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C.S. Op.Zero – 18/01/13 – Raggirati e bastonati

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa | 0 Comments

18

gen

2013

COMUNICATO STAMPA

Per il comitato Opzione Zero rimangono inaccettabili gli aumenti del pedaggio e ridicoli gli sconti

Dopo la massiccia adesione al mail-bombing promosso a dicembre dal comitato Opzione Zero nel quale, come prima istanza, si chiedeva con buonsenso di uniformare la tratta Mestre-Padova al massimo ad 1 euro, l’assessore regionale ai trasporti Renato Chisso per risolvere il problema del tornello di Vetrego propone di applicare un pedaggio di 2,5 euro. Quindi alla tariffa Dolo/Mirano – Padova Est, che attualmente è di 80 centesimi sarebbe applicato un aumento del 212,5%.

Oltre al danno la beffa in quanto lo sconto che CAV SpA intende applicare ai pendolari sarebbe di solo 1 euro, mantenendo comunque un aumento dell’ 87,5%. Con l’ovvia conseguenza di aumentare il traffico già sofferente sulla viabilità locale, lo smog e l’inquinamento.

CAV SpA applicherebbe i pedaggi come se la barriera di Villabona fosse stata spostata a Dolo ma senza la reale accessibilità di una tangenziale in quanto i caselli continuano ad essere presenti.

In un periodo di grave e persistente crisi economica, si continua a tartassare i pendolari senza ricercare soluzioni che vanno alla radice del problema, come una valida alternativa all’auto.

La strada maestra è quella da più parti sollecitata di ripensare al modello di mobilità, cominciando a dirottare gli utili di CAV – che nel 2011 ha incassato 17 milioni di euro di soldi pubblici – sulla SFMR, il sistema ferroviario metropolitano che da 15 anni attende di essere attivato.

Opzione Zero ribadisce il potenziamento della ferrovia Mestre-Padova, una delle peggiori tratte ferroviarie d’Italia, e lo spostamento della barriera di Villabona a Dolo con tariffa Mestre-Padova ad 1 euro che consentirebbe anche di riaprire il casello di Dolo in tutte le direzioni e non solo verso Mestre.

Su questi fronti Opzione Zero, assieme alle altre realtà di cittadinanza attiva, continuerà la mobilitazione che si preannuncia sempre più incalzante.

 

COMUNICATO STAMPA

CAV, Regione e ANAS non hanno il coraggio delle loro azioni: attendono le elezioni politiche per aumentare da 0,80 a 2,50 euro il pedaggio per la tratta Mirano-Padova Est, perché sanno benissimo che anche con lo sconto a 1,50-1,60 euro per i pendolari, questi aumenti rimangono una vergogna.

Invece i piani sono già pronti e si tratta di aumenti ingiustificabili che vanno dal 110% al 312%, tanto più se si pensa che CAV SpA al 31 dicembre 2011 faceva registrare un utile netto di oltre 17 milioni di euro, soldi pubblici pagati dai cittadini.

Per Mira Fuori del Comune questi soldi devono essere messi a disposizione della collettività uniformando la tariffa della tratta in questione in basso e non in alto, cioè al massimo a 1 euro, e per arretrare la barriera di Villabona a Roncoduro, dando finalmente piena attuazione agli accordi siglati.

Il capogruppo Mattia Donadel aggiunge di più: “Sulla mobilità è ora di cambiare modello: le società autostradali, seppure con un calo negli ultimi anni, continuano a fare utili milionari. Sono società in gran parte partecipate da enti pubblici, se non addirittura interamente pubbliche come nel caso della CAV. Allora si utilizzino questi utili per migliorare e potenziare il disastrato trasporto pubblico locale, invece di continuare strade su strade”.

Le proteste di comitati e cittadini e le prese di posizione dei Comuni sono servite a rallentare la CAV e a mitigare i suoi propositi iniziali, ma non a bloccare gli aumenti. E’ evidente che a questo punto bisogna intensificare e aumentare il livello delle proteste, un impegno che la lista civica Mira Fuori del Comune e il Movimento Mira 2030 si assumono fin da subito insieme alle altre organizzazioni che su questo problema si sono già attivate.

Intanto il capogruppo Mattia Donadel chiede al Sindaco Alvise Maniero di ribadire con forza a CAV, ANAS e Regione di rispettare gli accordi sul Passante e di accogliere le istanze che provengono dal territorio.

 

Legambiente – Rapporto Pendolaria 2012

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa, Rassegna stampa | 0 Comments

16

gen

2013

Pendolari: 2,9 milioni di cittadini di serie B, meno risorse da Stato e Regioni, tagli e futuro incerto

Blitz in 14 città d’Italia per fermare i tagli: “Servono treni nuovi e più numerosi. Per ridurre inquinamento e congestione puntare a 5 milioni di pendolari al 2020”

Le 10 peggiori linee d’Italia per i pendolari

Rapporto pendolaria 2012

“Fateci uscire dalla preistoria”. E’ lo slogan dei volontari di Legambiente che manifestano oggi insieme ai pendolari di Roma, Padova, Foligno, Pinerolo, Napoli, Viareggio, Lucca, Pistoia, Prato, Firenze, Bologna, Genova, Ancona e Caltagirone. Quattordici appuntamenti in altrettante stazioni d’Italia, dal Veneto alla Sicilia, per sottoporre all’attenzione del governo la situazione di degrado in cui versa il trasporto pendolare: lo stato di abbandono di molte stazioni, la vetustà dei treni, la soppressione delle corse e persino di intere linee (12 in Piemonte!), i ritardi e il conseguente sovraffollamento, l’incertezza dei finanziamenti e del futuro di un settore che interessa quasi tre milioni di cittadini.

Sono infatti 2 milioni 903 mila le persone che, nel nostro paese, ogni mattina prendono il treno per andare a lavorare o a studiare. Ogni sera lo riprendono per tornare a casa. In 90.000 sulla Roma San Paolo-Ostia, in 75.000 sulla Roma Nord-Viterbo, 60.000 sulla Napoli-Torregaveta, 58.000 sulla Milano-Saronno-Lodi, 45.000 sulla Milano-Como-Chiasso, 30.000 sulla Padova-Venezia Mestre, per fare qualche esempio di linee frequentate da più passeggeri dell’Alta Velocità Roma-Milano.

Passeggeri inesistenti, però, nel dibattito pubblico, come mette in evidenza Legambiente nel suo rapporto Pendolaria 2012. Cittadini di serie B per la politica nazionale dei trasporti, che da oltre dieci anni premia la strada a danno della ferrovia come ben dimostra la suddivisione dei finanziamenti della Legge Obiettivo 2002-2012: 71% delle risorse per strade e autostrade, 15% per le ferrovie e 14% per le reti metropolitane. Anche quest’anno, alla crescita costante del numero di pendolari in Italia governo e amministrazioni regionali hanno risposto con tagli ai servizi, aumenti del costo dei biglietti in tutte le regioni e incertezze sugli investimenti, con effetti rilevanti sulla qualità del servizio.

“Serve un vero e proprio cambio di rotta per dare a tre milioni di persone la possibilità di scegliere un treno pulito e puntuale, magari nuovo e veloce – commenta Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – La campagna elettorale si deve occupare di questi temi e al nuovo governo spetterà dare certezze per il futuro del servizio pendolare, in modo da togliere macchine dalle strade e consentire alle famiglie di risparmiare su auto e benzina: una ricetta lungimirante e concreta per i problemi delle città e delle persone. Altro che tagli, si deve puntare a far crescere il trasporto ferroviario pendolare in modo da arrivare a 5 milioni di cittadini trasportati nel 2020”.

Il funzionamento del servizio ferroviario regionale è garantito da finanziamenti statali e regionali. A livello statale nel triennio 2010-2012 la media delle risorse stanziate è diminuita del 22% rispetto al 2007-2009. Il 2009 è, infatti, l’ultimo anno in cui sono state destinati fondi sufficienti a garantire un servizio decoroso. Nel 2011 i tagli effettuati dal governo Berlusconi nei confronti delle regioni hanno comportato una riduzione del 50,7% delle risorse. Il Governo Monti ha coperto in parte il deficit, ma per i prossimi anni le risorse a disposizione non bastano a garantire il servizio attuale ne a permettere investimenti in nuovi treni.

Da oltre dieci anni gli investimenti statali e regionali premiano la strada a danno della ferrovia. Sull’autotrasporto dal 2000 al 2011 sono piovuti a livello nazionale quasi 5 miliardi di euro (4.924,7 milioni) a cui vanno sommati 400 milioni di euro già stanziati per il 2013. Impressionante lo strabismo nel premiare i cantieri delle grandi opere a scapito della mobilità urbana e pendolare che ha accomunato in questi anni i ministri Lunardi, Di Pietro, Matteoli e Passera.

Stessa musica sul fronte delle Regioni dove si destinano ai nuovi progetti autostradali miliardi di euro: strade e autostrade rappresentano il 60% degli stanziamenti complessivi, mentre la somma di ferrovie e metropolitane arriva al 40%.

Alle regioni spetta il compito di definire il contratto di servizio con i gestori dei treni e individuare nel proprio bilancio i capitoli di spesa per aggiungere risorse a quelle statali per potenziare il servizio e per il materiale rotabile (i treni nuovi o riqualificati). Quest’anno si “salva” solo la Provincia di Bolzano – che arriva al 2,4% del proprio bilancio e ha realizzato un ambizioso e frequentatissimo progetto di linee regionali – tutte le altre Regioni hanno investito per i pendolari meno dell’1%. Le peggiori sono Veneto, Lazio, Campania e Piemonte che malgrado l’alto numero di pendolari non arrivano allo 0,3%! La Lombardia, con i suoi 670mila pendolari, non arriva allo 0,5%. Solo Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana sono intervenute individuando e anticipando risorse proprie per evitare che avvenissero negli ultimi due anni tagli drastici e hanno mantenuto nel tempo una certa continuità negli stanziamenti. Interventi tuttavia insufficienti a dare risposte adeguate all’elevato numero di pendolari, e comunque marginali rispetto a quanto previsto per strade e autostrade.

“Non si venga a dire che i bilanci in questi anni non permettevano investimenti maggiori – prosegue Zanchini -. Ben altre risorse sono andate a spese come fiere, rappresentanza e comunicazione, mentre nelle Regioni del Sud si sono addirittura persi decine di miliardi di euro di fondi strutturali. Per non parlare poi del funzionamento della politica come ci hanno raccontato le cronache di questi mesi. E’ una questione di scelte, per migliorare il servizio le regioni dovrebbero investirvi almeno il 5% del proprio bilancio”. E, come dimostrano le esperienze positive di investimenti realizzati in questi anni – dai treni della Val Venosta alla Trento-Malè, dal tram delle Valli di Bergamo a quello di Firenze, fino alla ferrovia recuperata Foggia-Lucera – ovunque si investe e si comprano nuovi treni aumenta enormemente il numero dei pendolari e si tolgono auto dalle strade.

A fronte di questa situazione, i dati europei dimostrano che il ritardo più rilevante nelle infrastrutture non sta nelle autostrade ma nella dotazione di linee metropolitane e di ferrovie urbane. La rete di metropolitane delle nostre città che si sviluppa per 180 chilometri a fronte dei 621 della Germania, i 568 della Spagna, i 552 del Regno. Le nostre ferrovie suburbane si estendono su 595,7 chilometri, rispetto ai 2.033,7 della Germania e ai 1.782,2 del Regno Unito che per dimensione e popolazione è paragonabile al nostro. E i nostri treni pendolari sono tra i più lenti d’Europa: la media per i convogli suburbani è di 35,5 chilometri orari contro i 51,4 della Spagna, i 48 della Germania, i 46,6 della Francia e i 40,6 del Regno Unito. Nelle aree urbane si concentra l’80% della domanda di spostamento delle persone in Italia. Per questo almeno la metà della spesa nazionale e regionale per le opere pubbliche dovrebbe andare alla realizzazione di nuove linee di metropolitane, di tram e del servizio ferroviario pendolare, spostando ai nodi urbani la voce maggioritaria della spesa per le infrastrutture e riscrivendo completamente l’elenco delle 189 opere previste dalla Legge Obiettivo.

Per i prossimi anni, la prima sfida consiste nell’individuare nuove risorse per migliorare il servizio; la seconda nel promuovere innovazione nell’organizzazione del settore garantendo i diritti dei cittadini nell’ambito del processo di liberalizzazione. Secondo Legambiente, per cambiare scenario occorre partire da una domanda molto semplice: che cosa chiedono i pendolari? Chiare e unanimi le risposte: più treni, treni nuovi, treni più veloci sulle linee pendolari. E poi ascolto e confronto, perché come dimostrano le migliori esperienze europee, la partecipazione è un fattore importante per migliorare il servizio e fidelizzare i viaggiatori.

cliccare qui per leggere anche la tabella con i dati

 

 

Cliccare sull’immagine per ingrandirla

COMUNICATO STAMPA

Dopo il presidio e una imponente mail bombing, il Comitato “Opzione Zero” smaschera la bugia della riapertura del casello di Dolo propagandata dal sindaco di Dolo e dall’ex commissario Vernizzi.

Veneto City e Romea Commerciale le cause del traffico di Vetrego.

Mentre all’unanimità il consiglio comunale di Mirano incarica il sindaco di chiedere l’adempimento degli obblighi a carico di Regione e CAV SpA dando attuazione all’arretramento del barriera di Villabona a Dolo liberalizzando la tratta Dolo-Mestre, il sindaco di Dolo, il collaborazione con l’ex commissario Vernizzi, continua da anni a propagandare la beffa della riapertura  del casello di Dolo solo in direzione Mestre.

Il sindaco di Dolo oltre a limitarsi a leggere in consiglio comunale una generica risposta di Cav SpA, che promette vaghi sconti per i residenti, continua a presentare come soluzione un progetto del costo di 12 milioni di euro: una non soluzione che sposterebbe il problema del “tornello” da Vetrego a Roncoduro.

È infatti evidente che un casello solo in direzione Mestre non servirebbe a “smaltire” il traffico tra Veneto City e Padova: se si vuole evitare di continuare a soffocare Vetrego ci sarebbe quindi la necessità della costruzione del casello di Albarea che costerebbe altri 28 milioni di euro.

Nella cartina predisposta si evidenzia in giallo il traffico di attraversamento che ci sarebbe con i due caselli: un auto proveniente da Mestre, per evitare di pagare 3,20 euro del pedaggio per Padova Est, potrebbe uscire al casello “Gottardo-Vernizzi” (pedaggio gratuito), attraversare via Pionca e via Falcone, che secondo i progetti di Veneto City diventerebbero strade a 4 corsie, e quindi rientrare in autostrada tramite il casello di Albarea pagando anche meno degli attuali 80 centesimi.

La realizzazione di Veneto City, con relativo casello di Albarea, comporterebbero dunque il definitivo affossamento della riapertura del casello di Dolo con la beffa di veder anche realizzato al suo posto l’innesto della Romea Commerciale con buona pace dei cittadini della Riviera soffocati tra smog e cemento.

Opzione Zero oltre a continuare la battaglia contro l’aumento del pedaggio ribadisce come unica soluzione, meno costosa e meno devastante per il territorio, lo spostamento della barriera di Villabona a Dolo che permetterebbe la riapertura del casello di Dolo in tutte le direzioni.

 

Nuove tariffe autostradali 2013

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2

gen

2013

Dal 1 gennaio 2013 sono in vigore i preannunciati aumenti sulle tariffe autostradali. Il Passante di Mestre con il 13,55% detiene il record.

Per il momento il pedaggio Dolo / Mirano – Padova Est è stato aumentato da 70 ad 80 centesimi e il pedaggio Mestre – Padova Est è passato da 2,90 a 3,20 euro. Rimane gratuito il tratto Dolo /Mirano – Mestre.

Quindi se dovessero equiparare il pedaggio del casello di Dolo / Mirano a quello di Mestre, pendolari e residenti si troverebbero a pagare un “salasso” maggiore di quanto inizialmente preventivato.

Secondo quanto riportato dall’articolo de La Nuova di Venezia e Mestre di oggi, la nostra protesta grazie alla vostra massiccia adesione ha contribuito a sospendere l’aumento:

” Con una lettera alla Regione, la concessionaria Cav ha chiesto di sospendere l’aumento per questo tratto per trovare una soluzione che vada incontro ai pendolari che hanno chiesto che la tratta Padova-Venezia non costi più di un euro.”

La battaglia è lunga e difficile perché finora si sono lette proposte con sconti attorno al 20 %. Con gli attuali 3,20 euro significherebbe pagare per Dolo / Mirano – Padova Este un pedaggio di 2,50 euro!

Continuiamo ad osservare l’evolversi della situazione e cercheremo di valutare quale possa essere l’iniziativa più efficace per poter contrastare aumenti del pedaggio assolutamente inaccettabili.

Cliccando qui potete leggere il comunicato che abbiamo inviato oggi alla stampa.

Vi consigliamo anche di guardare il servizio RAI TG3 sul sistema ferroviario SFMR che da 15 anni i pendolari stanno ancora aspettano che entri in funzione.
Cogliamo inoltre l’occasione per inviarvi i nostri auguri di Buon 2013!

 

COMUNICATO STAMPA

Il comitato Opzione Zero replica alle dichiarazioni del sindaco Gottardo.

Il comitato Opzione Zero interviene nuovamente sulla questione dell’aumento del pedaggio del casello di Vetrego dopo le dichiarazioni del sindaco di Dolo.

“Se il sindaco Gottardo intende seriamente portare avanti gli interessi del suo territorio – affermano Rebecca Rovoletto e Lisa Causin –  dovrebbe a gran voce chiedere l’arretramento della barriera di Villabona a Dolo per consentire di riaprire completamente il vecchio casello di Dolo e non sprecare denaro per la riapertura parziale del casello solo in direzione di Mestre che porterebbe a spendere altri 28 milioni di euro per costruire l’accesso verso Padova con il nuovo casello di Albarea.”

La barriera di Villabona non è stata spostata a Dolo per il rischio delle colonne di auto che potevano insorgere in caso di saturazione del passante. Con il completamento della terza corsia da Quarto d’Altino a San Donà di Piave non ci sarà più questo problema e lo spostamento della barriera impedirebbe di fatto l’innesto della Romea Commerciale che il sindaco Gottardo dice a parole di non volere a Roncoduro.

Il traffico autostradale in calo del 5 / 8 % indica che anziché investire in altre autostrade inutili e con pedaggi salati è necessario investire sul sistema ferroviario SFMR che dopo 15 anni deve ancora essere avviato. La situazione è presentata chiaramente nell’inchiesta di Legambiente uscita qualche settimana fa: la tratta ferroviaria Padova-Venezia, utilizzata da tantissimi pendolari che preferiscono spostarsi in treno anziché in auto, si è classificata tra le 10 peggiori d’Italia.

La lettera di CAV SpA inviata al Sindaco di Dolo e letta durante il consiglio comunale del 20 dicembre è l’ennesima farsa: l’aumento da 70 centesimi ad oltre 2 euro va ben oltre le percentuali di aumento del pedaggio dell’intera rete nazionale autostradale. Per Opzione Zero, non ci si può accontentare di avere prezzi calmierati  per i residenti perché se saranno confermate le voci che prevedono sconti attorno al 20 %, i cittadini della Riviera pagheranno un pedaggio comunque salato confrontato con gli attuali 80 centesimi.

La soluzione proposta è invece semplice:  uniformare la tariffa in basso invece che in alto, fissando il pedaggio ad 80 centesimi o al massimo ad 1 euro su tutta la tratta Padova Est – Mestre.


La salassata preannunciata da CAV SpA per colpire i cosiddetti furbetti del tornello di Vetrego per ora non c’è stata, ma intanto la società autostradale si prende avanti, e con la complicità del Governo Monti, ha già applicato da ieri un aumento su tutta la rete di competenza di oltre il 13%.

Per Mira Fuori del Comune si tratta di una beffa intollerabile, perché se dovesse ora scattare anche l’operazione anti-tornello, i pendolari si troverebbero a pagare ancora di più di quanto inizialmente preventivato, con buona pace degli sconti promessi dall’Assessore Renato Chisso e dalla CAV.

“Al di là dei buoni auspici il 2013 inizia sotto lo stesso segno dell’anno appena trascorso, e cioè continuando a scaricare i costi della crisi su chi è già in grave difficoltà – afferma il capogruppo di MFC Mattia Donadel – e su questa specifica vicenda le amministrazioni della Riviera e del Miranese sbagliano ad attestarsi sulla richiesta di un semplice sconto per i pendolari”.

Infatti CAV SpA è una società pubblica che registra utili milionari ogni anno, quindi il problema del tornello può essere risolto in prima battuta uniformando la tariffa in basso invece che in alto, fissandola a 0,70 cent o al massimo 1 euro su tutta la tratta Padova-Mestre.

Inoltre per Mira Fuori del Comune ciò che è più importante è che i Sindaci, a cominciare da quelli di Mira, Dolo e Mirano, richiedano subito e con forza l’arretramento della barriera di Villabona a Roncoduro, così come previsto dagli accordi sul Passante. D’altra parte l’aumento dei pedaggi, oltre a penalizzare i pendolari, sta già provocando uno spostamento dei flussi di traffico sulla rete stradale locale e in particolare sulla SR 11, con gravi ripercussioni per quanto riguarda traffico, inquinamento e salute dei cittadini.

Il capogruppo Donadel poi rilancia: “ La vera sfida da giocare è fare in modo che gli utili milionari delle società autostradali a parziale o completa partecipazione pubblica, attualmente re-investiti in opere stradali inutili e devastanti (come la camionabile sull’idrovia o il nuovo casello di Albarea) al fine di prolungare le concessioni, vengano invece impiegati per migliorare e potenziare il trasporto pubblico regionale, a cominciare dalla SFMR che aspettiamo da 20 anni”.

 

Una delegazione del Comitato NoGrandiNavi – Laguna Bene Comune ha depositato il 19 dicembre 2012 alle ore 17 presso la Sede UNESCO di Venezia la Petizione Popolare  “FUORI DALLA LAGUNA LE NAVI INCOMPATIBILI”  sottoscritta da 12.565 persone (2.514 firme raccolte sul sito petizionionline ; 10.051 firme raccolte nei gazebo itineranti a Venezia, Mestre e Marghera) .
Il testo della petizione ed il plico con le firme delle persone firmatarie verranno, a cura degli uffici, inviati alla sede centrale UNESCO di Parigi.
Dopo aver depositato la Petizione Popolare la delegazione del Comitato ha partecipato al convegno di  presentazione del Piano di Gestione del Sito Unesco “Venezia e la sua laguna”;
abbiamo presentato  e consegnato ai partecipanti del dibattito che è seguito il testo della Petizione  e abbiamo chiesto che i contenuti di questa Petizione vengano presi in considerazione e inseriti nel Piano di Gestione del Sito Unesco “Venezia e la sua laguna”;

Nelle prossime settimane la Petizione Popolare verrà consegnata a tutti gli altri enti ed istituzioni che hanno competenze in materia.

Petizione Popolare – FUORI DALLA LAGUNA LE NAVI INCOMPATIBILI

Le GRANDI NAVI DA CROCIERA inquinano ciascuna come 14 mila automobili e compromettono la salute dei cittadini, quelli di oggi e soprattutto quelli di domani
Le GRANDI NAVI DA CROCIERA  per le loro abnormi dimensioni mettono a rischio la sicurezza della città e la sopravvivenza della laguna
Le GRANDI NAVI DA CROCIERA non portano benessere, arricchiscono solo chi specula su un turismo insostenibile e aggravano l’impoverimento della città di residenti e servizi trasformandola in una Disneyland
Il Decreto dei Ministri dei Trasporti e dell’Ambiente del 2 marzo 2012  vieta il transito nel canale di San Marco e nel canale della Giudecca  delle navi di stazza lorda superiore alle 40.000 tonnellate ma l’applicazione di questo divieto viene rinviata a tempi futuri indefiniti, quando “saranno praticabili vie di navigazione alternative a quelle vietate”

NOI VOGLIAMO

    che si affrontino subito le soluzioni alternative definitive senza ipotizzare costose e devastanti soluzioni provvisorie. Per ragioni di sicurezza, di salute pubblica e di difesa dell’ecosistema lagunare si vieti immediatamente l’accesso in laguna delle navi al di sopra delle 40.000 tonnellate di stazza lorda.
che contemporaneamente vengano avviate le procedure per l’estromissione definitiva di quelle navi che studi autorevoli e indipendenti, da avviarsi immediatamente, dichiareranno incompatibili col benessere della città e col recupero morfologico della laguna, compromesso dalle eccessive  sezioni alle bocche di porto e da canali troppo larghi e profondi.
che venga installata una rete di centraline Arpav per rilevare la qualità dell’aria a Venezia Centro storico e nelle isole.
che vengano emanati con urgenza provvedimenti cautelativi in difesa della salute pubblica come l’obbligo per tutte le navi in movimento all’interno della laguna di usare carburanti con contenuti di zolfo inferiore allo 0,1%; l’obbligo di utilizzare le migliori tecnologie per ridurre al massimo la produzione ed emissione di inquinanti; la possibilità  di utilizzare gli apparati radar solo in caso di nebbia per le navi in movimento; l’elettrificazione di tutte le banchine d’ormeggio nella laguna di Venezia.
che il sindaco (responsabile per legge della salute) promuova con l’Ulss12 veneziana un’indagine sulla salute dei cittadini in connessione con il crocerismo .
che si stabilisca una soglia totale di sostenibilità giornaliera turistica, e che anche al crocerismo ne venga assegnata una quota invalicabile.

 

Risposta dell’Anas alle mail di protesta e proposta

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa | 0 Comments

20

dic

2012

L’ Anas sta rispondendo alle mail di protesta e proposta comunicando che le richieste vanno inviate direttamente alla CAV S.p.A, perché le attività di concedente e quelle di vigilanza sulle concessionarie autostradali, per le autostrade a pedaggio, precedentemente esercitate dall’Ispettorato di Vigilanza Concessioni Autostradali dell’Anas SpA, sono state trasferite al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.

Chi ha aderito all’iniziativa non deve fare nulla in quanto le mail che sono state inviate tramite il nostro sito web erano indirizzate anche alla CAV S.p.A e a Corrado Passera (Ministro Infrastrutture e Trasporti).

Se non ci dovessero essere riscontri positivi alle nostre richieste, saranno fatte ulteriori iniziative. 

 

Copia delle mail che sono state inviate tramite il nostro sito web

Presidente Regione Veneto L. Zaia, Assessore R. Chisso, Commissario S. Vernizzi

Consiglio di amministrazione di CAV S.p.A.
Consiglio di amministrazione di ANAS

Ministro Infrastrutture e trasporti Corrado Passera

per conoscenza:

Alla Corte dei Conti del Veneto
Ai Sindaci di Dolo e Mirano

Il problema del “tornello” presso il casello autostradale di Vetrego va risolto perché crea inquinamento e intasamento della viabilità locale. Come soluzione la società concessionaria CAV SpA, (ANAS-Regione Veneto) vuole incrementare il pedaggio autostradale Mirano-Padova Est, equiparandolo alla tratta Mestre-Padova Est con un aumento assolutamente spropositato rispetto agli attuali 70 centesimi.
Tutto questo è inaccettabile perché significa penalizzare pesantemente e ancora una volta cittadini e lavoratori che già devono fare i conti con la crisi. L’ aumento è tanto più inaccettabile se si tiene conto che CAV SpA nel 2011 ha incassato la ragguardevole cifra di 17 milioni di euro di utile, soldi pubblici.
CAV inoltre è inadempiente rispetto agli accordi sul Passante perché non ha proceduto ad arretrare la barriera di Villabona a Roncoduro, nonostante proprio nell’area di Roncoduro siano già stati spesi milioni di euro pubblici per realizzare rilevanti opere stradali in previsione della riapertura dell’accesso autostradale di Dolo.

Chiedo quindi che:
– Per risolvere il problema del “tornello” a Vetrego si utilizzino gli utili di CAV SpA per uniformare la tariffa in basso invece che in alto, fissando il pedaggio a 70 centesimi o al massimo ad 1 euro su tutta la tratta Padova Est – Mestre.
– Venga stralciato il progetto del nuovo casello di Albarea del costo di 28 milioni di euro e venga invece liberalizzato il tratto Dolo-Mestre arretrando la barriera di Villabona, così come previsto dagli accordi sul Passante (Delibera CIPE n. 80 del 7 novembre 2003);
– Si utilizzi una quota significativa degli utili di CAV SpA per migliorare e potenziare il trasporto pubblico locale a cominciare dal sistema di metropolitana di superficie (SFMR)

Distinti Saluti

 

 

 

 

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