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Gazzettino – Mestre. Negli iper ora entra anche la crisi

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29

apr

2015

MESTRE – La città ospita 4 degli 11 centri commerciali del Veneto. Sindacati preoccupati anche per Simply e Mediaworld

All’Auchan 65 esuberi, a casa soprattutto le cassiere. Vertenza Carrefour: 52 lavoratori a rischio

CONCORRENZA SPIETATA – Un quinto dei lavoratori in meno all’Auchan di Mestre, 65 su 323, oltre al taglio già annunciato nelle scorse settimane di 52 dipendenti sui 202 in forza al Carrefour di Marcon. «Ma ci arrivano segnali pessimi di altri esuberi in arrivo anche dalla catena Simply e da Mediaworld» dicono i sindacati. La crisi è dunque arrivata anche alla grande distribuzione, mentre sempre all’Auchan sono ormai molti i negozi chiusi nella galleria commerciale, lasciando a casa decine di commesse. Del resto a Mestre e dintorni si concentrano ben quattro degli undici centri commerciali del Veneto che, proprio per strapparsi i clienti, il 1. maggio saranno quasi tutti aperti.

 

COMMERCIO IN CRISI – La direzione annuncia tagli pure in città, soprattutto tra le cassiere

Ora trema l’Auchan: 65 a casa

Il sindacato: «Brutti segnali anche nei negozi Simply e Mediaworld»

Un quinto di lavoratori in meno. Dei 1.426 esuberi annunciati dalla catena Auchan, 65 saranno a Mestre, sui 323 dipendenti che lavorano all’ipermercato di via Don Tosatto. E a farne le spese dovrebbero essere soprattutto le addette alle casse, con 25 lavoratrici mandate in mobilità perché – questa è la spiegazione dell’azienda – “con la crisi si battono meno scontrini”. «Certo, la crisi – replicano i sindacati che hanno già proclamato uno sciopero nazionale per sabato 9 maggio -, ma anche la concorrenza spietata tra supermercati che sono sorti ovunque, e a Mestre più che da qualsiasi altra parte».

«Dopo Carrefour tocca a Auchan, ma abbiamo segnali preoccupanti anche dalla catena Simply (sempre del gruppo Auchan, ndr.) e da Mediaworld – commenta Fabio Marchiori della Uiltucs -. La comunicazione degli esuberi è arrivata dopo la rottura delle trattative, giustificata per un “sostanziale calo delle vendite” anche se, di fatto, la crisi per Auchan ha colpito soprattutto i punti vendita del Meridione».

Per lunedì 4 maggio i sindacati hanno convocato un’assemblea del personale, in vista dello sciopero fissato per il 9 e dell’apertura – ormai data per scontata – di un tavolo di confronto al livello ministeriale.

«Prima di arrivare alla rottura delle trattative – riprende Marchiori – Auchan aveva chiesto il blocco della quattordicesima mensilità e un livello inferiore per tutti i dipendenti».

Richieste che, ovviamente, non potevano passare (tra l’altro, l’azienda avrebbe perfino cancellato lo sconto del 5 per cento sugli acquisti concesso ai dipendenti.

«Dopo la disdetta unilaterale del contratto integrativo aziendale – stigmatizza il segretario nazionale della Fisascat, Ferruccio Fiorot – questo è un ulteriore colpo basso attuato da uno dei più grandi operatori della grande distribuzione commerciale che fino ad oggi non ha messo in campo politiche di rilancio. I dipendenti di Auchan coinvolti dalla procedura di licenziamento pagano a caro a prezzo la mancanza di un piano di sviluppo aziendale finalizzato a fronteggiare la crisi dei consumi».

«Questi ipermercati sono nati in un periodo in cui c’era ancora il boom dei consumi – aggiunge Fabio Marchiori -, ma ora faticano a reggere la crisi e la concorrenza anche dei supermercati più piccoli. Auchan starebbe cambiando la politica di mercato, puntando meno alle offerte speciali e più ai “prezzi bassi tutti i giorni”».

Un livellamento verso il basso per competere soprattutto con discount e hard discount. Non è un caso che la Lidl abbia appena annunciato duemila assunzioni nei prossimi due anni a livello nazionale, cercando anche laureati ma con uno stipendio medio iniziale che si aggirerebbe sui 1300 euro lordi al mese, e 700 per un part time.

Fulvio Fenzo

 

SALZANO – Edifici pubblici e scuole

MUNICIPIO – Con la nuova rete informatica appena attivata il Comune risparmierà anche sulla bolletta del telefono

SALZANO – La telefonata dal municipio alla scuola elementare? Gratuita. La chiamata dal magazzino comunale alla biblioteca? Gratuita anche quella. E lo stesso vale per le scuole medie, per la Protezione Civile e per tutti gli altri immobili comunali. L’amministrazione di Salzano ha completato un progetto triennale per mettere in rete gli edifici, ora tutto è concentrato nel Centro Elaborazione Dati comunale e il risparmio è notevole: cinquemila euro all’anno subito, 20mila a partire dal 2019. In tutto si parla di oltre 120mila euro in 10 anni.

«Per far fronte alle difficoltà di bilancio bisogna ingegnarsi e ottimizzare la spesa – dice Lucio Zamengo, assessore all’Informatizzazione -. Abbiamo realizzato una rete-dati per collegare tra loro municipio, magazzino, biblioteca e cinque plessi scolastici permettendo la condivisione di un unico accesso a internet. Le chiamate tra i vari edifici sono diventate telefonate interne e quindi gratuite. Risparmiamo perché paghiamo molte meno telefonate e perché abbiamo un unico canone telefonico e un unico canone Adsl. È come se tutti gli edifici fossero concentrati in un unico luogo. L’Unione dei Comuni del Miranese si ispirerà al modello salzanese».

L’amministrazione spenderà fino al 2019 circa 14mila euro annui come canone d’acquisto del nuovo hardware, che poi diverrà proprietà comunale.

«Abbiamo concentrato tutto in una unica linea veloce con elevati standard di sicurezza – prosegue Zamengo -. Inoltre abbiamo avuto l’opportunità di rinnovare una settantina di telefoni e altre strumentazioni. In questo modo abbiamo potuto migliore l’informatizzazione di scuole ed edifici comunali».

(g.pip.)

 

Intervista al commissario del Mose nominato da Cantone. «Finanziamenti fermi perché ci sono maggiori controlli»

«La legalità costa. E qualche volta rallenta i tempi di decisione. Ma dopo quello che è successo non c’erano altre strade». Luigi Magistro, commissario del Mose nominato dall’Autorità nazionale Anticorruzione, si sfoga. È in laguna dall’estate scorsa, e dopo lo tsunami che ha portato a 34 arresti nell’ambito di tangenti e finanziamenti illeciti prodotti dal sistema Mose, ha dovuto in pratica ricominciare daccapo. Con il collega Francesco Ossola, ingegnere torinese anch’egli nominato dal prefetto di Roma su richiesta del presidente dell’Anac Raffaele Cantone ai vertici del Consorzio, ha passato in questi mesi al setaccio conti, fatture e consulenze del Consorzio Venezia Nuova. Verificato lavori e direzioni tecniche, spese e preventivi. Forte della sua esperienza e dei risultati ottenuti quando era ufficiale della Guardia di Finanza ai tempi di Mani Pulite, poi dirigente del ministero dell’Economia e delle Dogane.

Una struttura rivoluzionata, quella del Consorzio. E le spese ridotte al minimo. Ma le imprese sono rimaste al loro posto. E hanno anzi ottenuto dall’Autorità una «comitato consultivo» di cui fanno parte Romeo Chiarotto per la Mantovani, primo azionista del Consorzio, Americo Giovarrusico (ItalVenezia-Condotte), Luigi Chiappini (Consorzio San Marco), Laura Lippi per le imprese minori. Comitato che dovrà fare presenti le istanze delle imprese. Abituate a un flusso cospicuo di denaro negli ultimi dieci anni, oggi a ritmo ridotto.

Magistro adesso vuole girare pagina. Il Mose non è in discussione, dice, «ma i controlli si sono fatti serrati».

Dottor Magistro, i lavori del Mose hanno subito ritardi? «Dopo gli arresti del 4 giugno 2014 evidentemente ci sono stati dei contraccolpi. I controlli sono aumentati, le verifiche anche. C’è stato un rallentamento, perché hanno rallentato i flussi finanziari, sono aumentate le richieste di chiarimento della Corte dei Conti e dei ministeri».

Prima si faceva tutto più in fretta. Si è anche visto per quale motivo. «Su questo non voglio fare commenti. Diciamo che l’esigenza di ripristinare la legalità dopo la grande inchiesta sul Mose e la scoperta di episodi di corruzione, ha dei costi. Ma del resto il ripristino di una situazione di legalità è il motivo per cui siamo stati nominati. E le verifiche vanno fatte bene».

Sono stati sospesi i finanziamenti alla grande opera che venivano dallo Stato? «Non proprio. Ma ci sono stati dei ritardi, certamente. Pensate che la delibera di finanziamento del Cipe di 400 milioni di euro, annunciata il 30 giugno dello scorso anno, è stata approvata solo il 10 novembre, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 17 aprile, solo pochi giorni fa. Quasi un anno per avere disponibili soldi già stanziati».

Nel frattempo cosa è successo? «C’è stato qualche rallentamento, e adesso il cronoprogramma potrà slittare avanti di qualche mese. Ma, ripeto, è il prezzo da pagare per la legalità. Capisco i funzionari dei ministeri che prima di firmare un atto adesso si leggono tutto per bene e ci pensano due volte prima di dare il via libera».

Il Mose ha avuto finanziamenti tagliati? «No, lo Stato garantirà i fondi per il suo completamento. Ma arrivano con grande lentezza per i motivi che abbiamo detto. Oltre ai 400 milioni sbloccati da tre giorni abbiamo in viaggio altri 230 milioni di euro.

Che fine hanno fatto? «Il ministero dell’Economia non li ha più sbloccati. Sono stati stanziati nel 2012.

Più visti. Le imprese sono state danneggiate? «I cantieri non sono stati chiusi, in qualche caso ci siamo fermati. La situazione è questa».

Il Mose sarà concluso nel 2017? «Ci potrà essere qualche ritardo. E ripeto, il cronoprogramma potrebbe slittare. Noi comunque andiamo avanti».

Alberto Vitucci

 

i costi

Cinque miliardi e 600 milioni il quadruplo del previsto

Tempi e costi aumentano con gli anni. Storia che si ripete, quella del Mose, come per buona parte delle grandi opere in Italia. Adesso i soldi per finire le dighe mobili ci sono quasi tutti. Mancano quelli per le opere di compensazione ambientale, ma il grosso è disponibile. 5 miliardi e 600 milioni di euro, senza gestione e manutenzione.

Quando il Mose è stato progettato, negli anni Ottanta, il costo stimato era di circa un miliardo e mezzo di euro. Tre miliardi e 200 milioni (di lire) che poi negli anni si sono quadruplicati. Non era bastato nemeno il «prezzo chiuso», annunciato dal governo Berlusconi e dall’allora presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta a fermare l’inflazione dei costi. «Aggiornamenti dei materiali» e opere aggiuntive – imposte dall’Europa ma messe in carico allo Stato – avevano fatto lievitare il Mose alla cifra record di 5 miliardi e 600 milioni di euro.

Si lavora alle tre bocche di porto. E l’80 per cento delle opere di base è già costruito. Come i fondali e i cassoni in calcestruzzo, l’isola artificiale a Sant’Erasmo che ospiterà la centrale operativa di controllo, le dighe foranee, le grandi spalle in cemento, i porti rifugio. E la conca di navigazione, «aggiunta» al Mose dalla giunta Costa nei primi anni Duemila, oggi ormai inadeguata a ricevere le navi di nuova generazione. Per questo adesso si è progettato uno scalo off shore, al largo dell’Adriatico.

(a.v.)

 

«Bisogna potenziare il trasporto ferroviario della tratta Treviso-Venezia se si vuole ridurre il traffico del Terraglio (circa 120mila automezzi al giorno). Siamo sempre in attesa che decolli la Metropolitana di superficie, che prevede, oltre al transito di un treno ogni quarto d’ora, anche la realizzazione della nuova fermata tra Marocco e via Gatta. Ai cittadini va offerta la possibilità del trasporto alternativo per una maggiore sicurezza e per contenere l’inquinamento ambientale». Parla Luigi Novello, presidente del quartiere di Marocco, a proposito dell’incontro che si è tenuto la scorsa settimana a Mogliano sulla situazione viaria tra il Terraglio, via Marocchesa e via Gatta.

Nella riunione c’erano l’assessore alla viabilità di Mogliano Giovanni Scognamiglio, i rappresentanti della municipalità di Mestre, dell’Anas, delle Generali Italia e i proprietari dell’area ex Veneland e dell’ex Postiglione. Si parla dell’eliminazione dei due semafori in via Gatta e in via Marocchesa a favore di un rondò. Il quartiere di Marocco intende però essere parte attiva della soluzione del problema.

«È sempre bene accettare -aggiunge il presidente Novello- ogni miglioria per la sicurezza stradale. Resta il fatto che i residenti del quartiere Sant’Antonio continuano a rischiare ogni volta che devono raggiungere la fermata dell’Actv di via Gatta perchè costretti a passare per il collo di bottiglia del ponte sul fiume Dese».

Un anno e mezzo fa era crollato un tratto della riva del Dese costringendo i pedoni a transitare a bordo del Terraglio in totale assenza di un percorso ciclopedonale. Finora sono state perse due occasioni per risolvere i problemi. Negli anni ’80 le Generali avevano proposto di costruire, a proprie spese, una bretella di collegamento tra la sede della compagnia di via Marocchesa e il casello autostradale di Villabona. Ma l’amministrazione moglianese dell’epoca bocciò il progetto. Ha fatto flop anche il progetto del grande rondò, opera complementare al Passante di Mestre finanziata con 5,5 milioni di euro.

Nello Duprè

 

Contributi europei ai progetti di nuovi collegamenti ciclopedonali

QUARTO – Pioggia di contributi dell’Europa per realizzare piste ciclabili e collegamenti ciclopedonali in grado di catalizzare un turismo slow e sfruttare appieno le risorse del territorio. A dare la notizia il sindaco di Quarto, Silvia Conte, durante l’ultimo consiglio comunale.

Il primo contributo europeo riguarda la realizzazione della pista ciclabile lungo il Siloncello. È stato approvato il progetto del collegamento che congiungerà il sito archeologico di Altino al Sile, completando un meraviglioso anello che comprende il “percorso della memoria”, l’area di Altino e del Sile congiungendosi con altri percorsi altrettanto naturalistici e unici che arrivano fino a Portegrandi e poi a Treviso.

Progetto su bando, per un importo di 625 mila 473 euro. Altri 633 mila euro, un finanziamento non da poco, saranno destinati per migliorie alle scuole del territorio.

L’ultima notizia “green” vede per la seconda volta la Provincia di Venezia beneficiare di un finanziamento di 765 mila euro per la realizzazione della pista ciclabile del Sile lungo il tratto pedelagunare fino a Jesolo. Un altro sogno, che finora non è ancora diventato completamente realtà. È la seconda volta che la Provincia riceve questo contributo, ha spiegato l’amministrazione, la prima non è stato completato il progetto in tempo utile e dunque è rimasto tutto in sospeso.

La speranza del sindaco e del Comune è che invece questa volta si riesca a completare il progetto e realizzare l’intervento in modo compatibile rispettando anche la delicatezza del territorio e la parte idraulica annessa e connessa. Il sindaco ha spiegato che il risultato è stato ottenuto grazie al pressing del comune, in collaborazione con provincia e regione, ma ha soprattutto ringraziato gli uffici e il grande lavoro svolto per far approvare tutti i progetti in questione.

Marta Artico

 

SAN DONÀ – Il regalo dell’Asl

SAN DONÀ – I sindaci dei 20 Comuni del Veneto Orientale sono saliti in sella alla loro nuova bicicletta e hanno pedalato per un tratto di strada. Si è conclusa così la seconda parte dell’iniziativa che vede l’Asl 10 (prima del Veneto) a lanciare un progetto per il contrasto ai principali fattori di rischio, come la sedentarietà, l’errata alimentazione, il fumo, l’abuso di alcol. L’Azienda sanitaria ha acquistato quaranta biciclette da consegnare al personale, così da incentivare lo spostamento da un distretto all’altro pedalando, lasciando in parcheggio l’auto.

E ieri mattina altre 20 sono state date ai sindaci del territorio. «Il coinvolgimento dei sindaci è fondamentale nel promuovere uno stile di vita sano – commenta il dg dell’Asl 10, Carlo Bramezza – La massiccia adesione all’iniziativa dimostra che insieme alle Amministrazioni possiamo fare molto per proteggere la salute pubblica. Ringrazio tutti coloro che hanno risposto all’invito e accettato di essere i testimonial del progetto ’Guadagnare salute’.

Il direttore del Dipartimento di prevenzione, Luigi Nicolardi, ha spiegato come «Uno stile di vita corretto contribuisca, nel 50% dei casi, a prolungare la vita», raffrontando il dato con l’impatto delle cause di morte nell’Ulss 10: 35,61% per malattie cardiovascolari, 34,21% per tumori, 3,17% per diabete, 4,79% per malattie dell’apparato respiratorio. L’obiettivo è ambizioso: incidere per il 20% sugli stili di vita delle persone nei prossimi 10, 15 anni.

(F.Cib)

 

Il direttore Bramezza: «Lanciamo uno stile di vita più sano. Li ringrazio per l’adesione»

SAN DONÀ – Tutti in sella, consegnate ieri le biciclette dell’Asl 10 ai sindaci. “Noi pedaliamo!” è lo slogan della campagna di comunicazione per incentivare l’attività motoria.

I sindaci dei 20 comuni del Veneto Orientale – per Caorle è intervenuto un delegato del commissario prefettizio – sono saliti in sella e hanno percorso un tratto di strada con le bici assegnate.

Altre 40 sono invece a disposizione del personale dell’Asl 10 per spostarsi nei brevi tragitti, tra le strutture aziendali.

«Il coinvolgimento dei sindaci è fondamentale nel trasmettere alla popolazione la cultura dello stile di vita sano», ha detto il direttore generale dell’Asl 10 Carlo Bramezza,  «la massiccia adesione a questa iniziativa dimostra che insieme alle amministrazioni comunali  possiamo fare molto in questo senso e proteggere davvero la salute pubblica. Ringrazio tutti i sindaci che hanno risposto all’invito e accettato di essere i testimonial del progetto aziendale Guadagnare Salute».

Il direttore del dipartimento di prevenzione, Luigi Nicolardi, ha ricordato che uno stile di vita corretto contribuisca nel 50% dei casi a prolungare la durata della vita. Le cause di morte nell’Asl 10 sono nel 35,61% per malattie cardiovascolari, nel 34,21% per tumori, 3,17% per diabete, 4,79 per malattie dell’apparato respiratorio.

«L’obiettivo», ha spiegato, «è incidere del 20% sugli stili di vita delle persone nei prossimi 10-15 anni cercando di trasmettere alla popolazione le principali regole per vivere in maniera sana e prevenire così le malattie».

(g.ca.)

 

PROCLAMATO LO SCIOPERO PER SABATO 9 MAGGIO

Dopo Carrefour, trema anche Auchan. Non bastanto i circa 50 esuberi (su 200 dipendenti) annunciati nelle scorse settimane dall’ipermercato di Marcon, ora anche l’altra catena della grande distribuzione annuncia tagli imminenti in tutta Italia.

A sorpresa è partita ieri la procedura di mobilità per 1.426 persone sui circa 12mila dipendenti in tutta Italia, distribuite in maniera omogenea tra nord, sud e centro Italia (e non concentrati al sud, come inizialmente previsto). Un “atto unilaterale” per i sindacati che hanno proclamato una giornata di sciopero per il 9 maggio, con una mobilitazione che inizierà fin da subito. Restano ora 45 giorni di tempo per cercare di riavviare una trattativa, a cui si aggiungono 30 giorni tecnici per la convocazione al ministero. Ma non sarà facile trovare un punto da cui ripartire dopo la brusca rottura della trattativa.

Il gruppo francese conta 51 sedi in Italia ed aveva chiesto di procedere a deroghe al contratto nazionale in materia di demansionamento, rinuncia alla quattordicesima mensilità, oltre alla sospensione degli scatti di anzianità e del contratto integrativo.

L’Auchan di Mestre sta festeggiando proprio in questi giorni venti anni di attività e sembrava l’ipermercato in grado di reggere meglio la concorrenza con gli altri centri commerciali. Ma la crisi, evidentemente, ormai non risparmia nessuno.

 

Il direttore del Consorzio Venezia Nuova: «Nuove gare d’appalto al via da giugno»

Diventa ormai il 2018 la data più probabile per la conclusione effettiva dei lavori di realizzazione del Mose, alla luce dei ritardi accumulati soprattutto negli ultimi mesi, anche se quella del giugno del 2017 è ancora quella ufficialmente dichiarata. Ma lo slittamento è nei fatti, dopo i ritardi accumulati soprattutto negli ultimi mesi, ma che ora dovrebbero essere giunti alla conclusione, come conferma il direttore del Consorzio Venezia Nuova Hermes Redi.

«I ritardi ci sono effettivamente stati perché non è stato possibile bandire nuove gare d’appalto per le opere perché non vi era la certezza della disponibilità dei finanziamenti – spiega l’ingegner Redi – ma alla luce dell’incontro avuto a Roma nei giorni scorsi al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti tra il ministro Graziano Delrio, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, il prefetto di Roma Franco Gabrielli e i commissari del Consorzio Venezia Nuova, Luigi Magistro e Francesco Ossola, già da giugno dovremmo essere in grado di bandire le nuove gare. I fondi per le opere sulla carta ci sono tutti, ma il punto è proprio averne l’effettiva disponibilità o evitare, come già accaduto, che vengano stornati in altre direzioni. Ma dal ministro si è avuta proprio questa rassicurazione e dunque i lavori – che sono comunque all’85 per cento del totale delle opere – dovrebbero riavviarsi regolarmente».

Gli ultimi 221 milioni – sui 5 miliardi e 400 milioni di costo totale – sono stanziati di recente per il Mose. Il Def (Documento economico finanziario) prevede la somma residua necessaria al Consorzio Venezia Nuova per completare la grande opera.

Quasi completata la schiera delle 39 paratoie che saranno installate alla bocca di Lido, dove sono state anche fatte le prime prove di sollevamento. In corso quelle per la bocca di Malamocco (20), dove è prevista una conca di navigazione – già insufficiente a far entrare le navi di ultima generazione – e di Chioggia (18).

Chi rischia di ritrovarsi a casa entro fine anno son o invece purtroppo i 30 dipendenti della società consortile Cav, rimasti senza commesse e che per questo hanno protestato anche in questi giorni.

(e.t.)

 

Gazzettino – Argini a rischio, residenti allarmati

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27

apr

2015

CHIOGGIA – Quando cresce il livello, scatta l’emergenza. L’assessore: «Alveo in cattive condizioni»

Piani terra svuotati, temono che il canale Nuovissimo possa allagare le frazioni di Valli e Piovini

Il Canale Nuovissimo preoccupa fortemente le famiglie residenti nelle frazioni di Valli e Piovini. Gli argini non garantiscono più la necessaria tenuta. Ogni qual volta il corso d’acqua dolce sale di livello, scatta l’emergenza. Durante l’inverno scorso, i tecnici sono stati ripetutamente costretti a far tamponare fontanazzi e falle comparsi all’improvviso, anche nelle immediate vicinanze delle abitazioni, il cui piano di campagna è inferiore rispetto a quello del Nuovissimo, nei momenti di piena. La situazione si trascina ormai da anni. Sollecitata dai residenti, l’assessore all’Ambiente ed alle Frazioni Elena Segato ha deciso di incontrare i comitati locali che sollecitano un intervento risolutivo, prima del sopraggiungere dell’autunno.

«Le famiglie e gli agricoltori – osserva – temono che, date le evidenti, cattive condizioni in cui versa l’alveo, possa verificarsi il peggio».

Del resto, l’inondazione della vasta zona compresa fra il canale, il margine della laguna e la Romea è un fenomeno abbastanza frequente. Sta di fatto che i residenti adottano tutte le precauzioni possibili; nessuno si fida di lasciare cose importanti nei pianterreni; i pavimenti dei magazzini agricoli sono stati tutti sopraelevati, ma non basta. Nonostante le precauzioni, ogni qual volta gli argini hanno ceduto, si sono registrati danni gravissimi. Le famiglie si preoccupano anche perché, quando la campagna si inonda, le case rimangono isolate. In pratica, nel caso di bisogno, la gente può contare solamente sui mezzi della Protezione civile.

«Il Comune – conclude Elena Segato – pur non essendo direttamente responsabile degli argini, ha deciso di intervenire, dando voce alle preoccupazioni dei cittadini. Faremo di tutto affinché Genio Civile, Regione ed il Magistrato alle Acque pervengano presto ad una definizione del problema. Occorre spingersi oltre l’ordinaria manutenzione».

Roberto Perini

 

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