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AGGIORNAMENTO:

Il Sindaco di Scorzè sta rispondendo all’appello inviato da molti cittadini in questi termini:

Non avete ancora visto il progetto, non avete ancora capito se il risultato finale sarà più o meno inquinante di oggi, e già vi organizzate contro. Sul presupposto che i rifiuti non vadano bruciati, cosa che oggi avviene comunque e in quantità importanti. Forse sarebbe il caso di informarsi prima di organizzare proteste.

Al Sindaco Giovanni Mestriner rispondiamo che:

1) E’ vero che non abbiamo visto il progetto industriale, ma proprio per questo chiediamo a tutti i Sindaci che rappresentano i Comuni ( e non sé stessi) nella società Veritas, di tirare fuori le carte e di avere il coraggio di renderle pubbliche e di discuterle insieme ai propri cittadini e nei Consigli Comunali prima di prendere qualsiasi decisione;

2) Comunque abbiamo documentazione e informazioni certe sul fatto che la cessione di quote di Ecoprogetto srl alla ATI Bioman-Sesa è legata non solo alla contropartita di 22 milioni di euro, ma anche a un progetto industriale in cui “Si propone di realizzare un impianto di valorizzazione energetica dei rifiuti trattati...” finalizzato alla produzione di energia elettrica e al teleriscaldamento. Inoltre secondo quanto riportato in alcuni documenti dalla collaborazione “con l’ATI, il Gruppo Veritas potrebbe acquisire: 1. un consistente ampliamento del volume dei rifiuti da trattare negli impianti di Ecoprogetto di produzione del CSS (Combustibile Solido Secondario da rifiuti), consentendo quindi un miglior utilizzo degli stessi con le conseguenti economie di scala 2. il Know-how e l’esperienza necessari per realizzare un nuovo impianto di valorizzazione energetica del CSS prodotto dagli impianti di Ecoprogetto

3) E’ vero che attualmente una parte dei rifiuti viene trattata per produrre CSS in parte bruciata nella centrale termoelettrica di Fusina e in parte venduto ad altri impianti di incenerimento (es. in Germania). Ma è anche vero che questa quantità sta diminuendo sempre di più negli ultimi anni grazie anche soprattutto alla raccolta differenziata, in particolare quella con il metodo “porta a porta”. A dirlo è la stessa società Ecoprogetto srl a pag. 22 della relazione di Bilancio 2015. Nella stessa relazione si esprime forte preoccupazione non solo per la quantità di rifiuti da trattare, ma anche per la scadenza del contratto con Enel (da rinnovare proprio quest’anno), e per la cessazione di alcune forme di incentivo (certificati verdi) che garantivano un certo rendimento economico nel bruciare il CSS. C’è poi la questione del buco di bilancio della società SIFA (al 40% di Veritas, poi Mantovani e Regione) per la gestione del Piano Integrato Fusina, un progetto che ricomprende l’inceneritore SG-31. Il tutto per dire che Ecoprogetto può continuare a stare in piedi solo se aumenta la sua capacità di produrre CSS e di bruciarlo.

Purtroppo il nuovo Piano regionale Rifiuti prevede che i termovalorizzatori da ora in poi possono ricevere rifiuti da tutto il territorio regionale e non più solo dal proprio ambito di riferimento (per noi il territorio metropolitano). Inoltre con il decreto Sblocca Italia (Art. 35) si consente a tutti gli impianti di incenerimento (compresi i cementifici) di bruciare fino al massimo della loro capacità, oltre a dare disposizione per individuarne alcuni con funzione “strategica”.

4) Sulla pericolosità dell’incenerimento dei rifiuti esistono numerosi studi scientifici nazionali e internazionali, per cui forse è bene che sia il Mestriner di turno ad informarsi, visto che come Sindaco ha una diretta responsabilità sulla salute dei suoi cittadini;

5) Sulle politiche e sulle pratiche per arrivare alla quasi totalità di recupero della materia derivata dai rifiuti siamo molto preparati e ci rendiamo disponibili per un incontro sul tema. Nel mentre consigliamo a Mestriner e agli altri Sindaci di prendere contatto con la Rete Rifiuti 0


 

 

MAIL BOMBING:

E’ di questi giorni la notizia che Veritas spa, l’azienda pubblica che si occupa dei rifiuti, sta per dare avvio una operazione di riorganizzazione societaria che prevede l’ingresso in Ecoprogetto srl, una delle controllate del gruppo, di due aziende private.

Ma attenzione non si tratta solo di una semplice cessione di quote societarie perché il piano industriale connesso all’operazione prevede l’aumento della capacità di Veritas di bruciare rifiuti, che tradotto in parole semplici significa un nuovo termovalorizzatore nella zona di Fusina o il potenziamento di uno di quelli esistenti come il famigerato SG-31.

Assemblea permanente contro il rischio chimico di Marghera e Comitato Opzione Zero  lanciano la mobilitazione contro quella che considerano una vera e propria follia. I termovalorizzatori, anche i più evoluti, emettono infatti emissioni nocive molto pericolose per la salute delle persone e per l’ambiente, oltre a produrre ceneri e reflui da smaltire in discariche speciali.

PARTECIPA DAL 25 AL 29 SETTEMBRE AL MAILBOMBING, SCRIVI AI SINDACI, GLI AZIONISTI DI VERITAS, PER CHIEDERE LORO DI BLOCCARE QUESTA DECISIIONE E DI TORNARE A DISCUTERE CON I PROPRI CITTADINI E CON  I CONSIGLI COMUNALI

GIOVEDI’ 29 SETTEMBRE ALLE ORE 9 PARTECIPA AL PRESIDIO DAVANTI ALLA SEDE DI VERITAS in via Porto di Cavergnago 99 a Mestre

ISTRUZIONI PER IL MAILBOMBING

  1. copia e incolla il testo qui sotto in un nuovo messaggio mail
  2. copia gli indirizzi mail riportati sotto e inseriscili tra i destinatari del tuo messaggio
  3. inserisci l’oggetto, ad esempio I RIFIUTI NON SI BRUCIANO, SI RICICLANO
  4. Invia
  5. Diffondi questa iniziativa tra i tuoi contatti

testo mail da inviare

Egregi Sindaci dei Comuni soci di Veritas S.p.A.,il prossimo 29 settembre siete convocati per l’assemblea del Comitato di Bacino VeneziaAmbiente, e a seguire del Comitato soci di Veritas. Sarete chiamati ad esprimervi in merito all’operazione di cessione di parte delle quote detenute da Veritas in Ecoprogetto Venezia s.r.l., la società che gestisce gli impianti di Fusina per il trattamento del rifiuto secco residuo. Con avviso pubblico del 29.02.2016 Veritas ha avviato la procedura per individuare i soggetti intenzionati all’acquisizione del capitale di Ecoprogetto, per un totale del 40% delle quote corrispondente a 22 milioni di euro. Dalla selezione risulta aggiudicata l’offerta presentata dalla ATI Bioman-SESA, che oltre all’acquisto delle quote ha presentato un progetto strategico nel quale si propone tra l’altro di realizzare un impianto di valorizzazione energetica dei rifiuti trattati. Considerato che questa operazione avrà sicure e importanti ripercussioni economiche, ambientali e sociali per le comunità da voi rappresentate, in qualità di cittadino abitante in questo territorio

vi chiedo

– di reclamare in tutte le sedi di vostra competenza che, prima di prendere qualsiasi decisione, l’operazione di cessione delle quote di Ecoprogetto e il progetto strategico presentato dalla ATI Bioman-SESA, siano illustrati e discussi con i cittadini e con il Consiglio Comunali dei vostri Comuni;

– di non avallare quindi alcuna decisione del Comitato di Bacino, del Comitato Soci o del CDA di Veritas Spa in assenza di questo passaggio;

vi chiedo in ogni caso:

– di fare tutto il possibile per respingere tutte le decisioni che possano portare ad un aumento della produzione di CSS (Combustibile Solido Secondario da rifiuti) negli impianti del gruppo Veritas, nonché alla realizzazione di nuovi impianti di termovalorizzazione o al potenziamento/riqualificazione di quelli esistenti;

Vi ricordo infatti che l’incenerimento dei rifiuti è altamente impattante e pericoloso per la salute delle persone e per l’ambiente. E’ scientificamente dimostrato che le emissioni  dei termovalorizzatori  (anche i più evoluti) contengono sostanze come particolato fine e ultrafine, diossine, furani, acido cloridrico, ossidi di azoto e di zolfo, idrocarburi, metalli pesanti causa di tumori e altre gravi patologie a carico di numerosi organi. Queste emissioni andrebbero poi ad aumentare l’inquinamento atmosferico nel territorio metropolitano di Venezia già oggi molto elevato. Infine l’incenerimento dei rifiuti non risolve il problema dello smaltimento delle ceneri e delle acque reflue prodotte durante il processo, e, per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, il rendimento è assai scarso (max 27%). La direttiva 2008/98/CE del Parlamento e del Consiglio europeo in materia di rifiuti ribadisce la necessità di puntare prioritariamente sulla riduzione dei rifiuti prodotti e sul recupero della materia (riuso e riciclo) rispetto al recupero di energia. E’ possibile fare a meno delle discariche e degli inceneritori: molti Comuni in Italia stanno attuando con successo la strategia “rifiuti zero”, attualmente il modo più veloce ed economico attraverso cui i governi locali possono contribuire alla riduzione dei cambiamenti climatici, alla protezione della salute, alla creazione di posti di lavoro “verdi”.

Siate lungimiranti, fatelo anche voi!!

 

indirizzi mail a cui inviare il messaggio

luigi.brugnaro@comune.venezia.it; sindaco@chioggia.org; sindaco@comune.mira.ve.it; mariarosa.pavanello@comune.mirano.ve.it; sindaco@comune.spinea.ve.it; sindaco@comune.martellago.ve.it; sindaco.polo@comune.dolo.ve.it; sindaco@comune.scorze.ve.it;  p.andreotti@comune.noale.ve.it; sindaco@comune-santamariadisala.it; sindaco@comune.salzano.ve.it; sindaco@comunecavallinotreporti.it; aliprandi.l@comune.meolo.ve.it; gianpietro.menin@comune.camponogara.ve.it; sindaco@comune.campolongo.ve.it; sindaco@comune.pianiga.ve.it; sindaco@comune.vigonovo.ve.it; sindaco@comune.stra.ve.it; sindaco@comune.campagnalupia.ve.it; sindaco@comune.fiessodartico.ve.it; sindaco@comune.fosso.ve.it; sindaco@comune.marcon.ve.it; andrea.cereser@sandonadipiave.net; segreteria.sindaco@comune.mogliano-veneto.tv.it; sindaco@comune.preganziol.tv.it; segreteria@comune.quintoditreviso.tv.it; segreteria@comunezerobranco.it; segreteria@cintocao.it; comune@comune.concordiasagittaria.ve.it; segreteria@comune.fossaltadiportogruaro.ve.it; segreteria@comune.gruaro.ve.it; valerio.zoggia@comune.jesolo.ve.it; mariateresa.senatore@comune.portogruaro.ve.it; sindaco@comune.pramaggiore.ve.it; info@opzionezero.org; sindaco@comunesanmichele.it; sindaco@sanstino.it; sindaco@comune.teglioveneto.ve.it; sindacoceggia@comune.ceggia.ve.it; sindaco@comune.eraclea.ve.it; sindaco@comunefossaltadipiave.it; info@comune.musile.ve.it; protocollo@comune.noventadipiave.ve.it;  protocollo@comune.torredimosto.ve.it; affarigenerali@comunequartodaltino.it; sindaco@comune.cavarzere.ve.it; info@comune.annoneveneto.ve.it; segretario@comune.caorle.ve.it; sindaco@torredimosto.it; presidente@veneziaambiente.it;

 

Il Comitato Opzione Zero della Riviera del Brenta aderisce alla manifestazione del 25 settembre indetta dal Comitato NO Grandi Navi e invita tutti a fare il possibile per partecipare.

 

10si

Dieci SI per Venezia

Venezia 25 settembre 2016 ore 15.30

Appello alle associazioni e ai cittadini del Veneto per una grande manifestazione per l’estromissione delle grandi navi dalla Laguna e contro le grandi opere inutili ed imposte, il 25 settembre!

Sono passati quattro anni e mezzo senza che le autorità preposte abbiano ottemperato a quanto previsto dal Decreto Clini Passera, in merito al passaggio delle grandi navi da crociera in Bacino San Marco. La deroga, in attesa di una soluzione alternativa, sta diventando infinita.

La soluzione alternativa viene rinviata, per una precisa responsabilità dell’Autorità Portuale, la quale, invece di accettare l’evidenza che navi sempre più grandi e insostenibili per l’equilibrio idrodinamico e morfologico della Laguna, debbano attraccare fuori in un avamporto alla Bocca del Lido, si intestardisce a voler imporre altre grandi opere inutili e dannose per far entrare le navi da crociera dalla Bocca di Porto di Malamocco, per giungere in Marittima senza passare davanti a San Marco.

 

Come se il problema fosse solo questo e non l’estromissione di navi che provocano erosione dei fondali e la trasformazione della Laguna in un braccio di mare, nonché inquinamento dell’aria ed elettromagnetico. Queste grandi navi, ma anche gli altri natanti, compreso i mezzi ACTV, utilizzano carburanti pessimi (altro che accordi volontari per l’uso di combustibili verdi!) tanto che il Parlamento Europeo ha accolto una petizione popolare che mette in evidenza che non esiste neppure una rete efficiente di rilevazione degli inquinanti, tra i quali le polveri ultrasottili, ed ora il Governo rischia una procedura d’infrazione. Anche la Magistratura ha aperto un’inchiesta per inquinamento atmosferico.

Prima il Canale Contorta – Sant’Angelo, progetto stroncato dalla Commissione di Valutazione d’Impatto Ambientale, poi, su suggerimento del Sindaco Brugnaro, il Canale Tresse – Nuovo, che non ha neppure la dignità di essere un progetto, visto che l’A.P. voleva farlo passare per una variante del Contorta: ipotesi che la Commissione V.I.A. ha prontamente stoppato.

 

E’ nota a tutti, con la conferma del mondo scientifico, la devastazione provocata dal Canale dei Petroli, eppure si vuole ancora insistere con la manomissione ambientale ed idraulica, raddoppiando in pratica il Canale dei Petroli portandolo, con il Tresse Nuovo, direttamente in centro città; quali saranno gli effetti sulla velocità e direzioni delle correnti e sulle maree??? Quali saranno gli effetti cumulativi, oltre alle navi commerciali e ai traghetti, del passaggio delle grandi navi da crociera che dovrebbero percorrere quasi tutto il Canale dei Petroli per arrivare in Marittima tramite questo nuovo ed immane scavo?

Altre soluzioni praticabili di avamporto alla bocca del Lido, potrebbero garantire la permanenza e anzi lo sviluppo del settore, mantenendo le navi di stazza insostenibile fuori della Laguna, conservando la Marittima quale terminal e comunque come attracco delle navi più piccole.

 

Ma perché allora l’Autorità Portuale, la Venice Terminal Passeggeri e le varie lobby continuano ad insistere per far arrivare tutte le navi da crociera alla stazione Marittima a S. Marta e su banchine portuali esistenti (i nuovi soci della VTP vorrebbero pure un attracco a Marghera per le navi ancora più gigantesche)??? La risposta è molto semplice l’Autorità Portuale di Venezia senza alcuna gara ha dato in concessione trentennale (che dovrebbe scadere nel 2024) la gestione delle Banchine della Stazione Marittima di Venezia a VTP; se dovesse passare il progetto di una nuova struttura portuale alla bocca del Lido la gestione di queste nuove banchine dovrebbero passare attraverso un bando europeo e così VTP rischia di perdere il monopolio assoluto sulla gestione del crocerismo a Venezia.

Anche la Cruise Lines International Association (CLIA, che associa gli operatori della croceristica) si oppone ferocemente ad un terminal esterno alla Laguna: per forza, le maggiori corporations della croceristica (Costa – MSC – Royal Carribean e i turchi di Global Liman Isletmeleri) hanno appena comprato le azioni di Veneto Sviluppo (Finanziaria della Regione Veneto) della VTP, arrivando in pratica alla privatizzazione del porto croceristico, sul quale non ci sarà più alcun controllo pubblico.

I nuovi padroni della Marittima faranno il bello e cattivo tempo per garantire i loro interessi speculativi: è stato dimostrato che i porti vanno in perdita quando sono gestiti – in conflitto d’interesse – dagli stessi armatori, per il semplice motivo che le tariffe vengono abbassate per aumentare gli utili delle compagnie di navigazione. E le tariffe magari saranno abbassate contenendo il costo del lavoro dei portuali (stiano attenti, i lavoratori! invece di ascoltare le sirene di Costa, Trevisanato e di qualche sindacato giallo, sui No Navi che fanno loro perdere il lavoro).

Perché invece, per quanto riguardo il traffico petrolifero e i mega container, l’attuale (e in scadenza) presidente dell’A.P. vuole fortissimamente un nuovo porto off shore, davanti a Malamocco, il cosiddetto Voops (Venice Offshore Onshore Port System)?

Perché le sempre più grandi navi porta container, che non entrerebbero neppure per la bocca di porto di Malamocco, potrebbero fermarsi in un nuovo porto in mare aperto (del costo di oltre 2 miliardi), mentre le mega navi da crociera – anche queste sempre più grandi – invece non potrebbero fermarsi in un nuovo terminal alla bocca di porto del Lido?

Il nuovo off-shore per il traffico container, tra l’altro, sembra lo voglia solo Costa, Prodi (si, ancora lui, colui il quale ha regalato a Venezia il bidone del Mose) e qualche altro amico lobbista e che tutta l’operazione pare del tutto insensata dal punto di vista del mercato, dato l’attuale contesto dei traffici marittimi internazionali e le previsioni che si fanno sul futuro; insomma, se il Ministero delle Infrastrutture dovesse dare il via libera a quest’altra grande opera, sarà un’altra grande opera inutile e dannosa: anche il Voops – come il Mose – servirà solo a chi lo fa, le solite grandi imprese, responsabili del più grande scandalo del secolo ai danni dei contribuenti.

Persino l’UNESCO ha dato l’ultimatum a Governo ed amministrazioni locali: se entro il 1 febbraio 2017, non saranno presi provvedimenti credibili contro l’ingresso dei giganti del mare in Laguna e per porre un limite alla monocoltura turistica, che sta trasformando Venezia in una sorta di parco a tema, svuotato dei suoi residenti (a settembre la popolazione della città antica andrà sotto i 55.000 abitanti), Venezia sarà inserita nella lista dei luoghi in pericolo di esclusione dai siti patrimonio dell’Umanità.

Anche noi vogliamo lanciare l’ultimatum ai padroni della città:

Mobilitiamoci tutti il 25 settembre, fuori definitamente le grandi navi dalla Laguna, una vittoria su questo consentirebbe di invertire la tendenza ai processi di devastazione ambientale, all’uso speculativo della città.

E’ per questo che questo appello è rivolto anche ai giovani, agli studenti e ai precari , ai lavoratori, perché si riprendano la possibilità di vivere e ripopolare Venezia, imponendo una politica per il diritto alla casa e al welfare, fermando la privatizzazione e la svendita del patrimonio immobiliare pubblico, scalzando le politiche di austerità che impoveriscono i settori sociali più deboli, ma che continuano a foraggiare le grandi opere volte al profitto per pochi e alla devastazione ambientale e sociale per tutti.

Venezia, 20 agosto 2016

COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

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Il sindaco di Pianiga Massimo Calzavara assieme all’ex assessore regionale Renato Chisso.

 

Comunicato Stampa Opzione Zero 25 agosto 2016

Veneto City e la politica dell’interesse Zero.

Su Veneto City il processo è stato regolare e l’interesse Zero”. Così Massimo Calzavara, sindaco di Pianiga, ha risposto alla richiesta del Comitato Opzione Zero di mettere definitivamente la parola fine a una brutta pagina della politica rivierasca sulla travagliata questione del mega insediamento.

Non è sufficiente dichiarare di non avere interessi personali su questioni che hanno gravi ricadute sul territorio dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Esiste infatti la responsabilità politica che si assume nel voler continuare a tenere in vita un progetto anacronistico e dannoso per la Riviera e il Miranese.

Ai sindaci di Dolo e Pianiga il Comitato Opzione Zero infatti non chiede di annullare un accordo di programma solamente sulla base di voci o di intercettazioni ma su dati di fatto. La società Veneto City spa, infatti, è stata inadempiente e non ha rispettato alcuni obblighi previsti nell’accordo approvato a fine 2011. E’ inoltre assodato che Piergiorgio Baita, l’attore principale della “Cricca del Mose”, nel 2011 era entrato nei soci di Veneto City. Senza poi elencare le varie irregolarità esposte nel ricorso ora pendente al TAR, e proposto da Comitati, Associazioni e Categorie. Irregolarità delle quali il sindaco di Pianiga non tenne conto, rifugiandosi nel parere di parte dell’avvocatura regionale.

Le intercettazioni uscite nei giorni scorsi hanno solamente spiegato i dettagli delle azioni compiute dall’ex AD di Mantovani che riceve da Claudia Minutillo (assistente di Giancarlo Galan) la conferma che la Giunta regionale approva Veneto City.

Se l’interesse era Zero, perché Claudia Minutillo si preoccupava di avvisare Baita?

Inoltre il processo dell’approvazione di Veneto City non è stato per nulla regolare. Solo per citarne due: mancata esecuzione della VAS (valutazione ambientale strategica) e consiglio comunale di Dolo blindato con agenti in assetto antisommossa.

La pratica Veneto City sta inoltre bloccando la viabilità commerciale della Riviera del Brenta. Infatti l’ex casello di Dolo è ancora chiuso a causa di due progetti nati nell’era dell’ex assessore regionale Renato Chisso (anche per lui patteggiamento nel processo Mose): la Orte-Mestre che prevedeva il suo innesto proprio a Roncoduro e Veneto City che per la sua nascita necessita di un nuovo casello in località Albarea.

Dopo che la Orte-Mestre sembra ormai naufragata, sarebbe sufficiente una chiara scelta politica per chiudere la pratica Veneto City, poter riaprire finalmente l’ex casello di Dolo e investire sullo sviluppo socio-economico dei centri storici della Riviera e del Miranese.

 

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Comunicato Stampa Opzione Zero 22 agosto 2016

“Veneto City: i Comuni abbiano il coraggio di annullare l’accordo di programma”

Dalle intercettazioni dell’inchiesta MOSE ancora conferme sul malaffare intorno al fantomatico polo del terziario avanzato.

Mentre i Comuni di Dolo e Pianiga si azzuffano sugli incassi dell’IMU, la società Veneto City spa continua a non rispettare gli impegni presi.

L’accordo di programma potrebbe essere annullato, basta volerlo.

 

Il processo MOSE è come un pozzo senza fondo dal quale escono continuamente nuove e incredibili nefandezze sul cosiddetto “sistema veneto delle grandi opere”. Di pochi giorni fa le notizie di stampa circa il forte interesse della “cricca”, e in particolare dell’ex AD della Mantovani Piergiorgio Baita, per l’affare Veneto City.

Niente di nuovo per Opzione Zero e per tutti i comitati che in questi anni hanno condotto una battaglia senza quartiere contro uno dei progetti più rovinosi per la Riviera del Brenta e per l’intero territorio regionale, e che fin da subito avevano denunciato con carte alla mano gli interessi speculativi e gli intrecci malavitosi che stavano e stanno tutt’ora alla base dell’operazione Veneto City.

Ma per Opzione Zero il fatto più inaccettabile su questa vicenda è l’inerzia o peggio la recidività delle amministrazioni pubbliche, in particolare dei Comuni coinvolti:

E’ vero che la crisi economica, le inchieste giudiziarie e i vari ricorsi pendenti al TAR hanno impedito fino ad ora al progetto di decollare, ma in teoria nulla vieta che da un momento all’altro tutto riparta visto che la variante urbanistica è ancora valida.

“Veneto City è come una pesante spada di Damocle sospesa sulla Riviera del Brenta – commentano da Opzione Zero – eppure le Amministrazioni di Dolo e Pianiga potrebbero in ogni momento mettere la parola fine a tutta la vicenda. La società Veneto City spa non ha infatti rispettato alcuni obblighi previsti nell’Accordo di Programma approvato a fine 2011 dai rispettivi Consigli Comunali e dal Presidente della Regione Luca Zaia. Se anche solo una delle parti è inadempiente, l’accordo può essere annullato basta volerlo.”

L’Accordo di Programma, all’Art. 5, prevedeva infatti che i Piani Urbanisti Attuativi relativi al primo e secondo stralcio della prima fase dovessero essere presentati dai proponenti entro e non oltre 18 mesi dalla pubblicazione nel BUR del decreto di esecutività. Questa documentazione fu effettivamente presentata nel luglio 2013 tra le proteste dei comitati, ma ciò che ci si dimentica di dire è che la documentazione depositata agli atti è tutt’ora largamente carente rispetto a quanto richiesto dalle norme urbanistiche.

“E’ incredibile – aggiunge il comitato – come di fronte a un quadro che svela in modo ormai inequivocabile i veri interessi che stanno alla base di Veneto City, i Sindaci di Dolo e Pianiga non trovino di meglio da fare che azzuffarsi sugli incassi dell’IMU e degli oneri di urbanizzazione. Peggio ancora, il Sindaco di Dolo Alberto Polo di recente è tornato a proporre la necessità del casello autostradale di Albarea, un’opera pensata esclusivamente in funzione di Veneto City. Perché mai le due amministrazioni non hanno invece pensato di fare qualcosa per inchiodare i proponenti alle loro responsabilità e per far saltare tutta l’operazione? Dobbiamo dedurre che nonostante tutto quello che è accaduto qualcuno intende perseverare sulla stessa strada facendo finta di niente? Forse è bene rammentare ai due Sindaci che il progetto è stato approvato senza la necessaria procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), il che significa che gli impatti sul territori e sulla salute dei loro cittadini sono ancora ignoti”.

Opzione Zero chiede ai consiglieri comunali che in campagna elettorale si sono schierati contro il progetto di fare la loro parte e di portare la questione all’ordine del giorno nei rispettivi Consigli Comunali; e intanto sono allo studio altri atti formali per ottenere l’annullamento del famigerato accordo di programma.

 

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Romea: incidenti quasi ogni giorno, la causa principale è l’eccessivo numero di TIR.

I Prefetti, in accordo con i Sindaci interessati, emettano subito un provvedimento di blocco o di limitazione del traffico pesante di lunga percorrenza:  tutelare la sicurezza e la salute dei cittadini è un loro preciso dovere.

Piano ANAS: su 1,6 miliardi di investimenti, i 13 milioni per il tratto veneto sono una somma ridicola e totalmente insufficiente per realizzare gli interventi di messa in sicurezza. Incompiuta anche la variante SS bis che potrebbe scaricare dai camion la Romea in modo permanente.

A settembre al via una petizione e iniziative, non escluso il blocco della statale.

 

Mentre il Presidente di Confindustria Matteo Zoppas torna a vaneggiare sulla Romea Commerciale senza probabilmente nemmeno sapere di cosa sta parlando, sulla statale maledetta si susseguono ormai quotidianamente gli incidenti; l’ultimo soltanto ieri per puro caso non si è trasformato nell’ennesima tragedia.

E’ una situazione gravissima e intollerabile, alla quale bisogna porre rimedio subito; e per farlo secondo Opzione Zero c’è un solo modo: “La maggior parte degli incidenti è causata dalla eccessiva presenza di TIR che provocano tamponamenti o sorpassi azzardati. In estate, quando oltre ai camion e ai pendolari, si aggiunge il flusso turistico la situazione si fa ancora più drammatica. Per questi motivi è necessario che i Prefetti competenti, in accordo con i Sindaci interessati, emettano un provvedimento di limitazione del traffico pesante di lunga percorrenza. Questo provvedimento, seppure non risolutivo, andrebbe però a scaricare la Romea di una quota di traffico pericoloso, riducendo sensibilmente il numero di incidenti.”

Le ordinanze di limitazione o di blocco dei mezzi pesanti sulle strade statali non sono una novità quando in gioco ci sono sicurezza o problemi di inquinamento, gli esempi sono innumerevoli, ma d’altra parte basti pensare a come sia lo stesso Ministro dei Trasporti ad interdire il transito dei TIR su strade e autostrade durante i fine settimana. “Quando c’è la volontà di risolvere i problemi si supera ogni ostacolo – rincara la dose il comitato rivierasco -la Romea è la strada più pericolosa in Italia, non si capisce cosa aspettino Prefetti e Sindaci per intervenire. Forse è bene rammentare loro che la tutela della sicurezza e della salute dei cittadini è un loro preciso dovere istituzionale.”

Il flusso di mezzi pesanti che transita sulla Statale 309 è da sempre troppo elevato (circa il 35%), ma ora a causa delle tariffe autostradali sempre più esose è aumentato ulteriormente: i TIR, soprattutto quelli provenienti dall’est Europa, percorrono la dorsale adriatica lungo la Romea per risparmiare sui pedaggi del Passante e della A-13 Padova-Bologna.

Opzione Zero attacca poi anche ANAS: “L’investimento di 1,6 miliardi di euro per la messa in sicurezza di Romea e E-45 è un fatto positivo, ma le risorse destinate al tratto veneto che è uno dei più pericolosi sono ridicole, soltanto 13 milioni. Con questa somma si faranno a malapena le asfaltature, mentre gli interventi di messa in sicurezza vera e propria come rotonde, sottopassi e by-pass, sono rimandati a chi sa quando. Così come incompiuta continua a rimanere la variante alla Statale Adriatica SS 16 che collega Ravenna all’autostrada A-13 nei pressi di Ferrara. Questa nuova superstrada, di cui si parla da almeno 35 anni, è già stata finanziata e realizzata per buona parte del suo tracciato; basterebbero solo 100 milioni di euro per realizzare i collegamenti Ravenna-Alfonsine e Alfonsine-Argenta, ultimando così un’opera fondamentale per poter dirottare facilmente il traffico pesante dalla Romea alla A-13 e consentire finalmente di trasformare la statale in strada turistica e di servizio alle comunità locali, mandando definitivamente in soffitta la Romea Commerciale.

Il Comitato, insieme ad altre realtà del territorio prevede una ripresa della mobilitazione a partire da settembre, con una petizione, e varie iniziative; non è escluso il blocco della statale.

 

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Comunicato Stampa Opzione Zero 14-07-2016

Orte-Mestre: progetto insostenibile anche dal punto di vista tecnico. I Sindaci rispettino il mandato.

Sembra assurdo dover tornare a parlare di autostrada Orte-Mestre, soprattutto dopo il grave disastro ferroviario di due giorni fa in Puglia. Un disastro che dimostra per l’ennesima volta come la politica delle “grandi opere”, spesso inutili e insensate, abbia disastrato il Paese assorbendo miliardi e miliardi di euro che invece dovevano essere spesi per interventi di manutenzione, riqualificazione e messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti. Se sulle ferrovie regionali si muore perché non si fanno investimenti sui dispositivi di sicurezza mentre si buttano 20 miliardi di euro per il tunnel di base della TAV in Val di Susa; qui da noi si continua a morire perché da decenni non si è voluti intervenire su una delle strade più pericolose d’Italia per giustificare la necessità dell’ennesima autostrada a debito.

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici domani dovrà esprimere un parere decisivo per l’iter della Orte-Mestre: da quanto si apprende emerge in modo chiaro come anche i tecnici del Ministero si siano resi conto dell’insostenibilità di questo progetto. E non si tratta solo di insostenibilità ambientale ma anche tecnica ed economica; numerose infatti le osservazioni critiche presenti nel documento in discussione: dalla scarsità dei rilievi geologici e idrogeologici, alla mancanza di un’adeguata progettazione preliminare per tratti importanti come il tunnel sotto il Brenta, alla mancanza di uno studio di fattibilità, alle analisi dei flussi di traffico e di trasporto delle merci datati e inadeguati; anche la stima dei prezzi e la sostenibilità economica vengono messi in discussione.

Tutte questioni già sollevate in tante sedi da vari comitati e associazioni che come Opzione Zero aderiscono alla rete Nazionale Stop Orte-Mestre, ma rimaste troppo a lungo inascoltate.

Il fatto che questi rilievi ora emergano da documenti ufficiali del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici fa ben sperare, peccato però che non sia ancora stata scritta in modo chiaro quella che è la conclusione più logica, e cioè che questo progetto deve essere ritirato definitivamente.

In questo senso, il ruolo dei Sindaci alla riunione di domani è importantissimo, visto e considerato che oltre tutto il nuovo Codice degli Appalti, abolendo la Legge Obiettivo, torna a dare alle amministraioni locali un ruolo non secondario.

Ed è proprio ai Sindaci della Riviera del Brenta che si rivolge il Comitato Opzione Zero, rammentando loro come i Consigli Comunali di Mira, Dolo, Mirano, Camponogara e anche Pianiga abbiano approvato a stragrande maggioranza nel 2014 degli ordini del giorno con i quali si richiede al Governo la cancellazione della nuova autostrada e la messa in sicurezza immediata della Romea.

Un mandato espresso in modo forte e inequivocabile che non lascia spazio ad ambiguità e tentennamenti che in questo momento sarebbero deleteri e ingiustificabili; Opzione Zero è vigile e pronto a inchiodare alle proprie responsabilità i voltagabbana di turno.

 

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Comunicato stampa Opzione Zero 10 maggio 2016

“Terminal crociere a Dogaletto: una follia che respingeremo con ogni mezzo”

“Se qualcuno pensa di approfittare del problema “grandi navi” per ridare la stura a vecchi progetti che sanno tanto di speculazione immobiliare come i poli logistico e crocieristico di Dogaletto, si sbaglia di grosso. Cementificare centinaia di ettari di suolo agricolo in riva alla Laguna per fare spazio ai mostri del mare è una follia che contrasteremo con ogni mezzo a disposizione. Che le si voglia piazzare a Venezia, a Marghera, a Dogaletto o da qualsiasi altra parte, le “grandi navi” rimangono sempre incompatibili e insostenibili. Come comitato siamo uniti e compatti con il Comitato No Grandi Navi e con le associazioni ambientaliste per bloccare la costruzione di nuovi canali o nuovi terminal. Le “grandi navi” devono stare fuori dalla Laguna punto e basta”.

E’ questa la pronta risposta di Opzione Zero alle dichiarazioni rilasciate oggi sulla stampa da parte del presidente della società Venezia Terminal Passeggeri (VTP) Sandro Trevisanato sulla possibilità di un terminal a Dogaletto.

In un articolo del Gazzettino, Trevisanato prende infatti spunto dalla proposta fatta da Venezia Investimenti di ricollocare le navi da crociera oltre le 96.000 ton a Marghera, per rilanciare l’idea di costruire un nuovo terminal crociere sfruttando le aree agricole che si affacciano sulla Laguna nei pressi della Cassa di Colmata A in Comune di Mira, o forse là dove era previsto il Polo Logistico.

“Si tratta di progetti estremamente impattanti contenuti nel PTRC partorito dall’ultima giunta Galan-Chisso e mai emendati dai successivi governi regionali guidati dalla Lega – prosegue Opzione Zero – Progetti che rientravano in pieno nella furia speculativa e cementificatrice che ha devastato il Veneto, e di cui il caso MOSE ha offerto uno spaccato inequivocabile”.

Per Opzione Zero è necessario stroncare immediatamente un disegno del genere, e per questo chiede al Comune di Mira di intervenire facendo pesare fino in fondo il proprio ruolo di comune lagunare presso la Regione, l’Autorità Portuale e presso il Comitatone.

Opzione Zero presenterà inoltre un proprio contributo in fase di osservazioni al nuovo Piano di Assetto del Territorio, con l’intento di introdurre vincoli più specifici e più stringenti per le aree potenzialmente interessate da questi progetti.

 

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ROMA, 7 MAGGIO 2016 – PIAZZA DEL POPOLO

INSIEME PER FERMARE IL TTIP

Unione Europea e USA stanno negoziando da quasi tre anni il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), il cui obiettivo, al di là della riduzione dei già esigui dazi doganali, è soprattutto quello di ridefinire le regole del gioco del commercio e dell’economia mondiale, anche attraverso l’armonizzazione di regolamenti, norme e procedure su beni e servizi prodotti e scambiati nelle due aree.

L’Unione Europea e gli Stati Uniti presentano questo accordo come una questione tecnica, invece si tratta di argomenti che toccano da vicino la quotidianità di tutti: l’alimentazione e la sicurezza alimentare, le prospettive di sviluppo economico e occupazionale, soprattutto delle piccole e medie imprese, il lavoro e i suoi diritti, la salute e i beni comuni, i servizi pubblici, i diritti fondamentali, l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge e la democrazia.

Da ora al prossimo giugno, i negoziati entrano in una fase decisiva. Infatti, nonostante gli incontri negoziali siano ben lungi dall’aver trovato un accordo su molti dei punti in agenda, esiste una forte pressione per produrre una sintesi prima che le elezioni statunitensi entrino nel vivo con il rischio di regalare ai cittadini un esito molto pericoloso: un accordo quadro generico, che permetta ad USA e UE di sbandierare il risultato raggiunto, per poi procedere alla sua applicazione dettagliata attraverso tavoli “tecnici”, che opereranno con ancor più segretezza   e opacità di quelle che da tempo denunciamo.

In questo modo inoltre il governo degli Stati Uniti, la Commissione Europea e le multinazionali che spingono il TTIP vorrebbero ottenere il risultato di depotenziare la protesta, che in questi tre anni si è estesa a macchia d’olio su entrambe le sponde dell’Atlantico, mettendo assieme comitati, associazioni di movimento, organizzazioni contadine e sindacali, consumatori, cittadine e cittadini, che hanno rivendicato trasparenza e sfidato la segretezza   che ha circondato lo sviluppo del negoziato sul TTIP.

Una campagna che denuncia il delinearsi di un nuovo quadro giuridico pericoloso per i diritti e la democrazia, nel quale i profitti delle lobby finanziarie e delle grandi imprese multinazionali prevarrebbero sui diritti individuali e sociali, sulla tutela dei consumatori, sui beni comuni e sui servizi pubblici, negando nei fatti un modello di sviluppo e di economia attento ai lavoratori, alla qualità e all’ambiente. 

Il TTIP minaccia i diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e la sicurezza alimentare, mette sul mercato sanità, istruzione e servizi pubblici, pone a rischio la qualità del cibo e dell’agricoltura e l’attività di gran parte delle piccole e medie imprese. 

Il TTIP è anche un attacco alla democrazia, permettendo alle imprese multinazionali di chiamare in giudizio tramite strumenti di arbitrato estranei alla magistratura ordinaria e ad esse riservati in esclusiva, qualsiasi governo che con le proprie normative pregiudichi i loro profitti, limitando e disincentivando di fatto l’esercizio del diritto a legiferare di parlamenti, governi e amministrazioni locali democraticamente eletti. 

In questi tre anni anche in Italia è nata e si è diffusa la campagna Stop TTIP, costruendo – territorio per territorio –   informazione, sensibilizzazione e mobilitazione sociale.

Data la fase in cui sta entrando il negoziato TTIP, è arrivato il momento di costruire, tutte e tutti assieme, un  grande appuntamento nazionale sabato 7 maggio 2016 a Roma.

Chiediamo a tutte le donne e gli uomini da sempre attivi in difesa dei diritti e dei beni comuni, ai sindaci, ai comitati, alle reti di movimento, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni contadine e consumeristiche, agli ambientalisti e al mondo degli agricoltori e delle piccole imprese e a tutti quanti hanno a cuore la democrazia, di costruire assieme a noi una grande manifestazione nazionale e promuovere iniziative di informazione dei cittadini e di approfondimento sulle conseguenze del TTIP con la partecipazione dei diversi soggetti coinvolti.

Per fermare il TTIP. Per tutelare i diritti e i beni comuni. Per costruire un altro modello sociale ed   economico, per difendere la democrazia. 

Tutte e tutti insieme è possibile. 

 

CAMPAGNA STOP TTIP ITALIA

web: http://stop-ttip.italia.net _ facebook: https://www.facebook.com/StopTTIPItalia/

twitter: @StopTTIP_Italia – email: stopttipitalia@gmail.com

 

 

Promuovono la manifestazione

AAM Terra Nuova, Abruzzo Social Forum, Adista, ADL Varese, Agices, Aiab, l’Altracittà – giornale di   periferia, Altragricoltura, AltragricolturaBio, Altramente, Amici della Terra Versilia, ANS XXI, Arci, Arcs,   Associazione Agri.Bio Emilia-Romagna, Associazione Botteghe Del Mondo, Associazione Culturale Punto   Rosso, Associazione InFormazione InMovimento Legnano, Associazione Italia Nicaragua, Associazione La   Fierucola APS, Associazione La Goccia, Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale   (A.M.I.C.A.), Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, Associazione Monastero del Bene Comune,   Associazione Politico Culturale LA ROSSA – Lari, Associazione Rurale Italiana, Associazione “SI alle   energie rinnovabili NO al nucleare”, Associazione Sonia per un mondo nuovo e giusto, Associazione   Utoya- Luoghi di Espressione Politica, A Sud, Attac Grosseto, Attac Italia, Ca’ Mariuccia – Agricoltura   Etica, Banca Etica, Cambiamo Messina dal basso, Centro di documentazione e di progetto “don Lorenzo   Milani” di Pistoia, Centro Internazionale Crocevia, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, CETRI-Tires, CGIL   Camera del Lavoro di Brescia, CGIL Flai Alessandria, CGIL Flc Emilia Romagna, CGIL Funzione Pubblica   nazionale, Cipax, Cipsi, Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Circolo Giordano Bruno – Milano, Circolo   Legambiente “Gaia” di Foggia, Civiltà Contadina, Comisión Europea Derechos Humanos Y Pueblos   Ancestrales, Comitato acqua pubblica Salerno, Comitato Beni Comuni Monza e Brianza, Comitato   Bolognese del Forum Salviamo il Paesaggio, Comitato Lavoratori Cileni Esiliati, Comitato per la Pace   Rachel Corrie (Valpolcevera Genova Bolzaneto), Comitato Roma 12 per i Beni Comuni, Commissione   Audit Parma, Comune-Info, Comunità Cristiane di Base – Torino, Comunità delle Piagge – Firenze,   Confederazione Cobas, Consorzio CAES, Consorzio della Quarantina, Cooperativa agricola Valli Unite,   Cooperativa Fair, Coordinamento Nord Sud Del Mondo, Coordinamento SCI Italia, Cospe, Coordinamento   Zero OGM, Costituzione Benicomuni, Difendiamo i Territori Monopoli, Distretto di Economia Solidale   Alt(r)oTirreno – Pisa, Ecomapuche – Amicizia Con Il Popolo Mapuche,  Econo)mia:)Felicità – Associazione   di Promozione Sociale, EPIC (Economia Per I Cittadini), eQual, Ennenne, Fabbrikando l’Avvenire,   Fairwatch, Federazione nazionale Pro Natura, Fiom, Flai CGIL, Fondazione Capta onlus, Fondazione   Cercare Ancora, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Forum cittadini del mondo R. Amarugi, Forum   Italiano Dei Movimenti Per L’acqua, Forum per una nuova finanza pubblica e sociale, Fratelli dell’uomo,   GAS BioRekk, GAS Filo di Paglia, Global Project, Greenpeace Italia, Ibfan Italia, Il Bolscevico, Il Fatto   Alimentare, Incontro fra i Popoli Ong, Indipendenti per Cardano, Laboratorio Urbano Reset, LAV,   Legambiente, Legambiente circolo Terre di Parchi, Libera, Libera Federazione Donne- Casa delle Donne di   Lecce, Libera Tv Lazio, LIDU – Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, Link – Coordinamento Universitario, Mag   4 Piemonte, Mais, Mani Tese, Maurice GLBTQ, Medici Senza Camice, Medicina Democratica Onlus, M.I.R.   Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Civico Noi ci Siamo – Francavilla Fontana,   Movimento Consumatori, Mst-Italia, Movimento Decrescita Felice, Municipio Dei Beni Comuni – Pisa,   NATs per… Onlus, NaturalMENTE Monopoli, No Austerity – Coordinamento delle lotte, No Scorie Trisaia,   Osservatorio Italiano Sulla Salute Globale, Pax Christi Taranto, People Health Movement, Progetto   Rebeldia – Pisa, Progressi, Re:Common, REES Marche, Reorient, Retepopolare – Istituto Generale del   Buon Governo, Rete Della Conoscenza, Rete per l’Economia Solidale della Valdera, Rete Semi Rurali, Ri-  Costituzione, #Salvaiciclisti Monopoli, Salviamo il paesaggio Monopoli, Sbilanciamoci, Scup, Sindacato   Italiano Lavoratori, Sinistra contro l’euro, Slow Food, Sos Geotermia – Coordinamento Dei Comitati In   Difesa Dell’Amiata, Sos Rosarno, Spazi Popolari – Agricoltura-Organica-Rigenerativa, Teleagenzia 1, Terra   d’Egnazia, Terra Nuova, TerraViva, Transform! Italia, Un Ponte Per, Unione Degli Studenti, Unione   Sindacale di Base, Unione Sindacale Italiana, Viviconsapevole, Yaku, WWF Monopoli, WWOOF Italia

 

Sostengono la manifestazione

ALBA – Alleanza Lavoro Beni Comuni Ambiente, Comitati trentini per l’altra Europa con Tsipras, Comitato Tsipras   Etruria, Convergenza Socialista, Isabella Adinolfi (Eurodeputata Movimento 5 Stelle), Roberto Cotti (Senatore   Movimento 5 Stelle / Sardegna), Federica Daga (Deputata Movimento 5 Stelle / Lazio 1), Dario Tamburrano   (Eurodeputato Movimento 5 Stelle), Ecologisti Democratici (Circolo di Firenze), Lista Civica Indipendente   Pianezz@ttiva, Lista L’Altra Europa con Tsipras, MeetUp Cosenza “Amici di Beppe Grillo”, Meetup Udine Sud –   Cussignacco, Movimento 5 Stelle Cecina, Partito EcoAnimalista, Partito Marxista Leninista Italiano, Partito Pirata   Italiano, Partito Umanista, perUnaltracittà – laboratorio politico Firenze, Rifondazione Comunista, Rifondazione   Comunista Biella, SEL, Sinistra Anticapitalista, Sinistra Italiana, Speranza per Caserta, Verdi

 

Domenica SI vota!

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14

apr

2016

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Domenica SI vota!

L’appello di Opzione Zero

Domenica 17 aprile si vota in TUTTA ITALIA dalle 7.00 alle 23.00 per il referendum sulle trivelle. Perché il referendum sia valido bisogna raggiungere il quorum del 50%+1 degli aventi diritto.

Una sfida difficile ma non impossibile, per questo ti chiediamo di andare a votare presto al mattino: le prime proiezioni sul quorum vengono infatti rese pubbliche alle 12.00 e, storicamente, questo dato condiziona l’affluenza complessiva: una percentuale elevata può fare da traino per il resto dei votanti!

Ti chiediamo inoltre in queste ore di fare il massimo per diffondere questo messaggio e per convincere amici, parenti, colleghi ad andare a votare: usa la mail, facebook, twitter, sms e whatsapp…usa tutta la fantasia e l’energia di cui disponi!

L’obiettivo è a portata di mano, possiamo farcela!!!

Ecco perché votare Si al referendum di domenica 17 aprile

1 Cambiamenti climatici, non c’è più tempo: il consumo smisurato di combustibili fossili (carbone, gas, petrolio) sta provocando il surriscaldamento degli oceani e dell’atmosfera. Gli scienziati di tutto il mondo concordano sul fatto che se non invertiamo subito la rotta nel giro di qualche decennio il problema sarà la sopravvivenza sul Pianeta di tantissime specie vegetali e animali, compreso la nostra. Dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra ora, non domani!

2 Un passo alla volta stiamo già vincendo: la lotta di tanti comitati e associazioni contro le trivelle ha già costretto il Governo ad accogliere parte delle richieste imponendo il divieto di nuove perforazioni entro le 12 miglia dalla costa. Se passa il SI  nel giro di 5-10 anni saranno definitivamente dismesse anche le piattaforme oggi esistenti. Rimane il problema delle perforazioni a terra e oltre le 12 miglia marine, ma stiamo già raccogliendo le firme per un altro referendum che metterà ko tutte le trivelle.

3 Le ricerche di petrolio e gas mettono a rischio i nostri mari e non danno alcun beneficio durevole al Paese. Tutte le riserve di petrolio presenti nel mare italiano basterebbero a coprire solo 7 settimane di fabbisogno energetico, e quelle di gas appena 6 mesi.

4 L’estrazione e la lavorazione di idrocarburi è un’attività altamente inquinante, con un impatto rilevante sull’ambiente e sull’ecosistema marino. Anche le fasi di ricerca che utilizzano la tecnica dell’airgun (esplosioni di aria compressa), hanno effetti devastanti per l’habitat e la fauna marina.

5 In un sistema chiuso come il mar Mediterraneo un eventuale incidente sarebbe disastroso e l’intervento umano pressoché inutile. Lo conferma l’incidente del 2010 avvenuto nel Golfo del Messico alla piattaforma Deepwater Horizon che ha provocato il più grave inquinamento da petrolio mai registrato nelle acque degli Stati Uniti.

6 Trivellare il nostro mare è un affare per i soli petrolieri, che in Italia trovano le condizioni economiche tra le più vantaggiose al mondo. Il “petrolio” degli italiani è ben altro: bellezza, turismo, pesca, produzioni alimentari di qualità, biodiversità, innovazione industriale ed energie alternative.

7 Dopo aver sconfitto il nucleare con il referendum del 2011, oggi l’Italia produce più del 40% della sua energia da fonti rinnovabili, con 60mila addetti tra diretti e indiretti, e una ricaduta economica di 6 miliardi di euro. Diamo un altro segnale forte in questa direzione, l’unica possibile!

 

volantino stop trivelle

 

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