghera rimane comunque un’area vitale la cui forza è l’avere al suo interno tante componenti produttive: terziario, logistica portuale, industria. In tal modo l’entrata in crisi di parte di una categoria non provoca la crisi dell’intera zona industriale, chiaro che non si devono verificare chiusure di settori interi, come ad esempio del manifatturiero. In definitiva si assiste a un equilibrio mobile tra settori, ad esempio cala quello industriale ma cresce il terziario e viene immessa sempre nuova linfa».

È vero, dunque, che nel 2014 si è consumata un’altra agonia, quella di Vinyls che ha chiuso definitivamente la sua lunga storia, e che sono defunte pure tante piccole imprese, ma nel complesso Porto Marghera rimane un territorio a vocazione industriale, anche se si impongono nuove categorie come quella del terziario avanzato che ormai rappresenta il 34% delle aziende e il 21,5% degli addetti; contro i settori tradizionali del manifatturiero con 113 fabbriche (oltre il 14% del totale) e 4.011 addetti (39,9%), e delle attività logistiche e di trasporto con 182 imprese (23,3%) e 1.731 occupati (17,2%).

Un’altra novità dell’indagine 2014 è l’introduzione dei numeri riguardanti le aziende e i lavoratori dell’indotto: sono 254 con 3500 persone impiegate, che fanno salire il totale delle imprese operanti a 1034 e dei lavoratori a 13.560. I dati dell’indotto, però, non sono stati divisi per fabbriche servite perché risentono dei periodi con picchi di lavoro, ad esempio Fincantieri aveva il pieno a ridosso della consegna di una nave e poi è calata, mentre è cresciuta la Raffineria in concomitanza con i lavori di revamping per trasformarla in bio raffineria.

Quanto alle dimensioni delle fabbriche, anche Porto Marghera è diventata come il resto del Veneto: l’80,7% rientra nella classe delle micro imprese con meno di 15 dipendenti, mentre oltre il 94% ne ha meno di 50. Le realtà medio grandi (oltre il 5% del totale) sono concentrate soprattutto nel Nuovo Petrolchimico e a Fusina, mentre la maggior parte operano tra Prima Zona Industriale, Nord e Portuale.

 

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