Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

QUARTO D’ALTINO – Incredulo, il rappresentante del Comitato pendolari di Quarto d’Altino, Luciano Ferro, ha risposto alla telefonata della segreteria dell’assessore regionale Elena Donazzan. «Ci hanno convocato come rappresentanti del Veneto Orientale, assieme ai sindaci – racconta Ferro -. Non era mai successo prima».

Nelle stesse ore, la sindaca Silvia Conte riceveva l’e-mail dall’assessore Donazzan e la inoltrava subito a tutti i sindaci della tratta: data 31 marzo, sede di Trenitalia. A convincere la Regione e Trenitalia, dopo ripetute richieste dei pendolari e dei Comuni, sono state forse le ultime due lettere inviate dal comitato di Quarto e da Silvia Conte, ora candidata al Consiglio regionale. Ma c’è chi dice che la novità possa anche essere frutto di un approccio diverso voluto dal nuovo direttore regionale Veneto della divisione passeggeri di Trenitalia, Tiziano Baggio.

«Speriamo che sia l’occasione per avviare una nuova condivisione delle decisioni – commenta Conte -, prendendo in considerazione anche la nostra proposta di orario cadenzato studiata con un gruppo di esperti del settore. Parleremo di questa tratta ma chiederemo attenzione anche per la Portogruaro-Treviso».

I comitati giusto qualche giorno fa hanno ribadito le urgenze da affrontare: «Ci sono ritardi, cancellazioni improvvise e disagi continui – aggiunge Ferro -. E con l’introduzione dell’orario cadenzato di sabato e nei festivi molti pendolari sono costretti a viaggiare in auto».

(m.fus.)

 

QUARTO – I comitati dei pendolari incontrano Regione e Trenitalia a Mestre. Martedì prossimo i portavoce dei cittadini che da parecchio tempo, oramai, chiedono più treni lungo la tratta Venezia-Portogruaro, la modifica di alcuni orari e la ricalibratura di fasce orarie, potranno discutere con l’assessore regionale che si occupa dei trasporti, Elena Donazzan, assieme a Trenitalia.

Solo qualche settimana fa il primo cittadino e candidata alle prossime regionali, Silvia Conte, aveva inviato alla Regione l’ennesima lettera condivisa da tutti i sindaci della tratta per segnalare le criticità e poterle discutere. Ciò che sindaci e pendolari vorrebbero approfondire, si leggeva nella nota, è cosa sia stato fatto in merito alle questioni più volte sollevate: l’avvio di un tavolo permanente della mobilità che coinvolga le amministrazioni e i rappresentanti dei pendolari, ma anche un riscontro alla proposta di orario ferroviario cadenzato trasmessa all’attenzione dell’assessore alla Mobilità ad agosto 2013 come base per avviare la verifica dei modelli di esercizio alternativi e più efficienti. L’invito è arrivato direttamente al sindaco Silvia Conte, che l’ha esteso ai colleghi.

(m.a.)

 

Stra. Trenta casi denunciati in tre mesi alla Cgil specie in tema di contraffazioni

Lavoro nero assegnato ai laboratori cinesi. Il sindacato lancia il grido d’allarme

STRA – Sono oltre 30 le segnalazioni arrivate alla Filctem Cgil negli ultimi tre mesi da parte degli operai del settore calzaturiero. Segnalazioni che denunciano una situazione di illegalità legata soprattutto all’utilizzo di laboratori clandestini in cui il lavoro nero è la regola.

«In questi mesi», spiega il segretario provinciale Filctem-Cgil Riccado Colletti, «grazie ad un gruppo di lavoro creato fra i lavoratori, i risultati sono finalmente arrivati. Il gruppo di coordinamento è formato da una quarantina di persone, anche non iscritte al sindacato, che ha lavorato a stretto contatto con la Filctem. Alla ventina di casi di situazioni anomale individuate dal gruppo, se ne aggiungono un’altra decina che sono arrivate da gennaio al numero verde ad hoc. Un numero che è in funzione dallo scorso anno, a cui i lavoratori o anche privati cittadini possono denunciare situazioni anomale relative a produzioni fatte da laboratori clandestini».

Il sindacato chiede ad Acrib di fare presto. Le segnalazioni ricevute saranno girate alle autorità e alla Procura. Intanto va detto che si dovrà aspettare almeno fino al prossimo autunno per vedere la nascita del marchio della calzatura della Riviera del Brenta. Questa settimana, nel corso di una riunione a Stra, da Acrib e dalle altre associazioni di categoria sono stati presentati due enti certificatori: la Sgs Italia Spa e Unionfibre, società rinomate a livello nazionale ed estero. Per realizzare il marchio ci vorranno altri mesi.

«Le 30 segnalazioni di irregolarità che ci sono arrivate e che stiamo valutando con attenzione», dice Colletti, «indicano che il tempo è scaduto e che i prodotti della calzatura che si fanno in Riviera rischiano di venire travolti se i mercati percepiscono o hanno la sensazione che sono fatti quasi totalmente da laboratori cinesi».

L’identificazione dell’ente certificatore è un passo fondamentale per la realizzazione del marchio “Made in Riviera del Brenta” e il marchio è uno strumento per imprimere una svolta importante in tema di lotta alla contraffazione dopo la scoperta negli anni scorsi di oltre 50 laboratori clandestini cinesi e addirittura di aziende che fabbricavano prodotti taroccati. Quello del distretto calzaturiero della Riviera è un patrimonio fatto di 800 imprese regolari, 11.000 posti di lavoro e una produzione industriale annua pari a circa 1,9 miliardi. Sulla questione della contraffazione del prodotto “Made in Riviera”, nei mesi scorsi è intervenuto anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio che si è impegnato per una legislazione che tuteli il “made in Italy” con più forza.

Alessandro Abbadir

 

Gazzettino – Citta’ metropolitana, “fuga” possibile

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

28

mar

2015

SENTENZA –  Zaia: «La Corte Costituzionale consentirà ai Comuni di uscire dal nuovo ente provinciale»

Riconosciuta la possibilità di eleggere il sindaco: «Ma il primo tocca al capoluogo»

Tutti dentro alla Città metropolitana, ma con la possibilità anche di uscirne. E se il primo sindaco metropolitano sarà giocoforza quello del capoluogo, non è escluso che i successivi possano essere scelti per elezione diretta. Insomma, se la sentenza n.50 della Corte Costituzionale, depositata giovedì, ha bocciato il ricorso presentato da Regione Veneto, Puglia, Campania e Lombardia, dall’altro canto la Consulta apre spiragli per i quali molti Comuni della provincia si stanno battendo ormai da anni per far sentire la propria voce nei confronti di Venezia.

«Nello sconcerto, rimane la certezza che i ricorsi quindi sono stati tutt’altro che inutili – commenta il governatore Luca Zaia -. La Corte costituzionale è stata costretta ad affermare una regola che la legge 56 del 2014 non prevedeva, ovvero ha dovuto aggiungere che dalla Città metropolitana i Comuni potranno uscire. Così ad esempio Chioggia, Dolo o altri Comuni potranno lasciare Venezia e questo, in ogni caso, perlomeno aumenterà il loro potere negoziale nella definizione dello statuto della Città metropolitana». Cose da far tirare un sospiro di sollievo a sindaci come Mestriner di Scorzé o a Sensini di Fossalta di Piave, fortemente scettici sulla Città metropolitana, ma non solo a loro. “Se possono aderirvi i Comuni delle province limitrofe – scrive la Consulta – ciò per implicito comporta anche la speculare facoltà di uscirne da parte dei Comuni della provincia omonima”.

Ma la Corte Costituzionale sottolinea anche che le Città metropolitane sono destinate a subentrare integralmente alle omonime Province esistenti e, in merito alla figura del sindaco metropolitano, “per un verso, la sua individuazione nel sindaco del Comune capoluogo di provincia non è irragionevole in fase di prima attuazione del nuovo ente territoriale, attesi il particolare ruolo e l’importanza del Comune capoluogo”. Una nomina, precisano ancora i giudici costituzionali “che non è comunque irreversibile, restando demandato allo statuto della Città di optare per l’elezione diretta del proprio sindaco”. Statuto che per quanto riguarda Venezia è attualmente in discussione da parte dei sindaci (senza fare però ancora i conti con “l’oste” veneziano, visto il commissariamento di Ca’ Farsetti), mentre otto su dieci delle istituite Città metropolitane sono già nell’esercizio delle loro funzioni, e gli statuti di sei di queste sono già stati approvati il 31 dicembre scorso.

 

Sviluppo aeroportuale all’esame della commissione: Enac e a Save hanno circa un mese di tempo per integrare la documentazione con nuovi rilievi su rumore, inquinamento e stato delle acque

TESSERA – La documentazione è insufficiente, chiarimenti e integrazioni sono chieste dalla commissione del Ministero dell’Ambiente impegnata nella valutazione di impatto ambientale presentata da Enac per il Masterplan di Save, il grande piano di sviluppo dello scalo aeroportuale che prevede entro il 2021 l’investimento di 630 milioni di euro (13 milioni il valore delle opere di mitigazione previste per il territorio di Tessera).

La direzione generale per le valutazioni e autorizzazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente ha inviato all’Enac e per conoscenza a tutti gli altri enti interessati (dalla Save di Enrico Marchi al Ministero dei trasporti e a quello dei beni culturali, a Regione, Comune e Provincia) la richiesta di integrare con tutta una serie di approfondimenti la relazione inviata alla commissione sul Masterplan. Tempo per rispondere: 45 giorni, che decorrono dal 16 marzo, data dell’invio della richiesta all’Enac. Dunque poco più di un mese.

Tante le integrazioni richieste: dal piano morfologico della laguna di Venezia ai dati dell’aria delle centraline registrati nel 2014; dai dati sui corpi idrici della laguna, comprese le acque nere agli eventuali impatti sulla qualità dell’acqua. Dai dati sui tre ettari di imbonimento della barena, previsti dal piano, agli accertamenti sulla presenza di una specie come la Salicornia veneta (tipica della barena) e altre specie.

Altri accertamenti riguardano il rumore e le vibrazioni, tema molto caro a cittadini e comitati. Richieste analisi che devono comprendere oltre a Tessera e la Triestina pure i Comuni di Marcon e Quarto d’Altino e gli edifici «presenti nelle fasce di pertinenza delle infrastrutture stradali interessate dal traffico indotto dall’aeroporto».

Al proponente, ovvero Save, si chiede di sviluppare uno studio di incidenza ambientale «che si autosostenti al fine di dimostrare la compatibilità del progetto con le finalità conservative dei singoli siti e del sistema ambientale», si legge nella lettera, con dettagli per ciascun sito «e non complessiva, come già presente nella documentazione trasmessa», prevedendo informazioni su cantierizzazioni, perimetrazioni, carte degli habitat di interesse comunitario, analisi delle incidenze e specie, opere di mitigazioni e possibili alternative di progetto e opere di compensazione. E va valutato oltre all’aumento di traffico veicolare e moto ondoso, anche l’aumento di inquinamento dell’aria. Se non arriveranno le integrazioni «la commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale- Via e Vas prenderà atto della insufficienza della documentazione fornita affinché venga resa una compiuta valutazione».

Integrazioni che vanno annunciate anche con un avviso sui quotidiani.

Mitia Chiarin

 

Gazzettino – Evasione fiscale, indagato Galan

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

mar

2015

MOSE/ DICHIARAZIONE INFEDELE DEI REDDITI

Nuova tegola su Galan: indagato per evasione fiscale sulle tangenti

Nuova tegola per l’ex governatore Giancarlo Galan. La Procura di Rovigo l’ha iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di infedele dichiarazione dei redditi, in pratica evasione fiscale sulle tangenti. Secondo i magistrati, si tratta di somme non versate per oltre dieci milioni, introiti legati alle mazzette intascate tra il 2007 e il 2010.

 

Evasione fiscale, indagato Galan

Scandalo Mose, nuove accuse dalla Procura di Rovigo all’ex governatore dopo l’accertamento della Finanza: somme non versate per oltre dieci milioni di euro, introiti legati alle mazzette intascate tra il 2007 e il 2010

Infedele dichiarazione dei redditi. È con quest’ipotesi accusatoria che la Procura della Repubblica di Rovigo ha iscritto nel registro degli indagati l’ex governatore del Veneto, il deputato forzista Giancarlo Galan, attualmente agli arresti domiciliari dove sta scontando la pena di due anni e dieci mesi, patteggiata per le mazzette legate alla realizzazione del Mose.

Ed è proprio da Venezia che sono partite le nuove accuse per Galan: nel corso dei due accertamenti fiscali compiuti dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria del comando lagunare tra ottobre 2014 e il gennaio scorso gli sono stati contestati redditi non dichiarati su cui non sarebbero state versate le imposte. In altri termini Galan non avrebbe pagato le tasse sulle tangenti. Il primo accertamento fiscale riguardava gli anni 2005 e 2006. Per questo biennio l’ex governatore veneto non rischia nulla sul piano penale. Il reato risulta ampiamente coperto dai termini della prescrizione. Diverso il ragionamento per le successive dichiarazioni dei redditi, quelle relative agli anni 2007-2008-2009-2010.

Sulla scorta di quanto accertato dalle Fiamme gialle, il pubblico ministero polesano Andrea Girlando ha aperto un’indagine a carico del parlamentare di Forza Italia ipotizzando la violazione dell’articolo 4 della normativa fiscale, il decreto legislativo n. 74 del 2000, l’unica norma tributaria in vigore nel nostro Paese. La competenza spetta alla Procura di Rovigo in quanto Galan risiede a Cinto Euganeo, comune che ricade nella giurisdizione dell’Agenzia delle Entrate di Este. In base agli atti dell’inchiesta Mose Galan avrebbe intascato dall’allora presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati una tangente da un milione di euro all’anno.

Gli vengono contestati dalla Finanza come proventi di attività illecita anche le somme investite nell’acquisto della villa di Cinto oltre ad una dazione da 200mila euro, giustificata come finanziamento per una campagna elettorale di Forza Italia. A conti fatti Giancarlo Galan avrebbe intascato complessivamente mazzette per 10 milioni 831mila e 200 euro. Sono poco meno della metà dell’ammontare complessivo delle tangenti (quasi 24 milioni di euro) individuate dalle Fiamme gialle a conclusione della maxi inchiesta sul Mose, attraverso la bellezza di tredici accertamenti fiscali.

Tutte le mazzette vengono automaticamente tassate come redditi delle persone fisiche, sulla base delle aliquote Irpef vigenti all’epoca della commissione dei vari illeciti. Sarà evidentemente applicata l’aliquota massima del 43% trattandosi nella stragrande maggioranza dei casi di persone con redditi superiori ai centomila euro annui. La Guardia di finanza ha calcolato in oltre dieci milioni di euro complessivi, sanzioni a parte, i tributi oggetto di attività di recupero da parte dell’erario.

Politici e funzionari destinatari delle mazzette si ritroveranno a doversi difendere in due ambiti: oltre al contenzioso di natura tributaria dovranno affrontare un procedimento penale. Non avendo indicato nelle dichiarazioni dei redditi annuali le tangenti incassate dovranno rispondere di dichiarazione infedele. Un reato che prevede comunque pene di modesta entità. Galan potrebbe cavarsela con un ulteriore patteggiamento, in continuazione con i due anni e dieci mesi concordati nell’autunno scorso con la Procura lagunare.

Luca Ingegneri

 

TANGENTI – Sotto la lente il “sistema Mantovani” per il quale a Venezia alla fine del 2013 hanno patteggiato quattro persone tra cui l’ex amministratore delegato

Interrogato Baita. Fatture false, inchiesta anche a San Marino.

Anche l’autorità giudiziaria della Repubblica di San Marino sta indagando sul sistema delle false fatturazioni realizzate fino al 2010 dall’impresa di costruzioni Mantovani spa di Padova per creare i fondi neri necessari a pagare “mazzette”.

Nei giorni scorsi il Commissario della Legge Antonella Volpinari ha iniziato gli interrogatori dei principali protagonisti della vicenda giudiziaria, che a Venezia si è già conclusa a fine 2013 con quattro patteggiamenti, a pene comprese tra un anno e due mesi e un anno e dieci mesi di reclusione, con la sospensione condizionale. A San Marino i reati ipotizzati sono quelli di false dichiarazioni alla pubblica autorità, appropriazione indebita e riciclaggio. Secondo gli inquirenti le somme circolate nel “tourbillon” di false fatturazioni si avvicinano ai 10 milioni di euro.

Il primo ad essere ascoltato è stato Piergiorgio Baita, ex amministratore delegato della Mantovani, il quale ha parlato per oltre due ore, fornendo la stessa ricostruzione già data al sostituto procuratore di Venezia, Stefano Ancilotto. Il legale che lo ha assistito durante l’interrogatorio, l’avvocato Pier Luigi Bacciocchi, ha dichiarato alla stampa di San Marino che «Baita ha reso ampia collaborazione alle richieste dei giudici». A Venezia, nel dicembre del 2013, Baita ha patteggiato la pena di un anno e dieci mesi di reclusione dopo aver versato di tasca propria 400mila euro al Fondo unico di giustizia.

Venerdì scorso è stata poi la volta di William Colombelli, ex console di San Marino e titolare della Bmc Broker, la società che emise fatture a fronte di operazioni inesistenti, per poi “retrocedere”, cioè restituire alla stessa Mantovani, gran parte degli importi ricevuti, fatta salva una percentuale per l’attività svolta. Colombelli a Venezia ha già patteggiato un anno e quattro mesi.

Il prossimo interrogatorio previsto è quello di Claudia Minutillo, già segretaria dell’allora Governatore del Veneto, Giancarlo Galan, chiamata in causa in qualità di ex amministratore della società Adria Infrastrutture del gruppo Mantovani. Per le false fatture anche Minutillo ha già patteggiato a Venezia la pena di un anno e quattro mesi di reclusione.

Nel frattempo, ieri mattina a Venezia, un altro imputato nell’inchiesta sul cosiddetto “sistema Mose” ha definito la sua posizione con il patteggiamento della pena. Il commercialista padovano Francesco Giordano, difeso dal’avvocato Carlo Augenti, già consulente fiscale dell’allora presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, ha chiesto e ottenuto l’applicazione di un anno di reclusione (pena sospesa) dopo aver versato 40mila euro.

L’accusa mossa nei suoi confronti è quella di aver predisposto un falso contratto di collaborazione a favore dell’ex segretario regionale della Sanità veneta, Giancarlo Ruscitti.

Gianluca Amadori

 

Stevanin (Fisascat-Cisl) lancia l’allarme: «L’azienda non vuole più pagare la malattia al 100%, le pause di lavoro e i premi». In ansia 470 dipendenti, dopo i licenziamenti previsti al Carrefour

«Malattia non più retribuita al 100 per cento, pause di lavoro non pagate, premi di produzione annullati». È quanto, secondo i sindacati, avrebbe in mente di fare l’ipermercato Auchan, che sta trattando a livello nazionale. L’allarme è stato lanciato ieri da Andrea Stevanin di Fisascat Cisl, che si dice assai preoccupato per la piega che sta prendendo la situazione a livello territoriale.

«Oggi (ieri, ndr) avremmo dovuto avere un incontro con l’azienda per discutere dell’eventuale solidarietà», spiega, «che finora non abbiamo utilizzato, perché per fortuna non ce ne è stato bisogno: è stata in un primo tempo aperta, ma non è stata usata ed è stata chiusa. L’azienda ha annullato l’incontro perché Auchan, a livello nazionale, sta disdettando i contratti di integrazione. In sostanza, ciò significa che se i dipendenti stanno in malattia, non verranno più pagati al 100 per cento ma al 75 per cento, significa che non saranno più presi in considerazione i premi legati alla presenza, alla produttività e non verranno più pagare le pause».

Continua: «In questo modo la flessibilità la farà da padrona. L’azienda, inoltre, chiede di non erogare più la quattordicesima. Su questo punto riteniamo che non ci siano gli estremi, che cioè Auchan non possa farlo, mentre per il resto si tratta di contratti integrativi, perciò dal primo luglio i lavoratori potrebbero trovarsi in questa situazione. A Mestre lavorano 470 persone, anche se molti sono part time, per il 90 per cento donne».

Aggiunge Stevanin: «L’azienda ha spiegato che è impegnata in questo senso a livello nazionale, pertanto non serve discutere a livello locale. Non capiamo però, se ci sono problemi legati al calo delle vendite e alla gestione del personale, perché cambiare strategia».

Chiarisce: «L’obiettivo è quello di ridurre il costo del lavoro in tutta Italia, oppure andarsene come ha fatto il Billa, per abbattere i costi. Ma quello che è più preoccupante per noi, è il contesto: ci sono troppi centri commerciali, troppi ipermercati, troppa offerta e le tasche sono quelle che sono. La grande distribuzione nell’area veneziana è in forte crisi di vendita come dimostra anche la situazione del Carrefour, e questo è un problema da gestire onde evitare di trovarci nei prossimi mesi con le catene che hanno venduto e se ne sono andate all’estero, o con i lavoratori in cassa integrazione».

Solo il giorno prima l’ipermercato Carrefour, ha annunciato ai sindacati la volontà di mettere in mobilità 52 persone, motivando l’esubero e dunque il taglio del personale in eccesso all’interno del proprio punto vendita sulla scorta della crisi economica: meno clienti, scontrino medio in picchiata, vendite in diminuzione. Tanto che Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil, si sono opposte e hanno rilanciato con il contratto di solidarietà.

Marta Artico

 

Gazzettino – “Stop ai licenziamenti di Carrefour”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

mar

2015

LAVORO – Annunciata la mobilità per 52 dei 202 dipendenti dell’ipermercato di Marcon

«I 202 dipendenti dell’ipermercato Carrofur già da quasi un anno lavorano con uno stipendio e un orario ridotto del 30% in virtù del contratto di solidarietà. Parlare adesso di mobilità per 52 persone è una forzatura che non possiamo accettare».

Alessandro Visentin di Uiltucs Uil sta affrontando con i colleghi Andrea Stevanin di Fisascat Cisl e Gianfranco Rizzetto di Filcams Cgil la questione del possibile licenziamento di 52 dipendenti del punto vendita di Marcon.

«La cosa è appena partita, e i 75 giorni che servono per la procedura della mobilità coincidono con il termine della scadenza del contratto di solidarietà avviato dal 31 maggio del 2014 – aggiunge -. L’obiettivo dell’azienda è quello di non utilizzatore un nuovo ammortizzatore sociale e siglare un accordo nel quale si va a sospendere momentaneamente l’aumento salariale dei dipendenti previsto dall’integrativo nazionale. Ma questo non lo riteniamo possibile. Non siamo intenzionati a cedere».

Tra i 202 dipendenti dell’ipermercato di Marcon vi sono molte donne, madri di famiglia, persone di mezza età che resterebbero senza un lavoro in un momento in cui sarebbe poi difficile un ricollocamento.

«La stessa situazione la sta vivendo anche l’ipermercato di Portogruaro – conclude Visentin – ma per noi quella dell’azienda è una provocazione. Ora aspettiamo le prossime mosse da parte loro».

Che il risultato operativo dell’ipermercato Carrefour non sia per niente soddisfacente e che l’andamento delle vendite nel punto vendita di Marcon stia facendo registrare una sensibile diminuzione, sarebbe sostenuto da dati inconfutabili. È quanto, infatti, sostiene la direzione dell’ipermercato nella lettera inviata ai sindacati di categoria, a Veneto Lavoro, Regione e Provincia: i clienti sono diminuiti e lo scontrino medio è in progressiva diminuzione. Lo conferma il direttore della sede di via Mattei, Valerio Gortan, evitando però di entrare nel merito delle trattative in corso tra azienda e sindacati.

«C’è un calo delle vendite – dice – e non vi è dubbio che il fenomeno è da imputare principalmente alla crisi economica in atto».

A gravare sull’attuale situazione del punto vendita di Marcon, vi è anche un’altra questione che il direttore non fa passare sotto silenzio, cioè la chiusura protrattasi per parecchi mesi della strada che dalla tangenziale di Mestre porta al centro commerciale, per consentire la realizzazione dei nuovi svincoli autostradali di Marcon. «In quel lungo periodo abbiamo perso una consistente fetta di mercato – spiega il direttore – giacché i clienti, per poterci raggiungere, dovevano compiere un largo giro. Non vi è dubbio che in quel periodo una buona parte della clientela ci ha abbandonato».

Raffaele Rosa – Mauro De Lazzari

 

PROCLAMATO UNO SCIOPERO PER LUNEDì 30 MARZO

Rione Pertini, nessuna certezza sul futuro del Billa

Tutto a posto? Niente affatto. È giallo sul futuro del supermercato Billa di via Camporese, nel rione Pertini. Se nei giorni scorsi il passaggio alla catena “Eurospesa” del gruppo triveneto “Dado” sembrava cosa fatta, i 12 dipendenti del punto vendita non hanno ancora notizie di cosa accadrà dopo il 31 marzo, quando Billa chiuderà i battenti.

«Per lunedì 30 marzo abbiamo proclamato uno sciopero con presidio davanti al punto vendita di via Camporese – afferna Fabio Marchiori della Uiltucs -. Non c’è ancora niente di scritto sul passaggio in quanto Billa è proprietaria dell’immobile che si trova però su un terreno di edilizia convenzionata per il quale paga un diritto di superficie al Comune. La catena del gruppo “Dado” vuole però anche la titolarità del suolo e si attende dal Comune la delibera che autorizza la vendita del terreno. Ad oggi non c’è nessuna certezza».

Il sindacato ha quindi chiesto la convocazione urgente di Billa e Dado all’Ufficio controversie collettive della Provincia per fare chiarezza e capire cosa accadrà dall’1 aprile. «Ai dipendenti non è arrivata nessuna comunicazione: dovranno stare a casa o andare in negozio? – chiede Marchiori -. Siamo fortemente preoccupati per questi posti di lavoro».

(f.fen.)

 

Permetterà finalmente l’accesso al Passante e si chiamerà come i due Comuni

Pedaggio non ancora stabilito ma sarà basato sul chilometraggio percorso

MARTELLAGO – Niente scherzi, a dispetto della data: 1 aprile. Mercoledì prossimo aprirà il casello del Passante tra Martellago e Scorzè. E si chiamerà con il nome dei due comuni. Il taglio del nastro è previsto a mezzogiorno e, qualche minuto dopo, potranno transitare tutti i veicoli. Stavolta, dunque, ci siamo, dopo l’ipotesi fatta in un primo momento del 3 marzo ma poi smentita. Invece in questi giorni nella sede di Cav sono arrivati gli ultimi documenti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e ora si potrà aprire.

All’inaugurazione arriveranno i rappresentanti della Regione e della stessa Cav, oltre a quelli di Martellago e Scorzè. Per quanto riguarda il pedaggio, si dovrà aspettare ancora per capire quanto si spenderà per andare a Padova o San Donà: la tariffa, comunque, si baserà tenendo presente il chilometraggio. Il cantiere del casello era partito a gennaio 2013 e si era concluso il 30 novembre scorso. Da allora, sono state sistemate le banchine, i cartelli stradali di accesso e di uscita, fatti gli allacciamenti Enel e le altre rifiniture.

Una fase accompagnata dalle polemiche e dalle discussioni da parte dei comitati locali e anche nelle varie sedute dei due consigli comunali per la forma a diamante rovesciato e per dimensioni, considerate molto impattanti. Sopra l’autostrada passa un viadotto lungo 575 metri per collegare l’entrata e l’uscita, oltre a quattro rotatorie per favorire l’innesto della circolazione in autostrada. Per arrivare al casello ci sono la bretella da via Boschi, tra Martellago e Scorzè, e la tangenziale a nord di Martellago, lunga cinque chilometri e mezzo, che parte dalla Kelemata sulla Castellana. In quest’ultima ci sono quattro rotatorie: agli incroci con via Canove e in via Morosini a Martellago, via Ponte Nuovo e via San Paolo a Scorzè. A queste vanno aggiunte altre due che Martellago ha richiesto e si realizzeranno in un secondo momento: una tra via Canove e la Castellana a fianco del municipio, l’altra sempre su via Canove ma all’incrocio con via Volta. La rotonda di via Ponte Nuovo è spostata più a est per tutelare Villa Astori. Manca pure la complanarina di circa un chilometro, che dalla Moglianese, zona via Astori, arriverà al casello; i due Comuni hanno già dato il via libera alla convenzione e sarà finanziata da Cav per quasi 5,8 milioni di euro: non se ne parlerà prima di due anni.

Alessandro Ragazzo

 

Finalmente ci siamo e non è un «pesce d’aprile». Arrivata dal Ministero alle Infrastrutture l’attesa autorizzazione all’apertura, la Concessioni Autostradali Venete ha fissato per il primo di aprile, alle 12, l’inaugurazione del nuovo casello di Martellago-Scorzè, che dopo un’ora e mezza-due, il tempo della cerimonia, verrà anche aperto al traffico. E si potrà così sperimentare anche – ciò che più preme agli utenti dell’autostrada – il costo del pedaggio per le varie tratte, ad esempio la Martellago-Padova Est, che sarà reso noto tra un paio di giorni, ma da Cav assicurano che non ci saranno sorprese: la definizione delle tariffe scatterà in automatico da un calcolo matematico sulla base del costo a chilometro.

A sette anni dalla sua apertura, si completano dunque le opere del Passante: la nuova barriera era l’ultima che ancora mancava. Realizzata a cavallo del Dese, al confine tra i due comuni, l’opera è caratterizzata da un lungo viadotto di 600 metri che scavalca l’autostrada e collega i due piazzali del doppio casello a diamante rovesciato, con due accessi ciascuno, che serviranno le due direzioni Milano e Trieste, uno a est e uno a ovest del fiume.

L’entrata in funzione del casello interessa da vicino anche i residenti della zona: l’intero pacchetto, costato sui 50 milioni di euro, comprende, tra i vari interventi, anche la nuova viabilità d’adduzione che a sua volta sarà aperta mercoledì, con le relative rotatorie di collegamento con le strade preesistenti: la tangenziale nord, che dal casello si allaccia alla Castellana, a est, presso la Kelemata, attraversando via Cà Nove, Ponte Nuovo e Morosini e bypassando il centro di Martellago, e la bretella ovest, che dal casello si collega in via Boschi.

Al taglio del nastro è atteso anche il Governatore del Veneto, Luca Zaia: interverranno anche i due sindaci di Martellago, Monica Barbiero, e Scorzè, Giovanni Battista Mestriner, il presidente di Cav, Tiziano Bembo, e l’ad, Piero Buoncristiano, e per l’Anas il dg, Stefano Granati.

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui