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Gazzettino – Mestre. Lavori sui Bivi, e’ gia’ allarme

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16

mag

2015

FERROVIA – Rilievi tecnici per riaprire alle merci la tratta abbandonata

LA SOLUZIONE «Treni in trincea per non soffocarci»

PROTESTE – Tra Carpenedo e Marocco tantissime case a ridosso dei binari

Non sono ancora arrivate le ruspe ma poco ci manca. L’avvio dei lavori per ripristinare la tratta ferroviaria dei Bivi è segnato, su quei binari deve passare l’Alta capacità per le merci. Nei giorni scorsi i residenti della zona hanno visto i primi tecnici in sopralluogo. E Rfi ha confermato loro che vuole procedere alla pulizia dei terreni, disboscandoli, in modo da poter fare i rilievi topografici e geotecnici preliminari alla progettazione per la riattivazione della linea.

Non sarà questione di giorni o pochi mesi, dunque, ma il percorso è avviato e la gente che abita lì attorno è preoccupatissima. È vero che esiste un ordine del giorno del Consiglio comunale, votato quasi all’unanimità il 27 giugno del 2012 in seguito alle mobilitazioni dei cittadini, ma bisogna vedere se il documento sarà in grado di proteggerli.

Non avendo in mano altro che quello, però, Alvise Pengo, coordinatore del comitato Co.Bi.Ter., assieme al presidente del Cocit Diego Saccon e a quello dell’associazione Terraglio & Dintorni Angelo Pistilli, hanno scritto una lettera a tutti i candidati sindaco. Chiedono loro un impegno a rispettare il contenuto di quel documento e, soprattutto, a farlo rispettare dalle ferrovie.

Inizialmente i cittadini volevano che la linea dei Bivi non fosse riattivata, perché in tutti gli anni in cui è stata inutilizzata (dal 1994 in poi), sono state costruite molte case proprio a ridosso dei binari facendo nascere un quartiere urbano.

Poi hanno scoperto che non si può evitare la riapertura, perché è un’opera considerata indispensabile per un effettivo trasferimento delle merci dalla gomma al ferro e conseguentemente per lo sviluppo di tutta l’area di Porto Marghera, liberando al contempo la stazione centrale di Mestre che potrà così sviluppare il trasporto passeggeri.

A quel punto hanno chiesto che venissero limitati al massimo i danni, e l’ordine del giorno dice proprio questo, ossia che la riattivazione «deve prevedere la realizzazione in galleria ed il pieno coinvolgimento della popolazione interessata».

Su questi due punti cittadini e comitati non intendono cedere di un millimetro.

 

MIRA – Offerta turistica che consente sconti

MIRA – Otto splendide dimore storiche della Riviera visitabili con una card che prevede sconti già in vendita da questo fine settimana. Erano almeno quindici anni che, in via sperimentale, i gestori di ville, proprietari ed enti pubblici cercavano di coordinare le visite alle dimore storiche per offrire una proposta di livello ai turisti diretti a Venezia o di passaggio in Riviera del Brenta. Un progetto che diventa realtà con la «Ville card» presentata ieri in villa dei Leoni da Irene Martini ed Enrico Papa di Coopculture, l’ente che coordina l’iniziativa e che gestisce il complesso di villa dei Leoni con la Piccionaia, insieme ai proprietari e gestori di ville, Cristina Rossi, Mauro Genovese, Maurizio Corò e Michela Guggia.

Il progetto è stato sviluppato in sinergia con gli enti pubblici del territorio e con l’Unione dei Comuni della Riviera del Brenta e prevede la visita a prezzo ridotto a quattro delle otto ville che hanno aderito ovvero: Villa Allegri Von Ghega a Oriago, Villa Badoer Fattoretto a Dolo, Villa Contarini dei Leoni a Mira, Villa Foscarini a Stra, Villa Tito a Dolo, Villa Valmarana, Villa Valier e Villa Widmann a Mira. La card sarà acquistabile sin da questo fine settimana a 4 euro negli hotel, nelle biglietterie delle Ville aderenti al circuito e in alcuni punti vendita facilmente accessibili in Riviera.

«Proporre un network di ville nel territorio della Riviera del Brenta – ha spiegato Cristina Rossi – sul modello dei castelli della Loira è l’arma vincente per valorizzare il territorio e dare nuovo impulso al turismo di quest’area».

Attraverso lo spazio web sul sito www.rivieradelbrenta.com sarà possibile avere informazioni sugli orari di apertura e costi dei biglietti d’ingresso alle varie ville del circuito.

Luisa Giantin

 

DOLO – Oggi alle 10 in Villa Massari, all’ospedale di Dolo, si tiene l’incontro “L’ ospedale liberato” organizzato dall’Anpi con il Coordinamento per la salvaguardia dell’ospedale di Dolo.

A 70 anni dalla Resistenza, l’Associazione partigiani ha ritenuto opportuno ricordare la data della restituzione dell’ospedale dopo l’occupazione nazista. La storia è testimoniata da una lapide in Villa Massari.

Tre date: 21 giugno 1944, occupazione dell’ospedale da parte delle truppe naziste; 15 maggio 1945 tornano i pazienti all’ospedale liberato; 27 luglio 1946 l’Unrra (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) dona nuovi mezzi alla struttura ospedaliera.

(g.pir.)

 

Nuova Venezia – Baita: “Un fiume di miliardi dal Mose”

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15

mag

2015

Di scena al tribunale di Milano: oltre alle tangenti accertate, somme colossali per gonfiare il personale e pagare gli sponsor

La cupola d’affari costituita da Grandi Lavori Fincosit, Condotte d’Acqua e Coop rosse

L’incontro tra Mazzacurati e Tremonti: fu il ministro a indirizzare l’ingegnere dal fedele Milanese

MILANO – Disponibile, ha raccontato tutto quello che sa, l’ingegnere Piergiorgio Baita, ieri nell’aula del Tribunale di Milano dove è finito sotto processo Mario Milanese, l’ex parlamentare braccio destro del ministro Giulio Tremonti.

Incalzato dalle domande del pubblico ministero Luigi Orsi e assistito dal suo difensore veneziano, l’avvocato Alessandro Rampinelli, l’ex presidente della «Mantovani» ha rivelato particolari che non aveva riferito nei lunghi interrogatori resi durante le indagini sulla corruzione per il Mose ai pubblici ministeri Veneziani Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini.

Innanzittutto, Baita ha riferito in quale modo al Consorzio Venezia Nuova venivano costituite le somme in nero da distribuire poi con le «mazzette» a politici, funzionari statali, alti ufficiali della Guardia di finanza. Con le fatture fasulle o con la sovraffatturazione, ma ha aggiunto che il miliardo di euro di tangenti pagate per far avanzare speditamente il Mose non sarebbe che una piccola parte del denaro sprecato dalla «cupola» che gestiva il grande appalto. Si tratta di miliardi di euro per pagare centinaia di dipendenti, molti dei quali inutili, e soprattutto per le sponsorizzazioni, soldi che venivano da quel 12 per cento pagato alle imprese del Consorzio sui prezzi dei lavori, percentuale prevista dalla stessa legge istitutiva.

Quindi, Baia ha riferito dei 500 mila euro consegnati, stando alle accuse per corruzione, a Milanese. Baita ha sostenuto di essere stato convocato dal presidente Giovanni Mazzacurati assieme a tutto il vertice composto da Alessandro Mazzi per la «Grandi Lavori Fincosit», da Stefano Tomarelli per la «Condotte d’Acqua» e da Pio Savioli, rappresentante delle coop rosse.

L’ex presidente, divenuto poi il grande accusatore, avrebbe spiegato che l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta gli aveva fatto sapere che Giulio Tremonti non mollava e che lui non sarebbe riuscito a sbloccare al Cipe i 400 milioni per il Mose perché il ministro dell’Economia voleva che quei soldi finissero al Sud.

Il vertice del Consorzio, allora, avrebbe deciso di consultare l’europarlamentare di Forza Italia Lia Sartori, la quale avrebbe consigliato di rivolgersi al vicentino Roberto Meneguzzo della «Palladio Finanziaria».

Il manager sarebbe riuscito a far ottenere a Mazzacurati un incontro con Tremonti e quando l’ingegnere rientrò a Venezia, dopo aver raccolto nuovamente gli imprenditori, avrebbe spiegato che il ministro l’aveva indirizzato da Milanese. «Ci vogliono 500 mila euro per lui» avrebbe detto in quell’occasione l’allora presidente del Consorzio.

Ieri, è stata sentita anche Claudia Minutillo, l’ex segretario del presidente della Regione Galan poi trasformata in manager accanto a Baita. Assistita dall’avvocato padovano Carlo Augenti, anche lei ha risposto alle domande, confermando la versione di Baita, precisando che era stato proprio lui a riferirgliela.

Ha poi aggiunto di aver saputo direttamente da Luciano Neri, l’ingegnere del Consorzio incaricato inizialmente di distribuire le tangenti, che nel momento in cui era arrivata la Guardia di finanza negli uffici veneziani per la verifica fiscale, un attimo prima che i militari entrassero nel suo ufficio, era riuscito a prendere la busta con i 500 mila euro per Milanese dal cassetto della sua scrivania e a lanciarla sopra l’armadio in modo da non farla trovare.

Giorgio Cecchetti

 

Inviata la richiesta al demanio

POVEGLIA – L’associazione Poveglia potrebbe ottenere la gestione per sei anni dell’omonima isola. Lo hanno detto in Sala San Leonardo, in occasione di un incontro con la cittadinanza, Lorenzo Pesola e Gianluca Ghigi, parte dello staff del gruppo che da un anno a questa parte sta dedicando tempo e impegno per ottenere la concessione.

La richiesta è stata ufficialmente avanzata qualche giorno fa al direttore del Demanio, Vincenzo Capobianco, unita a un dossier in cui viene spiegato il progetto di recupero. Entro 45 giorni si saprà se i volontari potranno concretizzare il primo passo per il restauro dell’isola che implica l’utilizzo di 400 mila euro, l’intera somma dei fondi versati dai soci finora.

Come primo intervento si vorrebbe aprire il parco dell’isola, perimetrare le parti pericolanti e con 110 mila euro iniziare il restauro dell’edificio della casa del custode. Nel frattempo s’inizierebbe una raccolta fondi tramite crow-funding per permettere ai soci di continuare il lavoro di recupero di Poveglia, da un anno in balìa di lunghe e delicate trattative con il Demanio.

Insomma, se la concessione venisse conferita, si potrebbe portare avanti la prima operazione sul verde, in modo da cominciare subito a renderlo fruibile per i veneziani.

Un primo segnale positivo è comunque arrivato. Il prossimo 21 giugno l’Associazione Poveglia organizzerà un presidio sull’isola, ma, a differenza dell’anno scorso che si era dovuta versare una somma per i permessi, quest’anno il Demanio ha concesso tutto gratuitamente. Una bella sorpresa per i soci che hanno apprezzato il gesto di apertura.

Un’altra novità sta nel rinnovo del direttivo che verrà scelto il giorno dell’assemblea il 6 giugno. Per adesso si stanno ricevendo le candidature da inviare alla mail dell’Associazione Poveglia.

(v.m.)

 

AL SUMMIT PROMOSSO DALL’ASSESSORE CONTE

VENEZIA – Venezia frena sull’idrovia. La grande opera, del valore di 700 milioni di euro tutti da trovare, metterebbe di certo al riparo da alluvioni il territorio padovano, ma non darebbe ancora garanzie sicure sull’impatto dello scolmatore sulla laguna. È questa la preoccupazione di comitati e associazioni, espressa ieri nel Palazzo Grandi Stazioni di Venezia all’assessore all’Ambiente Maurizio Conte, all’ingegnere Luigi D’Alpaos e al dirigente Settore Suolo della Regione Tiziano Pinato.

Immediata la risposta dell’ingegnere padovano che replica ai veneziani di non barricarsi dietro a inutili “no” e di non perdere questa straordinaria occasione di riportare dei sedimenti in una laguna «che è già mare e che perde 500.000 metri cubi di sedimenti all’anno».

Dopo l’aggiudicazione definitiva del bando di gara europeo al padovano Beta Studio e alla società milanese Technital s.p.a. per l’«affidamento del progetto preliminare per il completamento dell’idrovia Padova Venezia come canale navigabile e scolmatore», ieri si sono ribadite ai progettisti le criticità: i comitati chiedono uno studio di impatto ambientale, costi e benefici del progetto e trasparenza sugli effetti nella laguna. Alessandro Campalto, presidente della Conferenza dei sindaci della Riviera, composto da dieci Comuni padovani e veneziani, ha ribadito il loro unanime sì, ma verificando che sia un progetto che porti benefici a tutti.

Si è parlato poi del ruolo strategico che potrebbe avere il Porto Off Shore per favorire l’attività industriale di Padova e della necessità di pensare alla navigazione con chiatte e non con navi.

Nel progetto è inserito anche lo studio della possibilità di utilizzare l’idrovia come scolmatore del Bacchiglione e non solo del Brenta.

Per adesso non ci sono fondi, il Piano Dissesto del premier dirà se ci sono soldi per il Veneto.

Vera Mantengoli

 

CAMPONOGARA – Parte l’iter per la realizzazione dell’Idrovia Padova Mare. Ad annunciarlo è la Regione, che ha invitato alla prima riunione i comitati di Riviera, Piovese e vicentino, che da anni si battono per la realizzazione dell’opera.

«In seguito dell’aggiudicazione definitiva della progettazione preliminare per il completamento dell’Idrovia Padova – Venezia come canale navigabile di quinta classe per navi fluvio-marittime», spiega la Regione, «è stato sottoscritto il contratto d’appalto con il raggruppamento temporaneo di imprese che si è aggiudicato la gara. Per garantire la partecipazione a tutti i portatori di interessi, l’assessorato alla difesa del suolo ha convocato per domani (oggi) alle 15 a Palazzo Grandi Stazioni a Venezia, un incontro per illustrare gli obiettivi dell’opera».

Quella dell’idrovia è la storia di un’opera che aspetta da 50 anni di essere completata. Si tratta del canale navigabile tra Padova e Venezia. Se ultimato potrebbe proteggere una zona ad alto rischio dalle alluvioni, dare impulso al turismo sulle vie d’acqua e togliere traffico merci dalle autostrade. Mancano solo 13 chilometri da scavare, ma dopo 50 anni e 55 miliardi di vecchie lire, il canale è ancora incompiuto.

«In questo incontro», spiega per il comitato Brenta Sicuro Marino Zamboni, «chiederemo che la portata del canale sia di almeno 400/450 metri cubi al secondo cioè la capacità necessaria a salvare dalle disastrose alluvioni vaste aree di Padova e Venezia, Mira compresa».

(a.ab.)

 

Nuova Venezia – Mestre. Noi pendolari siamo presi in giro.

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14

mag

2015

L’intervento

Claudio Peris

A Mestre all’alba non si guarda all’orario ufficiale perchè tutto ruota attorno alle Frecce, che hanno la precedenza. Noi pendolari siamo presi in giro

Non ci crederete, ma qui in Veneto esiste una stazione dove i treni partono prima di arrivare. Una stazione dove, se vai sul binario del treno all’orario previsto per il suo arrivo, magari alle prime ore dell’alba, ti accorgi che quel treno non c’è! È già partito….

Succede tutti i giorni alla stazione ferroviaria di Mestre. Purtroppo non solo con il primo treno per Venezia Santa Lucia del mattino che è previsto in arrivo al binario alle 5.41 con partenza successiva alle 5.43, ma a tutte le ore. Qui, dicono i ferrovieri, per Venezia è prevista la “partenza anticipata” anche di cinque, sei minuti. Alla faccia dell’orario ufficiale che prevede un orario di arrivo del treno e uno di partenza. Come in tutte le stazioni del mondo.

Per noi poveri pendolari, perso il treno previsto, non resta allora che correre da un binario all’altro in cerca di quello successivo per Venezia. Ma non sarà sicuramente un’impresa facile. Arrivati sull’altro binario, mentre speri di salire, neanche a farlo apposta anche quel treno ti sfila sotto il naso e lo perdi ancora! È partito in anticipo pure quello.

E allora corri, corri da un binario all’altro e finisci per perdere sia l’uno che l’altro treno. Eh sì: perché mentre corri dall’undicesimo al primo binario e sali le scale “l’altro treno” non c’è: è già partito.

Se poi, a causa dei perenni lavori di sistemazione degli ascensori sui binari (inizio lavori nel marzo 2014 e tuttora fermi), il treno si ferma lontano dalla salita delle scale del binario, ti tocca fare i cento metri di corsa sul marciapiede, sperando che nel frattempo il capotreno non sia disattento e ti chiuda le porte in faccia, facendoti rimanere lì impalato a imprecare sul binario.

Se poi ancora, come nel caso del treno da Mestre per Venezia delle 5.43 lo perdi, ti tocca aspettare fino alle 6.04, sempre che quel treno arrivi! Mi è capitato qualche volta, infatti, che il treno da Treviso è stato cancellato e allora non ti resta che aspettare il successivo…

Finisci così per arrivare a Venezia (nonostante la levataccia) alle 6.20 se ti va bene. Quasi quaranta minuti dopo! Un’eternità per fare 10 chilometri di ferrovia tra Mestre e Venezia.

Ma se non vi basta, mi è anche capitato durante una giornata qualsiasi (in orari normali) che salendo in tempo sul treno da Mestre per Venezia, dopo una lunga attesa (più di dieci minuti dopo dell’orario previsto per la partenza), il mio treno inspiegabilmente rimaneva fermo, non partiva!

E come una beffa intanto vedevo partire per Venezia le Frecce Bianche e quelle Rosse… E come nelle comiche anche gli altri treni regionali. Treni con orario di partenza successivo al mio? Mi sono chiesto: «Quale è la logica delle ferrovie? I misteri della stazione di Mestre sono infiniti?». No. Mi hanno spiegato: precedenza alle Frecce. Certamente! Ma per i regionali niente regole? Devono aspettare solo i treni di serie B?

Nel frattempo, per complicare la vita a noi pendolari e a tutti i viaggiatori, sono spariti nella stazione di Mestre quasi tutti i monitor che segnalavano l’orario di arrivo dei treni. Mentre su quelli delle partenze per Venezia invece, le Frecce non esistono e non ci si può nemmeno salire!

Che calvario. Non solo per noi lavoratori, ma anche per i turisti e addirittura, come spesso me lo dicono, anche per gli stessi ferrovieri! E pensare che tanti anni fa, nel sottopassaggio della stazione di Mestre, per ogni binario all’inizio delle scale c’erano delle luci lampeggianti che segnalavano la partenza del primo treno utile per Venezia. Ora invece sugli unici grandi monitor delle partenze, anche se l’indicatore lampeggia, il treno spesso non c’è: è già partito. Partito dall’unica stazione ferroviaria al mondo dove i treni partono prima di arrivare. Quella Venezia Mestre che fa anche ridere il mondo. Una stazione ferroviaria così efficiente che il treno pur partendo in anticipo è anche capace di arrivare in ritardo a Venezia! Bizzarrie che ci fanno impazzire e sembrano proprio non interessare a nessuno.

 

MONTEBELLUNA – Treni in ritardo e passaggi a livello bloccati: i cittadini protestano. Sono arrivate anche alla polizia municipale, ieri attorno alle 9, alcune telefonate di cittadini per problemi relativi ai passaggi a livello della linea per Padova, in particolare via Trevignano e via San Gaetano. Per l’ennesima volta, infatti, la linea è rimasta bloccata, con ritardi segnalati dagli utenti anche di 40 minuti. Non è ben chiaro cosa sia successo, se il problema a monte sia stato rappresentato da un treno guasto o da malfunzionamento delle sbarre, che si presenta ad intermittenza. I cittadini, infatti, segnalano, ad esempio in un caso le sbarre non abbassate ed un treno che, prima fermo, poi sarebbe transitato a passo d’uomo. «Quando cominceremo a mettere le auto scassate di traverso sui binari invece che lamentarci e non far nulla? -afferma, in reazione all’ltimo disservizio, un Montebellunese- Se non ricordo male son state spedite lettere su lettere ma dei nostri infiniti passaggi a livello e dei nostri super-infiniti tempi di attesa non importa nulla». E il sindaco Marzio Favero dice: «il dossier sull’attuale situazione del trasporto su rotaia è pronto. Lo hanno redatto i nostri uffici evidenziando in particolare come, con l’orario cadenzato, che di per sè è positivo, la nostra situazione sia peggiorata». Ma lo stesso Favero non nutre grandi speranze per l’immediato. «Negli ultimi mesi abbiamo avuto i contatti con la parte tecnica; il problema è che quella politica si trova in una fase di passaggio dato che siamo in periodo elettorale. Inoltre verrà anche rinnovata la gestione del servizio: tutto, quindi, è da ridefinire». Sta di fatto che per Montebelluna continuano a presentarsi i problemi di sempre e a risentirne sono, in contemporanea, sia i pendolari dei treni sia gli automobilisti che percorrono le strade intercettate dai passaggi a livello. Mentre di interventi di abolizione delle strutture che intercettano in vari punti la città non c’è neppure l’ombra. E si spera solo nel passaggio a livello di via Piave, che peraltro non a tutti sembra interessare.

Laura Bon

 

Lavori in corso per fare spazio ai vigneti: assessore e tecnici in sopralluogo nelle aree a rischio frane

VITTORIO VENETO – Sbancamenti sospetti per far spazio a nuovi vigneti: scattano i primi controlli a Formeniga. Ieri l’assessore all’ambiente Alessandro Mognol, insieme ai tecnici del Comune, ha eseguito dei sopralluoghi sulle colline a sud della città.

«In queste settimane – spiega Mognol – sono arrivate in municipio diverse segnalazioni da parte di cittadini, comitati e Legambiente: hanno evidenziato sbancamenti di terreno ritenuti sospetti in relazione alle aree paesaggistiche importanti in cui vengono eseguiti, oltre ai rischi correlati, come frane. Preso atto delle varie segnalazioni, oggi (ieri ndr) abbiamo eseguito un primo sopralluogo nell’area di Formeniga. Sono state scattate delle foto a queste aree oggetto di sbancamento per fare spazio a nuovi vigneti. Ora la documentazione raccolta sarà verificata, mettendola a confronto con i progetti depositati in Comune, per capire se tutto sia in regola o meno».

Assessore e tecnici hanno fatto visita a quelle zone verdi di Formeniga che stanno per essere trasformate in vigneti. La località, nell’arco di pochi anni, si è trasformata: i prati verdi o quelli coltivati a mais hanno lasciato spazio alle viti, che oggi scandiscono tutti i versanti collinari. Una trasformazione che non passa inosservata.

«Si tratta – non nasconde l’assessore – di aree soggette a frane per le quali il monitoraggio è d’obbligo. Gli sbancamenti in corso sono vari, ora faremo tutte le verifiche del caso per appurare se siano ripsettati tutti i criteri di legge o meno».

Segnalazioni da parte di cittadini sono arrivate anche su lavori in corso a Confin e Cozzuolo: pure in queste due località l’amministrazione eseguirà nelle prossime settimane dei sopralluoghi per monitorare e documentare i lavori in corso. La produzione di prosecco è diventata un business in questa zona che rientra nella docg. Investimenti che hanno trasformato negli ultimi anni le colline e il paesaggio.

«Solo con la redazione e l’adozione del Pat – chiude Mognol – si potrà capire il futuro anche di queste aree verdi, ponendo freno alla piantumazione di vigneti e alla conseguente trasformazione del paesaggio».

In passato il Comune Comune aveva già multato alcune aziende agricole impegnate nella realizzazione di nuovi vigneti, imponendo poi il ripristino del terreno allo stato originario.

 

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