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PORTO – Il convegno del 30 aprile evidenzia criticità sugli effetti dello scavo nel medio termine

L’avvertimento: «Da valutare meglio gli effetti dell’onda di massa generata dal dislocamento»

Il Corila ha molte perplessità sull’attuale progetto del canale Contorta in fase di valutazione al Ministero dell’Ambiente. Al recentissimo convegno scientifico, che si è svolto giovedì all’Arsenale sono emersi nuovi dubbi di carattere sia idrodinamico che sulla vita nella laguna centrale, oltre che alla gestione dei sedimenti derivanti dall’opera di scavo.

«È necessario – è questa la prima conclusione cui sono giunti gli scienziati – che il progetto tenga conto non solo degli effetti locali del nuovo canale, ma anche degli effetti a medio e a lungo termine sulla morfologia lagunare. In particolare, sono da valutare gli effetti dell’onda di massa generata dal dislocamento delle navi in transito… poiché il moto ondoso dovuto al traffico navale genera importanti fenomeni erosivi».

Un altro appunto il Corila lo fa sull’insufficienza delle informazioni idrogeologiche messe a disposizione e sui sedimenti. Tutto il materiale sarà presto pubblicato sul sito istituzionale www.corila.it.

Restando sul tema della crocieristica, il prossimo fine settimana si profila caldissimo. È infatti in programma la grande mobilitazione con corteo organizzata dal Comitato No grandi navi, che intende rispondere in questo modo alle pagine acquistate sui quotidiani veneziani dal comitato Cruise Venice, che raggruppa gli operatori portuali e i simpatizzanti del turismo delle navi da crociera. La partenza è fissata alle 15.30 da campo Santa Margherita e arriverà via ponte dell’Accademia fino a campo Sant’Angelo, dove si svolgerà il dibattito, ma ci sarà anche un concerto.

Oggi, infine, è stata proclamata la Giornata della Venezia invendibile, che consisterà in due tappe significative: alle 11 a villa Hériot alla Giudecca, dove ci saranno giochi per bambini e grigliate bper pranzo. Poi, dalle 19, appuntamento a Ca’ Bembi in fondamenta San Trovaso (uno dei palazzi che l’Università Ca’ Foscari intende vendere) per un incontro con lo scrittore Andrea Segre, il quale presenterà il suo ultimo libro, “Fuorirotta”.

Tra un’iniziativa e l’altra, verso le 16.30, gli attivisti “saluteranno” alla loro maniera il passaggio della Msc Musica.

Michele Fullin

 

Paralisi al casello, uscite contromano: «Perché nessun controllo?»

NOVENTA – Tre giorni di festa nel weekend lungo del primo maggio, traffico ancora in tilt all’Outlet di Noventa. Complice il maltempo, tanti hanno disertato le spiagge e si sono rivolti all’entroterra a caccia di acquisti tra centri commerciali aperti e outlet. E come sempre ha sopolato il colosso della McArthur Glen che ha fatto il pieno all’uscita del casello di San Donà-Noventa. Tra sconti e collezioni nuove e vecchie, le grandi occasioni non sono mancate, neppure per i tanti stranieri giunti da Venezia.

Risultato, parcheggi pieni e migliaia di persone a fare acquisti, fino a quando ha iniziato a piovere e tutti sono scappati in massa. Un fuggi fuggi generale che ha sortito la paralisi completa nell’area del casello autostradale. Gli automobilisti, per non restare bloccati ore intere, hanno inboccato le uscite contromano, violando le norme del codice e dirigendo anche all’uscita dell’Outlet verso l’autostrada. Si sono trovati verso la rotonda autostradale rischiando incidenti frontali di continuo. Fortunatamente, con il traffico semiparalizzato, non ci sono stati scontri.

«È stato terribile», racconta un automobilista intrappolato nel traffico, «a un certo punto il serpentone di veicoli era immobile e non accennava a muoversi. Tutta la gente si è spostata con l’arrivo del brutto tempo e come sempre il traffico è andato in tilt. Nessuna regola, nessun controllo nel giorno del primo maggio e tutti hanno cercato un varco, un’uscita anche contromano pur di andare via al più presto e non restare intrappolati. Non è possibile», conclude, «che ogni volta in queste occasioni Noventa sia paralizzata. Una soluzione al traffico dovrà essere trovata prima o poi».

(g.ca.)

 

LA DIREZIONE «Siamo costretti ad adeguarci a quello che fanno gli altri»

Un doppio fronte della protesta si allarga oltre le porte scorrevoli dei centri commerciali. Se all’Auchan il clima teso è inevitabile dopo l’annuncio di 65 esuberi nell’ipermercato mestrino, e lunedì si terrà l’assemblea dei dipendenti in vista dello sciopero nazionale già previsto per il 9 maggio, anche al centro Le Barche i lavoratori si mobilitano con una lettera-appello consegnata al direttore della galleria commerciale contro le aperture domenicali e festive.

Il centro Le Barche oggi sarà aperto insieme a Valecenter, Nave de Vero, Panorama e singoli negozi. La lettera parla delle aperture domenicali e nei festivi, ma anche di una diversa organizzazione degli orari, di una saturazione tale da non riuscire più a garantire né adeguati controlli di sicurezza, né la giusta attenzione al cliente.

«Si parla di tre giornate: il 1° maggio, il 15 agosto e il 25 aprile, in cui vogliamo anche proporre eventi – replica il direttore de Le Barche, Francesco Giusto -. Capisco le paure dei lavoratori, ma chiedo loro di stare tranquilli, siamo dalla loro parte e l’obiettivo è tutelare i posti di lavoro. Anche perché qui, per fortuna, non si è mai parlato di tagli. Siamo però costretti ad adeguarci a quello che succede intorno e ad accettare il compromesso: il centro di Mestre vive già un momento difficile, non può spegnersi completamente mentre tutti gli altri aprono».

Con i lavoratori de Le Barche, si schiera Tiziana Agostini (candidata Pd al Consiglio regionale): «Per aprire i centri commerciali sono stati sventrati i centri urbani, il commercio di vicinato è stato immolato alla grande distribuzione con la scusa dei posti di lavoro, e adesso con Auchan e Carrefour vediamo il palco che inizia a crollare. E i lavoratori, nonostante i sacrifici, rischiano di essere lasciati a casa comunque».

«Questo territorio dal 2008 è stato caratterizzato pesantemente dalla chiusura di imprese e dalla perdita di posti di lavoro – interviene Francesca Zaccariotto, candidata a sindaco di Venezia, a proposito dei tagli annunciati da Auchan -. Chiederemo un incontro con la proprietà e le organizzazioni sindacali per capire se esistono possibilità concrete di intervento».

La candidata al Consiglio regionale Maria Laura Faccini (Ncd/Area Popolare) parla del fallimento di una politica strategica di Regione e Comuni che, insieme alla crisi, ha finito per impoverire il tessuto economico non solo dei centri, ma anche delle periferie.

«Il personale occupato nelle grandi strutture – commenta Faccini – è costituito per la quasi totalità da donne alle quali, in nome dei risultati di bilancio aziendale, è stato imposto di lavorare nei giorni festivi sacrificando i pochi momenti di riposo di cui potevano godere dopo essersi assunte il consueto carico del ménage familiare. Regione e Comune devono impegnarsi a rimettere al centro dell’azione politica la persona, la famiglia e il lavoro».

Melody Fusaro

 

Gazzettino – Calalzo. Torna il treno diretto per Venezia.

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1

mag

2015

Una nuova corsa che collegherà la montagna alla laguna solo nei giorni festivi. Pendolari delusi

NUOVO SERVIZIO – Potrà trasportare 120 persone e 32 bici

Torna il treno diretto Venezia-Vittorio-Calalzo, ma purtroppo per i pendolari che lo vorrebbero ogni giorno sarà limitato alle domeniche e ai giorni festivi di agosto.

Regione, Trenitalia e Dolomitibus, in collaborazione con la Provincia di Belluno, hanno annunciato nei giorni scorsi l’avvio del progetto turistico «Trenobus delle Dolomiti». Esso prevede che nei giorni festivi dal 26 luglio al 6 settembre si effettui un treno da Venezia Santa Lucia a Calalzo via Conegliano-Vittorio con 120 posti a sedere e possibilità di trasportare fino a 32 biciclette alla volta. Il treno partirà dalla stazione lagunare alle 7.50 e fermerà a Mestre, Mogliano, Treviso, Conegliano, Vittorio Veneto, Santa Croce del Lago, Stazione per l’Alpago, Ponte nelle Alpi e Longarone e arriverà a Calalzo alle 10.25. Qui ci sarà un mezzo della Dolomitibus per Cortina attrezzato per il trasporto delle due ruote. Da Calalzo il treno compirà il percorso inverso con partenza alle 17.15 negli stessi giorni e con fermate nelle stesse stazioni.

Da tempo i comitati dei pendolari, dopo il cambio di treno obbligatorio a Conegliano introdotto dall’orario cadenzato, chiedono almeno una corsa diretta montagna-laguna nei giorni lavorativi. Per ora è arrivata solo quella festiva ed estiva.

«Nulla osta all’istituzione del treno diretto da Venezia a Calalzo nei festivi d’estate. È una novità che può incentivare la mobilità turistica, in particolare da sud verso nord. Potrebbe essere ripetuta anche in inverno, non tanto per il trasporto delle bici quanto per raggiungere le località sciistiche» commenta il vittoriese Diego Tiozzo, portavoce del comitato “Il treno dei desideri”, che aggiunge: «Confermiamo, insieme ai pendolari del bellunese, la richiesta di una corsa diretta dalla montagna alla pianura almeno nell’ora di punta del mattino».

Tiozzo non rinuncia a una chiosa velenosa: «L’arrivo della corsa diretta domenicale dimostra che forse l’orario cadenzato non è così intoccabile come in altre occasioni si cerca di sostenere».

Il “Treno dei desideri” si dice deluso per quanto (non) fatto da Comune e Mom per potenziare i collegamenti serali tra Conegliano e Vittorio: «Ci aspettavamo davvero di più. La sospensione dei collegamenti serali in questa parte della provincia e nel bellunese hanno leso pesantemente il diritto alla mobilità dei cittadini».

Luca Anzanello

 

Gazzettino – Lavori del Mose, sciopero alla Palomar

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1

mag

2015

Dipendenti espulsi dal cantiere. «Una vicenda inaccettabile, siamo stati sostituiti da altri lavoratori»

Sciopero dei 104 lavoratori di Palomar, azienda controllata dal gruppo Mantovani e impegnata nella realizzazione del Mose. Una cinquantina di lavoratori dalle 7.30 alle 11 di ieri hanno dato vita ad un presidio davanti allo sky-line del Mose di Punta Sabbioni, dove si sta costruendo uno dei tre sbarramenti di dighe mobili a difesa di Venezia. Una protesta pacifica, sorvegliata con discrezione dalle forze dell’ordine arrivate per l’occasione nel lungomare e alla quale è seguito un volantinaggio tra i residenti.

«Mentre la Mantovani Spa sui giornali locali ringrazia e si mette una medaglietta per i lavori dell’Expo di Milano – spiega Antonio Silvestri segretario generale della Fiom Cgil di Venezia – i lavoratori scioperano e manifestano per la salvaguardia della propria occupazione. Più che ringraziamenti avremmo preferito la garanzia del lavoro. Infatti i lavoratori della Palomar, che per anni hanno operato e contribuito alla costruzione del Mose, la scorsa settimana senza preavviso si son trovati espulsi dal cantiere per esser sostituiti da lavoratori che pensiamo siano dipendenti di un sub appalto della stessa azienda. Questo è del tutto inaccettabile».

Una scelta che a sentire i sindacati vanificherebbe lo sforzo compiuto in questi anni dai lavoratori Palomar. «Che hanno messo la propria professionalità e il proprio sacrificio – ribadisce Silvestri – ora ricevono il ringraziamento di essere sostituiti da un altro personale, che sospettiamo sia meno sindacalizzato».

L’iniziativa di ieri è stata definita «pienamente riuscita». «Ed è servita anche per chiedere al prefetto di coinvolgere al tavolo istituzionale anche il vertice del Consorzio Venezia Nuova (del quale Mantovani è azionista di riferimento) – conclude il rappresentante del sindacato – per trovare una soluzione occupazionale per i lavoratori che operavano sul Mose. La stessa cosa Fiom Cgil sta portando avanti per la perdita d’appalto della stessa Palomar nella raffineria di Porto Marghera».

Grande l’amarezza tra i lavoratori presenti al presidio: «Nei quattro anni di lavoro in questo appalto ho mangiato, mi sono cambiato e molte volte ho dormito nei container – sono le parole di un operaio – ora mi vedo fuori dai cancelli e ringraziato con la cassa integrazione».

 

Buche di 50 metri a Malamocco. D’Alpaos: disastro per l’ecosistema

Ecosistema a rischio: la conferma dalle ultime immagini

Buche nel fondale fino a 50 metri

La laguna è un colabrodo. E nella bocca di porto di Malamocco la corrente e le modifiche dovute ai lavori del Mose hanno scavato buche profonde fino a 50 metri. Una “Fossa delle Marianne” in piena laguna. Che sconvolge equilibri antichi, provoca modifiche dell’ecosistema, della fauna e della flora. E uno squilibrio idraulico pericoloso per la stessa sopravvivenza della laguna.

Un timore da tempo avanzato dai pescatori e dagli esperti di morfologìa lagunare. Adesso documentabile, con le fotografie scattate da un appassionato chioggiotto dall’ecoscandaglio a bordo della sua barca. Nei pressi del Faro Rocchetta, agli Alberoni, il fondale un tempo abbastanza piatto e omogeneo presenta adesso voragini impressionanti. Entrando dal mare in bocca di porto lo strumento segnala dapprima una profondità media di 12-14 metri, con punte di 15. Poi, improvvisamente, all’altezza della conca di navigazione, ecco le prime buche di oltre 30 metri. Si risale a 27,9, poi di nuovo una “fossa” e si precipita a 43,8.

Entrando verso il canale dei Petroli, proprio davanti al Faro Rocchetta, nuove buche oltre i 40 metri. È l’area dove per costruire il Mose e la vicina conca di navigazione il Consorzio Venezia Nuova aveva costruito un terrapieno in sassi. La modifica delle profondità per la posa dei cassoni sul fondale e geotessuti per mantenere nel punto dove saranno posate le paratoie una profondità omogenea, hanno prodotto più avanti le nuove profondità. La forte corrente in entrata, che “sbatte” contro la nuova penisola, e più in generale lo scavo e la modifica dei fondali produce ogni giorno trasformazioni.

Da tempo ambientalisti e studiosi lanciano l’allarme. La laguna perde ogni anno circa un milione di metri cubi di sedimenti. Significa che con la marea se ne vanno in mare pezzi importanti della morfologia lagunare e delle barene. Trasformazioni che hanno prodotto un’accelerazione della corrente in entrata al Lido e una velocità maggiore di propagazione. Mentre la corrente calante (dozana) ha una velocità minore. Secondo alcuni tecnici è anche colpa delle nuove lunate costruite al largo del Lido e di Malamocco. Che hanno anch’esse modificato la circolazione delle acque e delle correnti. Ecosistema in pericolo, dunque. Già nel 2002 l’Atlante della laguna, edito dall’assessorato Ambiente del Comune, segnalava le zone “rosse”, giudicate in pericolo di erosione. Barene che scompaiono, canali sempre più profondi. Da allora nulla si è fatto. E i lavori del Mose hanno nel frattempo aggravato la situazione.

Alberto Vitucci

 

Polemico l’ingegner D’Alpaos, esperto di Idraulica: «La responsabilità non è solo della politica, i progetti sbagliati ridurranno la laguna a un braccio di mare»

«I tecnici minimizzano così distruggono tutto»

«Stanno distruggendo la laguna. E la responsabilità non è solo della politica che ha preso decisioni sbagliate. Ma dei tecnici che hanno spesso minimizzato o nascosto il danno. È una situazione davvero drammatica, e non vedo rimedi in questo momento».

Luigi D’Alpaos è uno dei maggiori esperti di morfologia lagunare. Ingegnere, docente di Idraulica all’Università di Padova, autore di studi e volumi sull’evoluzione dela laguna.

Professor D’Alpaos, in laguna ci sono buche da 50 metri. Cosa è successo? «Da anni predico invano sul fatto che la perdita dei sedimenti non viene contrastata. Sul pennello di Malamocco c’era una buca profonda. Ma adesso il fenomeno sta dilagando. La laguna continuando così si ridurrà a un braccio di mare, sparirà».

Cosa si fa per invertire la tendenza? «Niente, e si continua con idee pericolose e progetti sbagliati, come quello di scavare nuovi canali per le navi da crociera».

Intanto la morfologia cambia. «Certo, e non solo in laguna. Gli ultimi scavi di canali e restringimenti delle bocche per i lavori del Mose hanno provocato una modifica delle correnti. Anche nei canali interni della città, come mi hanno segnalato alcuni miei assistenti. Un fenomeno preoccupante. Sento parlare di gestione del Mose, una volta che sarà finito, aprendo una bocca e chiudendo l’altra. Ma bisogna studiare bene. Si possono produrre trasformazioni irreversibili».

Non si studia più? «Molti miei colleghi e studiosi minimizzano. Sostengono che la laguna si evolve, che non c’è rischio. Un errore».

Lei vuol dire che molte decisioni della politica sono state supportate da analisi tecniche sbagliate? «I miei maestri mi dicevano: noi siamo al servizio del Principe. Nel senso che dobbiamo dire come stanno le cose. Non possiamo minimizzare o non vedere. Posso capire che lo facciano i politici, i tecnici no».

Chi controlla l’evoluzione della laguna? «Appunto, nessuno. Lo scandalo Mose si è portato via anche il Magistrato alle Acque. Istituzione storica della Repubblica Serenissima che il governo ha pensato di cancellare. Ma è stato un grande errore. Bisognava invece rilanciarlo, metterci persone competenti e indipendenti. Il controllo è necessario, ma quell’istituzione è stata abbandonata».

La laguna è in pericolo e nessuno fa niente? «Mi pare che a chi interviene in laguna interessi ben poco di quello che succede una volta fatti gli interventi. Invece bisogna studiare, sapere, modificare come dicevano gli antichi. Anche quella lunata del Lido, avevo detto subito che non serviva a ridurre le maree. Al contrario, produce variazioni del campo di moto delle correnti. Fenomeni che andrebbero studiati, ma nessuno lo fa. E sarà sempre peggio».

Alberto Vitucci

 

Profondità media di 154 centimetri, terre emerse per l’8%

La laguna di Venezia ha una superficie di 540 chilometri quadrati, di cui solo l’8 per cento è costituito da terre emerse. Il resto (92 per cento) è formato dal cosiddetto “sistema idraulico”, cioè i canali (11 per cento), i bassifondi, le velme e le barene (80 per cento). Undici chilometri quadrati sono costituiti da barene, aree con vegetazione tipica a un’altezza media di 30 centimetri sul livello del mare. 98 i chilometri quadrati costituiti da velme, sempre sommerse, 92 chilometri quadrati le valli da pesca. La profondità media della laguna è di 154 centimetri. Dati pubblicati dal Corila, il Consorzio che si occupa di ricerca lagunare. «Il buon senso comune», si legge nella pagina iniazle, «non basta a risolvere i problemi complessi. Ma la ricerca di nuova conoscenza non può costituire un alibi per evitare decisioni inderogabili».

(a.v.)

 

L’inchiesta sulla lunata del Lido, crollata due anni fa

Tre lunate inutili. O quasi. Il Comitatone aveva deciso di affidare al Consorzio Venezia Nuova la costruzione di tre dighe foranee al largo delle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia. Decisione scaturita dal fatto che le osservazioni del Comune di Venezia contro il progetto Mose avevano chiesto di provare a ridurre le maree con opere “complementari”. Dighe esterne avrebbero potuto ridurre le maree medio alte fino a 4 centimetri. In realtà le dighe riducono la marea di 1 solo centimetro. Sono costate 40 milioni di euro l’una. E adesso hanno la funzione di difendere le dighe dalle correnti. Fatto sta che la lunata del Lido è crollata due anni fa, il giorno dopo essere stata ultimata. Il costo è lievitato di sei milioni con una perizia di variante. E adesso la Procura della Corte dei Conti ha aperto un fascicolo sulla vicenda.

(a.v.)

 

Nuova Venezia – Mose, inchiesta sulla diga crollata al Lido

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30

apr

2015

Corte dei Conti

Una diga di sassi da 43 milioni di euro, crollata nel 2012 per una mareggiata, e una perizia da 6 milioni per ripararla. La Corte dei Conti apre un’inchiesta e acquisisce documenti nelle sedi del Consorzio Venezia Nuova e del Magistrato alle Acque.

La procura della Corte dei conti fa sequestrare il dossier sulla «lunata» costata 43 milioni e altri 6 per riparare il disastro

VENEZIA – Una diga di sassi costata 43 milioni di euro. Crollata sotto la forza di una mareggiata, nel novembre del 2012, solo pochi giorni dopo che i lavori si erano conclusi. E una «perizia di variante» da 6 milioni per riparare il manufatto, sostituendo i massi con tripodi e macigni in pietra d’Istria più grandi. Una vicenda strana, su cui adesso la Corte dei Conti intende far luce.

Nei giorni scorsi un gruppo di finanzieri inviati dal procuratore capo Carmine Scarano ha acquisito nuova documentazione al Consorzio Venezia Nuova e al Magistrato alle Acque. C’è da verificare perché siano stati spesi quei milioni. E, ancora, perché una diga nuova di zecca sia crollata in mare nella sua parte terminale. C’è anche da chiarire un contenzioso che dura ormai da quasi tre anni. Chi deve pagare la ricostruzione e la variante?

Nel progetto originario il Consorzio Venezia Nuova aveva previsto di realizzare la diga, la famosa «lunata» lunga un chilometro, al largo della bocca di porto di Lido, utilizzando sassi di medie dimensioni. Sotto la furia del mare e dello scirocco, in un evento che il Consorzio Venezia Nuova aveva allora definito «eccezionale» la difesa era franata in mare. Opera contestata prima di nascere. Avrebbe dovuto contribuire, secondo il Comitatone, a «ridurre la punta massima di marea di almeno 4 centimetri».

In realtà la riduzione effettiva già sperimentata nelle analoghe dighe a Chioggia e Malamocco non va oltre il centimetro. La diga allora ha funzione di proteggere le paratoie dal vento di scirocco. Il Comune aveva votato contro la sua realizzazione, per i costi considerati eccessivi, pari alla necessità annuale per la manutenzione urbana. Ma si era fatta lo stesso. E lo scorso anno anche i lavori di ripristino dopo il crollo si sono conclusi. Rinforzando con i tripodi in cemento la barriera sulla testata est, con massi più grandi quella dal lato ovest. Anche su questo adesso si indaga.

E ieri i commissari Luigi Magistro e Francesco Ossola si sono riuniti all’Arsenale con il comitato consultivo delle imprese che compongono il Consorzio Venezia Nuova. Qualche protesta dalle imprese per i lavori che vanno a rilento. Magistro ha risposto ribadendo che dopo gli arresti del 4 giugno scorso e l’inchiesta sul Mose e la corruzione tutto è andato a rilento.

«Il prezzo della legalità», aveva detto alla Nuova. I 400 milioni deliberati dal Cipe nel giugno del 2014 sono infatti stati sbloccati solo pochi giorni fa, il 17 aprile. Di altri 200 stanziati dal ministero dell’Economia due anni fa non vi è traccia. Adesso dovrebbero sbloccarsi, e ripartire i lavori ai cantieri che vanno a rilento da mesi.

Il Mose doveva costare 1 miliardo e mezzo di euro come da progetto di massima. Oggi siamo arrivati a quasi sei miliardi, gestione e manutenzione esclusa. I lavori dovevano concludersi nel 2008, poi nel 2012. Infine nel 2015 e adesso nemmeno nel 2017 sarà possibile a detta del Consorzio.

Intanto anche nella sede del Cvn, all’Arsenale, continua il lavoro di controllo dei commissari, nominati quasi un anno fa dal presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Nomine ratificate come prevede la legge dal prefetto di Roma. E adesso, accanto a Magistro, esperto di finanze e Ossola, ingegnere e progettista, il nuovo prefetto di Roma Franco Gabrielli ha nominato Giuseppe Fiengo, presentato ieri alle imprese.

Alberto Vitucci

 

L’INTERVENTO – Riccardo Colletti (Filctem Cgil) Massimo Meneghetti (Femca Cisl) Cristian Tito (Uiltec Uil)

Da decenni siamo comunemente impegnati, a nome dei lavoratori, per salvare l’industria a Porto Marghera e per favorire un processo di riqualificazione che riporti ai fasti di un tempo quest’area, che rilanci le attività produttive coniugandole con quelle portuali e logistiche, favorendo anche l’insediamento di nuove imprese e investimenti innovativi.

L’ultimo tassello riguardava la costituzione della società mista tra Comune di Venezia e Regione, (Marghera Eco Industries srl) che doveva acquisire i 108 ettari ceduti da Eni, beneficiando di 38 milioni di euro disponibile a mettere a disposizione per il completamento delle bonifiche.

Tutte le istituzioni e in primis il governatore Luca Zaia auspicavano che attraverso quest’accordo molte aziende sarebbero state intenzionate ad investire su Porto Marghera in virtù del fatto che quell’accordo scioglieva molti nodi per quanto riguarda la questione burocratica.

Invece, è avvenuto l’esatto contrario e, oltre al fatto che non c’è un sistema di tutela per quanto riguarda una possibile speculazione delle aree ed essendo quella delle bonifiche una delle operazioni che va inserita nelle grandi opere, siamo molto preoccupati visto anche quanto accaduto sulla vicenda del Mose.

Inoltre, dopo tanto vigore e tanta soddisfazione espressa dal governatore Zaia – che ha annunciato più volte l’insediamento in tali aree di imprenditori, beneficiando di terreni dal costo agevolato e collocati in zona strategica – non comprendiamo la scelta di sospendere la costituzione della nuova società e la firma del rogito che potrebbero garantire le aspettative di riconversione concordate con le Istituzionali al fine di creare nuovi posti di lavoro.

Quindi, relativamente alla questione della cessione delle aree Syndial Eni e all’accordo sulle bonifiche autorizzate dei terreni, vogliamo capire dal governatore Zaia – al quale abbiamo chiesto un incontro urgente, per ora senza ottenere risposta – quali siano le reali intenzioni per tutelare le industrie e il sistema occupazionale di Porto Marghera che tra l’altro da lavoro a più di tremila persone, oltre agli addetti delle imprese d’appalto.

Il rischio è che la nostra Regione si impoverisca ulteriormente. Molto tempo è passato da quando il mitico Nordest rappresentava un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale ed europeo.

Oggi invece, dopo tanti accordi non rispettati, le aziende si contano sulle dita di una mano. Ricordiamo il caso della Vinyls, dove l’Oleificio Medio Piave, al momento dell’acquisizione delle aree di Syndial Eni si era impegnato a realizzare nuovi impianti di raffinazione di oli e farine vegetali e ad assumere i 105 lavoratori rimasti.

Ad oggi nessuno stabilimento è stato costruito e nessun lavoratore ex Vinyls è stato assunto, mentre l’Oleificio usa l’area come magazzini degli scarti di produzione dell’impianto di Fontanelle a Treviso.

 

TRASPORTI – I dubbi del Gruppo No-Tav sul progetto in affiancamento

PORTOGRUARO – «Il tracciato in affiancamento alla linea storica non è altro che una linea ad Alta velocità». Il Gruppo No Tav di Portogruaro torna ad esprimere, carte alla mano, la propria contrarietà alla proposta di realizzare un nuovo tracciato in affiancamento alla linea ferroviaria storica, presentata nel 2012 dal commissario straordinario Bortolo Mainardi.

«In questi anni – spiegano – si è continuato ad affermare che il tracciato in affiancamento alla linea storica non è una linea della Tav. Ma la documentazione in nostro possesso dice esattamente il contrario».

Nello specifico i No Tav ricordano la lettera del commissario Mainardi in cui si parla di “corridoio lungo l’attuale linea ferroviaria Mestre-Portogruaro”; l’elaborato grafico dello studio di fattibilità, in cui si fa riferimento ad una velocità di tracciato di 250km/h, in linea con le direttive europee sull’Alta Velocità; la planimetria del tracciato che individua una distanza fra i binari di 4,50 metri, così come previsto dalle Ferrovie dello Stato, ed infine la risposta del sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti Rocco Girlanda ad un’interrogazione delle parlamentari Moretto e Rubinato, in cui si sottolinea che «la soluzione in affiancamento salvaguarda comunque il tracciato di Alta velocità».

«Visto che il Consiglio e la giunta di Portogruaro si sono espressi a favore della proposta del commissario Mainardi – concludono i referenti del gruppo No Tav – possiamo dire che il Comune è favorevole alla Tav».

(t.inf.)

 

SPINEA – Con 32 punti all’ordine del giorno, martedì la seduta del consiglio comunale non ha visto la fine prima delle 2 di notte. Tra i vari argomenti affrontati, è stato anche approvato il Documento unico di programmazione, illustrato nel dettaglio dall’assessore Emanuele Ditadi. Il Dup si compone di due sezioni: strategica e operativa.

La prima individua le principali scelte che caratterizzano il programma dell’amministrazione da realizzare nel corso del mandato amministrativo, quindi entro il 2019. Tra queste, si indicano in particolare scelte urbanistiche “sostenibili”, come la realizzazione di nuove aree verdi per dare continuità a ovest del parco Nuove Gemme e l’intenzione di riqualificare il tessuto edilizio esistente e di valorizzare il patrimonio delle Ville Venete. Previsto un forte impegno sul fronte “inquinamento” con l’incremento della raccolta differenziata e della mobilità dolce.

Tra i progetti, anche la realizzazione del sottopasso ciclopedonale Fossa, della pista ciclabile di via Luneo, del percorso ciclabile via Martiri e via Rimini e la messa in sicurezza di via Capitanio (tutte opere complementari al Passante). Si continua poi con la realizzazione di una nuova sede per il centro anziani al Villaggio dei Fiori e con l’inserimento di Spinea nella programmazione socio-sanitaria dell’Asl 13 come struttura intermedia (ospedale di comunità, hospice, unità riabilitativa territoriale). Nella programmazione sono previsti inoltre interventi in edifici scolastici e palestre, la manutenzione straordinaria della Ungaretti e la messa in sicurezza di tutti gli altri edifici scolastici.

(M.Fus)

 

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