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SCORZÈ/MARTELLAGO – Il comitato si è opposto per anni alla realizzazione della struttura autostradale

Giornata di lutto da parte del Comitato CappellaVive per l’apertura odierna del casello autostradale dopo anni di lavori e una spesa di decine di milioni.

«Asfalto a go-go disseminato di lampioni, viadotto chilometrico, rotatorie ogni 500 metri, acquitrini a iosa.» Scrivono in un comunicato i portavoce che avevano iniziato la loro battaglia ancora prima della costruzione del Passante Autostradale di Mestre- «70 milioni, in aggiunta a quelli del Passante per trasformare un’oasi degna di un parco naturale in asfalto, viadotti, rotatorie, acquitrini e smog».

A nulla è valsa la battaglia quasi trentennale, sin dal 1990, degli abitanti della piccola frazione di Scorzè per salvare una zona documentata oltre 1500 anni fa. Al suo posto il casello autostradale che occupa circa 30 ettari oltre agli svincoli sino a Martellago.

L’area è stata scavata in profondità anche 3-4 metri. Portato via il terreno buono, scrive il Comitato, per bonificare il parco di San Giuliano a Mestre.

Nell’area di Cappella, invece , sono arrivati migliaia di metri cubi di fanghi del vallone Moranzani velocemente asfaltati. E ora manca il terreno per le dune e i terrapieni per contenere le tracimazioni del Dese.

Senza parlare delle barriere di mitigazione ambientale per le quali pare che non ci siano più soldi. »

Renzo Favaretto

 

OGGI L’INAUGURAZIONE – Si attende il governatore Zaia ma anche la protesta dei comitati

GRANDI OPERE – Verrà aperto oggi al traffico dopo anni di lavori il nuovo casello autostradale di Martellago e Scorzè

MARTELLAGO – Tutto pronto per l’inaugurazione, oggi alle 12, e, a ruota, per l’apertura del casello di Martellago-Scorzè e della nuova viabilità di adduzione, «ulteriore passo per il completamento delle opere complementari del Passante» per dirla con Tiziano Bembo, presidente di Cav, che ha finanziato i lavori realizzati da Pdm.

Anche se sulla cerimonia, prevista nel piazzale di stazione a sud in corrispondenza della carreggiata est per Trieste, e a cui è atteso anche il Governatore Luca Zaia, incombono lo sciopero degli esattori Ugl e la manifestazione di protesta di CappellaVive e del Comitato Procomplanare, che sarà presente «per ribadire la contrarietà a un’opera esempio di spreco di danaro e di suolo agricolo e poco utile».

Giudizio opposto a quello del sindaco di Scorzè, Mestriner e di Martellago, Barbiero, che rileva anche come la nuova variante alla Sr 245 Castellana, lunga 5,4 km, con cui avviene il collegamento con la viabilità ordinaria, toglierà il traffico dal centro. A diamante rovesciato con semibarriere d’esazione a cavallo del Passante, la stazione è a elevata automazione: 6 le piste di entrata e 8 di uscita. Tra le opere spicca il cavalcavia sul Passante e sul Dese a 3 luci, lungo 480 metri.

(n.der.)

 

No global, Opzione Zero e No Orte-Mestre mercoledì hanno cercato di bloccare la cerimonia di Scorzè. In sciopero intanto i dipendenti Cav

 

Le grandi opere continuano a finire nel mirino dei comitati del territorio. C’era da aspettarselo, visto che le avvisaglie erano lampanti: il primo aprile è prevista infatti l’inaugurazione del nuovo casello di Martellago-Scorzé che servirà il Passante di Mestre. A mezzogiorno annunciati gli interventi del presidente della Regione Veneto Luca Zaia (poi risultato assente), dei sindaci dei rispettivi Comuni, Monica Barbiero e Giovanni Battista Mestriner, e del condirettore generale di Anas spa, Stefano Granati. Predenti anche il presidente di Cav, Tiziano Bembo, il capo compartimento Anas della Viabilità per il Veneto, Fabio Arcoleo, e il vicepresidente di Veneto Strade e presidente dell’Upi, Leonardo Muraro. Prima, però, si sono fatte sentire le proteste di no global e dei comitati “Opzione Zero” e “No Orte-Mestre” (altro progetto faraonico per ora fermo ai box a causa delle inchieste sull’assegnazione degli appalti al ministero delle Infrastrutture condotta dalla Procura di Firenze).

Al grido di “Zaia come le tre scimmie, non vedo non sento e non parlo”, alcune decine di manifestanti si sono presentati a Cappella di Scorzé, arrivando “dai campi”, posizionandosi sulla strada poderale che permette di raggiungere il luogo in cui avrà luogo la cerimonia. Sul posto per garantire l’ordine pubblico carabinieri e polizia. L’intenzione degli attivisti, dichiara su twitter, è di bloccare l’accesso: “Zaia dovrà aspettare”, sottolineano. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla serie di scandali che in Italia, ma soprattutto a Venezia, hanno contraddistinto le cronache giudiziarie degli ultimi mesi.

 

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Tra tangenti, appalti poco trasparenti e arresti recenti. Non ultimo l’ex assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, uomo forte della Giunta Zaia fino al momento in cui non sono scattate le manette. L’obiettivo della manifestazione è chiaro: puntare il dito contro il titolare di Palazzo Balbi a due mesi dalle elezioni regionali, dichiarando che “lui sulla Orte-Mestre e sul Mose non poteva non sapere”.

Ma le proteste non si esauriscono qui: a manifestare tutto il proprio malcontento anche i lavoratori della Cav spa, la società che ha in gestione il tratto autostradale. E’ stato infatti organizzato uno sciopero per “problemi contrattuali e carenze organizzative” da parte della sigla Ugl: i rappresentanti dei lavoratori puntano il dito contro la direzione: “Gli utenti potranno viaggiare gratis nelle piste manuali dove non sarà garantita la presenza del personale e nelle piste automatiche, premendo il pulsante rosso di aiuto – fa sapere il sindacato -. Lo sciopero sarà nelle ultime 4 ore di ogni turno cioè dalle 2 alle 6, dalle 10 alle 14 e infine dalle 18 alle 22 per un totale di 12 ore”. Lo sciopero interessa l’intera tratta gestita da Cav.

Il nuovo svincolo costituisce, insieme ai caselli di Spinea e Preganziol (Treviso), il sistema di accesso del Passante autostradale di Mestre alle strade “ordinarie”, presentando una viabilità di collegamento al casello, lunga 5,38 chilometri, che si innesta sulla strada regionale 245, a monte e a valle dell’abitato di Martellago, scavalcando il Passante in corrispondenza del ponte sul fiume Dese. “La viabilità di collegamento al casello – dichiara l’Anas – completa la realizzazione della variante alla strada regionale 245 “Castellana”, consentendo di deviare la viabilità di attraversamento dal centro abitato del comune di Martellago con beneficio della sicurezza e della fluidità della circolazione stradale ma, soprattutto, della qualità della vita dei residenti grazie alla riduzione dei fattori di inquinamento atmosferico e acustico. L’investimento ammonta complessivamente a circa 45 milioni di euro. L’impegno economico ha trovato copertura nel piano finanziario della società partecipata Cav spa”.

 

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Nuova Venezia – Passante, il casello apre tra le proteste

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1

apr

2015

Alla cerimonia di Martellago e Scorzè la contestazione dei comitati che si battono contro le grandi opere e in particolare la Orte-Mestre

MARTELLAGO. Casello di Martellago-Scorzè, inaugurazione con protesta questa mattina da parte dei comitati di “Opzione Zero” e “No Orte-Mestre” che si battono da tempo contro le grandi opere, dal Passante di Mestre all’ipotesi di costruzione della Nuova Romea commerciale. Alcune decine di manifestanti sono arrivati con bandiere e striscioni, contestando l’opera, coniando lo slogan  “Zaia come le tre scimmie, non vedo non sento e non parlo”. Manifestazione vivace ma senza scontri, con carabinieri e polizia a garantire la sicurezza.

 

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L’inaugurazione ha coinciso anche con lo sciopero dei casellanti della Cav, la società autostradale che gestisce il Passante. L’Unione generale del lavoro (Ugl) del settore viabilità e logistica ha indetto uno sciopero per chiedere a Cav convocare in fretta una riunione e rimpinguare l’organico. Di fatto l’organizzazione sindacale pretende che nelle stazioni lungo l’autostrada ci sia l’uomo mancante. Da più di un anno è scaduto il contratto integrativo ma a oggi, fa presente l’Ugl, non ci sono novità all’orizzonte. E da più di venti giorni Cav e sindacati non si vedono.

Il cantiere del casello era partito a gennaio 2013 e si era concluso il 30 novembre scorso. Da allora, sono state sistemate le banchine, i cartelli stradali di accesso e di uscita, fatti gli allacciamenti Enel e le altre rifiniture. Sopra l’autostrada passa un viadotto lungo 575 metri per collegare l’entrata e l’uscita, oltre a quattro rotatorie per favorire l’innesto della circolazione in autostrada.

Per arrivare al casello ci sono la bretella da via Boschi, tra Martellago e Scorzè, e la tangenziale a nord di Martellago, lunga cinque chilometri e mezzo, che parte dalla Kelemata sulla Castellana. In quest’ultima ci sono quattro rotatorie: agli incroci con via Canove e in via Morosini a Martellago, via Ponte Nuovo e via San Paolo a Scorzè. A queste vanno aggiunte altre due che Martellago ha richiesto e si realizzeranno in un secondo momento: una tra via Canove e la Castellana a fianco del municipio, l’altra sempre su via Canove ma all’incrocio con via Volta.

La rotonda di via Ponte Nuovo è spostata più a est per tutelare Villa Astori. Manca pure la complanarina di circa un chilometro, che dalla Moglianese, zona via Astori, arriverà al casello; i due Comuni hanno già dato il via libera alla convenzione e sarà finanziata da Cav per quasi 5,8 milioni di euro, mentre il progetto sarà in carico di Veneto Strade: non se ne parlerà prima di due anni

 

Corriere del Veneto – Le grandi opere: Orte-Mestre.

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31

mar

2015

È la nuova «Autosole»: faraonica e tentatrice, costa il doppio del Mose.

Affari e arresti bipartisan: tutto fermo

I recenti arresti della procura di Firenze sono solo l’ultima ombra sulla Orte–Mestre, la «nuova autostrada del Sole» (o «A2», come altri la chiamano): faraonica e tentatrice ancora prima di venire alla luce. Basta confrontarsi con i numeri del progetto, d’altronde, per farsi un’idea: 396 chilometri di asfalto attraverso i territori di cinque regioni (Lazio, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Veneto), 11 province, 48 comuni; con la previsione di 140 km di ponti e viadotti, 64 km di gallerie, 250 tra cavalcavia e sottopassaggi, 83 nuovi svincoli, con un consumo di suolo stimato tra i 600 e i 700 ettari (199 solo in Veneto), al 90% agricoli. Costo previsto: 10,4 miliardi di euro (9,8 miliardi di lavori, il resto in oneri finanziari, tutto affidato a privati). Il doppio del Mose. Secondo gli inquirenti, non a caso, la Orte-Mestre rappresentava da sola il 40% del «budget» complessivo degli interventi sui cui operava la «cricca» delle grandi opere, quella del super dirigente del Ministero dei Lavori Pubblici Ettore Incalza e dell’imprenditore Stefano Perotti (l’uomo che avrebbe procurato gli incarichi di lavoro a Luca Lupi, il figlio dell’ex ministro delle Infrastrutture, Maurizio, poi dimessosi).

Una gallina dalle uova d’oro. Oggi però, con i due in cella e – soprattutto – con il ministro Lupi esautorato dai posti di comando, l’iter di realizzazione dell’autostrada appare come non mai avvolto dall’incertezza. Era stato proprio Lupi, nel 2013, a portare l’opera al Cipe, dove fu approvata con la previsione di un sostanzioso contributo pubblico: 1,8 miliardi di euro sotto forma di sconti fiscali Ires, Irap e Iva nell’arco dei primi 15 anni di gestione (contributo poi però bocciato dalla Corte dei Conti). Ed era stato sempre lui, nonostante le perplessità di Palazzo Chigi, a prevedere l’ammissione dell’opera al regime di defiscalizzazione previsto dal decreto Sblocca Italia, per aggirare proprio il niet dei magistrati contabili.

Saltato l’ex ministro ciellino, primo sostenitore del progetto, ora è tutto nelle mani di chi gli succederà (nel caso, bisognerà comunque fare la gara per individuare il concessionario o confermare il promotore attuale; quindi portare il progetto a livello definitivo, superare l’ostacolo degli espropri, trovare le banche: tempi eterni).

I detrattori dell’opera, tuttavia, non si fanno troppe illusioni: il «disegno» dell’autostrada che collega il Veneto al Lazio, accarezzando la dorsale adriatica, resiste infatti da ben 14 anni (e vari governi), da quando cioè l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo inserì per la prima volta nella legge Obiettivo (anno di grazia 2001).

Altri tempi e altri soldi; ma da allora nessuno ha più pensato di fare marcia indietro. Nonostante la durissima opposizione di decine di comitati (dal 2010 radunati nel coordinamento «Stop Orme»).

D’altronde, mai come altre opere, questa ha dimostrato sin dall’inizio di saper attrarre interessi trasversali. Già nel 2002, per dire, al fine di supportarne la realizzazione del primo tratto (cioè da Venezia a Ravenna), si costituì all’Abbazia di Pomposa l’«Associazione Nuova Romea»: ad animarla un gruppo eterogeneo di parlamentari veneti e emiliani. Presidente: Pier Luigi Bersani. L’anno successivo (2003) c’erano già due cordate di privati pronte a contendersi il project financing: da una parte la «Newco Nuova Romea», che proponeva il solo tratto da Mestre a Cesena (composta, tra gli altri, da Benetton, Antonveneta, San Paolo, Mantovani Spa e Adria Infrastrutture e dalle cooperative rosse «CCC» e «CMC»; vicepresidente l’ex ad della Venezia-Padova Lino Brentan, poi arrestato per tangenti nel 2012); dall’altra parte la «Gefip Holding» (gruppo di famiglia dell’eurodeputato dell’Udc Vito Bonsignore), che invece proponeva la realizzazione di tutto l’asse, da Mestre a Orte. La partita, dopo un contenzioso al Consiglio di Stato, se la aggiudicò proprio Bonsignore, che acquisì la «Newco» per 4,5 milioni di euro, ma si impegnò ad affidare alle coop rosse le opere previste nel territorio romagnolo. Un giro di valzer per tutti. È nato così il consorzio «Ilia Orme Scpa» (presidente Antonio Bargone, anche lui indagato a Firenze), che a tutt’oggi risulta il promotore dell’opera. La maggioranza delle aziosando l’oasi protetta della laguna.

Ad Adria la «Or-Me» dovrebbe incrociare la Nogara Mare e quindi scivolare in Emilia. Da qui l’innesto con la E45, che andrebbe completamente riammodernata. Fino a Orte.

L’utilità? Alla voce «sostenibilità economico-finanziaria», nel piano ufficiale del ministero delle Infrastrutture, si dice che i «benefici che tale progetto può portare sono vari». «In primo luogo – si spiega – si ridurrebbe drasticamente la sinistrosità con alta percentuale di mortalità che oggi pongono tale strada tra quelle di maggiore pericolosità (la media incidenti è di 1,5 al km, ossia 3,5 volte la media nazionale, ndr). In secondo luogo vi sarebbe una ricaduta molto forte dal punto di vista turistico (specie per i litorali veneto- romagnoli, ndr)». Motivazioni valide, ovviamente. Su cui molto si è discusso; ma che tuttavia in questi anni, sono quasi scivolate in secondo piano rispetto alla bagarre politico-affaristico-corruttiva, che ha ammantato l’opera.

Pure sui numeri, per dire, si è barato, con previsioni di traffico infondate (secondo Kpmg sono in media sovrastimate del 30%) o non avvalorate da esperti indipendenti (come scrive Roberto Cuda nel suo «Strade senza uscita»).

E così, oggi, l’impressione è che chiunque prenda posizione finisca in qualche modo per sentirsi «condizionato » da questo quadro. Dice Luigi Curto, presidente di Confartigianato Veneto, contrario all’opera: «Il progetto è fortemente impattante, sconquasserebbe centri abitati e verde. Inoltre, l’importo appare stratosferico e lascia pensare male: il rischio è realizzare una cattedrale nel deserto, oggi mi sembra più utile l’autostrada del Mare». E gli fa eco Fernando Zilio, presidente di Unioncamere Veneto, favorevole: «Credo che ci sia bisogno infinito di infrastrutture. E la Orte-Mestre, creando un corridoio di sviluppo da Venezia al centro Italia, risolverebbe tanti problemi. Ma non è possibile che ogni infrastruttura debba essere costruita con l’inganno ».

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I LEGALI DELL’EX SINDACO DI VENEZIA: «MAZZACURATI INAFFIDABILE»

VENEZIA – Per i difensori dell’ex sindaco le accuse contro Giorgio Orsoni devono essere archiviate. Questa la richiesta avanzata ieri dagli avvocati milanesi Francesco Arata e Carlo Tremolada ai pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, che nei prossimi giorni dovranno formulare le loro richieste al giudice veneziano Andrea Comez dopo aver depositato gli atti.

Numerosi i motivi a sostegno delle loro tesi. Prima di tutto il fatto che il principale accusatore Giovanni Mazzacurati già nei primi interrogatori resti nel luglio-agosto 2013 era «stremato, per nulla lucido e tanto meno affidabile». Secondo il neurologo che lo ha poi avuto in cura avrebbe cominciato a manifestare «chiari sintomi di progressivo deficit di memoria sin dall’aprile 2013». Per questo i due legali sostengono che la Procura avrebbe dovuto chiedere l’incidente probatorio per l’ingegnere ancor prima del suo trasferimento in California.

Per quanto riguarda le dichiarazioni accusatorie di Federico Sutto, stretto collaboratore di Mazzacurati, nell’istanza si legge che si tratta di affermazioni surreali e stravaganti. Sottolineano che fino all’interrogatorio del 23 ottobre 2014 mai aveva dichiarato di aver consegnato buste con denaro a Orsoni. Questo «improvviso cambio di rotta» sospettano i due difensori, «potrebbe essere riconducibile a personali esigenze difensive», visto che poche settimane dopo ha patteggiato una pena di due anni di reclusione con la sospensione condizionale.

Nel merito delle accuse, poi, rilevano che Sutto racconta di aver incontrato il futuro candidato sindaco alla vigilia del Natale 2009 dopo il concerto di Natale in Basilica di San Marco e in quell’occasione di aver avuto da lui il nome del suo mandatario elettorale e il numero del conto corrente per i finanziamenti della campagna elettorale: Ma Orsoni fu proclamato candidato del centro sinistra ben un mese dopo, il 25 gennaio 2010. Infine, nel documento si ricorda che per coloro che inizialmente erano stati indicati come destinatari finali dei finanziamenti per il partito, cioè i parlamentari Pd Davide Zoggia e Michele Mognato, la stessa Procura ha chiesto l’archiviazione delle accuse di finanziamento illecito (i due avvocati sottolineano che se i fondi fossero stati destinati al candidato sindaco personalmente non sarebbe penalmente rilevante perché la legge non prevede che per le elezioni comunali e provinciali vengano dichiarati i finanziamenti elettorali).

Giorgio Cecchetti

 

CAMPAGNA LUPIA – Il prefetto autorizza l’installazione di nuovi autovelox sulla Romea nel comune di Chioggia a ridosso della frazione di Sant’Anna. Le due possibili postazioni per autovelox le ha autorizzate la prefettura di Venezia, davanti ai troppi incidenti stradali gravi che funestano la statale 309, l’ultimo a Campagna Lupia solo una settimana fa dove è morta una donna di 36 anni. Si tratta quasi sempre di incidenti dovuti all’alta velocità.

La Prefettura ha ampliato i tratti di strada (provinciali, regionali, statali) in cui è consentito il controllo a distanza della velocità e che si aggiungono a quelli all’interno dei comuni.

Nel dettaglio con i nuovi autovelox autorizzati sulla Romea, sia in direzione Venezia che Ravenna, a Sant’Anna esiste anche nello stesso comune di Chioggia un’altra postazione già autorizzata a Valli.

Proseguendo in direzione Venezia poi troviamo a Lova di Campagna Lupia, l’unico autovelox fisso finora installato con l’autorizzazione del prefetto e il via libera dell’Anas.

Altre autorizzazioni già ottenute riguardano il comune di Mira con un autovelox a Dogaletto e il comune di Venezia con quello autorizzato poco distante dai supermercati Panorama. L’accertamento a distanza delle violazioni si giustifica, per l’impossibilità di fermare i veicoli che superano i limiti di velocità o effettuano sorpassi vietati, se non causando pericoli alla sicurezza e stradale. Si tratta, però, anche nel caso dei nuovi autovelox autorizzati a Valli di Chioggia di autovelox fissi che esistono solo sulla carta.

«Per installare gli autovelox fissi come quello che esiste a Lova di Campagna Lupia», spiega il comandante dei vigili di Mira Mauro Rizzi, «ci vuole il via libera dell’ Anas. Noi lo abbiamo chiesto innumerevoli volte e non ci è mai stato concesso. Quello che possiamo fare sono dei controlli su quei tratti con autovelox mobili, gestiti direttamente dalle polizie locali».

(a.ab.)

 

Martellago-Scorzè. Domani il taglio del nastro. Cav attacca l’Ugl per lo sciopero

MARTELLAGO – È tutto pronto per l’apertura domani del casello Martellago-Scorzè lungo il Passante. Il taglio del nastro è fissato per mezzogiorno, a ruota ci sarà il via libera ai veicoli. Previste le presenze del presidente della Regione Luca Zaia, di quello di Cav Tiziano Bembo, del condirettore generale di Anas Stefano Granati e dei sindaci Monica Barbiero (Martellago) e Giovanni Battista Mestriner (Scorzè).

L’aspetto che più interessa agli automobilisti è senza dubbio il pedaggio. Il casello, infatti, attrarrà veicoli non solo da Martellago e Scorzè ma pure dai vicini comuni di Noale, Trebaseleghe, Morgano, Zero Branco. Per restare in zona, la tratta Martellago-Spinea costerà 1,30 euro, Martellago-Preganziol 1,40 euro, Martellago-Padova Est 2,70 euro e Martellago-San Donà 3,70 euro.

Così dopo oltre due anni di cantiere, l’opera, a diamante rovesciato, è pronta e senza dubbio cambierà il modo di spostarsi nel comprensorio, che sullo stesso tracciato già conta il casello di Spinea.

«E’ un altro passo per terminare le opere complementari al Passante», mentre per Barbiero l’inaugurazione rappresenta, «un’opportunità per le imprese della zona e permette di allontanare il traffico di attraversamento della Castellana».

Il collega Mestriner chiede che si arrivi in fretta alla costruzione della complanarina che unirà il casello alla Moglianese. «Attendiamo fiduciosi», aggiunge «ma intanto, questo taglio del nastro, può essere importante anche per la promozione del territorio».

Nei giorni scorsi, l’Unione generale del lavoro (Ugl) del settore viabilità e logistica ha indetto uno sciopero proprio per domani per chiedere a Cav di convocare in fretta un incontro per aumentare l’organico.

«Siamo stupiti per questa proclamazione», si legge in una nota di Cav, «che interviene dopo tre giorni dalla convocazione fatta dall’azienda stessa a tutte le organizzazioni sindacali per il 9 aprile per proseguire il negoziato.La sorpresa», prosegue la nota, «per la “originale” scelta della data dell’effettuazione dello sciopero il giorno della inaugurazione di una importante struttura di completamento di una arteria che tanto ha significato per il territorio e per la viabilità di lunga percorrenza anche transnazionale. Nel merito solo una considerazione:», conclude Cav, «il confronto non è stato senza risposte tanto che è stato siglato da tutte le organizzazioni sindacali, in febbraio, l’accordo per il premio da corrispondere nel 2015 e si devono ora concordare criteri e modi per il 2016 e 2017».

Alessandro Ragazzo

 

Gazzettino – Spinea, il casello apre ai Tir

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31

mar

2015

Lo ha annunciato la Cav con una lettera inviata ai sindaci del Miranese

Il sindaco Checchin: «Speriamo che l’aumento del traffico pesante sia limitato»

In concomitanza con l’apertura del nuovo casello Martellago-Scorzé, il casello di Spinea sarà aperto anche ai camion. L’ha comunicato la società autostradale Cav con una lettera inviata nei giorni scorsi ai sindaci del Miranese: «Contestualmente all’apertura al traffico della nuova stazione – si legge – al casello di Spinea si procederà alla rimozione del divieto di transito dei mezzi superiori alle 7.5 tonnellate».

Se fino ad oggi i camionisti sono costretti ad utilizzare il casello di Vetrego (uscita «Mirano-Dolo»), da domani potranno servirsi anche del casello di Crea (uscita «Spinea»).

Una buona notizia per chi è diretto a Spinea ma anche per chi raggiunge l’area industriale miranese di via Taglio, visto che potrà accorciare nettamente il proprio tragitto. Anche Confindustria nei mesi scorsi aveva invocato a gran voce questa soluzione.

Attualmente i tir utilizzano solo il casello di Mirano, ma anche qui i disagi per i camionisti non mancano: i tir che escono dall’autostrada non possono procedere dritti lungo via Porara, sono costretti a girare a sinistra verso la Riviera per poi reimmettersi nella camionabile viale Venezia. Un percorso allungato di una decina di chilometri che fa perdere tempo e sprecare benzina.

«Per togliere il divieto in via Porara andrebbe rifatto il fondo che in un tratto è distrutto e non può sopportare ulteriore traffico – ha però spiegato il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello -. L’intervento costa un milione di euro e deve essere a carico di Anas».

Con l’apertura ai tir del casello di Spinea, intanto, il traffico pesante sarà distribuito tra due caselli anziché intasarne solamente uno.

«In tutti questi anni il nostro casello è stato chiuso ai tir perché così prevedeva l’accordo con Veneto Strade – precisa il sindaco di Spinea, Silvano Checchin -. Aprirlo prima avrebbe significato impattare troppo sulla viabilità locale. Preoccupazione per l’aumento di traffico pesante? Speriamo che con l’apertura del nuovo casello il traffico si distribuisca equamente».

 

AGITAZIONE – Domani inaugurazione con sciopero per il casello di Martellago-Scorzè

MARTELLAGO – Inaugurazione con sciopero, domani, per il casello di Martellago-Scorzè, e intanto Cav dà qualche anticipazione sui pedaggi, che pubblicherà nel suo sito mercoledì: per un’auto andare da Martellago a Spinea costerà 1,30 euro; a Padova Est 2,70; a Preganziol 1,40; a San Donà 3,70.

Ma la Ugl Viabilità e Logistica ha proclamato 4 ore di sciopero alla fine di ogni turno (2-6, 10-14, 18-22) su tutta la rete Cav, proprio in occasione dell’apertura dell’ultima stazione che mancava del Passante e della nuova viabilità di adduzione.

Il maggior sindacato dell’esattoria è in stato di agitazione contro la società per il mancato rinnovo dell’integrativo e «perché vogliono togliere personale dai caselli.

Pure a Martellago la presenza di un esattore in ognuna delle due stazioni è assicurato solo per tre mesi, poi ne resterà solo uno per entrambe» spiega Stefano Gusson, della Ugl. Che sta valutando se attuare durante la cerimonia anche una manifestazione di protesta.

Cav, da parte sua, si dice stupita per l’originale scelta di scioperare non «il solito venerdì ma il giorno dell’inaugurazione di un’importante struttura di completamento di un’arteria che tanto ha significato per il territorio» e «tre giorni dopo la convocazione del tavolo con le organizzazioni sindacali per proseguire il negoziato».

Risultato, a Martellago domani il pedaggio si pagherà comunque, il casello è a elevata automazione, ma niente esattori a presidiarlo e a rispondere alle emergenze.

(N.Der.)

 

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