Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Sempre più case sfitte nel centro storico di Pieve di Soligo. Oltre a un altro problema: da edificabili ad agricoli, boom di richieste di declassamento dei terreni a Pieve di Soligo. Una tendenza che si registra negli ultimi mesi anche negli altri comuni del Quartier del Piave. Se, fino a una decina di anni fa, avere un terreno edificabile era considerato un tesoretto, oggi questo rappresenta invece solo un motivo di sconforto per i proprietari, chiamati a versare tasse che, negli ultimi tempi, sono diventante insostenibili.

«L’esigenza di far diventare un terreno da edificabile e agricolo c’è – conferma il sindaco di Pieve di Soligo, Stefano Soldan -, chiaro che verranno accolte solo le richieste plausibili. Ora stiamo cercando di capire quale sia l’approccio corretto verso queste richieste. Il nostro orientamento è quello di andare incontro a quei cittadini proprietari di terreni edificabili che oggi vivono una situazione vessatoria per le tasse».

Il bisogno di convertire i terreni è molto sentito a Pieve di Soligo, «un segno della crisi che ancora stagna in un territorio che un tempo era il motore dell’economia del Nord-Est». Senza contare che Pieve di Soligo, come tutto il Quartier del Piave, deve fare i conti con una cementificazione che ha segnato gli anni del boom edilizio e che oggi fa sì che molti edifici, civili e industriali, siano vuoti e sfitti anche in città.

Già alcune richieste di conversione della destinazione sono allo studio degli uffici comunali. «Stiamo verificando come dal punto di vista normativo queste domande siano accoglibili e poi come le modifiche della destinazione del terreno si inseriscano nel Pat (piano di assetto del territorio) – puntualizza Soldan -, senza contare che dopo aver modificato il terreno da edificabile a agricolo difficilmente si potrà tornare indietro. Dunque una scelta che va soppesata».

Una richiesta dunque sintomo di un contesto sociale ed economico in netto mutamento: «Se negli anni del boom edilizio le richieste erano in tutt’altro senso, affinché ogni angolo della terra diventasse fabbricabile, oggi – chiude il sindaco – il processo è stato invertito alla luce anche dell’incremento delle tasse con cui i cittadini devono fare i conti».

Claudia Borsoi

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui