Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

MALCONTENTA «Come cittadini di Malcontenta chiederemo dalla Regione di riaprire il confronto sulla realizzazione del progetto del Vallone Moranzani per superare lo stallo in cui trova. Sono passati mesi da quando i cantieri sono avviati ma nulla è stato fatto per far partire le opere viarie collegate all’accordo». Lo dicono il portavoce della delegazione di zona Dario Giglio e il parroco don Giuseppe Beorchia.

«Dobbiamo subire forti disagi del traffico causati dal cantiere stradale, aperto all’incrocio tra via Malcontenta e via dell’Elettronica che ha comportato la modifica della viabilità locale con un percorso lungo e tortuoso, per la costruzione di una serie di opere infrastrutturali finalizzate a separare la viabilità urbana da quella commerciale» lamentano «Abbiamo visto che le opere che portano traffico come il raddoppio di via dell’Elettronica vengono realizzate in tempi rapidi e invece non si quando partiranno le realizzazioni delle strade».

Ricordano infine che «diversi ex assessori erano venuti a Malcontenta chiedendo alla popolazione di stare tranquilli, che le opere si sarebbero fatte». I residenti di Malcontenta sono ancora in attesa.

(a.ab.)

 

I ritardi del consorzio

Mose, Fiengo è il terzo commissario

L’Avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo nominato dal prefetto di Roma Gabrielli

Designazione sollecitata dagli altri commissari per curare la parte burocratica

VENEZIA – Mose, non c’è due senza tre. Arriva un terzo commissario per sovrintendere alla realizzazione del progetto di dighe mobili e soprattutto, cercare di dare un’accelerata ai lavori che – dopo i ritardi accumulatisi negli ultimi mesi – dovrebbero ormai concludersi almeno nel 2018, anziché, come da cronoprogramma aggiornata, nel giugno del 2017.

Il prefetto di Roma, Franco Gabrielli ha nominato Giuseppe Fiengo, vice Avvocato generale dello Stato, terzo commissario per il Mose. Fiengo si aggiunge all’ingegnere Francesco Ossola e all’ex direttore delle Dogane Luigi Magisto che erano stati nominati dal precedente prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e che – nell’incontro tenutosi a Roma pochi giorni fa con il nuovo ministro dei Lavori Pubblici Graziano Delrio – avrebbero per primi sollecitato la necessità di un «rinforzo» per sbrigare le complesse procedure di appalto, i controlli e la gestione del flusso dei finanziamenti.

Il commissariamento era stato chiesto nei mesi scorsi dal presidente dell’autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, a seguito dell’inchiesta sul Mose e il provvedimento prevedeva appunto la possibilità di nominare fino a tre commissari, ora sfruttata. Il decreto del prefetto segue appunto di pochi giorni la riunione sul Mose tenutasi il 24 aprile a Roma, al ministero delle Infrastrutture, per fare il punto sullo stato di attuazione dei lavori e sulle misure necessarie per riavviare i lavori.

All’incontro presero parte il ministro Graziano Delrio, lo stesso Cantone, il prefetto Gabrielli, Luigi Magistro e Francesco Ossola, i due commissari del Consorzio «Venezia Nuova», la società concessionaria per i lavori di realizzazione del sistema di barriere mobili a protezione di Venezia dal fenomeno dell’acqua alta, a cui ora si affianca anche Fiengo.

Nato nel 1948, Fiengo è stato tra l’altro Procuratore dello Stato presso l’Avvocatura generale, consulente giuridico del Ministero della Marina mercantile nel 1974 e successivamente nel 1984 del Ministero dei Trasporti; capo dell’Ufficio legislativo del Ministero dell’Ambiente tra il 1987 e il 1992 e inoltre componente del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici tra il ’95 e il ’97. Nel febbraio 2014 è stato nominato vice Avvocato Generale dello Stato.

L’incarico di commissario del Consorzio Venezia Nuova è stato disposto dal prefetto di Roma per competenza, visto che la concessione al Consorzio Venezia Nuova per il Mose fu firmata nella sede del ministero delle Infrastrutture.

Il presidente dell’Anticorruzione avviò le procedure per la richiesta di commissariamento alla fine di ottobre 2014. Da giurista qual è – rispetto ai suoi due colleghi – Giuseppe Fiengo seguirà appunto il “pacchetto” burocratico dell’opera.

 

La catena francese vara il piano dei tagli che investe pesantemente anche Mestre. Penalizzate soprattutto le commesse

baccaglini (cgil) – Rimaniamo esterrefatti, non siamo disposti a perdere nemmeno un posto. Assemblea il 4 maggio, mentre il 9 sarà sciopero

Prima la malattia non più retribuita al 100 per cento, le pause di lavoro non pagate, i premi di produzione annullati e la quattordicesima andata in fumo, adesso la dichiarazione di esubero di 65 dipendenti. Anche Auchan di Mestre, sulla scorta di quanto la catena francese sta facendo a livello nazionale, ha annunciato gli esuberi.

Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Fisascat Cisl, rispondono di non essere disposti a perdere nessun lavoratore, aderiscono allo sciopero nazionale del 9 maggio e proclamano assemblea a Mestre con i lavoratori il 4 maggio.

«In tutto il Veneto si salva solo Verona», spiega Paolo Baccaglini di Filcams-Cgil, «A Mestre si parla di 65 persone su 323 lavoratori, per la maggior parte donne. Siamo esterrefatti di questa decisione: all’inizio dell’anno discutevamo dell’andamento dell’iper, di strategie per tamponare l’emorragia dei consumi, poi di punto in bianco si sono interrotte le trattative sulla scorta di quanto stava avvenendo a livello nazionale. Adesso la presa di posizione».

Spiega Baccaglini: «Sappiamo che vogliono tagliare anche Mestre, ma non sappiamo quali sono i dati dell’ipermercato che portano a questi numeri. Nessuno parla di decreto Salva Italia, di liberalizzazioni: quando dicevamo che le aperture sette giorni su sette avrebbero portato solo a una maggiorazione dei costi e non a un aumento delle venite e dei guadagni, non ci hanno ascoltato. Rispediamo al mittente gli esuberi, non vogliamo perdere posti di lavoro. Disponibilità a discutere di ammortizzatori sociali, ma senza quelle richieste inaccettabili che ci hanno proposto. Tra l’altro guardando i dati, si apre una procedura di mobilità e tra gli esuberi non c’è un quadro, un dirigente, un direttore, sono solo addetti, una condizione paradossale. Perché vogliono far pagare le scelte sbagliate prese a livello dirigenziale a chi non ne ha colpa? L’iper è all’osso, i dipendenti sono quelli che permettono che stia in piedi».

«Ci aspettavamo quanto successo», aggiunge Andrea Stevanin di Fisascat Cisl, «A nostro avviso l’esubero non c’è e non è motivato, a Mestre non esiste questa esigenza. Noi non faremo uscire nessuno se non volontariamente dal posto di lavoro, non ci sono le condizioni effettive per lasciare scoperti posti di lavoro, riteniamo questa presa di posizione dell’azienda un atto arrogante. Prima hanno disdetto l’integrativo, poi gli esuberi. Ci sono gli ammortizzatori sociali, il servizio alla clientela va mantenuto».

Il senatore Antonio De Poli (Udc) ha presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro Poletti. «Dobbiamo porre in essere tutte le azioni necessarie a tutela dei lavoratori e delle rispettive famiglie».

Marta Artico

 

Riconosciuto il “diritto alla programmabilità del tempo”. Auchan risarcisce il 30% dello stipendio

Turni variabili, dipendente vince la causa

Diritto alla programmabilità del tempo extralavorativo. Un tema attuale di questi tempi, per il quale c’è chi fa causa e la vince, come M.N., dipendente dell’Auchan che si è rivolta all’avvocato Cosimo Damiano Cisternino, fiduciario della Fisascat Cisl, che ha avuto ragione dal giudice del lavoro di Venezia.

«Il giudice», spiega il legale, «ha riconosciuto illegittimo il comportamento del datore di lavoro verso la lavoratrice part-time, che come altre non ha firmato clausole di flessibilità e ha subito invece sin dall’assunzione la rotazione dei turni, con preavvisi di poche settimane. La legge prevede che il lavoratore part-time debba sapere qual è la collocazione del turno, se mattina o sera, sulla base di una clausola che predetermina la turnazione inserita nel contratto. Diversamente c’è il lavoratore che accetta che la collocazione del turno possa variare. La lavoratrice in questione invece, non avendo firmato questa clausola di flessibilità, ha svolto turni che variavano sempre».

Il giudice del lavoro ha riconosciuto un danno importante, ossia la maggiorazione del 30 per cento della retribuzione mensile per dieci anni.

«Il che vale più di un Tfr», precisa l’avvocato. «Il parziale accoglimento del ricorso», si legge testuale nella disposizione, «accerta la violazione da parte di Auchan S.p.a. del diritto della ricorrente alla programmabilità del proprio tempo extra lavorativo in conseguenza della continua variazione dei turni di lavoro impostale sin dall’assunzione e per l’effetto condanna l’S.p.a. al risarcimento del danno a favore della ricorrente nella misura del 30% della retribuzione via via maturata dal 24 ottobre 2003 alla data di deposito del ricorso, oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali dalle singole scadenze al saldo effettivo».

Racconta M.N.: «Non ho mai firmato nulla, hanno giocato a ping pong con i miei orari, hanno gestito la mia vita e il mio tempo libero, era come fossi flessibile ed elastica. Non potevo prendere un appuntamento, un visita medica, faccio da madre e padre, con tutti i problemi del caso. A un certo punto ho detto basta: dopo pressioni e pressioni non ce l’ho più fatta. Adesso ho finalmente capito che la legge e il mio contratto, mai osservato da loro, prevedeva il rispetto e la preservazione del mio tempo libero. Ho sofferto molto. Volevo riavere la mia dignità di lavoratrice e non essere uno zerbino».

«È una sentenza che ha premiato il disagio che la lavoratrice ha subito», commenta Fisascat Cisl attraverso Andrea Stevanin.

(m.a.)

 

Gazzettino – Mestre. Negli iper ora entra anche la crisi

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

apr

2015

MESTRE – La città ospita 4 degli 11 centri commerciali del Veneto. Sindacati preoccupati anche per Simply e Mediaworld

All’Auchan 65 esuberi, a casa soprattutto le cassiere. Vertenza Carrefour: 52 lavoratori a rischio

CONCORRENZA SPIETATA – Un quinto dei lavoratori in meno all’Auchan di Mestre, 65 su 323, oltre al taglio già annunciato nelle scorse settimane di 52 dipendenti sui 202 in forza al Carrefour di Marcon. «Ma ci arrivano segnali pessimi di altri esuberi in arrivo anche dalla catena Simply e da Mediaworld» dicono i sindacati. La crisi è dunque arrivata anche alla grande distribuzione, mentre sempre all’Auchan sono ormai molti i negozi chiusi nella galleria commerciale, lasciando a casa decine di commesse. Del resto a Mestre e dintorni si concentrano ben quattro degli undici centri commerciali del Veneto che, proprio per strapparsi i clienti, il 1. maggio saranno quasi tutti aperti.

 

COMMERCIO IN CRISI – La direzione annuncia tagli pure in città, soprattutto tra le cassiere

Ora trema l’Auchan: 65 a casa

Il sindacato: «Brutti segnali anche nei negozi Simply e Mediaworld»

Un quinto di lavoratori in meno. Dei 1.426 esuberi annunciati dalla catena Auchan, 65 saranno a Mestre, sui 323 dipendenti che lavorano all’ipermercato di via Don Tosatto. E a farne le spese dovrebbero essere soprattutto le addette alle casse, con 25 lavoratrici mandate in mobilità perché – questa è la spiegazione dell’azienda – “con la crisi si battono meno scontrini”. «Certo, la crisi – replicano i sindacati che hanno già proclamato uno sciopero nazionale per sabato 9 maggio -, ma anche la concorrenza spietata tra supermercati che sono sorti ovunque, e a Mestre più che da qualsiasi altra parte».

«Dopo Carrefour tocca a Auchan, ma abbiamo segnali preoccupanti anche dalla catena Simply (sempre del gruppo Auchan, ndr.) e da Mediaworld – commenta Fabio Marchiori della Uiltucs -. La comunicazione degli esuberi è arrivata dopo la rottura delle trattative, giustificata per un “sostanziale calo delle vendite” anche se, di fatto, la crisi per Auchan ha colpito soprattutto i punti vendita del Meridione».

Per lunedì 4 maggio i sindacati hanno convocato un’assemblea del personale, in vista dello sciopero fissato per il 9 e dell’apertura – ormai data per scontata – di un tavolo di confronto al livello ministeriale.

«Prima di arrivare alla rottura delle trattative – riprende Marchiori – Auchan aveva chiesto il blocco della quattordicesima mensilità e un livello inferiore per tutti i dipendenti».

Richieste che, ovviamente, non potevano passare (tra l’altro, l’azienda avrebbe perfino cancellato lo sconto del 5 per cento sugli acquisti concesso ai dipendenti.

«Dopo la disdetta unilaterale del contratto integrativo aziendale – stigmatizza il segretario nazionale della Fisascat, Ferruccio Fiorot – questo è un ulteriore colpo basso attuato da uno dei più grandi operatori della grande distribuzione commerciale che fino ad oggi non ha messo in campo politiche di rilancio. I dipendenti di Auchan coinvolti dalla procedura di licenziamento pagano a caro a prezzo la mancanza di un piano di sviluppo aziendale finalizzato a fronteggiare la crisi dei consumi».

«Questi ipermercati sono nati in un periodo in cui c’era ancora il boom dei consumi – aggiunge Fabio Marchiori -, ma ora faticano a reggere la crisi e la concorrenza anche dei supermercati più piccoli. Auchan starebbe cambiando la politica di mercato, puntando meno alle offerte speciali e più ai “prezzi bassi tutti i giorni”».

Un livellamento verso il basso per competere soprattutto con discount e hard discount. Non è un caso che la Lidl abbia appena annunciato duemila assunzioni nei prossimi due anni a livello nazionale, cercando anche laureati ma con uno stipendio medio iniziale che si aggirerebbe sui 1300 euro lordi al mese, e 700 per un part time.

Fulvio Fenzo

 

SALZANO – Edifici pubblici e scuole

MUNICIPIO – Con la nuova rete informatica appena attivata il Comune risparmierà anche sulla bolletta del telefono

SALZANO – La telefonata dal municipio alla scuola elementare? Gratuita. La chiamata dal magazzino comunale alla biblioteca? Gratuita anche quella. E lo stesso vale per le scuole medie, per la Protezione Civile e per tutti gli altri immobili comunali. L’amministrazione di Salzano ha completato un progetto triennale per mettere in rete gli edifici, ora tutto è concentrato nel Centro Elaborazione Dati comunale e il risparmio è notevole: cinquemila euro all’anno subito, 20mila a partire dal 2019. In tutto si parla di oltre 120mila euro in 10 anni.

«Per far fronte alle difficoltà di bilancio bisogna ingegnarsi e ottimizzare la spesa – dice Lucio Zamengo, assessore all’Informatizzazione -. Abbiamo realizzato una rete-dati per collegare tra loro municipio, magazzino, biblioteca e cinque plessi scolastici permettendo la condivisione di un unico accesso a internet. Le chiamate tra i vari edifici sono diventate telefonate interne e quindi gratuite. Risparmiamo perché paghiamo molte meno telefonate e perché abbiamo un unico canone telefonico e un unico canone Adsl. È come se tutti gli edifici fossero concentrati in un unico luogo. L’Unione dei Comuni del Miranese si ispirerà al modello salzanese».

L’amministrazione spenderà fino al 2019 circa 14mila euro annui come canone d’acquisto del nuovo hardware, che poi diverrà proprietà comunale.

«Abbiamo concentrato tutto in una unica linea veloce con elevati standard di sicurezza – prosegue Zamengo -. Inoltre abbiamo avuto l’opportunità di rinnovare una settantina di telefoni e altre strumentazioni. In questo modo abbiamo potuto migliore l’informatizzazione di scuole ed edifici comunali».

(g.pip.)

 

Intervista al commissario del Mose nominato da Cantone. «Finanziamenti fermi perché ci sono maggiori controlli»

«La legalità costa. E qualche volta rallenta i tempi di decisione. Ma dopo quello che è successo non c’erano altre strade». Luigi Magistro, commissario del Mose nominato dall’Autorità nazionale Anticorruzione, si sfoga. È in laguna dall’estate scorsa, e dopo lo tsunami che ha portato a 34 arresti nell’ambito di tangenti e finanziamenti illeciti prodotti dal sistema Mose, ha dovuto in pratica ricominciare daccapo. Con il collega Francesco Ossola, ingegnere torinese anch’egli nominato dal prefetto di Roma su richiesta del presidente dell’Anac Raffaele Cantone ai vertici del Consorzio, ha passato in questi mesi al setaccio conti, fatture e consulenze del Consorzio Venezia Nuova. Verificato lavori e direzioni tecniche, spese e preventivi. Forte della sua esperienza e dei risultati ottenuti quando era ufficiale della Guardia di Finanza ai tempi di Mani Pulite, poi dirigente del ministero dell’Economia e delle Dogane.

Una struttura rivoluzionata, quella del Consorzio. E le spese ridotte al minimo. Ma le imprese sono rimaste al loro posto. E hanno anzi ottenuto dall’Autorità una «comitato consultivo» di cui fanno parte Romeo Chiarotto per la Mantovani, primo azionista del Consorzio, Americo Giovarrusico (ItalVenezia-Condotte), Luigi Chiappini (Consorzio San Marco), Laura Lippi per le imprese minori. Comitato che dovrà fare presenti le istanze delle imprese. Abituate a un flusso cospicuo di denaro negli ultimi dieci anni, oggi a ritmo ridotto.

Magistro adesso vuole girare pagina. Il Mose non è in discussione, dice, «ma i controlli si sono fatti serrati».

Dottor Magistro, i lavori del Mose hanno subito ritardi? «Dopo gli arresti del 4 giugno 2014 evidentemente ci sono stati dei contraccolpi. I controlli sono aumentati, le verifiche anche. C’è stato un rallentamento, perché hanno rallentato i flussi finanziari, sono aumentate le richieste di chiarimento della Corte dei Conti e dei ministeri».

Prima si faceva tutto più in fretta. Si è anche visto per quale motivo. «Su questo non voglio fare commenti. Diciamo che l’esigenza di ripristinare la legalità dopo la grande inchiesta sul Mose e la scoperta di episodi di corruzione, ha dei costi. Ma del resto il ripristino di una situazione di legalità è il motivo per cui siamo stati nominati. E le verifiche vanno fatte bene».

Sono stati sospesi i finanziamenti alla grande opera che venivano dallo Stato? «Non proprio. Ma ci sono stati dei ritardi, certamente. Pensate che la delibera di finanziamento del Cipe di 400 milioni di euro, annunciata il 30 giugno dello scorso anno, è stata approvata solo il 10 novembre, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 17 aprile, solo pochi giorni fa. Quasi un anno per avere disponibili soldi già stanziati».

Nel frattempo cosa è successo? «C’è stato qualche rallentamento, e adesso il cronoprogramma potrà slittare avanti di qualche mese. Ma, ripeto, è il prezzo da pagare per la legalità. Capisco i funzionari dei ministeri che prima di firmare un atto adesso si leggono tutto per bene e ci pensano due volte prima di dare il via libera».

Il Mose ha avuto finanziamenti tagliati? «No, lo Stato garantirà i fondi per il suo completamento. Ma arrivano con grande lentezza per i motivi che abbiamo detto. Oltre ai 400 milioni sbloccati da tre giorni abbiamo in viaggio altri 230 milioni di euro.

Che fine hanno fatto? «Il ministero dell’Economia non li ha più sbloccati. Sono stati stanziati nel 2012.

Più visti. Le imprese sono state danneggiate? «I cantieri non sono stati chiusi, in qualche caso ci siamo fermati. La situazione è questa».

Il Mose sarà concluso nel 2017? «Ci potrà essere qualche ritardo. E ripeto, il cronoprogramma potrebbe slittare. Noi comunque andiamo avanti».

Alberto Vitucci

 

i costi

Cinque miliardi e 600 milioni il quadruplo del previsto

Tempi e costi aumentano con gli anni. Storia che si ripete, quella del Mose, come per buona parte delle grandi opere in Italia. Adesso i soldi per finire le dighe mobili ci sono quasi tutti. Mancano quelli per le opere di compensazione ambientale, ma il grosso è disponibile. 5 miliardi e 600 milioni di euro, senza gestione e manutenzione.

Quando il Mose è stato progettato, negli anni Ottanta, il costo stimato era di circa un miliardo e mezzo di euro. Tre miliardi e 200 milioni (di lire) che poi negli anni si sono quadruplicati. Non era bastato nemeno il «prezzo chiuso», annunciato dal governo Berlusconi e dall’allora presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta a fermare l’inflazione dei costi. «Aggiornamenti dei materiali» e opere aggiuntive – imposte dall’Europa ma messe in carico allo Stato – avevano fatto lievitare il Mose alla cifra record di 5 miliardi e 600 milioni di euro.

Si lavora alle tre bocche di porto. E l’80 per cento delle opere di base è già costruito. Come i fondali e i cassoni in calcestruzzo, l’isola artificiale a Sant’Erasmo che ospiterà la centrale operativa di controllo, le dighe foranee, le grandi spalle in cemento, i porti rifugio. E la conca di navigazione, «aggiunta» al Mose dalla giunta Costa nei primi anni Duemila, oggi ormai inadeguata a ricevere le navi di nuova generazione. Per questo adesso si è progettato uno scalo off shore, al largo dell’Adriatico.

(a.v.)

 

«Bisogna potenziare il trasporto ferroviario della tratta Treviso-Venezia se si vuole ridurre il traffico del Terraglio (circa 120mila automezzi al giorno). Siamo sempre in attesa che decolli la Metropolitana di superficie, che prevede, oltre al transito di un treno ogni quarto d’ora, anche la realizzazione della nuova fermata tra Marocco e via Gatta. Ai cittadini va offerta la possibilità del trasporto alternativo per una maggiore sicurezza e per contenere l’inquinamento ambientale». Parla Luigi Novello, presidente del quartiere di Marocco, a proposito dell’incontro che si è tenuto la scorsa settimana a Mogliano sulla situazione viaria tra il Terraglio, via Marocchesa e via Gatta.

Nella riunione c’erano l’assessore alla viabilità di Mogliano Giovanni Scognamiglio, i rappresentanti della municipalità di Mestre, dell’Anas, delle Generali Italia e i proprietari dell’area ex Veneland e dell’ex Postiglione. Si parla dell’eliminazione dei due semafori in via Gatta e in via Marocchesa a favore di un rondò. Il quartiere di Marocco intende però essere parte attiva della soluzione del problema.

«È sempre bene accettare -aggiunge il presidente Novello- ogni miglioria per la sicurezza stradale. Resta il fatto che i residenti del quartiere Sant’Antonio continuano a rischiare ogni volta che devono raggiungere la fermata dell’Actv di via Gatta perchè costretti a passare per il collo di bottiglia del ponte sul fiume Dese».

Un anno e mezzo fa era crollato un tratto della riva del Dese costringendo i pedoni a transitare a bordo del Terraglio in totale assenza di un percorso ciclopedonale. Finora sono state perse due occasioni per risolvere i problemi. Negli anni ’80 le Generali avevano proposto di costruire, a proprie spese, una bretella di collegamento tra la sede della compagnia di via Marocchesa e il casello autostradale di Villabona. Ma l’amministrazione moglianese dell’epoca bocciò il progetto. Ha fatto flop anche il progetto del grande rondò, opera complementare al Passante di Mestre finanziata con 5,5 milioni di euro.

Nello Duprè

 

Contributi europei ai progetti di nuovi collegamenti ciclopedonali

QUARTO – Pioggia di contributi dell’Europa per realizzare piste ciclabili e collegamenti ciclopedonali in grado di catalizzare un turismo slow e sfruttare appieno le risorse del territorio. A dare la notizia il sindaco di Quarto, Silvia Conte, durante l’ultimo consiglio comunale.

Il primo contributo europeo riguarda la realizzazione della pista ciclabile lungo il Siloncello. È stato approvato il progetto del collegamento che congiungerà il sito archeologico di Altino al Sile, completando un meraviglioso anello che comprende il “percorso della memoria”, l’area di Altino e del Sile congiungendosi con altri percorsi altrettanto naturalistici e unici che arrivano fino a Portegrandi e poi a Treviso.

Progetto su bando, per un importo di 625 mila 473 euro. Altri 633 mila euro, un finanziamento non da poco, saranno destinati per migliorie alle scuole del territorio.

L’ultima notizia “green” vede per la seconda volta la Provincia di Venezia beneficiare di un finanziamento di 765 mila euro per la realizzazione della pista ciclabile del Sile lungo il tratto pedelagunare fino a Jesolo. Un altro sogno, che finora non è ancora diventato completamente realtà. È la seconda volta che la Provincia riceve questo contributo, ha spiegato l’amministrazione, la prima non è stato completato il progetto in tempo utile e dunque è rimasto tutto in sospeso.

La speranza del sindaco e del Comune è che invece questa volta si riesca a completare il progetto e realizzare l’intervento in modo compatibile rispettando anche la delicatezza del territorio e la parte idraulica annessa e connessa. Il sindaco ha spiegato che il risultato è stato ottenuto grazie al pressing del comune, in collaborazione con provincia e regione, ma ha soprattutto ringraziato gli uffici e il grande lavoro svolto per far approvare tutti i progetti in questione.

Marta Artico

 

SAN DONÀ – Il regalo dell’Asl

SAN DONÀ – I sindaci dei 20 Comuni del Veneto Orientale sono saliti in sella alla loro nuova bicicletta e hanno pedalato per un tratto di strada. Si è conclusa così la seconda parte dell’iniziativa che vede l’Asl 10 (prima del Veneto) a lanciare un progetto per il contrasto ai principali fattori di rischio, come la sedentarietà, l’errata alimentazione, il fumo, l’abuso di alcol. L’Azienda sanitaria ha acquistato quaranta biciclette da consegnare al personale, così da incentivare lo spostamento da un distretto all’altro pedalando, lasciando in parcheggio l’auto.

E ieri mattina altre 20 sono state date ai sindaci del territorio. «Il coinvolgimento dei sindaci è fondamentale nel promuovere uno stile di vita sano – commenta il dg dell’Asl 10, Carlo Bramezza – La massiccia adesione all’iniziativa dimostra che insieme alle Amministrazioni possiamo fare molto per proteggere la salute pubblica. Ringrazio tutti coloro che hanno risposto all’invito e accettato di essere i testimonial del progetto ’Guadagnare salute’.

Il direttore del Dipartimento di prevenzione, Luigi Nicolardi, ha spiegato come «Uno stile di vita corretto contribuisca, nel 50% dei casi, a prolungare la vita», raffrontando il dato con l’impatto delle cause di morte nell’Ulss 10: 35,61% per malattie cardiovascolari, 34,21% per tumori, 3,17% per diabete, 4,79% per malattie dell’apparato respiratorio. L’obiettivo è ambizioso: incidere per il 20% sugli stili di vita delle persone nei prossimi 10, 15 anni.

(F.Cib)

 

Il direttore Bramezza: «Lanciamo uno stile di vita più sano. Li ringrazio per l’adesione»

SAN DONÀ – Tutti in sella, consegnate ieri le biciclette dell’Asl 10 ai sindaci. “Noi pedaliamo!” è lo slogan della campagna di comunicazione per incentivare l’attività motoria.

I sindaci dei 20 comuni del Veneto Orientale – per Caorle è intervenuto un delegato del commissario prefettizio – sono saliti in sella e hanno percorso un tratto di strada con le bici assegnate.

Altre 40 sono invece a disposizione del personale dell’Asl 10 per spostarsi nei brevi tragitti, tra le strutture aziendali.

«Il coinvolgimento dei sindaci è fondamentale nel trasmettere alla popolazione la cultura dello stile di vita sano», ha detto il direttore generale dell’Asl 10 Carlo Bramezza,  «la massiccia adesione a questa iniziativa dimostra che insieme alle amministrazioni comunali  possiamo fare molto in questo senso e proteggere davvero la salute pubblica. Ringrazio tutti i sindaci che hanno risposto all’invito e accettato di essere i testimonial del progetto aziendale Guadagnare Salute».

Il direttore del dipartimento di prevenzione, Luigi Nicolardi, ha ricordato che uno stile di vita corretto contribuisca nel 50% dei casi a prolungare la durata della vita. Le cause di morte nell’Asl 10 sono nel 35,61% per malattie cardiovascolari, nel 34,21% per tumori, 3,17% per diabete, 4,79 per malattie dell’apparato respiratorio.

«L’obiettivo», ha spiegato, «è incidere del 20% sugli stili di vita delle persone nei prossimi 10-15 anni cercando di trasmettere alla popolazione le principali regole per vivere in maniera sana e prevenire così le malattie».

(g.ca.)

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui