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Barison: «Le griffe in affari con i laboratori illegali condannano gli imprenditori onesti»

STRA «Chi fa affari con i laboratori cinesi condanna gli imprenditori onesti a chiudere. A causa di questi complici degli sfruttatori di manodopera, i fatturati di chi lavora onestamente calano drasticamente». A dirlo è Michele Barison, segretario provinciale di Cna Federmoda di Venezia, alla notizia del blitz della Finanza che in Riviera del Brenta e nel Miranese ha “scovato” ben otto tomaifici cinesi irregolari, con gli addetti costretti ad operare in assenza delle condizioni igienico- sanitarie minime.

Barison non usa mezze parole: «È un quadro che allarma. I nostri associati ci segnalano da tempo con preoccupazione: commesse che diminuiscono o subiscono continui ritocchi al ribasso. Se nella filiera della scarpa (tacchi, tomaifici, suolifici ecc.) l’incidenza del costo del lavoro risulta essere all’incirca tra il 60 e l’80% del costo per unità di prodotto, questi livelli di illegalità consentono di applicare diminuzioni di prezzo molto significative, contro cui le ditte in regola non possono assolutamente competere».

Al pari della Filctem Cgil anche il segretario regionale di Federmoda Giorgio Silvestrin ribadisce un concetto: si devono smascherare e rendere pubblici i nomi di chi acquista forniture dai laboratori cinesi: «Non si può far ricadere sempre e solo su pseudo imprenditori cinesi la responsabilità della rete di illegalità. Senza ipocrisie va fatta chiarezza su chi usa questi laboratori dando loro lavoro, allo scopo di risparmiare sui costi e aumentare i profitti. Per smascherarli pubblicamente basterebbero controlli incrociati sui documenti fiscali che, seppure in minima parte, questi laboratori devono pur avere».

Silvestrin si chiede poi perché non sia realizzato l’accordo di un anno fa tra produttori e sindacati sul marchio di filiera. Il presidente della conferenza dei sindaci della Riviera Alessandro Campalto porterà infine alla prossima conferenza dei primi cittadini, la proposta di realizzare una task force di 15 -20 persone fra forze dell’ordine, Veritas Enel ed Eon per scoprire laboratori clandestini camuffati da abitazioni private.

(a.ab.)

 

Dolo. Scantamburlo (Pd) «Subito il marchio per le nostre scarpe»

DOLO «L’operazione di Finanza e Asl dimostra che la piaga della concorrenza sleale e contraffazione va combattuta senza sosta». Lo sostiene Franco Scantamburlo, candidato in Regione del Pd: «Ma occorre affiancare il lavoro importante che i sindacati e le associazioni artigiane. La certificazione della filiera e il marchio “Made in Riviera” sono obiettivi obbligati per tutelare le nostre imprese del distretto calzaturiero. In questo progetto il grande assente è la Regione».

(g.pir.)

 

DOLO – Dopo l’annuncio di Maddalena Gottardo, sindaco di Dolo, relativo alla creazione di un gruppo di lavoro per valutare la possibilità di ospitare il nuovo distretto sociosanitario nella sede dell’ex Tribunale di Dolo, arrivano i primi commenti e non sono per niente positivi.

A parlare è Giorgio Gei, consigliere comunale e candidato sindaco della lista “Ponte del Dolo” che suggerisce invece come sede il vecchio ingresso dell’ospedale.

«Non mi è chiaro per quale ragione il Comune di Dolo debba offrire la struttura dell’ex Tribunale per realizzarvi il nuovo distretto sanitario», spiega Gei, «chi e quando ha deciso che il distretto da Mira passerà a Dolo? Perché non si utilizza a questo scopo la struttura del vecchio ingresso dell’ospedale, ad un passo dalla fermata Actv, destinata a svuotarsi per i trasferimenti degli uffici a Noale».

Viene ribadita una questione riguardante l’ospedale di Dolo.

«È vero che Dolo è la sola sede ospedaliera che non ospita un distretto» conclude Giorgio Gei, «ma l’impressione è che in attesa dei nuovi equilibri regionali si sia sempre di fronte al gioco delle tre carte in cui comunque a perdere è sempre la Riviera».

Giacomo Piran

 

DOLO – È stata rinviata al 22 luglio l’udienza davanti al Tar del Veneto per discutere il ricorso presentato dai gruppi di minoranza di Dolo contro la nomina dei commissari “ad acta” per l’adozione del Pati (piano assetto territoriale intercomunale) di Dolo e Fiesso. «Una decisione adottata», precisa Alberto Polo, a nome dell’opposizione, «per consentire di dirimere definitivamente in tempi rapidi un caso particolare che vede coinvolta la tutela del diritto di rappresentanza dei consiglieri comunali in forza del mandato ricevuto dai cittadini attraverso il voto, in un ambito fondamentale come la definizione urbanistica del territorio».

Tutto è iniziato quando il sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo, dopo che per ben 4 volte la maggioranza in consiglio comunale non è riuscita ad approvare il nuovo piano regolare, aveva chiesto al Difensore Civico Regionale di nominare due commissari ad acta per adottare il Pati. I commissari, insediatisi a gennaio, hanno approvato il Pati a fine febbraio.

Nel frattempo i gruppi di minoranza, contrari alla designazione, avevano impugnato davanti al Tar del Veneto il decreto di nomina dei commissari ad acta.

(g.pir.)

 

Nuova Venezia – No Grandi navi, 12 gazebo in terraferma

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25

apr

2015

Verso il corteo del 9 maggio

Dodici gazebo a Mestre, nelle Municipalità, a Mogliano e Mira e volantinaggi davanti agli istituti superiori. Giornata di mobilitazione del centro sociale Rivolta in vista del corteo del 9 maggio dell’arcipelago di associazione e comitati del fronte “No Grandi navi”.

«Quello del 9 maggio sarà un grande corteo per dire no allo scavo del Contorta e alle grandi navi e ragionare sulla città, non solo dal punto di vista ambientale. Milioni di euro vanno in opere inutili come il Mose mentre la città vede penalizzati welfare e servizi con il commissariamento che sta producendo un costo sociale altissimo», spiega Michele Valentini.

 

Mirano. Lo storico ristorante di Scaltenigo aperto come cooperativa 30 anni fa

La gastronomia Slow Food, le battaglie con Emergency e Libera, i diritti, la pace

SCALTENIGO – Riavvolti, pare per sempre, i fili de “La ragnatela”. Sfuma un sogno durato trent’anni, una fetta di storia recente di Mirano, una recensione sicura nelle migliori riviste di gastronomia, soprattutto un ideale. Nel silenzio, dopo aver chiuso i battenti a inizio anno, si scopre che la cooperativa di via Caltana non riaprirà più. Trent’anni di piatti in tavola e lotte sul campo vanno così in archivio.

Era il 1984 quando un manipolo di “compagni” decise di creare la trattoria cooperativa, chiamandola come il gruppo di pacifiste che a Comiso manifestava contro l’installazione di missili Cruise. Tra loro attivisti e volti noti della ristorazione locale, come Roberto Checchetto (presidente dell’associazione “A tavola sul cardo”) e Galdino Zara (che poi aprirà la trattoria “da Paeto” a Pianiga) e che fino ad allora avevano gestito un’enoteca in via Gramsci a Mirano. Il manifesto de “La ragnatela” era chiaro: buona tavola sì, ma anche sociale.

Negli anni la cooperativa ha tessuto trame con Emergency, Libera, Equo e solidale, Il Manifesto, Movimento per la pace. Si è schierata, è diventato il ristorante per tutti, ma con iniziative che sono state spesso scelte di campo: dietro la tela di via Caltana si è lavorato per promuovere i diritti dei migranti, contrastare i pregiudizi verso sinti e rom, sostenere i referendum sull’acqua bene comune, organizzare incontri sulla dignità del lavoro e la difesa del territorio.

Campagne scomode, che tuttavia non hanno ristretto la clientela a un solo pensiero o una parte politica. Perché a tavola “La ragnatela” non ha guardato in faccia nessuno: i suoi piatti, sempre legati a produttori locali, alla tipicità del territorio e alla cultura Slow Food, hanno riempito riviste culinarie di primo piano, collezionando le stellette dell’eccellenza di grandi gourmet. Ideali nel piatto, durati ben oltre la caduta del muro, ma adesso tutto questo è finito. “La ragnatela”, che a gennaio aveva chiuso ufficialmente per ristrutturazione, non riaprirà.

«È vero, dopo trent’anni siamo costretti a chiudere», ammettono gli ormai ex soci, «colpa della crisi che ha colpito il settore della ristorazione, dell’aumento dei costi di gestione e forse anche di alcune scelte sbagliate fatte per mantenere i livelli occupazionali. Abbiamo difeso per trent’anni la qualità delle materie prime, la genuinità e la tradizione culinaria veneta, abbiamo contribuito a diffondere la filosofia Slow Food fin dagli albori di Arcigola, abbiamo creato occasioni di confronto e solidarietà e fatto ristorazione sostenibile. Rivendichiamo tutto questo con orgoglio e ringraziamo chi, standoci vicino, ha contribuito a questo successo».

Filippo De Gaspari

 

SPINEA – Spinea si “gode” il suo Paes, il Piano per l’energia sostenibile: in due anni, ridotte del 24,24% le emissioni di anidride carbonica in atmosfera, nonostante la crescita della popolazione del 10%.

Un dato molto significativo, a cui guardano con curioso interesse anche i Comuni che hanno adottato il Paes dopo Spinea: il successo è dovuto per il 26% alla diminuzione delle emissioni nel comparto pubblico, per l’8% alla diminuzione del comparto residenziale privato e soprattutto alla drastica diminuzione delle emissioni relative ai trasporti, pari al 50%, anche se avvenuta su scala sovracomunale in conseguenza della crisi economica. Le emissioni procapite sono passate da 3,6 tonnellate per abitante a 2,7 tonnellate.

I dati sono stati presentati giovedì in seconda commissione, alla presenza dell’assessore all’Ambiente Stefania Busatta che afferma soddisfatta: «Sono risultati che ci dicono che siamo sulla strada giusta, anche se molto resta da fare. Il Paes ha consentito di avviare azioni concrete sotto il profilo dei lavori pubblici, dell’ambiente, di viabilità, urbanistica ed edilizia. Ora puntiamo a migliorare ancora».

(f.d.g.)

 

MIRA –  I giovani miresi, impegnati nel Bilancio partecipativo, attenti alla riqualificazione dei parchi pubblici e alla messa in sicurezza delle strade e delle scuole. Saranno i cittadini a decidere quello, tra i sei progetti elaborati, nel quale il Comune dovrà impegnare i 50mila euro messi a disposizione. Le proposte saranno illustrate martedì 28, alle 20.30, alla biblioteca di Oriago.

I sei piani, elaborati dai giovani, riguardano: la riqualificazione del Parco di Valmarana; la riqualificazione del Parco del Donatore; la manutenzione di alcune strade comunali (via Sabbiona, via Forte Poerio, via Valmarana, via Risorgimento, Riviera S. Pietro); interventi di messa in sicurezza stradale; la messa in sicurezza con due scale antincendio della scuola media “Galilei” a Gambarare; l’aggregazione giovanile e l’informazione con la riqualificazione del centro Dedalo, la nuova ludoteca, un pannello luminoso).

I progetti, che saranno posti anche nel sito internet del Comune, saranno illustrati dagli stessi giovani e da esponenti dell’amministrazione. Il prescelto verrà realizzato utilizzando i 50mila euro previsti dal bilancio e la sua realizzazione sarà vincolante nell’ambito degli interventi 2015.

(L.Gia)

 

SALZANO – Un biglietto unico per integrare i trasporti in treno, in autobus e in vaporetto. Un accordo tra Regione, Actv e Trenitalia per prevedere biglietti e abbonamenti cumulativi, sulla scia degli esperimenti positivi già adottati in molte altre zone d’Italia.

È questa l’altra grande richiesta che arriva dai pendolari, stufi di dover pagare due volte anziché una. «Quando un treno viene soppresso molti decidono di prendere un bus – racconta uno studente di Spinea -. Paghiamo già l’abbonamento del treno, ma in quel caso siamo costretti a anche a comprare un biglietto del bus. Questo non è giusto».

Anche il sindaco di Salzano Alessandro Quaresimin punta forte su questa soluzione: «Si parla tanto di città metropolitana, un biglietto unico integrato sarebbe un ragionamento corretto in quest’ottica».

Sulla stessa linea Bruno Pigozzo: «La Regione deve incentivare l’aggregazione tra i vari gestori del trasporto pubblico. Con un biglietto unico per treno, autobus e vaporetto si potrebbe risparmiare nettamente sulla burocrazia per poi tornare ad investire sul servizio».

In Regione l’ipotesi è stata valutata più volte, ma ai vari studi non ha ancora fatto seguito un passo concreto.

(g.pip.)

 

SALZANO  «Binario da raddoppiare tra Maerne e Noale»

“Un bus in piu’? Solo pagando”

La protesta del sindaco: «Actv non ha i fondi e li chiede al Comune»

C’è chi chiede un treno in più per poter rientrare la sera da Venezia e chi invoca un autobus per raggiungere l’ospedale di Dolo. I lavoratori della domenica si lamentano per la carenza di convogli nei giorni festivi, gli studenti descrivono invece pullman stracolmi su cui è difficile perfino salire. I problemi del trasporto pubblico nel Miranese sono tanti e sono sempre molto sentiti, e ogni tema è stato affrontato giovedì sera alla Filanda di Salzano in un’assemblea che ha visto intervenire il sindaco Alessandro Quaresimin, il consigliere regionale Bruno Pigozzo, il sindacalista Cgil Ilario Simonaggio ed Elena Guida in rappresentanza del comitato di pendolari.

Si è parlato sia del servizio Actv sia di quello Trenitalia, partendo sempre da una considerazione di Pigozzo: «In Veneto l’ultimo Piano complessivo dei trasporti risale al 1990. Sono passati 25 anni».

Per quanto riguarda gli autobus Salzano è sicuramente il Comune più penalizzato del Miranese, essendo il meno collegato con Venezia.

«Qui il servizio Actv si sta spegnendo un po’ alla volta – ha detto Quaresimin -. Alla domenica praticamente non ci sono più bus, ma anche le corse scolastiche sono insufficienti rispetto all’utenza. Un altro problema è che non ci sono mezzi diretti all’ospedale di Dolo, e Actv con noi è stata chiara: una corsa aggiuntiva si può prevedere, autisti e mezzi sono a disposizione. Ma loro non hanno disponibilità economiche, la corsa dovremmo pagarla noi. Sì, con quali soldi?».

Il sindaco ha parlato poi del problema-treni: «Il nuovo orario cadenzato ha comportato molti problemi, sulla Bassano-Venezia la situazione è scoraggiante: il nostro parcheggio ferroviario era sempre pieno, ora è mezzo vuoto perché molti scelgono altre stazioni o si muovono in auto».

Elena Guida entra nel merito: «Mancano corse al mattino presto e alla sera, per operai o commesse che lavorano a Venezia è un problema serio. Nei festivi ci sono meno treni, come fanno tutti quelli che lavorano a Venezia nel weekend?».

L’altra grande richiesta è il raddoppio di binario almeno tra Maerne e Noale: «È indispensabile per consentire una maggior fluidità di traffico ferroviario. Se ne parla da anni, manca la volontà politica regionale», sbotta Quaresimin.

Simonaggio chiama in causa Renato Chisso, arrestato per lo scandalo-Mose: «Per anni abbiamo avuto un assessore regionale interessato soprattutto a strade ed autostrade, piuttosto che alla mobilità su treno. Questo è il risultato».

Gabriele Pipia

 

Gazzettino – “Dateci treni veloci e orari umani”

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25

apr

2015

TRASPORTI – I pendolari, dopo le polemiche con la Regione, presentano un pacchetto di richieste

Potenziare la linea Udine-Trieste. Battaglia per il Micotra dal mare a Villach

TRIESTE – «Che questa figuraccia della Regione serva almeno a far capire la nostra condizione reale e a darci una mano vera. Ma adesso mettiamoci una pietra sopra».

I pendolari, per bocca di Andrea Palese del Comitato Alto Friuli in piena condivisione con gli altri Comitati regionali, chiudono la polemica sulla sostituzione del treno a beneficio dei dipendenti regionali da Trieste a Udine e rilanciano sul terreno delle prossime battaglie: un orario che da dicembre diventi strutturato, andando «ben oltre quello cadenzato», in base a una serie di segnalazioni contenute in un nuovo documento che ci si appresta a consegnare a Trenitalia. E poi: i treni transfrontalieri con la Carinzia Micotra in partenza non più da Udine ma da Trieste alla volta di Villach, «in modo da soddisfare ad un tempo le esigenze di noi pendolari e dei turisti», andando oltretutto a «servire la ciclovia Alpe Adria dall’Austria fino a Cervignano». L’idea è del leader del Comitato pendolari Fvg, l’udinese Marco Chiandoni, innamorato dei treni, umiliato dai loro disservizi e convinto, come Palese, che il Micotra sia «un’eccellenza regionale da valorizzare».

Non solo: «Ci battiamo anche per un treno veloce Udine-Trieste, contando sulla circostanza che da giugno a settembre entreranno finalmente in esercizio tutti e 8 i sospirati treni Civity, confortevoli e sicuri».

I pendolari attestano a Trenitalia di aver «cambiato completamente verso» nei rapporti con i viaggiatori: «Dirigenza in presa diretta con noi e i nostri problemi, personale viaggiante sorridente e sensibile», insomma «tanta collaborazione anche se è chiaro che non dobbiamo pretendere miracoli, non tutto è dovuto e la verità in tasca non ce l’ha nessuno». In ogni caso è un fatto che le Ferrovie «ce la stanno mettendo tutta»: parola di pendolari, impensabile in questi termini anche soltanto pochi mesi fa.

Ma accanto allo zucchero, come nella migliore tradizione epifanica, c’è anche qualche pezzetto di carbone, che naturalmente viene destinato a Mamma Regione: «Mi sono laureato in diritto regionale con il nostro amatissimo Statuto di autonomia – spiega Palese – ma continuo a vederlo svilito, prima ancora che minacciato». In altre parole: «La Regione ha le competenze e i soldi per organizzare meglio i servizi, dunque cosa aspettiamo? Non vorranno mica farci attendere il 2017 con l’entrata in servizio del gestore unico del trasporto su gomma? Non se ne parla nemmeno».

Maurizio Bait

 

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