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Nuova Venezia – Mose, inchiesta sulla diga crollata al Lido

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

30

apr

2015

Corte dei Conti

Una diga di sassi da 43 milioni di euro, crollata nel 2012 per una mareggiata, e una perizia da 6 milioni per ripararla. La Corte dei Conti apre un’inchiesta e acquisisce documenti nelle sedi del Consorzio Venezia Nuova e del Magistrato alle Acque.

La procura della Corte dei conti fa sequestrare il dossier sulla «lunata» costata 43 milioni e altri 6 per riparare il disastro

VENEZIA – Una diga di sassi costata 43 milioni di euro. Crollata sotto la forza di una mareggiata, nel novembre del 2012, solo pochi giorni dopo che i lavori si erano conclusi. E una «perizia di variante» da 6 milioni per riparare il manufatto, sostituendo i massi con tripodi e macigni in pietra d’Istria più grandi. Una vicenda strana, su cui adesso la Corte dei Conti intende far luce.

Nei giorni scorsi un gruppo di finanzieri inviati dal procuratore capo Carmine Scarano ha acquisito nuova documentazione al Consorzio Venezia Nuova e al Magistrato alle Acque. C’è da verificare perché siano stati spesi quei milioni. E, ancora, perché una diga nuova di zecca sia crollata in mare nella sua parte terminale. C’è anche da chiarire un contenzioso che dura ormai da quasi tre anni. Chi deve pagare la ricostruzione e la variante?

Nel progetto originario il Consorzio Venezia Nuova aveva previsto di realizzare la diga, la famosa «lunata» lunga un chilometro, al largo della bocca di porto di Lido, utilizzando sassi di medie dimensioni. Sotto la furia del mare e dello scirocco, in un evento che il Consorzio Venezia Nuova aveva allora definito «eccezionale» la difesa era franata in mare. Opera contestata prima di nascere. Avrebbe dovuto contribuire, secondo il Comitatone, a «ridurre la punta massima di marea di almeno 4 centimetri».

In realtà la riduzione effettiva già sperimentata nelle analoghe dighe a Chioggia e Malamocco non va oltre il centimetro. La diga allora ha funzione di proteggere le paratoie dal vento di scirocco. Il Comune aveva votato contro la sua realizzazione, per i costi considerati eccessivi, pari alla necessità annuale per la manutenzione urbana. Ma si era fatta lo stesso. E lo scorso anno anche i lavori di ripristino dopo il crollo si sono conclusi. Rinforzando con i tripodi in cemento la barriera sulla testata est, con massi più grandi quella dal lato ovest. Anche su questo adesso si indaga.

E ieri i commissari Luigi Magistro e Francesco Ossola si sono riuniti all’Arsenale con il comitato consultivo delle imprese che compongono il Consorzio Venezia Nuova. Qualche protesta dalle imprese per i lavori che vanno a rilento. Magistro ha risposto ribadendo che dopo gli arresti del 4 giugno scorso e l’inchiesta sul Mose e la corruzione tutto è andato a rilento.

«Il prezzo della legalità», aveva detto alla Nuova. I 400 milioni deliberati dal Cipe nel giugno del 2014 sono infatti stati sbloccati solo pochi giorni fa, il 17 aprile. Di altri 200 stanziati dal ministero dell’Economia due anni fa non vi è traccia. Adesso dovrebbero sbloccarsi, e ripartire i lavori ai cantieri che vanno a rilento da mesi.

Il Mose doveva costare 1 miliardo e mezzo di euro come da progetto di massima. Oggi siamo arrivati a quasi sei miliardi, gestione e manutenzione esclusa. I lavori dovevano concludersi nel 2008, poi nel 2012. Infine nel 2015 e adesso nemmeno nel 2017 sarà possibile a detta del Consorzio.

Intanto anche nella sede del Cvn, all’Arsenale, continua il lavoro di controllo dei commissari, nominati quasi un anno fa dal presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Nomine ratificate come prevede la legge dal prefetto di Roma. E adesso, accanto a Magistro, esperto di finanze e Ossola, ingegnere e progettista, il nuovo prefetto di Roma Franco Gabrielli ha nominato Giuseppe Fiengo, presentato ieri alle imprese.

Alberto Vitucci

 

L’INTERVENTO – Riccardo Colletti (Filctem Cgil) Massimo Meneghetti (Femca Cisl) Cristian Tito (Uiltec Uil)

Da decenni siamo comunemente impegnati, a nome dei lavoratori, per salvare l’industria a Porto Marghera e per favorire un processo di riqualificazione che riporti ai fasti di un tempo quest’area, che rilanci le attività produttive coniugandole con quelle portuali e logistiche, favorendo anche l’insediamento di nuove imprese e investimenti innovativi.

L’ultimo tassello riguardava la costituzione della società mista tra Comune di Venezia e Regione, (Marghera Eco Industries srl) che doveva acquisire i 108 ettari ceduti da Eni, beneficiando di 38 milioni di euro disponibile a mettere a disposizione per il completamento delle bonifiche.

Tutte le istituzioni e in primis il governatore Luca Zaia auspicavano che attraverso quest’accordo molte aziende sarebbero state intenzionate ad investire su Porto Marghera in virtù del fatto che quell’accordo scioglieva molti nodi per quanto riguarda la questione burocratica.

Invece, è avvenuto l’esatto contrario e, oltre al fatto che non c’è un sistema di tutela per quanto riguarda una possibile speculazione delle aree ed essendo quella delle bonifiche una delle operazioni che va inserita nelle grandi opere, siamo molto preoccupati visto anche quanto accaduto sulla vicenda del Mose.

Inoltre, dopo tanto vigore e tanta soddisfazione espressa dal governatore Zaia – che ha annunciato più volte l’insediamento in tali aree di imprenditori, beneficiando di terreni dal costo agevolato e collocati in zona strategica – non comprendiamo la scelta di sospendere la costituzione della nuova società e la firma del rogito che potrebbero garantire le aspettative di riconversione concordate con le Istituzionali al fine di creare nuovi posti di lavoro.

Quindi, relativamente alla questione della cessione delle aree Syndial Eni e all’accordo sulle bonifiche autorizzate dei terreni, vogliamo capire dal governatore Zaia – al quale abbiamo chiesto un incontro urgente, per ora senza ottenere risposta – quali siano le reali intenzioni per tutelare le industrie e il sistema occupazionale di Porto Marghera che tra l’altro da lavoro a più di tremila persone, oltre agli addetti delle imprese d’appalto.

Il rischio è che la nostra Regione si impoverisca ulteriormente. Molto tempo è passato da quando il mitico Nordest rappresentava un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale ed europeo.

Oggi invece, dopo tanti accordi non rispettati, le aziende si contano sulle dita di una mano. Ricordiamo il caso della Vinyls, dove l’Oleificio Medio Piave, al momento dell’acquisizione delle aree di Syndial Eni si era impegnato a realizzare nuovi impianti di raffinazione di oli e farine vegetali e ad assumere i 105 lavoratori rimasti.

Ad oggi nessuno stabilimento è stato costruito e nessun lavoratore ex Vinyls è stato assunto, mentre l’Oleificio usa l’area come magazzini degli scarti di produzione dell’impianto di Fontanelle a Treviso.

 

TRASPORTI – I dubbi del Gruppo No-Tav sul progetto in affiancamento

PORTOGRUARO – «Il tracciato in affiancamento alla linea storica non è altro che una linea ad Alta velocità». Il Gruppo No Tav di Portogruaro torna ad esprimere, carte alla mano, la propria contrarietà alla proposta di realizzare un nuovo tracciato in affiancamento alla linea ferroviaria storica, presentata nel 2012 dal commissario straordinario Bortolo Mainardi.

«In questi anni – spiegano – si è continuato ad affermare che il tracciato in affiancamento alla linea storica non è una linea della Tav. Ma la documentazione in nostro possesso dice esattamente il contrario».

Nello specifico i No Tav ricordano la lettera del commissario Mainardi in cui si parla di “corridoio lungo l’attuale linea ferroviaria Mestre-Portogruaro”; l’elaborato grafico dello studio di fattibilità, in cui si fa riferimento ad una velocità di tracciato di 250km/h, in linea con le direttive europee sull’Alta Velocità; la planimetria del tracciato che individua una distanza fra i binari di 4,50 metri, così come previsto dalle Ferrovie dello Stato, ed infine la risposta del sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti Rocco Girlanda ad un’interrogazione delle parlamentari Moretto e Rubinato, in cui si sottolinea che «la soluzione in affiancamento salvaguarda comunque il tracciato di Alta velocità».

«Visto che il Consiglio e la giunta di Portogruaro si sono espressi a favore della proposta del commissario Mainardi – concludono i referenti del gruppo No Tav – possiamo dire che il Comune è favorevole alla Tav».

(t.inf.)

 

SPINEA – Con 32 punti all’ordine del giorno, martedì la seduta del consiglio comunale non ha visto la fine prima delle 2 di notte. Tra i vari argomenti affrontati, è stato anche approvato il Documento unico di programmazione, illustrato nel dettaglio dall’assessore Emanuele Ditadi. Il Dup si compone di due sezioni: strategica e operativa.

La prima individua le principali scelte che caratterizzano il programma dell’amministrazione da realizzare nel corso del mandato amministrativo, quindi entro il 2019. Tra queste, si indicano in particolare scelte urbanistiche “sostenibili”, come la realizzazione di nuove aree verdi per dare continuità a ovest del parco Nuove Gemme e l’intenzione di riqualificare il tessuto edilizio esistente e di valorizzare il patrimonio delle Ville Venete. Previsto un forte impegno sul fronte “inquinamento” con l’incremento della raccolta differenziata e della mobilità dolce.

Tra i progetti, anche la realizzazione del sottopasso ciclopedonale Fossa, della pista ciclabile di via Luneo, del percorso ciclabile via Martiri e via Rimini e la messa in sicurezza di via Capitanio (tutte opere complementari al Passante). Si continua poi con la realizzazione di una nuova sede per il centro anziani al Villaggio dei Fiori e con l’inserimento di Spinea nella programmazione socio-sanitaria dell’Asl 13 come struttura intermedia (ospedale di comunità, hospice, unità riabilitativa territoriale). Nella programmazione sono previsti inoltre interventi in edifici scolastici e palestre, la manutenzione straordinaria della Ungaretti e la messa in sicurezza di tutti gli altri edifici scolastici.

(M.Fus)

 

MIRANO – Prima i detersivi nelle acque del Muson, poi l’olio in un fossato di aperta campagna. Doppio intervento dei vigili del fuoco a Mirano, la Polizia indaga per rintracciare i responsabili ma non sarà affatto facile.

Ieri mattina un miranese ha segnalato la presenza in via Viasana di tre bidoni colmi d’olio rovesciati sullo scolo a lato strada. Si trattava di olio che deve essere smaltito rivolgendosi alle ditte specializzate, così non è stato e ora il Comune di Mirano dovrà pagare degli specialisti per procedere con il recupero di quel liquido dannoso e successivamente con la bonifica di quel tratto di fossato. Non sarà facile individuare gli autori di questo abbandono perché siamo in una zona di aperta campagna.

Lunedì invece durante il mercato moltissimi miranesi avevano segnalato l’insolita presenza di moltissima schiuma al bacino dei Molini di Sotto in via Barche. I tecnici hanno accertato che si trattava di detersivo, probabilmente il liquido è stato svuotato in qualche punto del fiume Muson e poi la pioggia di domenica ha fatto il resto. Potrebbe essere la conseguenza del lavaggio di qualche piazzale, non è affatto la prima volta che capita.

(g.pip.)

 

VIGONOVO – Le guardie ambientali e la Protezione civile di Vigonovo controlleranno e monitoreranno gli argini del fiume Brenta e dell’idrovia domani, primo maggio. Ad annunciarlo è una nota presente nel sito del Comune di Vigonovo (www.comune.vigonovo.ve.it).

Come tradizione infatti molti cittadini della Riviera organizzano dei pic-nic lungo gli argini del Brenta in occasione della festa del lavoro.

«L’iniziativa si è resa necessaria», spiega Filippo Fogarin, assessore all’Ambiente di Vigonovo, «visto lo stato di degrado nel quale sono stati lasciati gli argini il 25 aprile. L’abbandono di rifiuti, oltre a creare degrado, è un ulteriore costo che ricade sulla collettività».

Viene poi spiegato come agiranno i volontari: «Le persone che occuperanno un tratto di argine», si legge nel sito, «saranno rese responsabili della pulizia e del rispetto del luogo e dovranno portare via tutti i rifiuti alla fine della giornata. Ad ogni bivacco le guardie ambientali scatteranno delle foto e individueranno dei responsabili ai quali saranno chiesti dei riferimenti, in modo da poter essere successivamente contattati in caso si trovassero abbandoni di rifiuti».

Giacomo Piran

 

MIRA – Una decina di giorni per scegliere il progetto del Bilancio partecipativo, tra i sei elaborati dai giovani miresi che hanno aderito all’iniziativa dell’amministrazione comunale. Da ieri e fino all’8 dicembre i cittadini di Mira potranno votare, in municipio, in biblioteca a Oriago o anche da casa via mail, uno dei sei progetti elaborati dai giovani, che verrà poi inserito nel prossimo bilancio del Comune con un finanziamento di 50mila euro.

Nel web, la campagna promozionale è già partita e naturalmente ogni zona di Mira parteggia per l’intervengo che ritiene più urgente.

I sei progetti infatti riguardano la riqualificazione del Parco di Valmarana a Mira Porte; la riqualificazione del Parco del donatore a Oriago; la manutenzione delle strade strade comunali e in particolare la riasfaltatura di alcuni tratti di via Sabbiona e via Valmarana; interventi di messa in sicurezza: attraversamenti pedonali, cartellonistica nei pressi del Comune e messa in sicurezza di via XXV Aprile; la predisposizione di scale antincendio e messa in sicurezza nella scuola media “Galilei” di Gambarare; l’aggregazione giovanile e informazione istituzionale partendo dalla riqualificazione del Centro Dedalo, passando per una nuova ludoteca per bambini fino a 3 anni nella biblioteca di Oriago e uno schermo per comunicazioni tra amministrazione e cittadini.

I progetti sono visibili nel sito del Comune di Mira, mentre nel canale youtube https://www.youtube. com/user/comunemira/videos sono presenti i video promozionali realizzati dai giovani.

Possono votare tutti i cittadini maggiorenni residenti a Mira, esprimendo un solo voto ed esibendo il documento d’identità: in municipio presso l’Ufficio relazioni con il pubblico, in biblioteca a Oriago oppure inviando una e-mail a bilanciopartecipativo@comune.mira.ve.it secondo le indicazioni nel sito internet del Comune.

(l.gia)

 

Nuova Venezia – Stra. Poco personale, chiude il labirinto

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30

apr

2015

Stra. Il celebre percorso verde di Villa Pisani rischia di non riaprire in pieno Expo

STRA «Il labirinto di Villa Pisani? Si avvia verso la chiusura. Per questo tipo di servizio servono altre modalità vista la carenza di personale e risorse a disposizione». A dirlo è Assunta Motta, segreteria Cgil Fp Veneto.

La Cgil ammette di rendersi conto che il labirinto chiuso potrebbe essere un problema per l’economia turistica della zona legata all’Expo: «Esaminando la questione e dovendo fare i conti: sia con le risorse economiche sempre più esigue», spiega Assunta Motta, «che con la carenza di personale, a causa del costante e rinnovato blocco delle nuove assunzione del turn-over, si comprende facilmente che, di questi tempi, bisogna valutare attentamente quali servizi poter fornire. Va detto però che il labirinto, a causa delle condizioni atmosferiche (freddo o caldo eccessivo, pioggia), resta in ogni caso chiuso per cause di forza maggiore per sei mesi continuativamente (da ottobre a marzo) e a singhiozzo per i restanti sei, cioè ogni volta che piove o per le necessarie manutenzioni (potature, disinfestazioni, ecc.), per un’apertura complessiva media, dunque, di circa 150 giorni all’anno».

Per questo La Cgil ritiene, insieme con i lavoratori del Polo Museale della Villa Pisani di Stra, che questo servizio, «date le attuali condizioni e per la sua intrinseca discontinuità, potrebbe essere organizzato con altre modalità. Le nostre attenzioni», spiega Motta, «sono rivolte al servizio al pubblico offerto dal Museo stesso: l’attività didattica gratuitamente svolta per le scuole, che è messa quotidianamente in forse dalla carenza di organizzazione del personale».

Il problema potrebbe venire però con l’Expo 2015 che proprio nel periodo estivo catapulterà tanti turisti in Riviera, turisti che il labirinto lo vorranno vedere: «Se il Polo museale vorrà far funzionare il labirinto», chiude la Cgil, «dovrà assumere nuovo personale. Quello che c’è non basta».

Alessandro Abbadir

 

SANITÀ

Oltre 14 milioni per il “sociale”, 565mila euro in più rispetto all’anno scorso. Ulss e Comuni uniscono le forze per finanziare i servizi destinati alle fasce deboli della popolazione.

«Niente crisi per il sociale, continueremo ad offrire servizi efficienti e di qualità», assicura l’Ulss 13 diffondendo una nota firmata dal direttore dei servizi sociali Michele Maglio: «Non è giusto che i più deboli paghino momenti di difficoltà come quelli che ci vengono imposti da questo lungo periodo di austerità, e tanto meno che si creino famiglie di serie B. I più deboli vanno aiutati».

La Conferenza dei sindaci ha approvato il Bilancio sociale 2015 dell’Ulss 13 che conta sul budget messo a disposizione dall’Ulss (6 milioni), dai 17 Comuni di Riviera e Miranese (nel complesso circa 7 milioni) e dalla Regione (un milione). Alla disabilità toccano ben 10 milioni, di cui cinque rivolti ai Centri diurni.

Poco più di un milione viene rivolto alle Comunità alloggio, quasi due al servizio di Integrazione sociale e nido. Circa 500mila euro andranno alle borse di studio del servizio di integrazione lavorativo per disabili e psichiatrici, il servizio trasporto riceve 800mila euro e i centri estivi 55mila. Per l’area della salute mentale sono previsti circa due milioni. Per i minori in difficoltà sono previsti un milione e 357mila euro, mentre all’area Immigrati toccano circa 80mila euro: in questo caso la cifra stanziata sarà soprattutto per l’attività dei mediatori linguistico-culturali.

(g.pip.)

 

Sette comuni assieme

MIRANO – Il Miranese cambia nome e con l’Expo diventa “Terra dei Tiepolo”. Presentato ieri a Mirano il nuovo marchio che contraddistinguerà il territorio dei sette comuni, soprattutto in ambito turistico. L’obiettivo è emergere come comprensorio, valorizzando peculiarità e ricchezze comuni, traendone beneficio economico.

Così i comuni di Martellago, Mirano, Noale, Salzano, S. Maria di Sala, Scorzè e Spinea hanno trovato nell’Expo l’occasione per mettersi insieme e costituire un territorio che parlerà una sola lingua. Missione possibile grazie, ed è questa la novità, alla collaborazione tra comuni, Pro loco e categorie: Associazione Artigiani, Cna, Confcommercio, Confesercenti, Confagricoltura, Coldiretti e Cia. A coordinare il progetto Giovanni Scapin e Roberto Gallorini, presidente della Pro Loco di Mirano.

Il progetto si chiamerà “I colori del gusto nella terra dei Tiepolo”, per identificare le caratteristiche del territorio più apprezzate in ambito turistico: l’arte e l’enogastronomia tipica.

Ma l’intenzione è andare ben oltre l’anno dell’Expo.

Comuni e associazioni hanno trovato nel nome della famiglia di pittori, che in questa terra vissero e produssero, in particolare Giambattista Tiepolo e il figlio Giandomenico, il “brand” adatto per comunicare all’esterno le particolarità del territorio e accaparrarsi una buona fetta dei flussi turistici che puntano a Venezia e al litorale. La Terra dei Tiepolo può offrire da sempre ville, itinerari, ristorazione, arte, cultura, manifestazioni. Mancava solo il modo di spenderli con un marchio e obiettivi comuni.

Per farlo è già pronta un guida tascabile che verrà diffusa attraverso tutti i canali turistici, anche fuori regione, messa online attraverso un portale e soprattutto una “app” per smartphone, per essere sempre a portata di mano e aggiornata con tutti gli appuntamenti.

Tra i primi in calendario a maggio, il passaggio del Giro d’Italia a S. Maria di Sala, Mirano e Spinea, con una settimana di festa che culminerà il 21 maggio, vigilia della “tappa dei Tiepolo”, con eventi a tema lungo il percorso della corsa rosa. In arrivo anche una rassegna enogastronomica che toccherà tutti i comuni, con cene di gala dal 28 maggio al 29 ottobre e mostre sulla terra dei Tiepolo. La chicca sarà la realizzazione di un cortometraggio sui luoghi del Miranese, con i ragazzi del posto.

Filippo De Gaspari

 

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