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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 5 MAGGIO 2015

Scatta la campagna elettorale a Dolo, e come al solito è una ridda di dichiarazioni a buon mercato e di mistificazioni, soprattutto in tema di grandi opere.

Opzione Zero, chiamato direttamente in causa dalla Sindaca uscente, non ci sta e interviene in modo deciso per fare chiarezza a partire dai fatti e non dalle parole.

Il comitato rivierasco precisa: sulla Romea Commerciale non c’è stato alcun sostegno alla Giunta Gottardo, casomai è avvenuto il contrario. L’approvazione dell’ordine del giorno contro la nuova autostrada, approvato dal Consiglio Comunale di Dolo dopo che altri Comuni, a cominciare da Mira, si erano mossi per rompere il fronte del Sì, è stato un atto politico positivo, ma va precisato che quel documento è stato elaborato e proposto proprio da Opzione Zero, da sempre a favore dello stralcio integrale dell’opera indipendentemente dal tracciato. Prima di quel voto, la Sindaca di Dolo e la sua ex-maggioranza si erano espressi più volte contro l’attraversamento della Riviera, ma favorevolmente ad altre ipotesi di innesto verso Marghera o Spinea.

“D’altra parte – interviene il presidente di Opzione Zero Mattia Donadel – l’ordine del giorno sulla Romea Commerciale non basta a cancellare il decisivo via libera a Veneto City, duramente contrastata da tutti i comitati della zona, e nemmeno l’imposizione a suon di commissari del nuovo PATI che aggiunge cemento al cemento. L’unica nota di merito dell’amministrazione uscente è forse il sostegno al ricorso sull’elettrodotto contro Terna per elettrodotto Dolo-Camin, ma anche in questo caso va ricordato che senza la determinazione e il prezioso lavoro di inchiesta dei comitati, in particolare di quello di Vigonovo, nemmeno questa azione sarebbe andata in porto.”

Rebecca Rovoletto e Lisa Causin, portavoce del comitato, aggiungono: “Molto ambigua è anche la posizione della lista Dolo Democratica: nel programma si parla genericamente di contrarietà alle grandi opere e al consumo di suolo, ma ogniqualvolta c’era da prendere posizione in modo netto e vincolante, gli esponenti della lista hanno trovato il modo di smarcarsi. La dimostrazione sta nel fallimento delle trattative con il gruppo de “Il Ponte del Dolo” causato, tra le altre cose, dal rifiuto del PD di inserire tra i punti programmatici la cancellazione del casello di Albarea (funzionale a Veneto City) e il ritiro definitivo della Nuova Romea in luogo di un più vago riferimento ad evitare l’attraversamento della Riviera. D’altra parte si sa che proprio sulla Orte-Mestre, nonostante lo stop temporaneo imposto dal ministro del Rio dopo l’inchiesta della Procura di Firenze, buona parte del PD veneto e emiliano, oltre che nazionale, continua ad avere un orientamento più che favorevole.”

In ogni caso sulle elezioni a Dolo Opzione Zero ha le idee chiare: il comitato sosterrà in modo diretto la lista Ponte del Dolo e il candidato Sindaco Giorgio Gei, in continuità con un percorso di laboratorio civico iniziato cinque anni fa, che, grazie alla buona sinergia trovata tra le diverse componenti, si è dimostrato positivo ed efficace, non solo in tema di difesa del territorio e della salute. A rimarcare questa scelta la decisione di candidare in lista cinque dei propri attivisti dolesi; questi i nomi: Francesco Ceoldo, Arianna De Monte, Marina Doni, Giacomo Mescalchin, Eugenio Moro.

 

Fossò. Stanziamento dalla regione

FOSSÒ – Il progetto di riqualificazione energetica del polo scolastico del Comune di Fossò, ottiene un contributo di 1,2 milioni di euro dalla Regione. Il progetto prevede la realizzazione di un impianto di cogenerazione di energia termica ed elettrica.

Sul tetto dell’edificio che ospiterà l’impianto è prevista l’installazione di pannelli fotovoltaici, e inoltre sono previste 10 sonde geotermiche e una vasca per recuperare il calore dei reflui degli spogliatoi del Palazzetto dello Sport.

L’impianto è tarato per coprire il fabbisogno termico, elettrico e di acqua sanitaria del polo scolastico che comprende la scuola media ed elementare con le palestre, il palazzetto dello sport e, in prospettiva, anche l’asilo nido.

Il surplus di energia elettrica coprirà il fabbisogno degli altri edifici pubblici comunali e di parte dell’illuminazione pubblica.

Ai fini del risparmio energetico il progetto prevede anche la coibentazione delle due palestre delle scuole e del palazzetto dello sport.

Giacomo Piran

 

Il ministro ha confermato l’impegno. Nuovo appalto da 33 milioni di euro per le dighe mobili

Dopo i ritardi – anche per la mancanza delle risorse necessario – che hanno comportato, di fatto, lo slittamento al 2018 del completamento del Mose, il Consorzio Venezia Nuova – forte anche delle rassicurazioni scaturite dall’ultimo vertice dei commissari con il nuovo ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e della nomina di un terzo commissario, Giuseppe Fiengo che si occuperà di velocizzare la parte burocratica degli appalti e dell’utilizzo dei finanziamenti – ha ripreso a bandire nuove gara d’appalto per la prosecuzione dei lavori.

«Il Mose è assolutamente da finire. È un’opera importante per la tutela di Venezia quindi c’è assolutamente l’impegno del governo», ha dichiarato del resto anche ieri il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti a margine dell’inaugurazione di Aquae, evento collaterale a Expo 2015 a Venezia.

L’ultimo appalto – per il quale la presentazione delle offerte di gara è stato posticipato al 12 giugno – riguarda l’affidamento per la fornitura e l’installazione del sistema elettrico di potenza del sistema di dighe mobili alle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, che sarà installato nella bocca di Lido e che sarà esteso poi fino alle sale di controllo del funzionamento del Mose che saranno invece collocate all’Arsenale.

Un appalto complesso, dal valore elevato, di 33 milioni e 650 mila euro, di cui quasi 23 milioni per le forniture hardware del nuovo sistema automatizzato. Come già annunciato dal direttore del Consorzio Venezia Nuova Hermes Redi, altre gare d’appalto dovrebbero iniziare a essere bandite da giugno, proprio di fromìnte alla garanzie governative sulla ripresa regolare del flusso dei finanziamenti.

La riunione del Cipe a Palazzo Chigi, diversi mesi fa, aveva dato il via libera all’ultima tranche di lavori contrattualizzati, per un importo di oltre 1,2 miliardi di euro. L’opera ha ormai con uno stato dei lavori avanzato per oltre l’85 per cento. Altri 221 milioni sono stanziati più di recente per il Mose.

Il Def (Documento economico finanziario) prevede la somma residua necessaria al Consorzio Venezia Nuova per completare la grande opera. Adesso il Consorzio ha disponibili in teoria tutte le risorse necessarie a completare le dighe mobili: cinque miliardi e 400 milioni di euro.

Quasi completata la schiera delle 39 paratoie che saranno installate alla bocca di Lido, dove sono state anche fatte le prime prove di sollevamento. In corso quelle per la bocca di Malamocco (20), dove è prevista una conca di navigazione – già insufficiente a far entrare le navi di ultima generazione – e di Chioggia (18).

 

L’impegno coi No navi: «Sulle crociere si farà quello che dice Felice»

«L’intento del Governo è perseguire la salvaguardia di Venezia e della sua laguna garantendo nel contempo lo sviluppo dell’economia e del lavoro».

È l’impegno che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha preso ieri mattina con una delegazione del Comitato No Grandi Navi e dell’organizzazione internazionale Avaaz che gli ha consegnato una petizione con 95mila firme (raccolte in tre giorni) contro lo scavo del Canale Contorta e per l’estromissione delle navi incompatibili con la laguna.

L’incontro è avvenuto al teatro Toniolo poco prima dell’apparizione del premier a sostegno delle candidature di Alessandra Moretti e Felice Casson ed è stato reso possibile grazie alla mediazione di quest’ultimo, destinatario della petizione assieme a tutti gli altri candidati sindaco e presidente della Regione.

«Il progetto di scavo del Contorta – hanno detto i No Navi – è devastante per la laguna, mentre esistono alternative ambientalmente sostenibili per garantire il mantenimento di un crocerismo compatibile con la città e tale da non danneggiare e anzi da sviluppare l’economia e il lavoro».

Renzi si è altresì impegnato a convocare a Roma Casson, se eletto sindaco, “il giorno dopo il voto”, per decidere assieme come affrontare il problema del crocerismo e in generale della portualità all’interno della laguna. Ma c’è di più. Dietro alle quinte, Renzi avrebbe rassicurato i rappresentanti del Comitato in modo molto più netto: «Si farà quello che dice Felice».

E “quello che dice Felice” è noto da tempo ed è stato ribadito di fronte alla platea del Toniolo, composta da candidati, iscritti e simpatizzanti del Pd. Tra gli altri il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, il segretario provinciale Marco Stradiotto, il segretario comunale Emanuele Rosteghin e diversi parlamentari.

«Nessuno – ha rimarcato Casson – vuole eliminare le crociere da Venezia. Noi siamo favorevoli a tutti i progetti alternativi già presentati, ma non allo scavo di un nuovo canale all’interno della laguna. Questi progetti – ha concluso – sono in grado di mantenere le grandi navi a Venezia e anche il lavoro».

La delegazione del Comitato, era composta da Silvio Testa e da Marta Canino, accompagnati da Luca Nicotra di Avaaz Italia.
«Si tratta – hanno commentato – di una prima vittoria per i quasi 100mila firmatari, dato che la posizione di Casson è contraria allo scavo del Contorta e il cui stop è il principale obiettivo della petizione».

Il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, preferisce non commentare. «Ancora? – risponde – sarà la commissione nazionale Via a vagliare i progetti e a scegliere il migliore. Il Contorta al momento non ha alternative a breve termine».

Nel pomeriggio, intanto, i No Grandi Navi si sono dati appuntamento alla Giudecca per “salutare” alla loro maniera la partenza della Msc Musica: con fischi e striscioni.

 

VENEZIA «Giudecca, Villa Hériot è salva»

L’Iveser: «Il Comune non ha risposto alle nostre osservazioni e così decade la variazione d’uso»

Villa Hériot è salva. Almeno per ora. E la festa di ieri è servita anche a testimoniarlo alla cittadinanza. Anche se va detto che un po’ il ponte del primo maggio, un po’la fretta nell’organizzarla non hanno fatto registrare lo strepitoso successo dello scorso 14 dicembre: poche le persone arrivate. Ma le buone notizie non sono mancate, come fanno notare Marco Borghi e Carlo Battain dell’Iveser, l’istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea: «La proposta di variante urbanistica proposta dal Comune di Venezia per modificare la destinazione d’uso di Villa Hériot non ha sortito l’effetto sperato. Il Comune non ha risposto alle nostre osservazioni, che contestavano tale procedura, facendo decadere la proposta di variazione d’uso».

Una vittoria, secondo Borghi e Battain, che restituisce la Villa alla cittadinanza. E l’Iveser non ha corso da solo, sono state infatti ben otto le associazioni che hanno condiviso tale opposizione. «Si tratta di una decisione in linea con quanto annunciato dal commissario Zappalorto di limitarsi alla ordinaria amministrazione, lasciando le scelte alla prossima amministrazione», ha commentato Giorgio Isotti, del PD.

Ma quali possono essere, ora, le ipotesi che il Comune dovrà studiare per recuperare il deficit di bilancio? L’Iveser propone di utilizzare lo spazio in maniera culturale, magari appoggiandosi alla Biennale, che potrebbe impegnare il meraviglioso giardino per apporre qualche installazione, oppure rendere il centro un punto nevralgico per le conferenze. Così facendo, infatti, si rilancerebbero anche le attività economiche dell’isola.

Coro di voci unanime tra i presenti: la zona è un bene comune e tale deve rimanere, semmai si devono ripensare le logiche di governo della città, come affermano Andreina Zitelli, Giovanni Pascoli e Federica Travagnin. E inoltre, come suggerisce Carolina Serena, il Comune dovrebbe impegnarsi duramente nella lotta contro l’economia sommersa veneziana, come i B&b abusivi.

Tomaso Borzomì

 

Gazzettino – Fosso’. Energia nuova per le scuole

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3

mag

2015

FOSSÒ – Grazie ad un finanziamento di un milione e 200mila euro della Regione

Soddisfatta la sindaca: «Abbiamo sfruttato la filosofia del risparmio»

Dalla Regione del Veneto un contributo di 1.200.000 mila euro per il progetto di riqualificazione energetica del polo scolastico di Fossò. Un risultato sul quale la sindaca Federica Boscaro prova un’immensa soddisfazione. L’anticipazione è arrivata alla prima cittadina direttamente dall’assessore Regionale Massimo Giorgetti.

La graduatoria delle domande ammesse a finanziamento del bando della Regione Veneto per il «Programma attuativo regionale del fondo per lo sviluppo e la riduzione dei consumi energetici degli edifici pubblici» ha ampiamente premiato Fossò, che su un valore complessivo di 1.500.000 euro ne ha portati a casa ben 1.200.000. La decisione sarà formalizzata nei prossimi giorni dalla Regione del Veneto.

Il Paes (Piano di Azione per l’Energia Sostenibile) era stato approvato all’unanimità dal Consiglio comunale di Fossò il 30 settembre 2014. Il progetto prevede la realizzazione di un impianto di cogenerazione di energia termica ed elettrica, con l’utilizzo del calore di scarto generato dalle caldaie a gas durante la produzione di energia termica.

Saranno inoltre installati pannelli fotovoltaici, 10 sonde geotermiche e una vasca a doppia intercapedine che recupererà il calore dei reflui dagli spogliatoi del Palazzetto dello Sport.

L’impianto coprirà il fabbisogno termico, elettrico e di acqua sanitaria di tutto il Polo Scolastico (scuola media, elementare, due palestre e palazzetto dello sport e in prospettiva anche per il futuro asilo nido).

Il surplus di energia elettrica coprirà il fabbisogno degli altri edifici comunali e di parte dell’illuminazione pubblica.

Sono state quantificate in circa 112,80 tonnellate annue le mancate emissioni nell’aria di CO2.

«Lavoriamo su questo progetto da due anni – ha dichiarato la sindaca Federica Boscaro – Alla necessità improrogabile di sostituire gli impianti di riscaldamento obsoleti degli edifici scolastici, abbiamo abbinato la filosofia del Paes sul risparmio energetico per un ambiente più sano».

 

PORTO – Il convegno del 30 aprile evidenzia criticità sugli effetti dello scavo nel medio termine

L’avvertimento: «Da valutare meglio gli effetti dell’onda di massa generata dal dislocamento»

Il Corila ha molte perplessità sull’attuale progetto del canale Contorta in fase di valutazione al Ministero dell’Ambiente. Al recentissimo convegno scientifico, che si è svolto giovedì all’Arsenale sono emersi nuovi dubbi di carattere sia idrodinamico che sulla vita nella laguna centrale, oltre che alla gestione dei sedimenti derivanti dall’opera di scavo.

«È necessario – è questa la prima conclusione cui sono giunti gli scienziati – che il progetto tenga conto non solo degli effetti locali del nuovo canale, ma anche degli effetti a medio e a lungo termine sulla morfologia lagunare. In particolare, sono da valutare gli effetti dell’onda di massa generata dal dislocamento delle navi in transito… poiché il moto ondoso dovuto al traffico navale genera importanti fenomeni erosivi».

Un altro appunto il Corila lo fa sull’insufficienza delle informazioni idrogeologiche messe a disposizione e sui sedimenti. Tutto il materiale sarà presto pubblicato sul sito istituzionale www.corila.it.

Restando sul tema della crocieristica, il prossimo fine settimana si profila caldissimo. È infatti in programma la grande mobilitazione con corteo organizzata dal Comitato No grandi navi, che intende rispondere in questo modo alle pagine acquistate sui quotidiani veneziani dal comitato Cruise Venice, che raggruppa gli operatori portuali e i simpatizzanti del turismo delle navi da crociera. La partenza è fissata alle 15.30 da campo Santa Margherita e arriverà via ponte dell’Accademia fino a campo Sant’Angelo, dove si svolgerà il dibattito, ma ci sarà anche un concerto.

Oggi, infine, è stata proclamata la Giornata della Venezia invendibile, che consisterà in due tappe significative: alle 11 a villa Hériot alla Giudecca, dove ci saranno giochi per bambini e grigliate bper pranzo. Poi, dalle 19, appuntamento a Ca’ Bembi in fondamenta San Trovaso (uno dei palazzi che l’Università Ca’ Foscari intende vendere) per un incontro con lo scrittore Andrea Segre, il quale presenterà il suo ultimo libro, “Fuorirotta”.

Tra un’iniziativa e l’altra, verso le 16.30, gli attivisti “saluteranno” alla loro maniera il passaggio della Msc Musica.

Michele Fullin

 

Paralisi al casello, uscite contromano: «Perché nessun controllo?»

NOVENTA – Tre giorni di festa nel weekend lungo del primo maggio, traffico ancora in tilt all’Outlet di Noventa. Complice il maltempo, tanti hanno disertato le spiagge e si sono rivolti all’entroterra a caccia di acquisti tra centri commerciali aperti e outlet. E come sempre ha sopolato il colosso della McArthur Glen che ha fatto il pieno all’uscita del casello di San Donà-Noventa. Tra sconti e collezioni nuove e vecchie, le grandi occasioni non sono mancate, neppure per i tanti stranieri giunti da Venezia.

Risultato, parcheggi pieni e migliaia di persone a fare acquisti, fino a quando ha iniziato a piovere e tutti sono scappati in massa. Un fuggi fuggi generale che ha sortito la paralisi completa nell’area del casello autostradale. Gli automobilisti, per non restare bloccati ore intere, hanno inboccato le uscite contromano, violando le norme del codice e dirigendo anche all’uscita dell’Outlet verso l’autostrada. Si sono trovati verso la rotonda autostradale rischiando incidenti frontali di continuo. Fortunatamente, con il traffico semiparalizzato, non ci sono stati scontri.

«È stato terribile», racconta un automobilista intrappolato nel traffico, «a un certo punto il serpentone di veicoli era immobile e non accennava a muoversi. Tutta la gente si è spostata con l’arrivo del brutto tempo e come sempre il traffico è andato in tilt. Nessuna regola, nessun controllo nel giorno del primo maggio e tutti hanno cercato un varco, un’uscita anche contromano pur di andare via al più presto e non restare intrappolati. Non è possibile», conclude, «che ogni volta in queste occasioni Noventa sia paralizzata. Una soluzione al traffico dovrà essere trovata prima o poi».

(g.ca.)

 

LA DIREZIONE «Siamo costretti ad adeguarci a quello che fanno gli altri»

Un doppio fronte della protesta si allarga oltre le porte scorrevoli dei centri commerciali. Se all’Auchan il clima teso è inevitabile dopo l’annuncio di 65 esuberi nell’ipermercato mestrino, e lunedì si terrà l’assemblea dei dipendenti in vista dello sciopero nazionale già previsto per il 9 maggio, anche al centro Le Barche i lavoratori si mobilitano con una lettera-appello consegnata al direttore della galleria commerciale contro le aperture domenicali e festive.

Il centro Le Barche oggi sarà aperto insieme a Valecenter, Nave de Vero, Panorama e singoli negozi. La lettera parla delle aperture domenicali e nei festivi, ma anche di una diversa organizzazione degli orari, di una saturazione tale da non riuscire più a garantire né adeguati controlli di sicurezza, né la giusta attenzione al cliente.

«Si parla di tre giornate: il 1° maggio, il 15 agosto e il 25 aprile, in cui vogliamo anche proporre eventi – replica il direttore de Le Barche, Francesco Giusto -. Capisco le paure dei lavoratori, ma chiedo loro di stare tranquilli, siamo dalla loro parte e l’obiettivo è tutelare i posti di lavoro. Anche perché qui, per fortuna, non si è mai parlato di tagli. Siamo però costretti ad adeguarci a quello che succede intorno e ad accettare il compromesso: il centro di Mestre vive già un momento difficile, non può spegnersi completamente mentre tutti gli altri aprono».

Con i lavoratori de Le Barche, si schiera Tiziana Agostini (candidata Pd al Consiglio regionale): «Per aprire i centri commerciali sono stati sventrati i centri urbani, il commercio di vicinato è stato immolato alla grande distribuzione con la scusa dei posti di lavoro, e adesso con Auchan e Carrefour vediamo il palco che inizia a crollare. E i lavoratori, nonostante i sacrifici, rischiano di essere lasciati a casa comunque».

«Questo territorio dal 2008 è stato caratterizzato pesantemente dalla chiusura di imprese e dalla perdita di posti di lavoro – interviene Francesca Zaccariotto, candidata a sindaco di Venezia, a proposito dei tagli annunciati da Auchan -. Chiederemo un incontro con la proprietà e le organizzazioni sindacali per capire se esistono possibilità concrete di intervento».

La candidata al Consiglio regionale Maria Laura Faccini (Ncd/Area Popolare) parla del fallimento di una politica strategica di Regione e Comuni che, insieme alla crisi, ha finito per impoverire il tessuto economico non solo dei centri, ma anche delle periferie.

«Il personale occupato nelle grandi strutture – commenta Faccini – è costituito per la quasi totalità da donne alle quali, in nome dei risultati di bilancio aziendale, è stato imposto di lavorare nei giorni festivi sacrificando i pochi momenti di riposo di cui potevano godere dopo essersi assunte il consueto carico del ménage familiare. Regione e Comune devono impegnarsi a rimettere al centro dell’azione politica la persona, la famiglia e il lavoro».

Melody Fusaro

 

Gazzettino – Calalzo. Torna il treno diretto per Venezia.

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1

mag

2015

Una nuova corsa che collegherà la montagna alla laguna solo nei giorni festivi. Pendolari delusi

NUOVO SERVIZIO – Potrà trasportare 120 persone e 32 bici

Torna il treno diretto Venezia-Vittorio-Calalzo, ma purtroppo per i pendolari che lo vorrebbero ogni giorno sarà limitato alle domeniche e ai giorni festivi di agosto.

Regione, Trenitalia e Dolomitibus, in collaborazione con la Provincia di Belluno, hanno annunciato nei giorni scorsi l’avvio del progetto turistico «Trenobus delle Dolomiti». Esso prevede che nei giorni festivi dal 26 luglio al 6 settembre si effettui un treno da Venezia Santa Lucia a Calalzo via Conegliano-Vittorio con 120 posti a sedere e possibilità di trasportare fino a 32 biciclette alla volta. Il treno partirà dalla stazione lagunare alle 7.50 e fermerà a Mestre, Mogliano, Treviso, Conegliano, Vittorio Veneto, Santa Croce del Lago, Stazione per l’Alpago, Ponte nelle Alpi e Longarone e arriverà a Calalzo alle 10.25. Qui ci sarà un mezzo della Dolomitibus per Cortina attrezzato per il trasporto delle due ruote. Da Calalzo il treno compirà il percorso inverso con partenza alle 17.15 negli stessi giorni e con fermate nelle stesse stazioni.

Da tempo i comitati dei pendolari, dopo il cambio di treno obbligatorio a Conegliano introdotto dall’orario cadenzato, chiedono almeno una corsa diretta montagna-laguna nei giorni lavorativi. Per ora è arrivata solo quella festiva ed estiva.

«Nulla osta all’istituzione del treno diretto da Venezia a Calalzo nei festivi d’estate. È una novità che può incentivare la mobilità turistica, in particolare da sud verso nord. Potrebbe essere ripetuta anche in inverno, non tanto per il trasporto delle bici quanto per raggiungere le località sciistiche» commenta il vittoriese Diego Tiozzo, portavoce del comitato “Il treno dei desideri”, che aggiunge: «Confermiamo, insieme ai pendolari del bellunese, la richiesta di una corsa diretta dalla montagna alla pianura almeno nell’ora di punta del mattino».

Tiozzo non rinuncia a una chiosa velenosa: «L’arrivo della corsa diretta domenicale dimostra che forse l’orario cadenzato non è così intoccabile come in altre occasioni si cerca di sostenere».

Il “Treno dei desideri” si dice deluso per quanto (non) fatto da Comune e Mom per potenziare i collegamenti serali tra Conegliano e Vittorio: «Ci aspettavamo davvero di più. La sospensione dei collegamenti serali in questa parte della provincia e nel bellunese hanno leso pesantemente il diritto alla mobilità dei cittadini».

Luca Anzanello

 

Gazzettino – Lavori del Mose, sciopero alla Palomar

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1

mag

2015

Dipendenti espulsi dal cantiere. «Una vicenda inaccettabile, siamo stati sostituiti da altri lavoratori»

Sciopero dei 104 lavoratori di Palomar, azienda controllata dal gruppo Mantovani e impegnata nella realizzazione del Mose. Una cinquantina di lavoratori dalle 7.30 alle 11 di ieri hanno dato vita ad un presidio davanti allo sky-line del Mose di Punta Sabbioni, dove si sta costruendo uno dei tre sbarramenti di dighe mobili a difesa di Venezia. Una protesta pacifica, sorvegliata con discrezione dalle forze dell’ordine arrivate per l’occasione nel lungomare e alla quale è seguito un volantinaggio tra i residenti.

«Mentre la Mantovani Spa sui giornali locali ringrazia e si mette una medaglietta per i lavori dell’Expo di Milano – spiega Antonio Silvestri segretario generale della Fiom Cgil di Venezia – i lavoratori scioperano e manifestano per la salvaguardia della propria occupazione. Più che ringraziamenti avremmo preferito la garanzia del lavoro. Infatti i lavoratori della Palomar, che per anni hanno operato e contribuito alla costruzione del Mose, la scorsa settimana senza preavviso si son trovati espulsi dal cantiere per esser sostituiti da lavoratori che pensiamo siano dipendenti di un sub appalto della stessa azienda. Questo è del tutto inaccettabile».

Una scelta che a sentire i sindacati vanificherebbe lo sforzo compiuto in questi anni dai lavoratori Palomar. «Che hanno messo la propria professionalità e il proprio sacrificio – ribadisce Silvestri – ora ricevono il ringraziamento di essere sostituiti da un altro personale, che sospettiamo sia meno sindacalizzato».

L’iniziativa di ieri è stata definita «pienamente riuscita». «Ed è servita anche per chiedere al prefetto di coinvolgere al tavolo istituzionale anche il vertice del Consorzio Venezia Nuova (del quale Mantovani è azionista di riferimento) – conclude il rappresentante del sindacato – per trovare una soluzione occupazionale per i lavoratori che operavano sul Mose. La stessa cosa Fiom Cgil sta portando avanti per la perdita d’appalto della stessa Palomar nella raffineria di Porto Marghera».

Grande l’amarezza tra i lavoratori presenti al presidio: «Nei quattro anni di lavoro in questo appalto ho mangiato, mi sono cambiato e molte volte ho dormito nei container – sono le parole di un operaio – ora mi vedo fuori dai cancelli e ringraziato con la cassa integrazione».

 

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