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Comunicato Stampa Opzione Zero


Altri due Comuni del Miranese-Riviera del Brenta chiedono il ritiro del progetto; in tutto sono cinque i Comuni contrari, tutti quelli collocati alla “testata” della famigerata romea commerciale.

La pressione dei Comitati, l’insostenibilità dell’opera, e il marciume legato alle grandi opere stanno ribaltando nei territori la retorica “del fare comunque” tanto cara a Renzi e Zaia.

Dall’inchiesta MOSE emerge in modo chiaro come proprio la nuova autostrada fosse pensata e voluta a solo uso e consumo delle cricche del cemento legate alla Mantovani, a Bonsignore e alle Coop emiliane.

Il mostro di asfalto si può e si deve sconfiggere, la priorità deve diventare è la messa in sicurezza della Romea.

Dopo la presa di posizione del Comune di Mira, Dolo, Fiesso ora si aggiungono anche i Comuni di Pianiga e Mirano: l’Autostrada Orte-Mestre è un progetto che deve essere stracciato nella sua interezza.

Infatti i voti dei consigli Comunali di Pianiga e Mirano contro la Orte-Mestre segnano ancora una volta una inequivocabile e netta inversione di tendenza: di fronte all’evidenza dei fatti, gli argomenti e le ragioni di chi continua a sostenerla non reggono più, diventando pura retorica, tanto più se chi la sostiene ora si trovano in carcere o agli arresti domiciliari proprio a causa di una gestione mafiosa della grandi opere.

Da dieci anni, i comitati analizzano dati ufficiali e incontrovertibili ponendoli all’attenzione delle istituzioni locali che, finalmente, si sono decise a prenderne atto: l’opera, oltre che anacronistica, risulta del tutto insostenibile e distruttiva da qualsiasi punto di vista. E del resto proprio dalle indagini sul MOSE, (dichiarazioni di Claudia Minutillo), emerge come proprio la nuova autostrada Orte-Mestre, del costo di almeno 10 miliardi di euro, fosse in cima agli interessi della cricca veneta del cemento così come di quella genovese legata a Bonsignore e di quella legata alle Coop Emiliane: dopo il MOSE, la nuova autostrada sarebbe diventata un altro grosso “osso” da spolpare attraverso la truffa del Project Financing.

Non è un caso che, a livello istituzionale, siano proprio i Comuni ad alzare per primi la voce. Sono infatti le amministrazioni e le popolazioni locali i soli a pagare gli effetti devastanti delle cosiddette “grandi opere” come la Orte-Mestre, sia in termini ambientali sia in termini economici. Anche per i Sindaci più possibilisti ormai è chiaro che le solite promesse di Governo e Regione sulle opere di compensazione sono solo specchietti per le allodole: la storia del Passante sta lì a dimostrarlo.

Rebecca Rovoletto e Lisa Causin, portavoce del Comitato, esprimono grande soddisfazione per questo importante risultato che continua a rafforzare e dà speranza a chi è da sempre impegnato in questa difficile battaglia; e che dimostra che i Comuni nel cui territorio dove dovrebbe trovare spazio la “testa” dell’autostrada si oppongono a tale progetto.

Inoltre la portata di questa presa di posizione supera finalmente la discussione artificiosa e fuorviante, tipicamente NIMBY, in quanto tale progetto viene rigettato per intero.

Secondo Mattia Donadel, presidente di Opzione Zero, “bisogna crederci fino in fondo”: l’approvazione del progetto preliminare della Orte-Mestre non è per nulla irreversibile, si tratta di una decisione politica e come tale può essere messa in discussione in ogni momento.

Per Opzione Zero e per tutto il variegato arcipelago di organizzazioni che costituisce la Rete Nazionale Stop Orte-Mestre, è fondamentale che Comuni e le forze politiche trovino il coraggio di cambiare posizione a capiscano che è invece necessario affrontare in modo prioritario il tema della messa in sicurezza immediata della SS 309 e del trasporto pubblico locale, vere urgenze per i cittadini della Riviera.

 

COMUNICATO STAMPA RETE VENETA DEI COMITATI 3 LUGLIO 2014

MORATORIA IMMEDIATA SULLE “GRANDI OPERE” INUTILI E DANNOSE

“Grandi Opere” uguale malaffare: ora ci sono le prove inconfutabili di quanto denunciato in tutti questi anni dai comitati e dalle associazioni ambientaliste.

Va abbattuto il sistema perverso delle “Grandi Opere”, vera causa sistemica della corruzione nella quale sono coinvolti partiti di entrambi gli schieramenti, dal P.d.L. al P.D., dalla Lega all’UDC, a dimostrazione delle completa trasversalità del “Il Partito degli Affari”.

Per i comitati, le associazioni e i movimenti che da anni si battono in tutto il territorio del Veneto contro le decine di “Grandi Opere” inutili e dannose non c’è nessuna sorpresa rispetto a tutto il marciume che emerge dall’inchiesta veneziana, ma solo la conferma di quanto da anni denunciano con dossier, esposti, ricorsi e mobilitazioni. Il livello così pervasivo della corruzione, che ha coinvolto pezzi importanti della Giustizia (compresi T.A.R., Consiglio di Stato e Corte dei Conti), delle Forze dell’Ordine, degli apparati amministrativi pubblici, delle Università, degli organi di informazione, e prima di tutti, delle istituzioni politiche di governo della Regione e del Paese, spiega molto bene perché le istanze dei comitati non siano mai state prese in considerazione.

La Rete Veneta dei Comitati rifiuta la retorica delle “mele marce”: qui è l’intero albero, ad iniziare dal fusto e dalle radici, ad essere incancrenito! In molti, a cominciare dal Presidente Renzi, vorrebbero far credere che il problema sta solo nel malcostume di qualche individuo, e che invece le regole vanno bene così come sono e, soprattutto, che le opere devono andare avanti! Per i cittadini questo significherebbe una cosa sola: un enorme danno ambientale ed economico, oltre alla beffa di essere stati derubati da chi doveva rappresentarli e tutelarli.

Perché quello che emerge in Veneto, come in Lombardia, come in tante altre parti d’Italia, è che proprio le “Grandi Opere” pubbliche, gestite attraverso la Legge Obiettivo, i Commissari straordinari, il project financing, l’affidamento in concessione, sono state il mezzo, il terreno di coltura per costruire e alimentare vere e proprie cricche malavitose di stampo politico-affaristico; sodalizi che non si sono fatti il minimo scrupolo nel devastare interi territori pur di intascare miliardi di euro di denaro pubblico a proprio esclusivo vantaggio. La riprova di ciò sta nel fatto che nessuna delle “Grandi Opere” previste in Veneto risponde ai requisiti di sostenibilità ambientale ed economica, né di necessità rispetto agli effettivi bisogni delle popolazioni; tutte sono pensate in funzione di un unico scopo: massimizzare il profitto che se ne può ricavare.

E proprio su questo punto, al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e a chi come il Presidente Luca Zaia ora finge di essere estraneo a tutto, va ricordato che oltre alle responsabilità penali esistono anche quelle politiche.

Ciò che conta veramente è quindi mettere la parola fine al sistema delle “Grandi Opere”, e a tutto quel complesso di norme ordinarie e straordinarie pensate ad arte per promuoverle e gestirle senza trasparenza e fuori dal controllo democratico delle comunità locali.

Per questo la Rete Veneta dei Comitati per la difesa dei territori e dei Beni Comuni lancia una Campagna pubblica per ottenere una moratoria immediata sui grandi progetti in corso di realizzazione e in progetto in Veneto. La campagna prevede l’avvio di una petizione popolare, azioni di mobilitazione, di informazione e di sensibilizzazione sui territori. Il tutto si concluderà con una grande manifestazione unitaria nel prossimo autunno.

Questa la piattaforma della Campagna:

Moratoria immediata su tutte le “Grandi Opere” in corso di realizzazione o in progetto in Veneto per potere svolgere una approfondita verifica della loro utilità, affidabilità tecnica e sostenibilità economica. Stop al MOSE, alle nuove autostrade, alle linee TAV, al carbone nella centrale di Porto Tolle, allo scavo nuovi canali per portare le grandi navi in laguna, agli inceneritori, ai prelievi indiscriminati d’acqua dai fiumi, agli Ospedali unici in finanza di progetto.

Scioglimento del Consorzio Venezia Nuova e sequestro cautelativo dei cantieri, dei macchinari e dei beni delle imprese che hanno messo in atto azioni criminali ai danni della pubblica amministrazione, compreso il finanziamento illecito ai partiti;

Revoca e annullamento di ogni autorizzazione, concessione, contratto, affidamento di lavori che possa essere il frutto di corruzioni, favoreggiamenti o altro tipo di pressioni e attività illecite da parte di imprese, loro consorzi o altri mandatari;

Annullamento di tutte le leggi, i provvedimenti, i regolamenti che – a partire dalla “Legge Obiettivo” Lunardi-Berlusconi sulle “Grandi Opere” del 2001 – hanno “semplificato” le procedure in materia di “Grandi Opere” derogando alla normativa sugli appalti e attribuito poteri immensi ai “commissari straordinari”. In particolare, chiediamo il divieto di affidamento di lavori senza gara d’appalto e in mancanza dei progetti definitivi, così come di ricorso al sub-appalto.

Azzeramento del sistema della Finanza di Progetto (“Project Financing”) attraverso cui le banche e le grandi imprese riescono a scaricare sui cittadini e sul debito pubblico (tariffe, pedaggi, affitti, contratti di esercizio, ecc.) i costi delle opere.

Avvio delle procedure per il recupero del denaro pubblico che le imprese hanno “devoluto” ad altri scopi rigonfiando i costi realizzazione.

Immediata approvazione di una legge che vieti alle imprese che intrattengono rapporti economici con enti pubblici di devolvere denaro a qualsiasi titolo (finanziamenti, sponsorizzazioni, ecc.) a partiti, fondazioni, esponenti politici. “Liberiamo” così le imprese dal pizzo della politica.

Ricostruzione degli organismi di valutazione e controllo ambientale per renderli indipendenti dai poteri politici ed economici: eliminazione dei conflitti d’interesse, di competenze e la concentrazione dei poteri in una sola figura.

Garantire pubblicità, trasparenza e partecipazione piena dei cittadini sull’operato della pubblica amministrazione e su tutte le decisioni che riguardano le opere ed i beni pubblici.

Per firmare la petizione saranno allestiti vari presidi nei territori, ma le adesioni saranno raccolta anche on-line attraverso la piattaforma Firmiamo.it all’indirizzo http://firmiamo.it/no–grandi-opere–in-veneto–per-la-difesa-dei-territori . Obiettivo 50.000 firme.

Rete Veneta dei Comitati/Associazioni contro le Grandi Opere

per la Difesa dei Territori e dei Beni Comuni

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L’articolo di Eco-Magazine con alcune interviste

 

Firma e fai firmare queste due petizioni

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa, Rassegna stampa | 1 Comment

3

lug

2014

no_grandi_opere_ospedale

 

Cliccare sui link sotto per leggere e firmare le petizioni

 

– Moratoria immediata sulle grandi opere inutili e dannose per la difesa dei territori e dei beni Comuni.

 

– Petizione per difendere l’ospedale di Dolo e l’ULSS 13

 

Comunicato Stampa congiunto Opzione Zero, Re-Common, Counter Balance

25 giugno 2014

L’operazione Project Bond per il Passante di Mestre è a forte rischio corruzione. Intervenga subito Cantone per bloccare l’emissione dei titoli “tossici”

Opzione Zero, Re:Common e la Rete Europea Counter Balance oggi hanno scritto al presidente dell’Autorità Nazionale Anti-Corruzione Raffaele Cantone per manifestare tutti i loro dubbi e le loro preoccupazioni in merito all’operazione di rifinanziamento del debito del Passante di Mestre attraverso l’emissione sui mercati finanziari dei famigerati Project Bond per 700 milioni di euro. Val la pena ricordare che solo un anno fa la Spa pubblica CAV, gestore del Passante, aveva già ricevuto due finanziamenti: uno dalla BEI per 350 milioni di euro, e uno di 73,5 milioni di euro direttamente da Cassa Depositi e Prestiti.

Per l’acquisto dei titoli finanziari legati all’opera, in quella che viene annunciata come la prima operazione italiana di project bond europei, sono in pole position cinque banche private, tra cui Banca Intesa e Unicredit, Il beneficiario del nuovo finanziamento è appunto la Concessioni Autostradali Venete (CAV) Spa, partecipata al 50% da Regione Veneto e ANAS SpA, costituita nel 2008 con lo scopo di rimborsare a ANAS circa 1 miliardo di euro anticipato per la costruzione del Passante di Mestre e delle opere complementari. Il rimborso avrebbe dovuto avvenire attraverso il gettito dei pedaggi, ma fin da subito si è visto che gli introiti annuali erano insufficienti a ripagare i costi sostenuti.

Costi, è bene ricordare, che dai 750 milioni di euro preventivati inizialmente, sono schizzati nel giro di pochi anni a oltre 1,4 miliardi di euro. Proprio la Corte dei Conti nel 2011 in una relazione ufficiale metteva in evidenza l’aumento spropositato dei costi, nonché l’assenza di controllo pubblico e il rischio di infiltrazione mafiosa. Nel 2013 scoppia in Veneto il caso Mantovani e poi lo scandalo MOSE; e guarda caso il principale esecutore dei lavori di costruzione del Passante di Mestre è la società Mantovani Spa, così come tra i principali soci della società Passante di Mestre scpa, il general contractor che si è aggiudicato la gara per la costruzione del by-pass di Mestre, ci sono le stesse società consorziate con Il Consorzio Venezia Nuova ora al centro della vicenda MOSE. Non sfugge poi l’arresto dell’assessore regionale alle infrastrutture Renato Chisso, e la richiesta di arresto dell’ex-governatore Giancarlo Galan, i due dei principali artefici del Passante.

Nonostante il quadro fosse ormai chiaro da tempo, le spericolate operazioni finanziarie di CAV  SpA sono state avallate dall’attuale Giunta Regionale in carica con le delibere n. 1992/2012 e 493/2013 e dai suoi rappresentanti politici nel Consiglio di Amministrazione della società (tra questi fino a poco tempo fa anche l’arrestato Giampietro Marchese, in quota PD). E di questo dovrà risponderne in pieno proprio il Presidente Luca Zaia, che ancora oggi si dichiara ignaro di tutto il malaffare e la corruttela che ha coinvolto la sua Giunta.

“Il vaso di Pandora ormai è stato scoperchiato” ha dichiarato Mattia Donadel, presidente di Opzione Zero. “Quello che emerge in modo chiaro e inequivocabile dalle inchieste in Lombardia e in Veneto è che il “sistema” delle Grandi Opere e del Project Financing sono pensati e strutturati unicamente per alimentare lobby politiche e affaristiche delinquenziali. Tuttavia gli arresti e i procedimenti penali in corso non fermano gli iter dei vari progetti “in cantiere”, e nemmeno le ricadute perverse delle opere già realizzate, prima tra tutte il Passante di Mestre” ha aggiunto Donadel.

“L’emissione dei Project Bond aprirà un altro buco dopo quello provocato solo qualche mese fa dalla stessa CAV con Cassa Depositi e Prestiti e con Banca Europea degli Investimenti per altri 423,5 milioni di euro”, ha affermato Elena Gerebizza di Re:Common.

Per queste ragioni nella lettera al presidente Cantone si chiede conto delle attività di monitoraggio svolte sulle azioni della Regione Veneto e sull’intenzione o meno di inglobare nelle indagini dell’Autorità Anti-Corruzione le operazioni relative all’emissione di project bond, nonché, visto il coinvolgimento della Bei, sulla possibilità di promuovere un’azione di cooperazione nell’ambito del network European Partner Agaist Corruption (Epac), al fine di chiedere maggiori trasparenza alla Banca europea per gli investimenti.

 

COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO – 12 GIUGNO 2014

“Fermare subito il debito perverso del Passante”

Zaia blocchi subito i project bond sul Passante e l’indebitamento perverso di CAV spa.

Non ci sono più scuse: le principali ditte che hanno costruito il Passante sono implicate nello scandalo MOSE.

I motivi dei costi spropositati del by-pass di Mestre sono sotto gli occhi di tutti.

Grandi opere uguale malaffare: Moratoria immediata su tutti i grandi progetti e sul Project Financing.

 

Il vaso di Pandora è aperto. Quello che emerge in modo chiaro e inequivocabile è che il “sistema” delle Grandi Opere e del Project Financing sono pensati e strutturati per alimentare lobby politiche e affaristiche delinquenziali a danno dei lavoratori e dei cittadini.

Al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che ora interpreta la parte dell’alieno, bisogna ricordare che oltre alle responsabilità penali esistono anche quelle politiche.

Se come dice la sua intenzione è quella di mettere in campo una lotta senza quartiere alla corruzione il primo atto da fare è bloccare l’emissione di Projcet Bond per il Passante di Mestre.

Il prossimo luglio parte infatti la società pubblica CAV SpA (partecipata da ANAS e Regione Veneto) emetterà  titoli obbligazionari sui mercati finanziari per 700 milioni di euro. Si tratta della prima operazione di svendita di un’opera pubblica in Italia; per l’acquisto dei titoli sono già in “pole position” Royal Scotland Bank, Unicredit, Societè Generale, Intesa e Bnp Paribas.

L’emissione dei Project Bond aprirà un altro buco” dopo quello già aperto solo qualche mese fa dalla stessa CAV con Cassa Depositi e Prestiti e con Banca Europea degli Investimenti per altri 423,5 milioni di euro.

Tutto nasce dal fatto che CAV con il gettito di pedaggi non riesce a restituire circa 1 miliardo di euro, soldi anticipati da ANAS per la costruzione dell’opera.

Si tratta di un’operazione assurda visto che il Passante è stato interamente costruito con soldi pubblici, ma la sua gravità è addirittura accresciuta da quanto emerge dai fatti di questi giorni.

Il Presidente Zaia questa volta non può dire di non sapere visto che la Corte dei Conti italiana già nel 2011 sollevava gravissimi dubbi su vari aspetti della costruzione dell’opera: la mancanza di controlli e di supervisione, la possibilità di infiltrazioni della criminalità organizzata nei subappalti, e soprattutto l’aumento ingiustificato dei costi da circa 750 milioni di euro preventivati inizialmente a 1,4 Miliardi di euro finali.

Ma ora sono chiari anche i veri motivi della lievitazione spropositata dei costi visto che tra le imprese più importanti che hanno costruito il Passante di Mestre troviamo le stesse ditte del Consorzio Venezia Nuova ora al centro dello scandalo:  Mantovani, FIP, Co.Ve.Co. e Grandi Lavori Fincosit.

Le spericolate operazioni finanziarie di CAV SpA sono state avallate dall’attuale Giunta Regionale in carica con le delibere n. 199272012 e 49372013 e dai suoi rappresentanti politici nel Consiglio di Amministrazione della società (tra questi fino a poco tempo fa anche l’arrestato Giampietro Marchese).

Ora il quadro è inequivocabile, non esistono più alibi; se davvero per il Presidente Zaia contano più i fatti che le parole allora lo dimostri subito bloccando la spirale perversa del debito del Passante.

 

Il Veneto delle losche intese

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa, Rassegna stampa | 0 Comments

4

giu

2014

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Le notizie sugli arresti di Chisso, Orsoni e altri 35 nomi “illustri” costituiscono un colpo al cuore alla cricca veneta del cemento e del malaffare. Un risultato reso possibile anche e soprattutto grazie alle lotte all’azione di denuncia di tanti comitati territoriale del Veneto come il nostro.

Gli arresti però non bastano a fermare le grandi opere, il sistema è ben collaudato per andare avanti sempre e comunque. Ora dobbiamo ottenere una vera e propria Moratoria, e la possiamo ottenere solo mettendo in campo una mobilitazione forte e diffusa.

Il primo appuntamento è la manifestazione contro le Grandi Navi indetta per sabato 7 giugno a Venezia (concentramento ore 13.00 a Piazzale Roma).

Opzione Zero aderisce e invita tutti a mobilitarsi.

Dopo quello che sta accadendo in queste ore è ancora più importante esserci in tantissimi. Vi chiediamo di segnalare la vostra partecipazione con una mail a info@opzionezero.org

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO – 04 GIUGNO 2014

IL VENETO DELLE LOSCHE INTESE

Colpita al cuore la cricca del cemento e del malaffare in Veneto.

Dopo anni di lotte e di denunce da parte dei Comitati, finalmente si chiariscono le responsabilità non solo politiche di un sistema veneto marcio da capo a coda.

Ormai è chiara l’equazione Grandi Opere – Malaffare

Si fermino subito i grandi progetti che minacciano il Veneto, a cominciare dall’autostrada Orte-Mestre

Il Comitato Opzione Zero esprime grande soddisfazione per le notizie sulla nuova fase giudiziaria relativa al filone grandi opere: finalmente si è arrivati al livello politico della Regione Veneto.

Il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico per la costruzione del Mose, è stata la madre di tutte le nefandezze, la prima pietra su cui si è costruito un sistema malavitoso di intrecci politico-affaristici che ha portato poi alla proliferazione di appalti milionari per opere devastanti quanto inutili.

Il Veneto, è stato ed è il laboratorio nazionale dove si sono messi a punto a livello normativo e istituzionale i meccanismi più feroci di depredazione: dal project financing (che ricordiamo funziona anche sui servizi alla persona, come per gli ospedali) ai recenti project bond che stanno per essere introdotti a salvataggio del debito del Passante di Mestre.

Da anni i comitati territoriali del Veneto denunciano questo verminaio, le responsabilità del blocco politico che ha retto la Regione Veneto negli ultimi 20 anni e le complicità del principale partito di opposizione. Nomi e cognomi: Forza Italia, Lega Nord, Partito Democratico, Galan, Chisso e Zaia.

Si parli di Pedemontana, Passante, camionabile, Orte-Mestre, Veneto City, Ospedale dell’Angelo…le ditte aggiudicatrici degli appalti e i politici che hanno avvallato questi progetti sono sempre gli stessi.

Gli arresti di queste ore costituiscono indubbiamente un colpo al cuore della “cricca” veneta del cemento. Un risultato frutto anche dell’impegno di tanti cittadini e attivisti dei comitati che con coraggio hanno messo a nudo il sistema delle grandi opere e dei grandi appalti svelando gli intrecci tra politica e impresa, denunciando i trucchi finanziari, i conflitti di interesse, l’illegalità delle procedure.

Dal Veneto, alla Lombardia, a tutta l’Italia ormai è evidente e conclamata l’equazione tra Grandi Opere e Malaffare. Ma gli arresti non bastano. Ora è’ necessario fermare subito le grandi opere e i grandi progetti speculativi, a cominciare dall’Autostrada Orte- Mestre, da Veneto City, e dalla pericolosa operazione di indebitamento che riguarda il Passante di Mestre.

Opzione Zero, insieme agli altri comitati del Veneto, rilancia quindi una mobilitazione forte per chiedere una Moratoria sulle grandi opere e lo stop al Project Financing.

Il primo appuntamento è già fissato: tutti a Venezia il 7 giugno per la Manifestazione contro le grandi navi.

 

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COMUNICATO STAMPA COMITATO OPZIONE ZERO

Il Passante di Mestre, come denunciato da due anni da Opzione Zero, è una immensa voragine di debito pubblico. Quel famoso “debito pubblico” a causa del quale i cittadini stanno patendo insostenibili tagli ai servizi pubblici e alla persona, per il quale le famiglie sono al collasso, per il quale aziende e attività sono sul lastrico.

Ciò nonostante, l’azione suicida della politica locale e nazionale continua sulla strada dell’aumento esponenziale del debito, come nel caso del Passante.

Il Passante è un’opera realizzata con soldi pubblici da ANAS e gestita dalla società pubblica CAV. Lo abbiamo pagato quando è stato costruito; lo abbiamo finanziato con i nostri soldi, tramite mutui con Cassa Depositi e prestiti e BEI; lo stiamo pagando con i salatissimi pedaggi; ed ora lo paghiamo di nuovo con i famigerati project bond, sempre tramite CDP, ossia con il nostro risparmio postale.

È di ieri, infatti, la notizia che CAV farà da apripista in Italia sull’uso di questo nuovo trabocchetto finanziario: CAV venderà dei titoli obbligazionari (project bond) legati al Passante sui mercati finanziari, svendendo un’opera pubblica nostra, per ripagarsi il debito. Ma quei titoli, fino al 50%, saranno acquistati dalla stessa CDP coi soldi del risparmiatori. Insomma ci ri-compriamo un’opera in fallimento, perché non c’è alcun modo di ripianare quel debito destinato a crescere ancora.

Non è bastato il rapporto sul Passante della Corte dei Conti italiana che nel 2011 sollevava gravissimi dubbi su vari aspetti della costruzione e della gestione dell’opera: la mancanza di controlli e di supervisione, un aumento ingiustificato dei costi e la concreta possibilità di infiltrazioni della criminalità organizzata nella concessione dei subappalti.

Non è bastato un bilancio fallimentare di CAV (l’ultimo disponibile del 2012) di oltre 1 miliardo di euro di debito.

Né è bastata l’indagine della magistratura di Venezia, che nel febbraio 2013 ha portato all’arresto di quattro persone, tra cui Piergiorgio Baita, amministratore delegato della Mantovani SpA.

E nemmeno l’esposto presentato dai comitati all’Olaf, l’organo ispettivo dell’Unione europea, che chiedeva di indagare sul prestito di 350 milioni di euro erogato dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), tramite Cassa depositi e Prestiti, alla CAV.

Ci chiediamo fino a che punto dovremmo subire questa criminale e perversa spirale, quante altre volte dovremmo pagare un’opera a debito, quanti dei nostri risparmi e dei soldi pubblici dovranno ancora essere risucchiati per salvare progetti falliti, società in odore di bancarotta e speculatori privati, mentre le comunità, i servizi essenziali e le economie vanno in rovina.

 

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Comunicato stampa Comitato Opzione Zero 

Autostrada Orte-Mestre: il fronte del SI comincia a sgretolarsi.

A pochi giorni dalla dura presa di posizione del Comune di Mira e della Conferenza dei Sindaci della Rivera, il voto del consiglio Comunale di Dolo contro la Orte-Mestre segna in modo inequivocabile una netta inversione di tendenza: di fronte all’evidenza dei fatti, gli argomenti e le ragioni di chi continua a sostenerla non reggono più, diventando pura retorica.

Da dieci anni, i comitati analizzano dati ufficiali e incontrovertibili ponendoli all’attenzione delle istituzioni locali che, finalmente, si sono decise a prenderne atto: l’opera, oltre che anacronistica, risulta del tutto insostenibile e distruttiva da qualsiasi punto di vista.

E non è un caso che, a livello istituzionale, siano proprio i Comuni ad alzare per primi la voce. Sono infatti le amministrazioni e le popolazioni locali i soli a pagare gli effetti devastanti delle cosiddette “grandi opere” come la Orte-Mestre, sia in termini ambientali sia in termini economici. Anche per i Sindaci più possibilisti ormai è chiaro che le solite promesse di Governo e Regione sulle opere di compensazione sono solo specchietti per le allodole: la storia del Passante sta lì a dimostrarlo.

Rebecca Rovoletto e Lisa Causin, portavoce del Comitato, esprimono grande soddisfazione per questo importante risultato che rafforza e dà speranza a chi è da sempre impegnato in questa difficile battaglia; e sottolineano due aspetti particolarmente significativi: in primo luogo, il fatto che siano proprio Mira e Dolo, i due Comuni nel cui territorio dovrebbe trovare spazio la “testa” dell’autostrada, a muoversi contro corrente.

In secondo luogo, la portata di questa presa di posizione che supera finalmente la discussione artificiosa e fuorviante, tipicamente NIMBY, su dove dovrebbe passare il tracciato.

Secondo Mattia Donadel, presidente di Opzione Zero, “bisogna crederci fino in fondo”: l’approvazione del progetto preliminare della Orte-Mestre non è per nulla irreversibile, si tratta di una decisione politica e come tale può essere messa in discussione in ogni momento.

Ora, per Opzione Zero e per tutto il variegato arcipelago di organizzazioni che costituisce la Rete Nazionale Stop Orte-Mestre, diventa decisivo premere il più possibile sugli altri Comuni e sulle forze politiche affinché trovino il coraggio di cambiare posizione e di chiedere che finalmente si affronti in modo prioritario il tema della messa in sicurezza immediata della SS 309 e del trasporto pubblico locale.

 

 

COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO – 8 MARZO 2014

NIENTE DI NIMBY SUL FRONTE ORTE – MESTRE

Inaccettabili e bugiarde alcune affermazioni e commenti apparsi sulla stampa, col palese tentativo di dirottare l’opinione pubblica, creando sterili polemiche e indebita confusione. Alla Conferenza dei Sindaci della Riviera di giovedì scorso non era presente alcun giornalista e nemmeno Renato Chisso, ma Opzione Zero sì!

La posizione dei dieci sindaci, emersa alla conferenza, non lascia alcuno spazio ad ambiguità e smentisce con forza l’inutile accusa nimby: le municipalità della Riviera, sull’esempio del comune di Mira – che ha già votato in questo senso – chiedono il ritiro di TUTTO il progetto Orte-Mestre e immediati mirati interventi sull’attuale Romea e sull’esistente. Da qui la dichiarata intenzione di coinvolgere tutte le amministrazioni delle 5 Regioni. Esattamente la stessa posizione, non solo dei comitati veneti ma di tutta la Rete nazionale Stop Orte-Mestre che da anni porta avanti questa campagna con serietà e competenza.

I Sindaci della Riviera, molto più lungimiranti degli altri livelli di governo, hanno convenuto con i comitati sulla inutilità di un’opera concepita vent’anni fa con previsioni di traffico irrisorie, dai costi esorbitanti e insostenibili, dagli impatti devastanti, che nulla apporta alle reali e urgenti necessità dei territori. Un’opera assurda che, per giunta, pagheranno i cittadini, grazie alla conclamata trappola del project financing, grazie alle defiscalizzazioni e, prevedibilmente, grazie ai micidiali project bond. Destinata, insomma, a fare la fine fallimentare del Passante, il cui debito lo stiamo pagando per la seconda volta con gli esorbitanti pedaggi sulla Padova-Mestre.

Opzione Zero, nodo veneziano della Rete, come ha sempre fatto, metterà tutta la sua competenza e tutta la sua forza d’azione a disposizione degli amministratori che con coraggio si schierano in opposizione alla Orte-Mestre e a favore di un nuovo modello di mobilità. È già in programma una campagna informativa a tappeto e capillare per illustrare il progetto e le alternative.

Quanto al chissiano “non si può tornare indietro”, invitiamo l’assessore ad informarsi meglio sulle procedure e le normative, ricordandogli che altre opere in Legge Obiettivo e varate dal CIPE sono state successivamente ritirate (come la Tangenziale Sud di Milano, tre mesi fa).

Insistere con la litania del “tanto si farà”, contro il volere delle comunità e degli stessi governi locali, con lo scopo di alimentare la rassegnazione e la resa, si rivelerà un pericoloso boomerang: oggi i cittadini e molti amministratori sono più informati e attenti, più consapevoli e agguerriti, non cadranno più in questi retorici trabocchetti.

 

Comunicato stampa Comitato Opzione Zero 26/02/2014

Orte-Mestre: DOVE STA LA DEMOCRAZIA?

Un’informazione corretta e libera non può negare il diritto di replica alle false e gravi accuse rivolte ai cittadini che, nel pieno del loro diritto, hanno partecipato al convegno pubblico di Adria di sabato scorso sulla Orte-Mestre. Riteniamo gravissimo il livore e i toni intimidatori delle dichiarazioni apparse su alcuni media, da parte dei “sostenitori” dell’opera.

I cittadini e le associazioni presenti hanno preso liberamente posto e parola, in modo del tutto civile e pacifico, in una delle poche occasioni pubbliche in cui le corporazioni politico-affaristiche escono dai loro palazzi. Giacché gli spazi di partecipazione democratica non esistono o sono di fatto spazi propagandistici privati blindati, dove proprio il confronto viene negato.

Nessuno è stato offeso o zittito. Tutt’altro, su esplicito invito a rimanere ad ascoltare e a confrontarsi con la società civile – stanca di essere ignorata, esclusa dalle scelte e succube di decisioni calate dall’alto sul proprio territorio e sulle proprie vite – come sempre hanno preferito sottrarsi e fare orecchie da mercante.

Chi parla tendenziosamente di irruzione o di indebita occupazione è palesemente a digiuno dei più elementari criteri di democrazia ed abituato all’aggressività e all’arroganza che prende forma nell’imposizione di opere che i territori, quando sono debitamente informati nel merito, rifiutano.

Non a caso, la settimana scorsa l’amministrazione del Comune di Mira (VE) ha votato un ordine del giorno (in allegato) che chiede il ritiro in blocco del progetto Orte-Mestre e l’immediata messa in sicurezza della SS 309 Romea e della E45, sulle cui vittime si sta speculando da oltre 20 anni per “vendere” la nuova autostrada. Dello stesso orientamento altre amministrazioni del veneziano: Dolo, Codevigo, Campagna Lupia, Camponogara, Mirano, Spinea e Venezia si preparano a discutere odg e mozioni in tal senso.

La campagna di opposizione alla Orte-Mestre è solo all’inizio, ma già lo schieramento contrario si sta ampliando e radicando in modo esponenziale: i dati reali e le trappole sottaciute di quest’opera, che vanno dai flussi di traffico irrisori all’uso privatistico del project financing, ne dimostrano tutta l’insostenibilità per i territori, per gli abitanti e per le casse pubbliche. Contestare un’opera anacronistica, inutile e devastante, sulla quale sono in preparazione i ricorsi, fa ancora parte dei nostri diritti e definirli vergognosi è un insulto alla stessa Costituzione.

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