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Terna ha annunciato in questi giorni l’inizio dei  lavori per l’elettrodotto Dolo – Camin: una nuova linea elettrica area da 380.000 volt lunga ben 15 km. Anche in questo caso, si manifesta lo stesso modus operandi comune alle grandi  opere venete: l’imposizione autoritaria dall’alto di nuove infrastrutture. Governo e Giunta Regionale ignorano e calpestano le comunità locali dando il via libera alla soluzione aerea dell’elettrodotto, senza nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di interramento chiesto a gran voce dai comitati, dai sindaci e dai cittadini.

L’interramento della linea porterebbe non solo all’eliminazione dell’impatto sul paesaggio ma, cosa ben più importante, alla notevole riduzione di inquinamento ambientale in direzione di una maggiore tutela della salute pubblica, ispirata se non altro dal principio di precauzione. Tanto più grave il fatto che l’elettrodotto aereo, nei funesti progetti regionali, dovrebbe affiancarsi alla Camionabile: gli impatti dovuti alla perdita di biodiversità, al consumo di  suolo, al deprezzamento dei valori immobiliari, alle ricadute socio-economiche, al rischio per la salute pubblica e alla deturpazione del  paesaggio potrebbero  dunque essere doppi.

Ma come al solito non è il buon senso ed il bene comune a dettare le regole della pianificazione e della gestione del territorio, bensì il mero conto economico: in una situazione di totale monopolio, infatti, Terna punta al risparmio sulla pelle dei cittadini. A ciò si aggiunge che si è in attesa di una sentenza del Consiglio di Stato che non si è ancora pronunciato sulla fattibilità dell’infrastruttura in modalità aerea.

In occasione della Settimana dell’Ambiente Veneto 2013 gli uffici regionali annunciano in un comunicato stampa “Vieni a vedere quanta strada stiamo facendo insieme per garantire al Veneto un futuro eco-sostenibile”. Noi ci sentiamo di suggerire con cognizione di causa “Guardate che quella intrapresa è la strada sbagliata: la strada giusta è quella che guarda alla salute dei cittadini e al rispetto dell’ambiente e non agli interessi economici di pochi!”

 

C.S. Op.Zero 16/02/2013 – Le regole e i paraventi

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa | 0 Comments

16

feb

2013

COMUNICATO STAMPA: Le regole e i paraventi

Non c’è cittadino italiano che non sappia delle leggi ad personam ,a cui ci hanno abituato da decenni; ma forse non tutti sanno che esistono leggi “ad operam” che parimenti impediscono le normali procedure amministrative che regolano le opere pubbliche.

In Italia, le maggiori devastazione territoriali avvengono “a norma di legge”, specie con leggi che – come la famigerata Legge Obiettivo del 2001 – dietro gli altisonanti termini di “strategicità”, “urgenza” e “utilità” nascondono i più indegni attacchi ai territori e alle popolazioni, imponendo autoritariamente opere gigantesche, inutili e costose. A prevaricare poi sulle regole democratiche ci si mette pure la figura del “commissario”, funzionario ubiquo e onnipresente, come direbbe Carlo Emilio Gadda.

Leggi speciali, regime emergenziale e commissari straordinari nominati per decreto sono la prassi veneta evidenziata ancora una volta dalla trasmissione di ieri di “Codice a barre” andata in onda su RAI 3 e che ha visto ospiti Lanfranco Tarabini (Comitati Difesa Salute Territorio), portavoce dei comitati contro la Pedemontana Veneta, e il super-commissario Silvano Vernizzi, braccio operativo delle politiche qualunquemente asfaltatrici della Regione Veneto.

Anche in questa occasione, il plenipotenziario dell’apparato regionale alle infrastrutture impone le regole del gioco e pretende, all’ultimo momento, il taglio del servizio video con le legittime proteste dei cittadini che si oppongono all’autostrada. Poi, come sempre assistiamo in questi casi, si paraventa dietro a leggi (ma fatte da chi e in che modo?) e pareri delle avvocature per eludere le vere questioni di merito, ben evidenziate dai comitati CDST: false emergenze, sottrazione di potere alle amministrazioni locali, accelerazione negli espropri dei terreni, lievitazione dei costi da 300 ml a 2.5 mld di euro, mancanza di trasparenza e pubblicità degli atti…

i comitati CDST e ai cittadini di quella martoriata e vicina parte del Veneto va tutto il nostro appoggio. Mentre al commissario, che si appella alle direttive europee, ricordiamo la Convenzione di Aarhus (siglata nel 1998, approvata a nome della Comunità europea mediante la decisione 2005/370/CE del Consiglio) secondo cui il pubblico interessato deve poter partecipare al processo decisionale sin dall’inizio, vale a dire dal momento in cui tutte le alternative sono ancora praticabili e deve, a tal fine, poter consultare gratuitamente tutte le informazioni rilevanti per opere ad elevato impatto ambientale. Ma questa forse al commissario è sfuggita…

 

A fronte di una sempre crescente pressione e richiesta di pronunciamento e risoluzione, il governo regionale si preoccupa più delle poltrone romane che dei cittadini a cui deve una risposta da mesi. Cav e Regione approfittano della campagna elettorale per continuare a tergiversare ed eludere la questione, consapevoli che la soluzione che vogliono attuare è completamente inaccettabile per i cittadini e potrebbe condizionarne il voto.

 

GAZZETTINO 11 FEBBRAIO 2013

STANGATA IN AUTOSTRADA POST – ELEZIONI

TARIFFA – Manca ancora l’accordo sullo sconto pendolari. Il Comitato di Vetrego minaccia il blocco della rotonda

MIRANO – Tutto come previsto: la «stangata» probabilmente arriverà, ma solamente dopo le elezioni. Le nuove tariffe autostradali, decise da Cav con il benestare della giunta regionale, saranno applicate da fine marzo e in ogni caso dopo la tornata elettorale del 24-25 febbraio. Una tempistica che eviterebbe polemiche e cali di consensi proprio alla vigilia del voto. Il piano è noto: per risolvere il nodo degli ingorghi al casello di Mirano-Dolo (dove i pendolari della tratta Mestre-Padova escono e rientrano per godere del pedaggio gratuito tra Mestre e Mirano), Cav punta ad uniformare le due tariffe. Mestre-Padova e Mirano-Padova costeranno dunque lo stesso, si parla di 2.50 euro: una buona notizia per i pendolari mestrini (che attualmente pagano 3.20 per andare a Padova Est), una stangata per chi attualmente per la tratta Mirano-Padova paga 80 cent. Il malumore è già nell’aria e, prevedendo forti contestazioni, Cav e Regione stanno studiando sconti ad hoc per i pendolari, che utilizzando il telepass pagherebbero circa un euro in meno. Il piano sembrerebbe pronto, ma di ufficiale non c’è ancora nulla. «Stiamo lavorando» si è limitato a dichiarare l’assessore regionale Renato Chisso. E i cittadini aspettano.
Il Comune di Mirano si attendeva una risposta nel mese di gennaio. I sindaci di Mirano e Mira si dichiarano disponibili a un vertice congiunto con dirigenti Cav e sindaco di Dolo. «La nostra posizione non cambia, attendiamo risposte: speriamo che Cav stia lavorando per istituire tariffe accessibili ai cittadini» commenta il sindaco di Mirano, Pavanello.
Ma la protesta è dietro l’angolo: «Avevamo detto che se il problema degli ingorghi al tornello non fosse stato risolto entro il 1. Marzo ci saremmo fatti sentire – fa sapere il comitato “Pensionati e Casalinghe” di Vetrego – lo confermiamo: arriveremo al blocco della rotonda dell’autostrada».

Gabriele Pipia

 

Un milione di firme per l’acqua come diritto umano!

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa | 0 Comments

12

feb

2013

Ieri abbiamo raggiunto un milione di firme per l’ACQUA come DIRITTO UMANO in Europa!
Ma in Italia dobbiamo continuare a firmare perché non abbiamo ancora raggiunto un numero sufficiente di firme italiane per far passare l’iniziativa. Sappiamo che nel Blueprint (“libro blu”, un documento d’indirizzo politico) ci sono chiare indicazioni per la privatizzazione di acqua e servizi pubblici in tutta Europa! FIRMA e FAI FIRMARE ONLINE con un documento di identità su questo sito! Ci vogliono pochi minuti!

Clicca qui per firmare

 

C.S. Op.ZERO 11/02/13 – Prima Assemblea Annuale

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa | 0 Comments

11

feb

2013

Venerdì 8 febbraio si è tenuta la prima assemblea annuale del comitato Opzione Zero, in cui sono stati invitati tutti i cittadini attivisti e simpatizzanti.

L’iniziativa, la prima di altre che saranno organizzate, ha voluto offrire un’occasione di incontro con le persone e le altre realtà presenti in zona, impegnate sui temi della tutela del territorio, dei beni comuni e della democrazia.

La serata ha permesso al comitato di presentarsi ripercorrendo la sua storia, iniziata nel 2004 sulla specifica vertenza della Romea Commerciale, poi proseguita all’interno del coordinamento CAT fino al 2012, con le numerose battaglie territoriali – Veneto City, Camionabile, Polo Logistico, Elettrodotto, ecc. Dall’inizio dell’anno, infatti, Opzione Zero non aderisce più al coordinamento CAT e si sta sviluppando in piena autonomia e in continuità con quanto fatto sinora.

Opzione Zero ha chiarito la sua natura di comitato territoriale, a presidio della Riviera del Brenta e impegnato sulle battaglie che la riguardano, esulando però dalla stretta logica nimby: da un lato guardando a quanto sta succedendo nell’intero territorio Veneto e oltre – per “leggere” in modo più completo e corretto le vicende locali – dall’altro, intessendo relazioni e costruzione di iniziative con realtà simili, con le quali condividere metodi e obiettivi, allo scopo di aumentare l’efficacia e l’incisività delle azioni.

Da questo momento Opzione Zero intende allargare la partecipazione alle proprie riunioni a tutti quanti avranno il tempo, la voglia e la curiosità di prendervi parte (facendo richiesta di inserimento alla mailing list info@opzionezero.org) e di cominciare assieme a noi un bel percorso di attivismo propositivo, che contrasti i continui attacchi al territorio e alle comunità e che, al contempo, costruisca  nuove pratiche di partecipazione collettiva alla vita della Riviera.

 

COMUNICATO STAMPA

IL COMITATO OPZIONE ZERO REPLICA ALLE DICHIARAZIONI DELL’ASSESSORE REGIONALE RENATO CHISSO

La debolezza delle argomentazioni di chi sostiene la Roma Commerciale (Orte-Mestre) è ben evidenziata nelle parole dell’assessore regionale Chisso, apparse sui giornali, che si limitano a spot propagandistici su fattibilità e necessità della nuova autostrada.

Emblematico, in proposito, l’annullamento ieri sera del convegno sulla Orte-Mestre in programma per il 2 febbraio a Ravenna. Anche lì, la fragilità della politica si è manifestata nell’incapacità degli amministratori di sostenere un confronto di merito sull’opera, preferendo tirarsi indietro su due piedi, di fronte al coordinamento nazionale contro la Orte-Mestre, Rete Stop OR-ME, cui anche Opzione Zero aderisce.

Da luglio 2012 e per 4 mesi, Ciaccia e Passera hanno proclamato l’imminente approvazione della Romea Commerciale. Ma il tentativo di arrembaggio si è fermato a un pre-CIPE, trovando l’ostacolo del Ministero dell’Economia, ben prima delle dimissioni del governo. Perché? “Problema tecnico”, dicono i ‘tecnici’, ma di che natura? Proprio economica, infatti la questione era, ed è tutt’ora, l’impossibilità di trovare un accordo tra Ministero delle Infrastrutture e quello dell’Economia per finanziare l’opera. Il piano economico-finanziario è un fantasma che non si mostra poiché proverebbe l’insostenibilità della Romea.

La Orte-Mestre è un progetto vecchio del 2001, travolto come tutte le grandi opere europee dalla crisi economica e dimostratamente inutile, se non per avvantaggiare le lobby del cemento che fanno profitti sulle opere in project finance. L’ulteriore truffa che sarà applicata alla Orte-Mestre si chiama project bond. Si tratta di obbligazioni garantite e coperte dalla Cassa Depositi e Prestiti con i soldi del risparmio postale.

Evidentemente, per  l’assessore Chisso l’opera è finanziariamente solida perché pagata dai cittadini risparmiatori, con gli stessi stratagemmi che abbiamo visto per il Passante di Mestre e che stanno portando ai noti aumenti dei pedaggi per coprire i buchi di bilancio. Il fatto incontrovertibile è che queste opere non stanno in piedi da sole e il 44% sono ferme al palo (dati ANCE) per problemi economici.

Questa classe politica deve smettere di mascherare dietro ai termini vuoti di ‘sviluppo’ e ‘crescita’ scelte devastanti, non solo sotto i profili ambientale e territoriale ma anche sotto quello economico, che scaricano sulle tasche dei cittadini i debiti contratti dalle lobby affaristiche.

 

Gli utili di CAV SpA vengano utilizzati per la messa in sicurezza della Statale Romea, per la manutenzione delle strade esistenti e per la realizzazione concreta del SFMR.

E’ di sabato 18 gennaio 2013 l’ennesimo grave incidente sulla statale Romea che, secondo l’ACI, è la strada più pericolosa d’Italia con una media di 1,70 incidenti a Km e di 0,10 morti per Km.

La pericolosità della SS309 è l’ulteriore faccia delle logiche speculative che stanno alla base delle scelte politiche di questa Regione. L’irresponsabile disegno strategico regionale in materia di mobilità sta erodendo, bloccando e distogliendo risorse che dovrebbero servire proprio per rispondere alle numerose emergenze, prima fra tutte quella della sicurezza dei cittadini.

E infatti tutto si ricollega: la Statale Romea è gestita dall’Anas che, assieme alla Regione Veneto ha costituito la CAV SpA, gestore del Passante e dell’autostrada Mestre-Padova e oggetto delle nostre proteste per i vergognosi aumenti dei pedaggi. CAV – che nel 2011 ha incassato 17 milioni di euro di utile – oltre a rimborsare all’ANAS le somme anticipate per la costruzione del Passante di Mestre, ha il compito di destinare le risorse per ulteriori investimenti di infrastrutture nel Veneto.

Opzione Zero sostiene, allora, che la soluzione è sotto agli occhi e a portata di mano: gli utili di CAV SpA vengano utilizzati per la messa in sicurezza della Statale Romea, per la manutenzione delle strade esistenti e per la realizzazione concreta del SFMR, il sistema ferroviario metropolitano che da 15 anni attende di essere messo in funzione. E venga subito e contestualmente, dirottato il traffico pesante sulla rete autostradale esistente, a partire dalla A13. Tutto questo può essere realizzato in tempi rapidi e con una spesa limitata.

Se non si procederà con queste azioni sensate e immediatamente attuabili sarà chiaro l’intento di ANAS e Regione Veneto di mantenere irresponsabilmente tale situazione di pericolo per giustificare la costruzione della Romea Commerciale. In media il traffico sulla Romea è diminuito a circa 15-18.000 veicoli/giorno, ciò che è aumentato è la percentuale di mezzi pesanti (ora al 30%). Quindi non è affatto vero che un’altra autostrada come la Romea Commerciale è necessaria e potrà risolvere i problemi, perché non solo l’attuale Romea rimarrà ugualmente insicura, ma sarà ancor meno manutentata e il trasporto pesante continuerà a preferirla perché gratuita.

Opzione Zero ribadisce dunque che si deve cominciare finalmente ad attuare una mobilità diversa come unico modo per assicurare i necessari parametri di sicurezza, di equità, di qualità della vita e di salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo.

 

C.S. Op.Zero – 18/01/13 – Raggirati e bastonati

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa | 0 Comments

18

gen

2013

COMUNICATO STAMPA

Per il comitato Opzione Zero rimangono inaccettabili gli aumenti del pedaggio e ridicoli gli sconti

Dopo la massiccia adesione al mail-bombing promosso a dicembre dal comitato Opzione Zero nel quale, come prima istanza, si chiedeva con buonsenso di uniformare la tratta Mestre-Padova al massimo ad 1 euro, l’assessore regionale ai trasporti Renato Chisso per risolvere il problema del tornello di Vetrego propone di applicare un pedaggio di 2,5 euro. Quindi alla tariffa Dolo/Mirano – Padova Est, che attualmente è di 80 centesimi sarebbe applicato un aumento del 212,5%.

Oltre al danno la beffa in quanto lo sconto che CAV SpA intende applicare ai pendolari sarebbe di solo 1 euro, mantenendo comunque un aumento dell’ 87,5%. Con l’ovvia conseguenza di aumentare il traffico già sofferente sulla viabilità locale, lo smog e l’inquinamento.

CAV SpA applicherebbe i pedaggi come se la barriera di Villabona fosse stata spostata a Dolo ma senza la reale accessibilità di una tangenziale in quanto i caselli continuano ad essere presenti.

In un periodo di grave e persistente crisi economica, si continua a tartassare i pendolari senza ricercare soluzioni che vanno alla radice del problema, come una valida alternativa all’auto.

La strada maestra è quella da più parti sollecitata di ripensare al modello di mobilità, cominciando a dirottare gli utili di CAV – che nel 2011 ha incassato 17 milioni di euro di soldi pubblici – sulla SFMR, il sistema ferroviario metropolitano che da 15 anni attende di essere attivato.

Opzione Zero ribadisce il potenziamento della ferrovia Mestre-Padova, una delle peggiori tratte ferroviarie d’Italia, e lo spostamento della barriera di Villabona a Dolo con tariffa Mestre-Padova ad 1 euro che consentirebbe anche di riaprire il casello di Dolo in tutte le direzioni e non solo verso Mestre.

Su questi fronti Opzione Zero, assieme alle altre realtà di cittadinanza attiva, continuerà la mobilitazione che si preannuncia sempre più incalzante.

 

COMUNICATO STAMPA

CAV, Regione e ANAS non hanno il coraggio delle loro azioni: attendono le elezioni politiche per aumentare da 0,80 a 2,50 euro il pedaggio per la tratta Mirano-Padova Est, perché sanno benissimo che anche con lo sconto a 1,50-1,60 euro per i pendolari, questi aumenti rimangono una vergogna.

Invece i piani sono già pronti e si tratta di aumenti ingiustificabili che vanno dal 110% al 312%, tanto più se si pensa che CAV SpA al 31 dicembre 2011 faceva registrare un utile netto di oltre 17 milioni di euro, soldi pubblici pagati dai cittadini.

Per Mira Fuori del Comune questi soldi devono essere messi a disposizione della collettività uniformando la tariffa della tratta in questione in basso e non in alto, cioè al massimo a 1 euro, e per arretrare la barriera di Villabona a Roncoduro, dando finalmente piena attuazione agli accordi siglati.

Il capogruppo Mattia Donadel aggiunge di più: “Sulla mobilità è ora di cambiare modello: le società autostradali, seppure con un calo negli ultimi anni, continuano a fare utili milionari. Sono società in gran parte partecipate da enti pubblici, se non addirittura interamente pubbliche come nel caso della CAV. Allora si utilizzino questi utili per migliorare e potenziare il disastrato trasporto pubblico locale, invece di continuare strade su strade”.

Le proteste di comitati e cittadini e le prese di posizione dei Comuni sono servite a rallentare la CAV e a mitigare i suoi propositi iniziali, ma non a bloccare gli aumenti. E’ evidente che a questo punto bisogna intensificare e aumentare il livello delle proteste, un impegno che la lista civica Mira Fuori del Comune e il Movimento Mira 2030 si assumono fin da subito insieme alle altre organizzazioni che su questo problema si sono già attivate.

Intanto il capogruppo Mattia Donadel chiede al Sindaco Alvise Maniero di ribadire con forza a CAV, ANAS e Regione di rispettare gli accordi sul Passante e di accogliere le istanze che provengono dal territorio.

 

Legambiente – Rapporto Pendolaria 2012

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa, Rassegna stampa | 0 Comments

16

gen

2013

Pendolari: 2,9 milioni di cittadini di serie B, meno risorse da Stato e Regioni, tagli e futuro incerto

Blitz in 14 città d’Italia per fermare i tagli: “Servono treni nuovi e più numerosi. Per ridurre inquinamento e congestione puntare a 5 milioni di pendolari al 2020”

Le 10 peggiori linee d’Italia per i pendolari

Rapporto pendolaria 2012

“Fateci uscire dalla preistoria”. E’ lo slogan dei volontari di Legambiente che manifestano oggi insieme ai pendolari di Roma, Padova, Foligno, Pinerolo, Napoli, Viareggio, Lucca, Pistoia, Prato, Firenze, Bologna, Genova, Ancona e Caltagirone. Quattordici appuntamenti in altrettante stazioni d’Italia, dal Veneto alla Sicilia, per sottoporre all’attenzione del governo la situazione di degrado in cui versa il trasporto pendolare: lo stato di abbandono di molte stazioni, la vetustà dei treni, la soppressione delle corse e persino di intere linee (12 in Piemonte!), i ritardi e il conseguente sovraffollamento, l’incertezza dei finanziamenti e del futuro di un settore che interessa quasi tre milioni di cittadini.

Sono infatti 2 milioni 903 mila le persone che, nel nostro paese, ogni mattina prendono il treno per andare a lavorare o a studiare. Ogni sera lo riprendono per tornare a casa. In 90.000 sulla Roma San Paolo-Ostia, in 75.000 sulla Roma Nord-Viterbo, 60.000 sulla Napoli-Torregaveta, 58.000 sulla Milano-Saronno-Lodi, 45.000 sulla Milano-Como-Chiasso, 30.000 sulla Padova-Venezia Mestre, per fare qualche esempio di linee frequentate da più passeggeri dell’Alta Velocità Roma-Milano.

Passeggeri inesistenti, però, nel dibattito pubblico, come mette in evidenza Legambiente nel suo rapporto Pendolaria 2012. Cittadini di serie B per la politica nazionale dei trasporti, che da oltre dieci anni premia la strada a danno della ferrovia come ben dimostra la suddivisione dei finanziamenti della Legge Obiettivo 2002-2012: 71% delle risorse per strade e autostrade, 15% per le ferrovie e 14% per le reti metropolitane. Anche quest’anno, alla crescita costante del numero di pendolari in Italia governo e amministrazioni regionali hanno risposto con tagli ai servizi, aumenti del costo dei biglietti in tutte le regioni e incertezze sugli investimenti, con effetti rilevanti sulla qualità del servizio.

“Serve un vero e proprio cambio di rotta per dare a tre milioni di persone la possibilità di scegliere un treno pulito e puntuale, magari nuovo e veloce – commenta Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – La campagna elettorale si deve occupare di questi temi e al nuovo governo spetterà dare certezze per il futuro del servizio pendolare, in modo da togliere macchine dalle strade e consentire alle famiglie di risparmiare su auto e benzina: una ricetta lungimirante e concreta per i problemi delle città e delle persone. Altro che tagli, si deve puntare a far crescere il trasporto ferroviario pendolare in modo da arrivare a 5 milioni di cittadini trasportati nel 2020”.

Il funzionamento del servizio ferroviario regionale è garantito da finanziamenti statali e regionali. A livello statale nel triennio 2010-2012 la media delle risorse stanziate è diminuita del 22% rispetto al 2007-2009. Il 2009 è, infatti, l’ultimo anno in cui sono state destinati fondi sufficienti a garantire un servizio decoroso. Nel 2011 i tagli effettuati dal governo Berlusconi nei confronti delle regioni hanno comportato una riduzione del 50,7% delle risorse. Il Governo Monti ha coperto in parte il deficit, ma per i prossimi anni le risorse a disposizione non bastano a garantire il servizio attuale ne a permettere investimenti in nuovi treni.

Da oltre dieci anni gli investimenti statali e regionali premiano la strada a danno della ferrovia. Sull’autotrasporto dal 2000 al 2011 sono piovuti a livello nazionale quasi 5 miliardi di euro (4.924,7 milioni) a cui vanno sommati 400 milioni di euro già stanziati per il 2013. Impressionante lo strabismo nel premiare i cantieri delle grandi opere a scapito della mobilità urbana e pendolare che ha accomunato in questi anni i ministri Lunardi, Di Pietro, Matteoli e Passera.

Stessa musica sul fronte delle Regioni dove si destinano ai nuovi progetti autostradali miliardi di euro: strade e autostrade rappresentano il 60% degli stanziamenti complessivi, mentre la somma di ferrovie e metropolitane arriva al 40%.

Alle regioni spetta il compito di definire il contratto di servizio con i gestori dei treni e individuare nel proprio bilancio i capitoli di spesa per aggiungere risorse a quelle statali per potenziare il servizio e per il materiale rotabile (i treni nuovi o riqualificati). Quest’anno si “salva” solo la Provincia di Bolzano – che arriva al 2,4% del proprio bilancio e ha realizzato un ambizioso e frequentatissimo progetto di linee regionali – tutte le altre Regioni hanno investito per i pendolari meno dell’1%. Le peggiori sono Veneto, Lazio, Campania e Piemonte che malgrado l’alto numero di pendolari non arrivano allo 0,3%! La Lombardia, con i suoi 670mila pendolari, non arriva allo 0,5%. Solo Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana sono intervenute individuando e anticipando risorse proprie per evitare che avvenissero negli ultimi due anni tagli drastici e hanno mantenuto nel tempo una certa continuità negli stanziamenti. Interventi tuttavia insufficienti a dare risposte adeguate all’elevato numero di pendolari, e comunque marginali rispetto a quanto previsto per strade e autostrade.

“Non si venga a dire che i bilanci in questi anni non permettevano investimenti maggiori – prosegue Zanchini -. Ben altre risorse sono andate a spese come fiere, rappresentanza e comunicazione, mentre nelle Regioni del Sud si sono addirittura persi decine di miliardi di euro di fondi strutturali. Per non parlare poi del funzionamento della politica come ci hanno raccontato le cronache di questi mesi. E’ una questione di scelte, per migliorare il servizio le regioni dovrebbero investirvi almeno il 5% del proprio bilancio”. E, come dimostrano le esperienze positive di investimenti realizzati in questi anni – dai treni della Val Venosta alla Trento-Malè, dal tram delle Valli di Bergamo a quello di Firenze, fino alla ferrovia recuperata Foggia-Lucera – ovunque si investe e si comprano nuovi treni aumenta enormemente il numero dei pendolari e si tolgono auto dalle strade.

A fronte di questa situazione, i dati europei dimostrano che il ritardo più rilevante nelle infrastrutture non sta nelle autostrade ma nella dotazione di linee metropolitane e di ferrovie urbane. La rete di metropolitane delle nostre città che si sviluppa per 180 chilometri a fronte dei 621 della Germania, i 568 della Spagna, i 552 del Regno. Le nostre ferrovie suburbane si estendono su 595,7 chilometri, rispetto ai 2.033,7 della Germania e ai 1.782,2 del Regno Unito che per dimensione e popolazione è paragonabile al nostro. E i nostri treni pendolari sono tra i più lenti d’Europa: la media per i convogli suburbani è di 35,5 chilometri orari contro i 51,4 della Spagna, i 48 della Germania, i 46,6 della Francia e i 40,6 del Regno Unito. Nelle aree urbane si concentra l’80% della domanda di spostamento delle persone in Italia. Per questo almeno la metà della spesa nazionale e regionale per le opere pubbliche dovrebbe andare alla realizzazione di nuove linee di metropolitane, di tram e del servizio ferroviario pendolare, spostando ai nodi urbani la voce maggioritaria della spesa per le infrastrutture e riscrivendo completamente l’elenco delle 189 opere previste dalla Legge Obiettivo.

Per i prossimi anni, la prima sfida consiste nell’individuare nuove risorse per migliorare il servizio; la seconda nel promuovere innovazione nell’organizzazione del settore garantendo i diritti dei cittadini nell’ambito del processo di liberalizzazione. Secondo Legambiente, per cambiare scenario occorre partire da una domanda molto semplice: che cosa chiedono i pendolari? Chiare e unanimi le risposte: più treni, treni nuovi, treni più veloci sulle linee pendolari. E poi ascolto e confronto, perché come dimostrano le migliori esperienze europee, la partecipazione è un fattore importante per migliorare il servizio e fidelizzare i viaggiatori.

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