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«Bisogna potenziare il trasporto ferroviario della tratta Treviso-Venezia se si vuole ridurre il traffico del Terraglio (circa 120mila automezzi al giorno). Siamo sempre in attesa che decolli la Metropolitana di superficie, che prevede, oltre al transito di un treno ogni quarto d’ora, anche la realizzazione della nuova fermata tra Marocco e via Gatta. Ai cittadini va offerta la possibilità del trasporto alternativo per una maggiore sicurezza e per contenere l’inquinamento ambientale». Parla Luigi Novello, presidente del quartiere di Marocco, a proposito dell’incontro che si è tenuto la scorsa settimana a Mogliano sulla situazione viaria tra il Terraglio, via Marocchesa e via Gatta.

Nella riunione c’erano l’assessore alla viabilità di Mogliano Giovanni Scognamiglio, i rappresentanti della municipalità di Mestre, dell’Anas, delle Generali Italia e i proprietari dell’area ex Veneland e dell’ex Postiglione. Si parla dell’eliminazione dei due semafori in via Gatta e in via Marocchesa a favore di un rondò. Il quartiere di Marocco intende però essere parte attiva della soluzione del problema.

«È sempre bene accettare -aggiunge il presidente Novello- ogni miglioria per la sicurezza stradale. Resta il fatto che i residenti del quartiere Sant’Antonio continuano a rischiare ogni volta che devono raggiungere la fermata dell’Actv di via Gatta perchè costretti a passare per il collo di bottiglia del ponte sul fiume Dese».

Un anno e mezzo fa era crollato un tratto della riva del Dese costringendo i pedoni a transitare a bordo del Terraglio in totale assenza di un percorso ciclopedonale. Finora sono state perse due occasioni per risolvere i problemi. Negli anni ’80 le Generali avevano proposto di costruire, a proprie spese, una bretella di collegamento tra la sede della compagnia di via Marocchesa e il casello autostradale di Villabona. Ma l’amministrazione moglianese dell’epoca bocciò il progetto. Ha fatto flop anche il progetto del grande rondò, opera complementare al Passante di Mestre finanziata con 5,5 milioni di euro.

Nello Duprè

 

Contributi europei ai progetti di nuovi collegamenti ciclopedonali

QUARTO – Pioggia di contributi dell’Europa per realizzare piste ciclabili e collegamenti ciclopedonali in grado di catalizzare un turismo slow e sfruttare appieno le risorse del territorio. A dare la notizia il sindaco di Quarto, Silvia Conte, durante l’ultimo consiglio comunale.

Il primo contributo europeo riguarda la realizzazione della pista ciclabile lungo il Siloncello. È stato approvato il progetto del collegamento che congiungerà il sito archeologico di Altino al Sile, completando un meraviglioso anello che comprende il “percorso della memoria”, l’area di Altino e del Sile congiungendosi con altri percorsi altrettanto naturalistici e unici che arrivano fino a Portegrandi e poi a Treviso.

Progetto su bando, per un importo di 625 mila 473 euro. Altri 633 mila euro, un finanziamento non da poco, saranno destinati per migliorie alle scuole del territorio.

L’ultima notizia “green” vede per la seconda volta la Provincia di Venezia beneficiare di un finanziamento di 765 mila euro per la realizzazione della pista ciclabile del Sile lungo il tratto pedelagunare fino a Jesolo. Un altro sogno, che finora non è ancora diventato completamente realtà. È la seconda volta che la Provincia riceve questo contributo, ha spiegato l’amministrazione, la prima non è stato completato il progetto in tempo utile e dunque è rimasto tutto in sospeso.

La speranza del sindaco e del Comune è che invece questa volta si riesca a completare il progetto e realizzare l’intervento in modo compatibile rispettando anche la delicatezza del territorio e la parte idraulica annessa e connessa. Il sindaco ha spiegato che il risultato è stato ottenuto grazie al pressing del comune, in collaborazione con provincia e regione, ma ha soprattutto ringraziato gli uffici e il grande lavoro svolto per far approvare tutti i progetti in questione.

Marta Artico

 

SAN DONÀ – Il regalo dell’Asl

SAN DONÀ – I sindaci dei 20 Comuni del Veneto Orientale sono saliti in sella alla loro nuova bicicletta e hanno pedalato per un tratto di strada. Si è conclusa così la seconda parte dell’iniziativa che vede l’Asl 10 (prima del Veneto) a lanciare un progetto per il contrasto ai principali fattori di rischio, come la sedentarietà, l’errata alimentazione, il fumo, l’abuso di alcol. L’Azienda sanitaria ha acquistato quaranta biciclette da consegnare al personale, così da incentivare lo spostamento da un distretto all’altro pedalando, lasciando in parcheggio l’auto.

E ieri mattina altre 20 sono state date ai sindaci del territorio. «Il coinvolgimento dei sindaci è fondamentale nel promuovere uno stile di vita sano – commenta il dg dell’Asl 10, Carlo Bramezza – La massiccia adesione all’iniziativa dimostra che insieme alle Amministrazioni possiamo fare molto per proteggere la salute pubblica. Ringrazio tutti coloro che hanno risposto all’invito e accettato di essere i testimonial del progetto ’Guadagnare salute’.

Il direttore del Dipartimento di prevenzione, Luigi Nicolardi, ha spiegato come «Uno stile di vita corretto contribuisca, nel 50% dei casi, a prolungare la vita», raffrontando il dato con l’impatto delle cause di morte nell’Ulss 10: 35,61% per malattie cardiovascolari, 34,21% per tumori, 3,17% per diabete, 4,79% per malattie dell’apparato respiratorio. L’obiettivo è ambizioso: incidere per il 20% sugli stili di vita delle persone nei prossimi 10, 15 anni.

(F.Cib)

 

Il direttore Bramezza: «Lanciamo uno stile di vita più sano. Li ringrazio per l’adesione»

SAN DONÀ – Tutti in sella, consegnate ieri le biciclette dell’Asl 10 ai sindaci. “Noi pedaliamo!” è lo slogan della campagna di comunicazione per incentivare l’attività motoria.

I sindaci dei 20 comuni del Veneto Orientale – per Caorle è intervenuto un delegato del commissario prefettizio – sono saliti in sella e hanno percorso un tratto di strada con le bici assegnate.

Altre 40 sono invece a disposizione del personale dell’Asl 10 per spostarsi nei brevi tragitti, tra le strutture aziendali.

«Il coinvolgimento dei sindaci è fondamentale nel trasmettere alla popolazione la cultura dello stile di vita sano», ha detto il direttore generale dell’Asl 10 Carlo Bramezza,  «la massiccia adesione a questa iniziativa dimostra che insieme alle amministrazioni comunali  possiamo fare molto in questo senso e proteggere davvero la salute pubblica. Ringrazio tutti i sindaci che hanno risposto all’invito e accettato di essere i testimonial del progetto aziendale Guadagnare Salute».

Il direttore del dipartimento di prevenzione, Luigi Nicolardi, ha ricordato che uno stile di vita corretto contribuisca nel 50% dei casi a prolungare la durata della vita. Le cause di morte nell’Asl 10 sono nel 35,61% per malattie cardiovascolari, nel 34,21% per tumori, 3,17% per diabete, 4,79 per malattie dell’apparato respiratorio.

«L’obiettivo», ha spiegato, «è incidere del 20% sugli stili di vita delle persone nei prossimi 10-15 anni cercando di trasmettere alla popolazione le principali regole per vivere in maniera sana e prevenire così le malattie».

(g.ca.)

 

PROCLAMATO LO SCIOPERO PER SABATO 9 MAGGIO

Dopo Carrefour, trema anche Auchan. Non bastanto i circa 50 esuberi (su 200 dipendenti) annunciati nelle scorse settimane dall’ipermercato di Marcon, ora anche l’altra catena della grande distribuzione annuncia tagli imminenti in tutta Italia.

A sorpresa è partita ieri la procedura di mobilità per 1.426 persone sui circa 12mila dipendenti in tutta Italia, distribuite in maniera omogenea tra nord, sud e centro Italia (e non concentrati al sud, come inizialmente previsto). Un “atto unilaterale” per i sindacati che hanno proclamato una giornata di sciopero per il 9 maggio, con una mobilitazione che inizierà fin da subito. Restano ora 45 giorni di tempo per cercare di riavviare una trattativa, a cui si aggiungono 30 giorni tecnici per la convocazione al ministero. Ma non sarà facile trovare un punto da cui ripartire dopo la brusca rottura della trattativa.

Il gruppo francese conta 51 sedi in Italia ed aveva chiesto di procedere a deroghe al contratto nazionale in materia di demansionamento, rinuncia alla quattordicesima mensilità, oltre alla sospensione degli scatti di anzianità e del contratto integrativo.

L’Auchan di Mestre sta festeggiando proprio in questi giorni venti anni di attività e sembrava l’ipermercato in grado di reggere meglio la concorrenza con gli altri centri commerciali. Ma la crisi, evidentemente, ormai non risparmia nessuno.

 

Il direttore del Consorzio Venezia Nuova: «Nuove gare d’appalto al via da giugno»

Diventa ormai il 2018 la data più probabile per la conclusione effettiva dei lavori di realizzazione del Mose, alla luce dei ritardi accumulati soprattutto negli ultimi mesi, anche se quella del giugno del 2017 è ancora quella ufficialmente dichiarata. Ma lo slittamento è nei fatti, dopo i ritardi accumulati soprattutto negli ultimi mesi, ma che ora dovrebbero essere giunti alla conclusione, come conferma il direttore del Consorzio Venezia Nuova Hermes Redi.

«I ritardi ci sono effettivamente stati perché non è stato possibile bandire nuove gare d’appalto per le opere perché non vi era la certezza della disponibilità dei finanziamenti – spiega l’ingegner Redi – ma alla luce dell’incontro avuto a Roma nei giorni scorsi al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti tra il ministro Graziano Delrio, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, il prefetto di Roma Franco Gabrielli e i commissari del Consorzio Venezia Nuova, Luigi Magistro e Francesco Ossola, già da giugno dovremmo essere in grado di bandire le nuove gare. I fondi per le opere sulla carta ci sono tutti, ma il punto è proprio averne l’effettiva disponibilità o evitare, come già accaduto, che vengano stornati in altre direzioni. Ma dal ministro si è avuta proprio questa rassicurazione e dunque i lavori – che sono comunque all’85 per cento del totale delle opere – dovrebbero riavviarsi regolarmente».

Gli ultimi 221 milioni – sui 5 miliardi e 400 milioni di costo totale – sono stanziati di recente per il Mose. Il Def (Documento economico finanziario) prevede la somma residua necessaria al Consorzio Venezia Nuova per completare la grande opera.

Quasi completata la schiera delle 39 paratoie che saranno installate alla bocca di Lido, dove sono state anche fatte le prime prove di sollevamento. In corso quelle per la bocca di Malamocco (20), dove è prevista una conca di navigazione – già insufficiente a far entrare le navi di ultima generazione – e di Chioggia (18).

Chi rischia di ritrovarsi a casa entro fine anno son o invece purtroppo i 30 dipendenti della società consortile Cav, rimasti senza commesse e che per questo hanno protestato anche in questi giorni.

(e.t.)

 

Gazzettino – Argini a rischio, residenti allarmati

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

apr

2015

CHIOGGIA – Quando cresce il livello, scatta l’emergenza. L’assessore: «Alveo in cattive condizioni»

Piani terra svuotati, temono che il canale Nuovissimo possa allagare le frazioni di Valli e Piovini

Il Canale Nuovissimo preoccupa fortemente le famiglie residenti nelle frazioni di Valli e Piovini. Gli argini non garantiscono più la necessaria tenuta. Ogni qual volta il corso d’acqua dolce sale di livello, scatta l’emergenza. Durante l’inverno scorso, i tecnici sono stati ripetutamente costretti a far tamponare fontanazzi e falle comparsi all’improvviso, anche nelle immediate vicinanze delle abitazioni, il cui piano di campagna è inferiore rispetto a quello del Nuovissimo, nei momenti di piena. La situazione si trascina ormai da anni. Sollecitata dai residenti, l’assessore all’Ambiente ed alle Frazioni Elena Segato ha deciso di incontrare i comitati locali che sollecitano un intervento risolutivo, prima del sopraggiungere dell’autunno.

«Le famiglie e gli agricoltori – osserva – temono che, date le evidenti, cattive condizioni in cui versa l’alveo, possa verificarsi il peggio».

Del resto, l’inondazione della vasta zona compresa fra il canale, il margine della laguna e la Romea è un fenomeno abbastanza frequente. Sta di fatto che i residenti adottano tutte le precauzioni possibili; nessuno si fida di lasciare cose importanti nei pianterreni; i pavimenti dei magazzini agricoli sono stati tutti sopraelevati, ma non basta. Nonostante le precauzioni, ogni qual volta gli argini hanno ceduto, si sono registrati danni gravissimi. Le famiglie si preoccupano anche perché, quando la campagna si inonda, le case rimangono isolate. In pratica, nel caso di bisogno, la gente può contare solamente sui mezzi della Protezione civile.

«Il Comune – conclude Elena Segato – pur non essendo direttamente responsabile degli argini, ha deciso di intervenire, dando voce alle preoccupazioni dei cittadini. Faremo di tutto affinché Genio Civile, Regione ed il Magistrato alle Acque pervengano presto ad una definizione del problema. Occorre spingersi oltre l’ordinaria manutenzione».

Roberto Perini

 

Protesta anche dei lavoratori del cantiere Cav che rischiano il posto di lavoro

Due giorni di visite guidate e oltre duemila prenotazioni on line: luoghi di lavoro a disposizione di tutti, eventi e laboratori al giardino di Thetis e mostra fotografica

VENEZIA – È stata un autentico successo in termini di partecipazione la prima giornata di Arsenale Aperto 2015, con circa dodicimila persone che hanno affollato ieri il complesso aperto per due giorni alla città, con un ricco programma di visite guidate e eventi che si sono susseguiti per tutta la giornata – molti anche i bambini coinvolti nelle attività sportive e di gioco – per prendere parte all’iniziativa promossa dal Comune di Venezia in partnership con Vela spa e in collaborazione con Actv, Cnr Ismar, Consorzio Venezia Nuova, Ministero della Difesa – Marina Militare, Thetis Spa, La Biennale di Venezia, Venis spa e altre numerose realtà cittadine. Più di 2200 persone hanno prenotato on line una delle 90 visite guidate proposte durante questi due giorni.

Due giorni di festa per far conoscere l’Arsenale ai cittadini con percorsi liberi, visite agli edifici restaurati, visite guidate agli spazi di lavoro e ai laboratori, regate, scuole di voga, tornei sportivi, seminari, spettacoli, musica, punti di ristoro. Tra le attività più gettonate la navetta che da Fondamenta dell’Arsenale raggiunge il sommergibile, il giardino di Thetis animato da un ricco programma di eventi e laboratori, le visite dei luoghi di lavoro – laboratori, bacini, uffici -, la mostra fotografica in Torre di Porta Nuova sul ’900 in Arsenale, la numerose attività associative in tesa 93, i tornei di rugby nel campo sportivo e le prove di barche elettriche, a vela e a remi.

In mostra c’era anche – nei bacini dell’Arsenale – esposta per la prima volta una delle 78 paratoie del Mose con la sua cerniera di connessione, visitatissima da molti veneziani affluiti ieri e teatro della protesta, nel pomeriggio, di un gruppo di attivisti dei comitati NoGrandiNavi e NoMose – una ventina in tutto – che sono riusciti a “occupare” l’enorme paratoia, con alcuni, come Tommaso Cacciari, che sono riusciti a guadagnare la cima (Tommaso Cacciari in testa), da dove è partita la protesta al megafono contro le grandi opere pubbliche in laguna.

La protesta è durata un paio di ore e verso le 16.30 si è sciolta. «Valuteremo i danni, che non ci sembrano comunque gravi», ha commentato poi il direttore del Consorzio Venezia Nuova, Hermes Redi, «ma è importante che, al di là della protesta, molti veneziani abbiano potuto vedere di persona e informarsi sull’opera».

La scadenza del 2017 per la conclusione del Mose – al di là degli annunci – non sembra certa e potrebbe slittare ancora, anche perché, come ha spiegato ieri l’ingegner Redi, da diversi mesi – per il problema dei fondi ora confermati, anche nei tempi, dal ministero dei Lavori pubblici – non sono stati assegnati nuovi appalti, che riprenderanno da giugno.

E, accanto a quella dei NoMose, da segnalare ieri quella dei lavoratori del Cantiere Cav – una trentina in tutto – società consortile di Mantovani, Condotte e Mose srl che da giugno saranno posti in cassa integrazione e da dicembre rischiano il licenziamento, vittime indirette degli effetti dello scandalo Mose.

(e.t.)

 

Gazzettino – Blitz sulla paratoia dei No Mose.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

26

apr

2015

Il blitz di protesta è riuscito alla grande. In dieci, forse qualcuno di più si sono arrampicati su una delle paratoie del Mose in fase di lavorazione nei cantieri dell’Arsenale sventolando bandiere “No Mose” e “No Grandi Navi”. Poi tutto nel giro di un quarto d’ora è decisamente rientrato.

«Nulla è cambiato ad un anno dalla “retata storica” – sottolinea una nota del Comitato No Mose – Anzi, il Consorzio Venezia Nuova torna con la sua campagna propagandistica come l’esposizione di una paratoia e del jack-up ad Arsenale Aperto. In realtà siamo di fronte al più grande bidone del mondo. Ci chiediamo che cosa stanno facendo i commissari del Governo?»

 

Nuova OSSERVAZIONE Al Ministero

VENEZIA – Nei giorni scorsi, Italia Nostra, con l’Eco Istituto del Veneto Alex Langer, ha presentato al Ministero per l’Ambiente una osservazione alle integrazioni del progetto Contorta. Le integrazioni erano state trasmesse allo stesso Ministero da parte dei proponenti l’opera a seguito di richiesta da parte della Commissione di Valutazione d’impatto ambientale, che sta esaminando il progetto.

«Nella nostra nuova osservazione», rende noto la sezione veneziana di Italia Nostra, «ci siamo occupati nuovamente degli aspetti ambientali e in particolare del problema gravissimo del rischio di anossie, già contestato con una nostra precedente osservazione al progetto».

Le integrazioni in proposito sostengono che l’area compresa tra il Ponte della Libertà e il canale progettato «non sarà influenzata dal canale rimanendo parte del bacino del Lido e alimentata attraverso il canale della Giudecca».

Italia Nostra e l’Eco Istituto sostengono invece che la zona subirà pesantissime ripercussioni. «Infatti, per tentare di contenere l’erosione che con la navigazione nel nuovo canale aumenterà – scrivono – è stata proposta la creazione, a margine del canale stesso, di finte “velme”, in realtà vere e proprie arginature. Per escavare il canale e arginarlo con le “velme” artificiali si distruggerebbero 196 ettari di habitat prioritario. Ma non solo: le “velme” creerebbero una barriera che segregherebbe un’area della Laguna compresa tra gli argini stessi, l’area industriale di Marghera, il ponte translagunare e Venezia: la zona andrà incontro a ricorrenti distrofie, con crisi anossiche da eutrofizzazione che si innescheranno soprattutto col caldo estivo. Fenomeni ripetutisi anche lo scorso anno, con estese morie di pesci; nell’area segregata diventerebbero molto più frequenti. Ci dovremo attendere ricorrenti morie di pesci (con impatti gravi anche per la pesca), esplosioni algali e probabili invasioni di chironomidi».

È dunque necessaria per Italia Nostra una ripubblicazione del progetto e del “Sia” (Studio di impatto ambientale) affinché tutti i cittadini possano riformulare nuove osservazioni.

 

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