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Presidio dei lavoratori e dei sindacati davanti al centro commerciale

«Protestiamo contro la scelta unilaterale del gruppo di dichiarare gli esuberi»

I lavoratori di Auchan, solidali con lo sciopero nazionale, incrociano le braccia contro i licenziamenti. Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Fisascat Cisl, sabato mattina a partire dalle 9 saranno a fianco ai lavoratori dell’ipermercato, che sulla scorta della linea nazionale del marchio, ha annunciato 65 esuberi nel punto vendita di Mestre. Sabato è previsto un presidio.

«Lunedì si sono svolte le assemblee con i lavoratori», scrivono i sindacati, «nell’ipermercato di Mestre vengono dichiarati 65 esuberi, tutti semplici addetti con l’esclusione dalla procedura di capi reparto, capisettore, settore staff e servizi e settore direzione. Una decisione prepotente e autoritaria. Dopo quasi 7 anni di crisi economica, le scelte sbagliate da parte del management aziendale vengono fatte ricadere sui semplici addetti, che già molto hanno dato per attenuare il calo di fatturato».

E ancora:«Negli ultimi anni la direzione ha disdetto ogni forma di accordo e prassi interna, a partire dal riconoscimento delle pause retribuite, perché ciò avrebbe permesso di recuperare produttività. Ma non era sufficiente. Di seguito l’accordo su un contratto di solidarietà di un anno, tra l’altro usato pochissimo e interrotto per permettere i lavori di ampliamento del centro commerciale».

Precisano: «Il centro commerciale “Porte di Mestre” nonostante la ristrutturazione sta risentendo della crisi dei consumi nel territorio, ma fino a qualche mese si assumevano lavoratori per coprire i presidi necessari. Perché improvvisamente una dichiarazione di 65 esuberi?».

Chiariscono le sigle sindacali: «Questa situazione è figlia della rottura delle trattative a livello nazionale, dove a fronte del rifiuto da parte di Filcams Fisascat e Uiltucs di accettare le richieste avanzate, si è registrata non solo la volontà di Auchan di disdire unilateralmente il contratto integrativo ma addirittura di aprire una procedura di licenziamento collettivo nel territorio nazionale. Detto fatto, prima disdetta del contratto integrativo e poi apertura della procedura di mobilità di tutto il gruppo».

I sindacati non ci stanno: «Nella procedura si dichiara che questi esuberi sono da considerarsi strutturali, anche se l’ipermercato è stato modificato e il centro commerciale raddoppiato. Nonostante tutto sia cambiato dal 2013, si dichiara la certezza che gli ammortizzatori sociali non sarebbero utili. E non si discute delle liberalizzazioni degli orari di apertura, che rappresentano solo maggiori costi di esercizio senza aumento delle vendite».

Da qui lo sciopero: «Protestiamo contro questa impostazione aziendale e respingere ogni forma di licenziamento unilaterale».

Marta Artico

 

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