Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

IL PROGETTO – Ulss e Comune stanno valutando il trasferimento nell’ex tribunale

Gottardo: «Istituito un tavolo comune per predisporre uno studio di fattibilità»

Si prospetta la possibilità che il Distretto sanitario rivierasco possa essere trasferito nei locali dell’ex Tribunale di Piazzetta degli Storti o quantomeno vi possa essere uno sdoppiamento con parte dell’attuale distretto, potrebbe essere il settore materno-infanile, che rimane nella sede di Villa Lenzi a Mira e tutti gli altri settori che si trasferiscono a Dolo.

È la sindaca di Dolo Maddalena Gottardo ad anticipare questa eventualità. «In occasione dell’incontro avvenuto l’8 aprile col direttore generale dell’Ulss, Gumirato, è stato deciso di istituire un tavolo tecnico congiunto Ulss/Comune di Dolo, allo scopo di predisporre uno studio di fattibilità circa l’insediamento del distretto socio sanitario a Dolo nella sede dell’ex tribunale e per verificare nel contempo la risoluzione delle pendenze immobiliari tra Ulss 13 e Comune. I referenti per l’azienda Ulss 13 sono il dr. Angiolelli, per la parte Socio Sanitaria, e l’ing. Morrone per la parte Tecnica. – Il sindaco dolese ha proseguito – Per il Comune di Dolo partecipano al tavolo i responsabili dei settori Lavori Pubblici, Urbanistica, finanziario e Patrimonio».

Il via vai all’interno dei locali dell’ex tribunale di funzionari e tecnici del comune e dell’Ussl ed in particolare la presenza del dottor Angiolelli, direttore del distretto sanitario mirese, non era passata inosservata ed aveva fatto intuire che qualcosa stesse accadendo.

«Si – Ammette il sindaco – Il primo incontro è avvenuto il 22 aprile con la sola partecipazione dei tecnici, i quali si sono impegnati nel più breve tempo possibile a consegnare all’amministrazione diverse soluzioni progettuali. L’intento è quello di predisporre un documento tecnico che consenta a chiunque dovesse insediarsi nell’amministrazione di valutare l’opportunità dell’operazione. Della serie – ha concluso Maddalena Gottardo – noi lavoreremo fino all’ultimo giorno come se fosse il primo!»

Lino Perini

 

DOLO – Mentre Mira dorme a Dolo prende corpo l’ipotesi di trasferire il distretto socio-sanitario nell’ex tribunale di Dolo?

Nasce un gruppo di lavoro per valutare l’opportunità. Ad annunciarlo è Maddalena Gottardo, sindaco di Dolo. «Dopo l’incontro dell’8 aprile con il direttore generale dell’Asl 13, Gino Gumirato», spiega Gottardo, «é stato istituito un gruppo di lavoro congiunto Asl – Comune di Dolo per predisporre uno studio di fattibilità circa l’insediamento del distretto sociosanitario a Dolo nella sede dell’ex tribunale e per verificare, nel contempo, la risoluzione delle pendenze immobiliari tra Asl e Comune.

Il primo incontro si è svolto mercoledì con la partecipazione dei tecnici dell’azienda sanitaria e del comune che si sono impegnati a consegnare all’amministrazione comunale diverse soluzioni progettuali».

Prende quindi corpo la possibilità di ospitare a Dolo il distretto sanitario che doveva in origine essere costruito a Mira.

«L’intento», prosegue il sindaco, «è di predisporre un documento tecnico che consenta a chiunque dovesse insediarsi nella prossima amministrazione di Dolo di valutare l’opportunità dell’operazione».

Giacomo Piran

 

Gazzettino – Mira. Omnibus, nuove corse per le stazioni Fs.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

24

apr

2015

MIRA – Riparte con tratte più lunghe Omnibus, il servizio di autobus dalle stazioni miresi a Mira. L’Actv ha modificato il servizio con nuovi orari, sempre nei giorni feriali, per venire incontro alle esigenze di studenti e lavoratori pendolari. Tutte le corse da Mira a Marano Fs effettuate dal lunedì al venerdì partono dal nuovo capolinea di Mira Buse e non si fermano in via Marinai d’Italia; al posto di quest’ultima è stata istituita un nuovo stop in via Mediterraneo all’incrocio con la Marinai d’Italia. Da Mira e da Marano le corse partono dalle 6.38 fino alle 20; complessivamente 14 fermate.

Omnibus collega i centri di Dolo, Mira, Mirano con le stazioni ferroviarie di Dolo e Mira-Mirano, in coincidenza con i principali treni della linea Padova-Venezia. Gli autobus che dalla stazione ferroviaria di Mira Buse saranno diretti alla stazione di Mira Marano partiranno alle: 6.38, 7.05, 7.32, 13.53, 14.25, 15.03, 18.23, 18.54, 19.22 e 19.50. Mentre le partenze dalla stazione ferroviaria di Marano saranno alle: 6.55, 7.22, 13.35, 14.06, 14.45, 18.05, 18.36, 19.05, 19.32.

(M.Gia)

 

L’OPERAZIONE – Blitz della Finanza in 48 tomaifici gestiti da cinesi nella Riviera e nel Miranese

Irregolarità nel 70% delle ditte: otto quelle chiuse per lavoro nero e carenze igienico-sanitarie

Concorrenza sleale, connessa a evasione e contraffazione, e sfruttamento al limite dello schiavismo dei lavoratori. Sono le facce della stessa medaglia dell’economia sommersa, quasi interamente nelle mani di imprenditori cinesi, che rischia di annegare il Distretto industriale della Calzatura nella Riviera del Brenta. Un’eccellenza del made in Italy, inteso come qualità, lusso, griffe, il cui fatturato annuo si aggira sul miliardo di euro con 6mila occupati.

E i numeri della seconda offensiva della Guardia di Finanza – Compagnia di Mirano e Baschi verdi di Venezia – messa a segno in collaborazione con la Direzione territoriale del lavoro, l’Inps e l’ufficio Igiene dell’Ulss 13, confermano il grado di pericolo della temuta quanto contrastata ondata anomala.

Il blitz con un centinaio di finanzieri in 48 tomaifici, nell’ambito dell’operazione battezzata “Colpo di tacco”, ha fotografato una situazione preoccupante come più volte denunciato da sindacati e associazioni di categoria: nel 70% dei laboratori manifatturieri sono emerse irregolarità fiscali e contributive con 28 addetti “fantasma” e 104 impiegati al di fuori della normativa contrattuale. In otto casi si è arrivati persino alla chiusura dell’attività. Si tratta di ditte situate tra Mirano, Fossò e Fiesso d’Artico: quattro per la presenza di operai in nero superiore al 30% del totale di occupati; quattro per l’assenza dei requisiti minimi di salubrità e di sicurezza.

«Le condizioni di maggiore precarietà le abbiamo riscontrate – spiega il capitano Michele Soragnese – in un opifici di Fossò dive i sette dipendenti erano costretti a ritmi produttivi opprimenti su postazioni telesorvegliate e alloggio attiguo anche con figli e mogli, senza aspiratori e prese d’aria, costretti a respirare le esalazioni delle colle senza a in spregio alle più elementari norme antinfortunistiche e igienico-sanitari.

Nei confronti di tutte le aziende individuate ora scatteranno le verifiche sul fronte fiscale e dell’abusivismo edilizio.

Da segnalare la nota di plauso diffusa dalla Cgil attraverso il segretario generale della Camera del lavoro metropolitana, Enrico Piron e del segretario dell Filctem, Riccardo Colletti: «Le Fiamme gialle devono continuare nell’azione di contrasto di questa filiera produttiva parallela senza scrupoli e concorrente alla raffinata produzione calzaturiera della Riviera».

 

CAMPAGNA LUPIA – Inquinamenti in corsi d’acqua negli ultimi due giorni a Pianiga e Campagna Lupia. A Pianiga l’inquinamento maggiore si è avuto a ridosso del canale Pionca dove nella mattinata di lunedì i residenti hanno sentito un gran odore di nafta provenire dalla superficie dell’acqua. Immediatamente sono stati allertati i vigili del fuoco, i tecnici dell’Agenzia regionale protezione ambientale (Arpav) e del Comune che sono intervenuti. Sono state collocate delle pannellature per evitare che il carburante provocasse danni a flora e fauna e finissero all’interno di qualche altro corso d’acqua.

Ora si sta cercando di capire chi possa aver sversato in acqua il materiale. Si pensa che possa essersi trattato della pulizia di una cisterna di carburante. Una operazione fatta da qualche azienda agricola nel tratto a monte (cioè nel padovano) del Pionca.

Un altro inquinamento invece si è verificato a Campagna Lupia ieri mattina in una canaletta consorziale ai confini con il comune di Campolongo. Anche in questo caso si è trattato di uno sversamento di materiale inquinante e cioè idrocarburi. A mettere in sicurezza l’area, un tratto di 300 metri, con pannellature sono intervenuti i pompieri.

(a.ab.)

 

MARTELLAGO – Il Comune unito contro il gioco d’azzardo. Nei giorni scorsi il consiglio ha approvato all’unanimità un ordine del giorno letto da Alessandro Zanuoli (Pd) e a cui hanno dato un importante contributo non solo la maggioranza ma anche i 5 Stelle.

Vi si rileva come anche nel territorio comunale ci sia stata una preoccupante e crescente offerta di slot machine e il fenomeno-ludopatia si sviluppi con forme sempre più patologiche.

Si chiede dunque al Governo, che dal gioco d’azzardo incassa miliardi e non pare deciso a intervenire («lo Stato favorisce il vizio degli italiani», ha osservato il leghista Alberto Ferri), a tutelare gli sforzi degli enti locali per arginare il fenomeno, a elaborare norme stringenti in materia di pubblicità a tutela dei minori e delle fasce più sensibili, a ridurre il numero di slot in Italia e a riconsiderare l’offerta e i suoi effetti sulla vita dei cittadini.

Infine, si impegna la Giunta a promuovere attività di sensibilizzazione e prevenzione nelle scuole, ad attrezzare e potenziare la rete del volontariato (punti di ascolto e associazioni) in termini di pronta accoglienza e accompagnamento ai servizi specialistici, e a predisporre nuovi materiali informativi.

(N.Der)

 

INCHIESTA MOSE: DECISIONE il 26 MAGGIO

Il medico di famiglia: dopo la morte del figlio Carlo, l’ingegnere si è aggravato Perciò il magistrato ha chiesto al giudice di non procedere con l’incidente probatorio

VENEZIA – Durante l’ennesima udienza per stabilire se e come interrogare l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, il pubblico ministero di Venezia Stefano Ancilotto ha prodotto un verbale di assunzione di informazioni del medico della famiglia Mazzacurati.

La padovana Maria Teresa Sanna spiega che da una decina d’anni cura sia Giovanni Mazzacurati sia la moglie e, incalzata dalle domande del rappresentante della Procura lagunare, spiega che prima dell’arresto e immediatamente dopo le sue dimissioni dal Consorzio, nel giugno 2013, era stanco ma presente a se stesso, preciso e orientato e «con ragionamenti caratterizzati da forte rigore logico».

La medico padovana lo ha visitato in due occasioni anche dopo che era finito agli arresti domiciliari: «Dopo il 12 luglio 2013», spiega la professionista, «era fortemente stressato a causa di quanto occorsogli e delle sempre peggiori condizioni di salute del figlio Carlo, appariva stanco, ma presente a se stesso…Verso la fine di gennaio 2014, quando il figlio Carlo morì, ho notato un deciso peggioramento dello stato di salute mentale e fisica, un declino che ho notato direttamente sino al marzo 2014».

Infine, la medico è andata in un’occasione anche a San Diego a visitare Mazzacurati e signora: «Nell’ottobre-novembre dello stesso anno ho potuto riscontrare un ulteriore aggravamento dello stato di confusione spazio-temporale dell’ingegnere».

Sulla base di questa testimonianza il pm ha chiesto al giudice Alberto Scaramuzza di non procedere con l’incidente probatorio viste le condizione di salute del grande accusatore e di acquisire i verbali resi dall’ingegnere durante le indagini preliminari, quando è stato interrogato più volte alla presenza del difensore, l’avvocato Giovanni Battista Muscari Tomaioli.

I difensori dell’ex sindaco Giorgio Orsoni e dell’ex europarlamentare del Pdl Lia Sartori, che avevano chiesto l’interrogatorio di Mazzacurati, hanno insistito nel chiedere l’incidente probatorio. Il giudice si è riservato di decidere e ha rinviato tutti all’udienza del 26 maggio prossimo, quel giorno dirà se intende procedere con l’incidente probatorio o meno e, nel caso decida per il no, se acquisire i verbali degli interrogatori resi a partire dal luglio 2013.

La volta scorsa gli avvocati avevano chiesto e ottenuto il video dell’interrogatorio reso per rogatoria in California, davanti ad un giudice americano, da Mazzacurati. Interrogatorio che era stato richiesto dal Tribunale dei ministri del Veneto, che procedeva nei confronti dell’ex ministro Altero Matteoli, per il quale il Senato ha concesso l’autorizzazione a procedere: in Procura è già arrivata tutta la documentazione inviata da Palazzo Madama.

Giorgio Cecchetti

 

MOSE – Il Pm deposita un verbale d’interrogatorio all’udienza riguardante Orsoni e Lia Sartori

La deposizione del medico di famiglia accredita la genuinità delle confessioni e delle accuse dell’ingegnere

L’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, era lucido nel periodo in cui, dopo l’arresto, nel luglio del 2013, riempì centinaia di pagine di verbale ricostruendo ai magistrati della Procura il “sistema Mose”. Lo ha raccontato agli inquirenti la dottoressa padovana Maria Sanna, il medico di famiglia che per una decina di anni ha curato Mazzacurati e la moglie.

Il verbale con le sue dichiarazioni è stato depositato a sorpresa, ieri pomeriggio, dal pm Stefano Ancilotto nel corso dell’udienza celebrata di fronte al giudice Alberto Scaramuzza, nella quale i difensori di due indagati, l’ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni e Lia Sartori, ex presidente del Consiglio regionale e poi eurodeputata di Forza Italia, chiedono di poter interrogare Mazzacurati per poter contestare le accuse di finanziamento illecito formulate nei loro confronti.

Dall’aprile 2014 Mazzacurati si trova in California, nella villa della moglie, e il suo difensore, l’avvocato Giovanni Muscari Tomaioli, ha prodotto ampia documentazione medica dalla quale risulta che non è più in grado di deporre, a causa delle peggiorate condizioni di mente. Peggioramento che la dottoressa Sanna fa coincidere con la morte del figlio, il regista Carlo, e dunque con il gennaio 2014: da quel momento, secondo il medico, Giovanni Mazzacurati si è fatto prendere dallo sconforto ed è iniziata una fase di decadimento psichico.

La dottoressa ha riferito di aver visitato Mazzacurati anche in California, nel novembre scorso, trovandolo notevolmente peggiorato. Nella testimonianza resa al pm Ancilotto e alla Guardia di Finanza la dottoressa Sanna racconta di aver visitato Mazzacurati anche durante il periodo trascorso ai domiciliari e nei mesi successivi, mentre erano in corso gli interrogatori con la Procura, riferendo che era perfettamente lucido e deciso a chiarire con i magistrati la sua posizione.

«Nel luglio del 2013 non ho notato nessun segnale di disorientamento: era fortemente stressato (…), appariva stanco ma presente a se stesso (…) era preciso, a differenza di quando l’ho trovato nel mese di ottobre/novembre 2014 quando mi sono recata negli Stati Uniti a San Diego: lì l’ho effettivamente trovato confuso e disorientato. Verso la fine di gennaio 2014, quando il figlio Carlo morì, ho notato un deciso peggioramento dello stato di salute mentale e fisico…».

Per il pm Ancilotto, il racconto del medico padovano è un “colpo da novanta”: si tratta della testimonianza di una specialista (peraltro esperta di psichiatria) che “smonta” l’ipotesi della difesa di Orsoni e Sartori, tesa a dimostrare che il decadimento di Mazzacurati era già iniziato durante gli interrogatori del 2013, e che dunque quelle sue confessioni non sono credibili.

In chiusura di udienza, il pm Ancilotto ha chiesto al gip di acquisire definitivamente verbali d’interrogatorio di Mazzacurati al fine di far acqusire loro valore di prova. La difesa di Orsoni e Sartori ha invece insistito per poter interrogare l’ex presidente del Cvn. Il gup ha rinviato per la decisione al prossimo 26 maggio.

 

Shopping, colossi spaccati

Centri commerciali aperti per la Liberazione e Festa del Lavoro, quando però chiuderà Auchan. Due giorni di serrande abbassate alla Coop: «Scelta etica»

Lo shopping è festivo ma il fronte è spaccato

MESTRE – Crisi o non crisi, sarà shopping a go-go per le feste comandate alle porte: sabato 25 aprile, giorno in cui cade la ricorrenza della Liberazione ma anche del patrono San Marco per tutti i veneziani e ancor più il primo maggio, Festa del Lavoro, templi dello shopping, outlet e centri commerciali rimarranno aperti nella speranza di fare affari.

Ad eccezione del colosso francese, ossia l’Auchan di Mestre, che ha deciso di tenere chiuso “per scelta” il primo maggio e del gruppo Coop Adriatica, che con la campagna “Valori in corso”, ha scelto di mantenere chiusi i suoi oltre 190 negozi (in tutto il territorio), dai piccoli supermercati dei centri storici ai supermercati di vicinato agli ipercoop. Coop Adriatica. Una campagna mirata, i clienti affezionati sono stati avvisati in anticipo.

«La decisione di restare chiusi il 25 aprile e il Primo maggio è coerente con i valori, la cultura, e la storia della cooperazione e di quella di consumo in particolare», ha spiegato il presidente di Coop Adriatica, Adriano Turrini in una nota diffusa qualche giorno fa. Chiusa, quindi, la Coop Campo Grande Mestre di via Pionara a due passi da Auchan.

Ma la curiosità che spiazzerà sicuramente più di qualcuno, è che il 25 aprile e il Primo maggio rimarrà chiusa anche la grande Coop&Coop che si trova all’interno del colosso di Marghera, ossia la Nave de Vero. Galleria di negozi aperta, shop center in prima linea e ipermercato chiuso al piano terra.

«Siamo sempre stati contrari alle aperture domenicali e festive», spiega Alessandra Tiengo, consigliera di amministrazione e presidente del distretto del Nordest di Coop Adriatica, «poi ci siamo adeguati all’andamento generale previsto dalla normativa, ma non siamo favorevoli e nelle feste tradizionali, religiose piuttosto che laiche, cerchiamo di rimanere chiusi per scelta e per rispetto ai lavoratori e alla famiglia. Non è stato facile chiudere la Coop all’interno della Nave de Vero in giorno di apertura, ma abbiamo pensato che se lo avevamo fatto dalle altre parti non potevamo non farlo anche là». Una motivazione di coerenza e anche un segno.

Chiuso e fuori dal coro sarà anche Auchan di Mestre. «La scelta», spiega il responsabile della galleria commerciale Giovanni Argenio, «conferma quanto fatto lo scorso anno ed è in linea con l’orientamento aziendale di rispettare e osservare, laddove possibile, la festa dei lavoratori».

Ma andiamo con ordine.

Liberazione. Sabato 25 aprile sarà aperto il centro commerciale Auchan, il centro commerciale Valecenter, a due uscite di tangenziale, così come rimarrà aperta La Nave de Vero e pure il Panorama di Marghera. Aperto sarà anche il Centro Le Barche di Mestre, diventata ormai una meta consolidata per il brunch alla Feltrinelli in voga tra i mestrini, che ci fanno colazione, aperitivo, e pure pranzo. Aperto l’outlet di Noventa di Piave, che non teme la pioggia né il sole visto che lavora molto con i turisti delle spiagge e le località balneari. Aperti saranno pure altri negozi di catene commerciali, come la Maison du Monde, sempre in zona Auchan. Sabato 25 aprile serrande alzate anche al Centro Tom Tommasini di Santa Maria di Sala (chiuso il Primo maggio) e al Centro commerciale Adriatico 2 di Portogruaro aperto anche per la Festa del lavoro.

Primo maggio. Che sia bello o brutto tempo, c’è chi ne approfitterà sicuramente per fare una puntatina a guardare due negozi prima di inforcare la bici o prendere il sole al parco. Aperti Valecenter, Panorama, Nave de Vero, Centro Le Barche, Outlet di Noventa e diversi negozi dei centri città, qualcuno ha pure appeso un cartello alla vetrina con tanto di scritta “Primo maggio aperti”. Un tour de force per i lavoratori, che faranno tutto un diritto.

Marta Artico

 

Il Patriarcato contrario all’apertura nei giorno festivi

Don Pistolato: «Primo maggio conquistato con il sangue»

Tiziana d’andrea Con don Enrico Torta mercoledì scorso abbiamo incontrato Moraglia. Noi abbiamo le armi spuntate, confidiamo nella Chiesa

MESTRE «Ma il primo maggio non dovrebbe essere la festa del lavoro?». Il vicario episcopale don Dino Pistolato commentando la notizia dei centri commerciali che rimarranno aperti per le festività, va diritto al cuore del problema senza tanti giri di parole. La posizione del Patriarca Francesco Moraglia in merito al lavoro festivo e domenicale è chiara.

«Quand’ero ragazzino mi ricordavo che si faceva festa per un motivo specifico», spiega, «perché oggi la rincorsa a tenere aperte a tutti i costi queste piazze mediatiche o come le vogliamo chiamare, quali sono quelle dei centri commerciali? Luoghi che non aiutano ad incontrarsi e socializzare ma a spendere, se ci sono, i soldi. Il primo maggio è festa dal lavoro e del lavoro, ed è giusto che qualcuno tenga chiuso, fa bene chi lo fa. Il Patriarca l’ha detto a Pasqua e l’ha ribadito anche in un recente dibattito sull’ecologia della vita».

Precisa: «Ricordo che la dottrina sociale della chiesa nasce con Papa Leone XIII, il quale aveva detto tre cose, tre pilastri fondamentali: tutela delle donne, tutela dei bambini dal lavoro e giornata di riposo settimanale come tutela della dignità della persona».

Aggiunge don Pistolato: «Abbiamo perso la misura dell’uomo. È una festa, quella del primo maggio, che è stata pagata con il sangue, c’è gente che è stata massacrata a fucilate, ecco perché è il giorno di riposo del lavoro e dal lavoro».

I diritti dei lavoratori non possono essere cancellati con un colpo di spugna. «Guardiamo a Gesù realmente risorto e a partire da lui consideriamo, in modo radicalmente nuovo, l’uomo e la società» ha scritto il patriarca nella lettera di Pasqua ai fedeli della Diocesi, «in questa logica entra la domenica come giorno del Signore e giorno dell’uomo ma se continueremo progressivamente a smarrire il senso religioso, antropologico e sociale della domenica semplicemente perderemo l’uomo, “ridotto” ormai alla sola dimensione economica».

Da quando la deregulation del commercio ha livellato tutti i giorni della settimana e dei mesi, in prima linea nel Patriarcato a difesa del riposo festivo è don Enrico Torta, il sacerdote di Dese, al quale il “sempre aperto” non va proprio giù. Mercoledì scorso don Torta assieme all’imprenditore Roberto Aggio e alla leader delle commesse trevigiane Tiziana D’Andrea, sono stati ricevuti dal patriarca Moraglia proprio per parlare del problema del lavoro festivo e domenicale.

«Noi abbiamo le armi spuntate», spiega D’Andrea, «per questo confidiamo nella Chiesa e abbiamo chiesto aiuto al Patriarca».

Marta Artico

 

Corradi (Confcommercio) attacca il pseudoliberismo. Franceschi (Confesercenti) appoggia la Coop

«Le nostre tradizioni vanno rispettate»

MESTRE «È una vergogna, non si può perdere l’identità di un Paese in questo modo, abbiamo una storia e delle tradizioni che vanno rispettate».

Il presidente di Ascom Confcommercio, Doriamo Calzavara, non è per niente concorde con le aperture festive, e lo ripete ancora una volta.

«Sono contento che il centro commerciale Auchan rimanga chiuso il primo maggio, si sono dimostrati persone civili, il loro gesto va apprezzato, al contrario degli altri. Quello che manca è una regolamentazione nazionale. Ho incontrato nei giorni scorsi il ministro Poletti e ho fatto presente anche a lui che il decreto Monti sulle liberalizzazioni e la deregulation del commercio è stato fatto in un momento di emergenza, adesso si deve fare una legge diversa, che vada nella direzione di tutelare le tradizioni del nostro Paese, come fanno gli altri stati».

«Il problema è sempre il solito», aggiunge il direttore Ascom Dario Corradi, «questo pseudo liberismo che è passato, tra l’altro, solo nel campo del commercio, dove ci ha portato? Oggi servirebbe una normativa rispetto alla quale senza tante chiacchiere, venga stabilito un calendario unico e condiviso con le chiusure delle attività in determinate festività, religiose e laiche, Pasqua e Pasquetta piuttosto che Liberazione. Invece ogni volta ci troviamo di fronte a questa menata infinita: chi apre, chi chiude, non lo sanno nemmeno più i centri cosa devono fare».

Il responsabile di Confesercenti provinciale, Maurizio Franceschi, dice anche di più: «Le aperture nelle festività sono un imbarbarimento, un’involuzione, sono contrarie alla modernità, che va in un’altra direzione».

Quella cioè di tutelare e valorizzare la tradizione e le specificità. E sulla scelta di Coop Adriatica: «La disparità di comportamenti segnala per me un fatto distintivo che differenzia imprese e aziende che rispettano i territori e le comunità con le loro festività – laiche o religiose che siano – rispetto a chi invece crede che mercato concorrenza e liberismo spinto possano sovrastare e contrastare tutto. Un errore gravissimo che si fa nel “sistema paese” e che non fa assolutamente progredire la nostra nazione».

Chiude: «In questo modo la società non evolve ma involve, questo trend cancella valori, cancella le comunità e quello che rappresentano. Le aperture nelle festività sono antimoderne, plaudo alla Coop».

(m.a.)

 

Gazzettino – Pedemontana: via agli espropri

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

22

apr

2015

VOLPAGO – Il CoVePa si è già mobilitato. Stefano Prenol: «Quest’opera non serve a nulla»

Tecnici al lavoro e picchetti ovunque. Ma c’è anche chi si è rifiutato di firmare

Dopo i primi due giorni di espropri, la Pademontana ha raggiunto Belvedere. Ma c’è chi non firma. Ieri mattina, i tecnici della Pedemontana, partiti da Venegazzù lunedì con le operazioni di esproprio, sono arrivati a Volpago. Per la precisione in via Belfiore 25, dove si trova la proprietà di Stefano Prenol, uno dei proprietari interessati. Che, a differenza di altri, non ha firmato il verbale di “immissione in possesso”.

Da lui i cinque tecnici sono arrivati verso le 11, e mentre altri controllavano dove dovrebbe passare la strada (una coltivazione di kiwi biologici e del verde) un tecnico ha invitato il proprietario a firmare il verbale, che non aveva, fra l’altro, conteggiato un annesso rustico. «Quando ho detto che non firmavo – spiega Prenol – non mi è stato dato il verbale e sinceramente mi è sembrata una cosa un pò strana. Ho detto loro che non volevo entrassero, ma hanno picchettato lo stesso l’area: dicono che fa parte della procedura».

Sul motivo della mancata firma, spiega: «Il primo è che la Pedemontana non serve a nulla e non risolve i problemi della viabilità. Inoltre c’è in corso un’indagine da parte dell’autorità anti corruzione. Per non dimenticare che abbiamo ancora in ballo un ricorso al Tar che si discuterà il 20 maggio. Soprattutto però mi chiedo una cosa: se i promotori del progetto e il direttore lavori sono al centro di indagini perchè fidarmi di questa gente?».

Per altri proprietari, probabilmente, alla base della riluttanza a firmare c’è anche il prezzo del valore d’esproprio. Ma per Prenol quella economica è solo l’ultima ragione: il no è partito molto prima. «I tecnici ci hanno anche detto che, se firmi, ti pagano entro 4-5 mesi, altrimenti si va incontro alla procedura ordinaria. Noi però facciamo parte del CoVePa (coordinamento contro l’intervento) e sappiamo che la realtà è ben diversa. È stato pagato solo qualche proprietario del secondo lotto di lavori».

Intanto, la Corte dei Conti ha mandato a sindaci, Province, Ministeri, Commissario e Regione indicazione sull’avvio di un’indagine. «In questa situazione, dove gli espropri non sono coperti dalle dovute garanzie con polizza fideiussoria, ma specialmente con la magistratura in fermento – dice il Covepa – consigliamo vivamente a tutte le persone che nei prossimi giorni saranno coinvolte dagli espropri di non firmare alcun verbale e nemmeno presentare osservazioni in merito, in quanto anche quest’ultime vengono intese come accettazione».

Laura Bon

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui